Il welfare in azienda: suggerimenti per discuterne utilmente

Emmanuele Pavolini si concentra sul welfare aziendale, oggetto di una crescente attivismo da parte di imprese e sindacati e anche di un rinnovato interesse da parte del Governo. Dopo averlo definito, Pavolini sottolinea che, pur essendo in crescita, il welfare aziendale in Italia è ancora molto meno esteso che nel Centro-Nord Europa; inoltre, si sofferma sul rapporto che esso ha con il dualismo nel mercato del lavoro, mostrando che sono soprattutto alcuni tipi di lavoratori e di lavori a beneficiare delle forme di welfare aziendale.

Produttività del lavoro e innovazione: la complementarietà tra disciplina dei licenziamenti e contrattazione aziendale

Filippo Belloc esamina alcuni strumenti di partecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali, previsti dalla Legge di Stabilità. Nelle speranze dei proponenti, tali strumenti dovrebbero incentivare l’impegno e la produttività dei lavoratori. Belloc, basandosi su un’originale analisi empirica, sostiene che l’attivazione di virtuosi meccanismi cooperativi dipende anche dalla presenza di tutele significative contro il licenziamento e conclude che, indebolendo queste ultime, il Jobs Act potrebbe avere compromesso l’efficacia di quei meccanismi.

Rileggere Beveridge 73 anni dopo il suo Rapporto

Michele Colucci ci riporta al dicembre del 1942 quando a Londra venne presentato il Rapporto finale della Commissione sulla riforma delle assicurazioni sociali, presieduta da William Beveridge. Colucci ricostruisce la personalità di Beveridge, ricorda l’enorme successo del suo Rapporto, che ha rappresentato una svolta storica del dibattito sullo Stato sociale e sostiene che esso conserva, pur nel mutato contesto, una perdurante attualità. La sua conclusione è un invito a non limitarsi a citarlo ma a leggerlo o rileggerlo.

Positive novità nel contrasto alla povertà, ma il diritto al reddito rimane lontano

Elena Granaglia ripercorre i principali interventi in materia di contrasto alla povertà introdotti nel 2015 che segnalano una rinnovata attenzione alla povertà sul piano sia delle misure attivate o proposte sia delle risorse impegnate. Tuttavia, secondo Granaglia, il diritto al reddito continua a non essere riconosciuto. Categorialità, temporaneità e una stringente condizionalità restano i tratti dominanti delle misure considerate, mentre il diritto al reddito dovrebbe configurarsi come diritto universale, permanente e, quantomeno largamente, indisponibile.

La tassazione degli immobili e l’Irpef, una riconciliazione auspicabile

Fernando Di Nicola, dopo avere ricordato i molti limiti che, malgrado i recenti cambiamenti, continua a presentare la tassazione degli immobili, valuta la proposta complessiva di riforma avanzata da Nens, che introduce tra l’altro un’imposta patrimoniale erariale sostitutiva di quelle sul reddito. Rispetto a tale proposta Di Nicola suggerisce una variante che riconduce i redditi figurativi di mercato nell’alveo dell’Irpef i cui effetti redistributivi consentirebbero di tutelare i redditi effettivi più bassi.

Gli immobili, i Comuni e la prima casa

Ruggero Paladini ricorda le ragioni per le quali è giustificato che i servizi offerti dai Comuni siano finanziati con la tassazione degli immobili ma sottolinea anche le condizioni alle quali deve corrispondere questa tassazione. In particolare deve essere basata sul valore degli immobili diversamente da quanto avviene oggi in Italia. Paladini, inoltre, indica i problemi che pone l’esenzione della prima casa e illustra alcune proposte che potrebbero superare questi e altri problemi collegati alla tassazione degli immobili.

I baby boomer negli Stati Uniti invecchiano male? Una generazione perduta?

Giuseppe Costa e Morena Stroscia prendono spunto da un recente studio di Case e Deaton che mette in luce la tendenza al peggioramento della salute dei bianchi nordamericani di basso stato socioeconomico nati negli anni ’60 e ’70, soprattutto per cause legate al disagio (dipendenze, malattie epatiche e mentali). Costa e Stroscia analizzano criticamente la spiegazione offerta da Case e Deaton, che è incentrata sulla scarsa capacità di questa generazione di affrontare il peso dell’insicurezza socioeconomica associata ai periodi di crisi.

Sustainable Development Goals? Meglio la Laudato Si’

Salvatore Monni e Massimo Pallottino ricordano che lo scorso 25 settembre a New York sono stati presentati i nuovi Sustainable Development Goals (SDGs) rispetto ai quali sono stati formulati numerosi giudizi positivi. Monni e Pallottino, illustrando le principali caratteristiche della nuova agenda di sviluppo delle Nazioni Unite spiegano perché, a loro avviso, essa sia meno innovativa di quanto si tende a ritenere. A questa conclusione i due autori giungono anche attraverso un confronto con l’enciclica Laudato Si’ di Papa Francesco.

Una sanità ammalata che si sta incamminando verso chine scivolose

Nerina Dirindin osserva che le continue restrizioni imposte alla sanità pubblica da un lato rappresentano una spinta alla razionalizzazione e alla riduzione di sprechi e dall’altro costituiscono una crescente giustificazione al disimpegno delle istituzioni nei confronti della tutela della salute. La mancanza di visione strategica e la crisi economica rischiano, ad avviso di Dirindin, di portare il sistema verso soluzioni scivolose, strumentalmente additate come risolutive dei problemi attuali.

La sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e l’illusione delle soluzioni semplicistiche

Fabrizio Tediosi partendo dalla considerazione che la Legge di Stabilità e il cosiddetto “decreto appropriatezza” hanno riaperto le polemiche sulla sostenibilità del SSN, sostiene che la crisi economica rende necessario migliorare le performance del SSN. A questo scopo occorre privilegiare i servizi che generano i maggiori benefici, disinvestendo da quelli con profili costi-benefici meno favorevoli. Ciò richiede, però, tempi lunghi; soluzioni semplicistiche sono poco credibili e rischiano di compromettere la fiducia dei cittadini nel SSN.