Il disegno di legge sulla “buona scuola”: qualche notazione alla luce del principio di legalità sostanziale

Carmela Salazar dopo avere messo in rilievo la varietà ed eterogeneità di norme contenute nel disegno di legge sulla “buona scuola” si sofferma in particolare sulla dibattuta questione del nuovo ruolo del dirigente scolastico e sulla sua autonomia. Salazar sostiene che al riguardo occorre tenere presente che l’autonomia scolastica deve rispettare il principio della legalità sostanziale e richiama la sentenza n. 115/2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina sul “sindaco-sceriffo”.

Le pensioni nello Stato costituzionale

Stefano Giubboni esamina la recente sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Giubboni espone le ragioni per le quali ritiene che la sentenza della Corte sia sostanzialmente coerente nelle motivazioni e giusta nelle conclusioni, oltre che in linea di continuità con la pregressa giurisprudenza. In particolare, Giubboni sostiene che una diversa tecnica decisoria avrebbe spinto la Corte sul terreno delle scelte politiche riservate al legislatore.

Dal calo della popolazione al suo aumento. Una riflessione sulle implicazioni della revisione dei trend demografici

Angelo Marano muove dall’osservazione che contrariamente a quanto previsto negli anni ’90, la popolazione residente in Italia non è in calo ma in crescita, anche se rimane il problema dell’invecchiamento. Marano sottolinea che questi errori derivano dalla sottostima della natalità, della longevità e, soprattutto, dei flussi migratori e argomenta che sulla base di previsioni rivelatesi ex post lontane dalla realtà sono state adottate politiche piuttosto severe, soprattutto in ambito pensionistico

“Vincoli ciechi”: i tagli alla spesa e il diritto alla salute

Paolo De Ioanna e Roberto Fantozzi si occupano degli effetti del vincolo di bilancio sulle prestazioni sanitarie e in particolare sulla loro disparità tra le regioni del Nord e del Sud. Dopo aver analizzato gli aspetti giurisprudenziali, essi documentano le disparità regionali nell’erogazione/fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza e sostengono che la funzione «sanità» dovrebbe essere organizzata secondo plessi territoriali ottimali (consorzi tra Regioni– aree regionali ottimali) prevedendo, contro l’opportunismo, sanzioni a carico dei soli amministratori.

Nelle pieghe del Jobs Act: sgravi fiscali, occupazione e oneri per il bilancio pubblico

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano illustrano la norma che ha introdotto gli sgravi contributivi per le imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato e ne valutano gli effetti sia sulle convenienze delle imprese a sostituire contratti atipici con contratti a tutele crescenti sia sul bilancio pubblico. Le loro conclusioni sono che per parte dei lavoratori il miglioramento della forma contrattuale potrebbe rivelarsi di breve periodo e che la creazione di nuova occupazione potrebbe essere molto onerosa per il bilancio pubblico.

Dal vaso di Pandora del Jobs Act escono i primi decreti legislativi: non è tutto oro quel che luccica

Ugo Trivellato osserva che, per come si viene configurando, il Jobs Act contiene, accanto a innovazioni condivisibili, disposizioni che sollevano perplessità o tout court contrarietà. Le riserve di Trivellato riguardano soprattutto alcuni aspetti della disciplina dei licenziamenti, il permanere di tutele non uniformi e la persistenza dell’impianto categoriale nelle misure di sostegno al reddito dei poveri

Luci e ombre del Jobs Act. Tra manovra congiunturale e politica strutturale

Giuseppe Croce si sofferma sul contratto a tutele crescenti e sull’indennizzo monetario in caso di licenziamento. A suo parere, grazie soprattutto al bonus contributivo sulle nuove assunzioni, l’effetto congiunturale sull’occupazione potrà essere positivo mentre appare molto debole l’atteso effetto strutturale. Croce teme poi che il nuovo contratto possa portare all’espulsione di lavoratori anziani e sottolinea, anche in questa prospettiva, l’importanza della formazione continua

Il demansionamento nel Jobs Act: rischi di ri-oggetivizzazione del lavoro e diritti inviolabili

Francesca Fontanarosa e Elena Paparella esaminano le disposizioni del Jobs Act e delle norme attuative sul sotto-inquadramento dei lavoratori mettendone in risalto i profili di incerta legittimità. Le autrici richiamano gli orientamenti giurisprudenziali che hanno contribuito a definire la mansione anche come bene a carattere immateriale; sostengono che tale componente della qualifica professionale sia di ricondurre alla sfera della inviolabilità di diritti costituzionalmente garantiti e si chiedono se la conservazione del livello retributivo, prevista dal Jobs Act in caso di demansionamento, sia una misura conforme al dettato costituzionale

L’approvazione del Jobs Act: una finestra che è rimasta aperta

Gianfranco Pomatto analizza il percorso che ha portato all’approvazione del Jobs Act e sostiene che esso ha fatto leva sia su condizioni di lungo corso, sia su tattiche di più breve periodo. Tra le prime rientrano le raccomandazioni delle istituzioni internazionali sulla flessibilità come rimedio alla disoccupazione. In questo contesto la campagna di comunicazione di Renzi ha promosso un clima di opinione favorevole ai provvedimenti governativi, finendo per esercitare una pressione anche sui dissidenti interni al Pd, già in difficoltà per il gioco di sponda con Forza Italia sulla riforma costituzionale

Il diritto-dovere alla formazione nel contratto a tutele crescenti: una proposta per contrastare la precarietà e rilanciare la produttività

Federico Nastasi e Fabrizio Patriarca muovono dalla diffusa opinione secondo cui il nuovo contratto ridurrà il precariato e che ciò avverrà grazie alla combinazione delle tutele crescenti con la riduzione del cuneo contributivo. Nastasi e Patriarca ritengono che per raggiungere questo scopo, e anche per sostenere la produttività, il nuovo contratto dovrebbe contenere previsioni innovative sulla formazione dei lavoratori dalla quale dipende sia il consolidarsi dei legami tra impresa e lavoratori sia la possibilità di attuare politiche industriali e formulano un’articolata proposta a questo riguardo