Il disegno di legge del Governo sul lavoro autonomo non imprenditoriale

Stefano Giubboni analizza i contenuti del disegno di legge governativo in materia di lavoro autonomo non imprenditoriale, ponendone in evidenza sia punti di forza anche i limiti. I primi risiedono essenzialmente nella scelta di introdurre una disciplina di base di generale applicazione; i secondi, nella totale assenza di previsioni su aspetti di grande rilievo, come quello del giusto compenso per il prestatore d’opera, e che sono dovuti proprio alla bassa “densità regolativa” implicata dall’impianto generalista della proposta legislativa.

Contaminazioni proficue fra reddito minimo e reddito di cittadinanza

Elena Granaglia analizza una recente proposta francese di riforma dell’assistenza sociale che si caratterizza per un’innovativa combinazione fra elementi d’individualizzazione e non condizionalità propri del reddito di cittadinanza e un’attenzione al contrasto della povertà propria del reddito minimo. La tesi di fondo è che la strada più feconda, nel disegno delle politiche sociali di sostegno al reddito, sia quella della contaminazione fra schemi di reddito di cittadinanza e schemi di reddito minimo.

Schengen e la crisi europea delle migrazioni/1

Domenico Mario Nuti nella prima parte di un articolo che proseguirà sul prossimo numero del Menabò ripercorre l’evoluzione, i vantaggi e i costi dell’eliminazione dei confini interni all’area di Schengen (1985), che considera meritoria ma prematura e incompleta, con svantaggi aggravati dalla divergenza dei paesi membri e dalle politiche di austerità. Nuti documenta poi le crescenti pressioni migratorie che nel 2015 hanno indotto diversi paesi a ristabilire controlli, muri e barriere.

EQUITA’ E SPESA SOCIALE. La proposta dell’IRS

Elena Granaglia esamina nel dettaglio una recente proposta di riforma della spesa sociale elaborata dall’IRS. La proposta, che rappresenta un esempio raro di riforma strutturale orientata a dare sostegno ai più svantaggiati, si caratterizza per una radicale ristrutturazione dei trasferimenti oggi esistenti in materia di contrasto alla povertà, sostegno al costo dei figli e invalidità. I dati e le argomentazioni offerte possono essere utili alla riflessione su come articolare il d.d.l. povertà recentemente varato dal Governo.

Ancora su mercato del lavoro e politiche del governo. Abbastanza bene l’occupazione permanente. Ma retribuzioni e produttività?

Giuseppe Croce analizza le dinamiche dell’occupazione nel corso del 2015 e afferma che, in base ai dati dell’INPS, la creazione di posti di lavoro si può considerare tutt’altro che trascurabile. Croce ritiene, però, che questa positiva dinamica dipenda solo in parte dalle politiche del Governo e, d’altro canto, richiama l’attenzione sulle retribuzioni dei nuovi assunti nell’anno. Il loro basso livello fa temere che sul fronte della qualità dei nuovi posti di lavoro e della produttività le tendenze siano tutt’altro che positive

Le molte ombre della proposta di decontribuzione strutturale

Michele Raitano discute la proposta di ridurre in modo strutturale il cuneo contributivo di 6 punti percentuali, pensata per incentivare le assunzioni con contratti a tempo indeterminato, per sostenere i consumi dei lavoratori e la previdenza integrativa, sottolineandone gli aspetti critici per la tutela dei futuri pensionati, per i costi a carico del bilancio pubblico e per gli effetti sulle scelte delle imprese. Secondo Raitano, così configurata, la decontribuzione potrebbe risolversi unicamente in una redistribuzione a favore delle imprese.

Gli incentivi che non incentivano

Civil Servant, riferendosi alla decontribuzione attuata con il Jobs Act, parte dalla considerazione che gli incentivi all’occupazione hanno dato risultati abbastanza modesti pur costando molto e sostiene che gli sgravi temporanei influiscono poco sulle decisioni delle imprese di espandersi perché queste dipendono dalla prospettive di lungo periodo. Quindi, secondo Civil Servant, gli incentivi dovrebbero concentrarsi sulle imprese in procinto ampliare la propria dimensione e quel che conta non è la loro generosità ma piuttosto la loro “qualità”.

Quer pasticciaccio brutto su l’ISEE

Ugo Trivellato esamina le argomentazioni con le quali il Consiglio di Stato, nel febbraio scorso, ha annullato alcune disposizioni del decreto sull’isee. Secondo Trivellato si tratta di argomentazioni fragili e l’esito delle sentenze sarà di danneggiare proprio i nuclei familiari con disabili, per i quali i ricorsi contro l’isee erano stati presentati. Trivellato sostiene che con l’annullamento si è creato un vuoto legislativo che rende necessaria una revisione non marginale dell’isee, per realizzare la quale occorreranno tempi molto lunghi.

La storia dell’Italia senza lavoro

Manfredi Alberti analizza con lo sguardo lungo dello storico la disoccupazione in Italia, nel periodo compreso tra l’Unità e il nuovo millennio. Alberti richiama l’attenzione sui mutamenti del fenomeno nei suoi molteplici aspetti economici, sociali, politici e culturali e ripercorre le principali fasi della sua evoluzione. Alberti conclude sostenendo che osservare la disoccupazione in prospettiva storica permette di comprendere come essa sia un fenomeno strettamente legato all’affermarsi e all’evolvere del capitalismo.

Cosa davvero è successo a Parigi durante la conferenza sul clima atmosferico

Hilal Elver e Richard Falk esaminano l’accordo raggiunto nella recente Conferenza di Parigi sul surriscaldamento globale e criticano soprattutto l’ampio ruolo riconosciuto al volontarismo dei singoli paesi nell’attuazione delle misure di contrasto. I due autori sostengono che questo accordo ricorda i trattati sui diritti umani, spesso utilizzati dalla società civile per esercitare pressioni sui governi e ritengono che un attivismo globale che dia origine ad un movimento per la giustizia climatica è il miglior risultato che possiamo attenderci.