Le (false) promesse delle politiche attive del lavoro

Antonio Di Stasi ricorda la promessa non mantenuta dello scambio tra riduzione delle tutele nel rapporto di lavoro e aumento della protezione nel “mercato del lavoro” e ripercorre gli ultimi e molto poco incisivi interventi di politica attiva del lavoro. Di Stasi contesta anche la tesi secondo cui le politiche del lavoro che si fondano sugli sgravi contributivi o fiscali possano aumentare i posti di lavoro e individua nello sviluppo del contratto di apprendistato (di alta formazione) uno strumento per aumentare la competitività e l’occupazione.

Liberare lo smartworking dal dibattito ideologico: le tante cose che sappiamo (ma di cui non discutiamo) per l’efficacia del lavoro senza vincoli di luogo e di tempo

Rossella Cappetta e Maurizio Del Conte argomentano che per uscire dall’emergenza sarà decisivo investire su lavori che siano allo stesso tempo lavori di qualità e produttivi. Il lavoro agile può essere uno degli strumenti da utilizzare a questo fine se non viene trasformato nell’ennesimo oggetto di un dibattito sempre in bilico fra superficiale e ideologico. Secondo gli autori la buona notizia è che abbiamo le conoscenze e le prassi organizzative per sviluppare analisi tecniche del lavoro e della sua modalità agile. Ed è da qui che bisogna partire.

L’interregno e la possibilità di una strada europea verso l’unificazione fiscale

Gustavo Piga riflette sulle possibilità di individuare una strada europea verso l’unificazione fiscale, prendendo come riferimento storico l’esperienza degli Stati Uniti. La conclusione a cui giunge è che solo l’abolizione delle regole fiscali europee, calate dall’alto, unita ad un forte richiamo alla responsabilità dei singoli stati di fonte ai propri cittadini e ai mercati può favorire la ripresa del cammino verso la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di una ‘terza via’ tra l’uscita dall’euro e l’unione fiscale subito.

Disabilità e condizioni economiche di individui e famiglie: tra svantaggi molteplici e politiche insufficienti

Giuliana Parodi e Dario Sciulli illustrano lo svantaggio economico con cui si confrontano gli individui con disabilità e le loro famiglie, nella convinzione che una corretta identificazione dei meccanismi attraverso cui la disabilità determina la condizione di svantaggio sia indispensabile per disegnare e realizzare politiche di sostegno efficaci. Parodi e Sciulli ritengono particolarmente importante tener conto degli effetti che la disabilità ha sull’offerta di lavoro degli altri membri della famiglia e dei costi addizionali che essa pone a carico di questi ultimi.

Il lavoro da casa prima dello “smart working”: radiografia della lavorante a domicilio tra produzione e riproduzione

Eloisa Betti presenta un affresco della storia del lavoro a domicilio nel periodo fordista, utile per confrontare lo “smart working” contemporaneo con la principale forma di “lavoro da casa” degli anni Cinquanta-Settanta. Betti mette al centro dell’analisi il complesso intreccio tra lavoro produttivo e riproduttivo tra le mura domestiche, focalizzando l’attenzione sulla difficile conciliazione, sull’invasione degli spazi domestici e di vita, sulle condizioni psico-fisiche delle lavoratrici, sulle assenti forme di socializzazione e sul possibile ruolo delle organizzazioni sindacali.

Pensioni e salute

Tiziano Treu si occupa del legame fra condizioni di accesso al pensionamento e salute dei lavoratori, un tema relativamente poco considerato nel dibattito pubblico italiano. Treu chiarisce come le scelte operate finora dal legislatore siano caratterizzate da contraddizioni e auspica analisi che si pongano gli obiettivi, correlati, ma da tenere distinti, di ricercare indicatori dell’impatto dei vari lavori sulla salute dei lavoratori e di valutare l’incidenza delle diverse mansioni sull’aspettativa di vita dei lavoratori.

Lo spazio neutro del lavoro duttile

Manuela Raitano e Angela Fiorelli riflettono sul rapporto tra la conformazione fisica degli spazi della casa e del lavoro, in relazione alla pratica della video-comunicazione a distanza sempre più diffusa dopo la pandemia e sostengono che gli spazi fisici, al pari degli spazi virtuali che quotidianamente sperimentiamo, devono diventare più adattivi e flessibili e che, in futuro, le barriere tra spazio privato e pubblico saranno sempre meno nette, con ricadute sul modo di concepire sia la casa privata sia lo spazio di uso collettivo.

Smartworking e nuovi spazi di lavoro: come cambiano i beni collettivi locali

Ivana Pais partendo dalla considerazione che il lockdown ha favorito l’introduzione, in forme diverse, del lavoro agile, riflette sul rapporto tra smart working ed economie locali e sostiene che il diffondersi di nuovi luoghi di lavoro richiede di ripensare i beni collettivi locali consolidati nelle nostre aree produttive nonché di promuovere nuove infrastrutture fisiche e sociali per le aree residenziali, anche in direzione della ‘città dei 15 minuti’. Pais si interroga inoltre sulle forme di governance locale delle nuove economie urbane, anche a partire dalle sperimentazioni in corso.

Solidarity and Responsability. Il Nuovo Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo

Rama Dasi Mariani esamina la recente proposta di un nuovo accordo europeo sulle migrazioni che modifica il Regolamento di Dublino. Dopo aver richiamato i principi più importati di questo Regolamento, Mariani illustra le novità che si intende introdurre e la loro capacità di dare soluzione alle criticità a cui il vecchio accordo aveva portato. La sua conclusione è che la strada da percorrere per l’integrazione e la coesione è ancora lunga e questa proposta è soltanto un nuovo punto di partenza.

La flessibilità dell’età pensionabile: una soluzione a portata di mano che si stenta a riconoscere

Michele Raitano discute di flessibilità dell’età pensionabile, un tema che in queste settimane sta tornando al centro del dibattito italiano di politica economica. Dopo aver sottolineato che le misure introdotte negli ultimi anni sono temporanee e tutelano gruppi limitati di individui, Raitano chiarisce che l’introduzione di forme di pensionamento flessibile accompagnato da una riduzione attuariale sulla quota di pensione retributiva darebbe un’opportunità a tutti i lavoratori senza conseguenze rilevanti sull’equilibrio dei conti pubblici.