Piketty superstar

FraGRa ritornano a parlare di Piketty, prendendo spunto dalla presentazione del suo libro alla Camera. Commentando l’intervento dell’economista francese e le sue risposte ai temi sollevati nel dibattito, FraGRa riflettono sulle chiavi del successo del suo Capitale nel XXI secolo e su alcuni suoi punti deboli. In particolare quello relativo alle proposte di policy che dovrebbero riconoscere, a loro parere, un ruolo più importante alla pre-distribution.

Pro e contro Piketty: breve ricostruzione di un acceso dibattito

Nel primo degli articoli che questo Menabò dedica al libro di Piketty, Lepri ricorda che di disuguaglianze crescenti nel mondo si parlava da tempo e che Il capitale nel XXI secolo proietta nel futuro il timore che esse si allarghino ancora. Il dibattito planetario che ha suscitato anche tra i grandi nomi dell’economia è dovuto a questo. Lepri ricostruisce questo dibattito e sostiene che più degli attacchi degli avversari valgono alcune obiezioni ragionevoli alla sua tesi di fondo. Soprattutto, l’analisi delle tendenze storiche andrebbe confrontata con la realtà dei fattori che hanno condotto alla crisi attuale e che rendono difficile uscirne.

Piketty e i dati

I dati sono la principale “ricchezza” del lavoro di Piketty. Brandolini ci ricorda che, riallacciandosi a Kuznets , Piketty ha utilizzato le tabulazioni per classi di reddito delle entrate assoggettate alle imposte sui redditi per identificare la quota di reddito che va ai più ricchi. Inoltre, egli ha studiato in modo innovativo i dati sulla ricchezza e il loro rapporto con il reddito. Secondo Brandolini la scelta metodologica di ricostruire meticolosamente lunghe statistiche storiche distingue nettamente Piketty dal modo prevalente di fare economia oggi.

Piketty e la contraddizione fondamentale del capitalismo: r>g

Franzini esamina quella che Piketty chiama la “contraddizione fondamentale del capitalismo” e cioè la tendenza del tasso di rendimento sul patrimonio a eccedere il tasso di crescita del reddito. Dopo avere illustrato le implicazioni di questa eccedenza per la disuguaglianza e averne valutato criticamente l’importanza, Franzini illustra alcuni interventi in grado di contenere le disuguaglianze e, più specificamente, quelli che potrebbero permettere un riavvicinamento tra i due tassi.

Piketty e la tassa sulla ricchezza

Paladini analizza la principale proposta di Piketty per contrastare la tendenza verso una crescente disuguaglianza: l’introduzione di un’imposta progressiva sul patrimonio. Prendendo a riferimento l’impôt de solidarité sur la fortune da tempo adottata in Francia, che pare corrispondere largamente alla proposta di Piketty, Paladini illustra i diversi problemi che possono ostacolare l’ottenimento di un gettito elevato da una simile imposta a iniziare da quelli connessi alla determinazione del valore delle imprese.

Piketty: le disuguaglianze, il debito pubblico e l’austerità

Rodano si sofferma su un tema trattato nell’ultimo capitolo del libro di Piketty: il debito pubblico. Dopo avere riportato alcuni interessanti dati, Rodano ricorda che Piketty considera la tassazione del capitale la via migliore per ridurre il debito e commenta le critiche che egli muove all’austerità come strategia di “rientro”, anche basandosi sull’esperienza inglese negli anni successivi alle guerre napoleoniche. Rodano conclude suggerendo di applicare al lavoro di Piketty la valutazione che Hicks diede dell’opera di Keynes

La concorrenza e la disuguaglianza: osservazioni in margine alla Relazione annuale del Presidente dell’Antitrust

FraGRa prendono spunto da alcune affermazioni sul capitalismo clientelare, contenute nella Relazione presentata dal Presidente dell’Antitrust, Pitruzzella, per sostenere che oggi la lotta alle disuguaglianze non può essere condotta soltanto con le armi redistributive del Welfare State ma richiede interventi in grado di incidere sul funzionamento dei mercati e di accrescere la loro capacità di erodere, attraverso la concorrenza, le rendite che, in vario modo, concorrono a rendere più ampie e meno accettabili le disuguaglianze. Una ben disegnata politica per la concorrenza è, dunque, una parte importante di un’efficace strategia di lotta alle disuguaglianze.

C’era una volta la “Meglio Gioventù”…

Paolo Naticchioni, Michele Raitano e Claudia Vittori confrontano tre generazioni di lavoratori nati fra il 1965 e il 1979 e mostrano come la dinamica dei salari di inizio carriera, in Italia, abbia conosciuto uno scivolamento verso il basso nel passaggio da una generazione all’altra. In particolare, gli attuali 35-39enni hanno subito, rispetto alle due coorti precedenti, una marcata perdita di salario all’entrata in attività, non recuperata negli anni successivi. Particolarmente grave è che i più penalizzati siano stati i giovani laureati, la presunta “meglio gioventù”.

La compressione dei salari reali nel Regno Unito e cosa fare per fermarla

Paul Gregg e Marina Fernandez-Salgado analizzano il mercato del lavoro nel Regno Unito illustrandone aspetti che contrastano con l’idea, piuttosto diffusa in Italia, che l’economia britannica attraversi una fase di prosperità. In particolare, nell’attuale recessione, diversamente dalle precedenti, l’occupazione è caduta poco ma più diffusa è stata la riduzione dei salari reali – e talvolta anche di quelli nominali. Gli autori auspicano una ripresa della produttività che, invertendo le tendenze degli ultimi anni, permetta di accrescere i salari medi e bassi.

Le retribuzioni nel pubblico impiego: super-redditi o disuguaglianze pervasive?

Michele Raitano torna sul tema delle retribuzioni nel pubblico impiego e mostra come l’anomalia italiana, rispetto ai paesi dell’area OCSE, consista non soltanto nelle alte retribuzioni di chi si trova al vertice della piramide ma anche nelle basse retribuzioni di chi si trova alla base di quella stessa piramide. Pertanto, se l’obiettivo fosse di ristabilire l’equità distributiva, e non invece soltanto quello di ridurre la spesa pubblica, la politica non dovrebbe consistere soltanto nell’imporre tetti.