La dimensione sociale nella strategia europea

Questo articolo del Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan rappresenta il testo del suo intervento al workshop sull’Europa Sociale organizzato da Etica e Economia, presso la Facoltà di Economia della Sapienza, il 17 giugno 2015. Padoan, commentando la presentazione di Vandenbroucke, sottolinea l’importanza dell’ introduzione della dimensione sociale nell’Unione europea e illustra le difficoltà che occorre superare per realizzarla, soffermandosi in particolare sul ruolo cruciale della costruzione della fiducia reciproca tra gli Stati membri

La lunga ricerca di una dimensione sociale per le politiche comunitarie

Raffaele Tangorra ripercorre le recenti politiche dell’UE, dal punto di vista della loro “dimensione sociale” e sostiene che all’ambizione di considerare lo spazio europeo come un “modello sociale” è sempre seguito un ripiegamento sulla mera dimensione economica e finanziaria. Tangorra sottolinea che con la Commissione Juncker la parola “povertà” è uscita dal lessico comunitario e anche se lo spostamento del focus dall’austerity all’investimento potrà avere con conseguenze positive sulla crescita, la parte più vulnerabile della popolazione sembra dimenticata

Le politiche sociali nell’Unequal Europe e le proposte dei Friends of Europe: un commento

Stefania Gabriele ricostruisce l’accidentato cammino dell’Europa sociale presentando dati che dimostrano significativi arretramenti in numerose variabili di rilevanza sociale, a iniziare da quelli sulla spesa per la protezione sociale. Nella prospettiva di un’inversione di tendenza, Gabriele esamina sia i vincoli che possono derivare da vari documenti europei sia alcune concrete proposte contenute nel rapporto dei Friends of Europe sulla Unequal Europe, in particolare quelle relative all’introduzione di reference budget e di spending power

Alle radici del costituzionalismo: la Corte, il Governo e la sentenza n. 70/2015

Giorgio Grasso torna sulla sentenza della Corte costituzionale relativa al meccanismo perequativo dei trattamenti pensionistici dopo che il Governo, con il d.l. 65/2015, ha dato attuazione ai principi in essa enunciati. Ricostruendo il dibattito che è seguito alla sentenza, Grasso illustra la propria posizione, alla base della quale c’è la convinzione che il giudizio costituzionale ha la sua più profonda ragione d’essere nella garanzia della rigidità della Costituzione e dei suoi principi supremi e intangibili, considerati limiti che la politica non può superare

Per una politica pubblica contro il fallimento formativo

Marco Rossi-Doria e Giulia Tosoni, dopo avere ricordato che la dispersione scolastica riguarda in Italia quasi un giovane su cinque, illustrano le possibili soluzioni: le scuole della seconda opportunità e gli interventi di miglioramento nella capacità delle scuole di garantire a tutti apprendimenti precoci e di qualità. A parere dei due autori, le esperienze di successo sono numerose ma il nodo principale rimane la rigidità del sistema e la difficoltà a passare dalle sperimentazioni al cambiamento permanente ed effettivo della vita quotidiana in tutte le scuole.

Il reddito minimo non basta a risolvere la questione della povertà, ma è necessario

Chiara Saraceno sottolinea che il contrasto della povertà richiede una pluralità di interventi tra loro coerenti che devono consistere ad esempio in politiche di sostegno ai costi dei figli, in appropriate politiche per la casa e investimenti nell’istruzione. Dunque non basta investire nell’occupazione né è sufficiente un reddito minimo. Nondimeno un reddito minimo, inteso come trasferimento non categoriale rivolto a tutti i poveri, è cruciale e va messo a regime subito, anche perché fra le diverse proposte oggi in discussione è possibile una mediazione.

Il disegno di legge sulla “buona scuola”: qualche notazione alla luce del principio di legalità sostanziale

Carmela Salazar dopo avere messo in rilievo la varietà ed eterogeneità di norme contenute nel disegno di legge sulla “buona scuola” si sofferma in particolare sulla dibattuta questione del nuovo ruolo del dirigente scolastico e sulla sua autonomia. Salazar sostiene che al riguardo occorre tenere presente che l’autonomia scolastica deve rispettare il principio della legalità sostanziale e richiama la sentenza n. 115/2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina sul “sindaco-sceriffo”.

Le pensioni nello Stato costituzionale

Stefano Giubboni esamina la recente sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Giubboni espone le ragioni per le quali ritiene che la sentenza della Corte sia sostanzialmente coerente nelle motivazioni e giusta nelle conclusioni, oltre che in linea di continuità con la pregressa giurisprudenza. In particolare, Giubboni sostiene che una diversa tecnica decisoria avrebbe spinto la Corte sul terreno delle scelte politiche riservate al legislatore.

Dal calo della popolazione al suo aumento. Una riflessione sulle implicazioni della revisione dei trend demografici

Angelo Marano muove dall’osservazione che contrariamente a quanto previsto negli anni ’90, la popolazione residente in Italia non è in calo ma in crescita, anche se rimane il problema dell’invecchiamento. Marano sottolinea che questi errori derivano dalla sottostima della natalità, della longevità e, soprattutto, dei flussi migratori e argomenta che sulla base di previsioni rivelatesi ex post lontane dalla realtà sono state adottate politiche piuttosto severe, soprattutto in ambito pensionistico

“Vincoli ciechi”: i tagli alla spesa e il diritto alla salute

Paolo De Ioanna e Roberto Fantozzi si occupano degli effetti del vincolo di bilancio sulle prestazioni sanitarie e in particolare sulla loro disparità tra le regioni del Nord e del Sud. Dopo aver analizzato gli aspetti giurisprudenziali, essi documentano le disparità regionali nell’erogazione/fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza e sostengono che la funzione «sanità» dovrebbe essere organizzata secondo plessi territoriali ottimali (consorzi tra Regioni– aree regionali ottimali) prevedendo, contro l’opportunismo, sanzioni a carico dei soli amministratori.