Ricchezza: la solita ignota

Francesco Bogliacino e Virginia Maestri si occupano di reddito e di ricchezza e esaminano i dati relativi alla disuguaglianza nella distribuzione dell’uno e dell’altra. Essi sottolineano che per la ricchezza disponiamo di pochi dati e scarsamente comparabili ma da essi risulta che la ricchezza è peggio distribuita del reddito. Cercando di tenere conto simultaneamente di reddito e ricchezza i due autori osservano che un patrimonio elevato può coesistere con un reddito basso e viceversa, come nel caso dei ricchi di reddito indebitati e dei poveri che possiedono patrimoni non trascurabili.

Le crisi e i redditi dei ricchi

Salvatore Morelli esamina, in una prospettiva storica, l’effetto che le crisi bancarie e finanziarie sistemiche hanno sulle quote di reddito dei più ricchi, i cosiddetti top income, nei paesi avanzati. Morelli mostra che in generale l’effetto è negativo per i super- ricchi mentre è positivo per la classe medio-alta. Nella crisi la disuguaglianza nei redditi tende a ridursi ma questo effetto è piuttosto contenuto e appare in alcuni casi temporaneo. Nel complesso, secondo Morelli, le forze di mercato più distruttive non sembrano, da sole, in grado di scalfire le concentrazioni estreme di reddito.

I “lavoratori ricchi”: una nuova figura di rentier?

FraGRa dedicano il loro articolo ai cosiddetti working rich. Dopo avere documentato la tendenze dei redditi a concentrarsi nella parte alta della distribuzione e, soprattutto, la crescente presenza dei redditi da lavoro tra i top income, FraGRa si interrogano sui fattori in grado di spiegare il fenomeno. A questo scopo ricordano che già nell’800 i Fabiani avevano sostenuto che anche i redditi da lavoro possono avere una componente di rendita e sostengono che proprio alle rendite indotte da una inadeguata concorrenza occorre guardare per comprendere il fenomeno e per debellarlo.

Pensioni, indicizzazione e soglie di povertà

Laura Dragosei e Sergio Ginebri si occupano della progressiva erosione del potere di acquisto delle pensioni Inps liquidate che ha interessato sia le pensioni di importo medio-basso sia quelle di importo medio-alto. Dopo avere illustrato il fenomeno, i due autori individuano le cause di tale erosione non soltanto nella parziale indicizzazione delle pensioni di importo medio-alto e nella normativa fiscale ma anche nelle caratteristiche del paniere utilizzato per l’indicizzazione che non riflette pienamente la struttura dei consumi dei pensionati più poveri.

La sfida di Obama alle disuguaglianze e… al Congresso

Ruggero Paladini esamina dal punto di vista della riduzione delle disuguaglianze la legge finanziaria per il 2016 proposta da Obama e mostra come essa preveda vari interventi popolari ai quali, in un periodo elettorale, non sarà facile per i repubblicani opporsi. Paladini considera che un ostacolo potrebbe essere rappresentato dalla già alta progressività del sistema fiscale USA, maggiore di quella europea, ma ritiene che la crescente concentrazione del reddito in atto negli USA non consentano di giustificare le eventuali reazioni dei più ricchi

Ricchi e poveri di salute: la situazione italiana

Giuseppe Costa e Michele Marra, attingendo a un recente Libro Bianco sul tema, si occupano di disuguaglianze di salute sottolineando che esse sono un problema per la sanità, per gli effetti sulla mortalità ; sono un problema sociale, poiché colpiscono le fasce di popolazione più svantaggiate e, infine, un problema economico, date le ingenti risorse richieste per farvi fronte. I due autori, anche richiamando la variabilità delle disuguaglianze di salute nel tempo e nello spazio, sostengono, però, che esse non sono inevitabili

La povertà dei minori: il labirinto delle statistiche ufficiali

Walter Nanni ricorda che la povertà dei minori in Italia è un fenomeno storico, aggravato in tempi recenti dalla crisi economica e dai tagli alle spese sociali destinate a sostenere le famiglie. Nanni chiarisce anche che la povertà dei minori può essere misurata in vari modi e sottolinea che in Italia la povertà dei minori è significativamente superiore a quella media Europea. Particolarmente grave è che tra il 2012 e il 2013 la povertà assoluta tra i minori sia cresciuta di oltre il 35%.

La povertà dei bambini: oltre la misurazione di redditi e consumi

Raffaela Milano richiama l’attenzione sul fatto che la povertà dei minori ha molte dimensioni e si concentra su quella educativa. Quest’ultima, intesa in senso ampio, consiste nella privazione della possibilità di apprendere e di sviluppare capacità, talenti e aspirazioni. Milano documenta l’estensione e la gravità di questa povertà nel nostro paese, ne illustra le conseguenze e indica le strade da seguire per contrastarla, soffermandosi su quelle che Save the children sta percorrendo.

Quali politiche di contrasto alla povertà dei minori?

Chiara Saraceno ricorda che vi sono minori poveri anche in famiglie che percepiscono un reddito da lavoro e sottolinea che molti paesi affrontano questo problema con varie misure: assegni per i figli, sostegno all’occupazione femminile, integrazione di reddito. In Italia queste misure mancano o sono presenti solo in forma parziale e categoriale; ma ciò che più preoccupa è l’assenza di efficaci interventi di contrasto della deprivazione di esperienze educative, di attività di tempo libero e di socialità nella prima infanzia e lungo tutto il processo di crescita.

La concorrenza come contendibilità del privilegio

FraGRa si soffermano sui complessi rapporti tra concorrenza e disuguaglianza nei redditi e ricordano che una più intensa concorrenza può accrescere la dispersione salariale per effetto del maggiore rendimento che essa assicurerebbe al capitale umano. Per questo motivo la crescente disuguaglianza potrebbe essere considerata meritocratica. D’altro lato, però, la debole concorrenza favorisce formarsi di rendite – ben poco meritocratiche – nella parte alta della distribuzione. Gli autori ritengono che questa forma di aggravamento delle disuguaglianze sia divenuto più importante negli anni recenti.