La povertà dei bambini: oltre la misurazione di redditi e consumi

Raffaela Milano richiama l’attenzione sul fatto che la povertà dei minori ha molte dimensioni e si concentra su quella educativa. Quest’ultima, intesa in senso ampio, consiste nella privazione della possibilità di apprendere e di sviluppare capacità, talenti e aspirazioni. Milano documenta l’estensione e la gravità di questa povertà nel nostro paese, ne illustra le conseguenze e indica le strade da seguire per contrastarla, soffermandosi su quelle che Save the children sta percorrendo.

Quali politiche di contrasto alla povertà dei minori?

Chiara Saraceno ricorda che vi sono minori poveri anche in famiglie che percepiscono un reddito da lavoro e sottolinea che molti paesi affrontano questo problema con varie misure: assegni per i figli, sostegno all’occupazione femminile, integrazione di reddito. In Italia queste misure mancano o sono presenti solo in forma parziale e categoriale; ma ciò che più preoccupa è l’assenza di efficaci interventi di contrasto della deprivazione di esperienze educative, di attività di tempo libero e di socialità nella prima infanzia e lungo tutto il processo di crescita.

La concorrenza come contendibilità del privilegio

FraGRa si soffermano sui complessi rapporti tra concorrenza e disuguaglianza nei redditi e ricordano che una più intensa concorrenza può accrescere la dispersione salariale per effetto del maggiore rendimento che essa assicurerebbe al capitale umano. Per questo motivo la crescente disuguaglianza potrebbe essere considerata meritocratica. D’altro lato, però, la debole concorrenza favorisce formarsi di rendite – ben poco meritocratiche – nella parte alta della distribuzione. Gli autori ritengono che questa forma di aggravamento delle disuguaglianze sia divenuto più importante negli anni recenti.

Concorrenza e…equità

Andrea Pezzoli e Alessandra Tonazzi muovono dalla considerazione che la concorrenza è rilevante per l’equità per diversi motivi e non solo perché determina “perdenti”. In particolare, essi sottolineano come le restrizioni alla concorrenza possano danneggiare i più poveri, per i loro effetti sui beni e servizi di prima necessità. La presenza di rendite monopolistiche distribuite “consociativamente” complica, però, il quadro e per farvi fronte, secondo gli autori, si rendono necessarie nuove forme di assicurazione sociale costruite valorizzando il legame positivo tra mercato e welfare.

Gli amici subdoli della democrazia

Nadia Urbinati, dopo avere ricordato che la crisi ha allargato le distanze tra ricchi e poveri si interroga sul rapporto tra democrazia e disuguaglianza. Urbinati sostiene che con la creazione della classe media è stato neutralizzato il pericolo che i poveri si ribellassero alla democrazia e avanza la tesi che oggi a minacciare, in modi diversi, l’ordine democratico potrebbero essere proprio i ricchi. Si darebbe, così, il caso che la democrazia debba preoccuparsi proprio di coloro ai quali assicura più vantaggi, che per questo possono essere considerati suoi subdoli amici.

L’origine del capitale sociale

Albanese e Barone, muovendo dalla considerazione che capitale sociale e sviluppo economico sono connessi, si chiedono se sia convincente la diffusa tesi secondo cui le dotazioni di capitale sociale in ciascun territorio hanno profonde radici storiche e perciò sarebbero stabili nel tempo. Richiamando alcuni recenti contributi, Albanese e Barone sostengono che vi sono fattori in grado di modificare le dotazioni di capitale sociale e sottolineano l’importanza della loro individuazione per il disegno di politiche idonee a ridurre i divari di sviluppo.

Redistribuzione e sostegno a famiglie e poveri: una proposta

Successivamente, Fernando Di Nicola illustra una proposta di ridisegno dell’Irpef e degli assegni al nucleo familiare che corregge molti dei difetti redistributivi e di efficienza del sistema vigente. La proposta prevede una revisione delle aliquote dell’Irpef e delle detrazioni per il lavoro; la fiscalizzazione di parte dei contributi sociali e la sostituzione delle detrazioni familiari e dell’assegno al nucleo familiare con un assegno universale di sostegno ai carichi familiari, che avrebbe incisivi effetti di contrasto alla povertà.

Il sindacato e la crisi

Questo numero del Menabò si apre con un breve saggio di Luciano Barca apparso sulla nostra rivista il 29 settembre 2011. Luciano è morto il 7 novembre 2012. A due anni dalla sua scomparsa vogliamo ricordarlo nel modo più semplice. Ascoltando di nuovo le sue parole di osservatore attento, sensibile e “schierato” sul tema del lavoro e dei salari, che è il tema centrale di questo numero del Menabò.

Una via bassa alla decrescita dell’occupazione

Emilio Reyneri ricorda alcuni aspetti del nostro mercato del lavoro, spesso trascurati.
In particolare, guardando il tasso di occupazione invece che quello di disoccupazione
il quadro appare perfino peggiore. E’ così anche perché il deficit di occupazione si
concentra nelle professioni più qualificate e in settori essenziali sia per la produttività,
sia per la riproduzione biologica e culturale della società. Reyneri sostiene che la crisi
ha accentuato queste tendenze verso una via bassa alla decrescita.

Il gettone nell’iPhone e l’art. 18

Maurizio Franzini e Michele Raitano cercando anche di rispondere alla domanda formulata da Renzi alla “Leopolda” (“In questi anni, abbiamo discusso di che cosa sta dietro al mondo del lavoro o ci siamo limitati a un dibattito ideologico?”) analizzano le carriere dei lavoratori in Italia e trovano che sono caratterizzate da una notevole mobilità, anche per coloro ai quali l’art. 18 dovrebbe garantire il “posto fisso”. Appare, perciò, contraddetta l’ipotesi che il problema principale del nostro mercato del lavoro sia la sua rigidità e che essa dipenda dall’art. 18.