Social Impact Bond e finanziarizzazione dei programmi sociali

Luca Salmieri analizza le opportunità e i rischi connessi all’eventuale introduzione nel sistema italiano di welfare dei Social Investment Bond. Salmieri dopo aver ricordato che tali strumenti finanziari si stanno difendendo nel welfare anglosassone e che attraverso di essi si spera di rendere la spesa pubblica più efficiente e di soddisfare i bisogni sociali dei più svantaggiati, sostiene che essi potrebbero condurre a una maggiore selettività delle politiche sociali e a un’ulteriore riduzione delle responsabilità e dell’operatività dei soggetti pubblici.

Etica del cibo

Francesca Rigotti affronta il tema dell’etica del cibo. Dopo aver premesso che essa si articola oggi soprattutto lungo le coordinate di «scarsità» ed «eccesso», «fame» e «spreco», «carestia» e «abbondanza», Rigotti chiarisce che l’etica del cibo abbraccia aspetti pubblici e privati, dalle questioni di scelta alimentare individuale alle decisioni di carattere istituzionale e sostiene che essa ingloba, oltre che questioni di quantità, problemi di qualità, nonché di attenzione all’impatto ambientale nel promuovere l’accesso globale al cibo sano, buono, giusto.

La gig-economy e il “nuovo” lavoro occasionale

Valerio De Stefano e Janine Berg muovono dalla considerazione che nel nostro Paese si fa spesso confusione tra sharing economy e realtà di organizzazione del lavoro tramite strumenti tecnologici che, dietro una facciata di autonomia, spesso nascondono forme di lavoro dipendente esposte a numerosi abusi. De Stefano e Berg sostengono che la vera sfida consiste nel far sì che queste nuove realtà operino senza eludere le tutele del lavoro e che proprio la tecnología può fornire gli strumenti necessari per realizzare questo fondamentale obiettivo.

Industry 4.0 e la nuova centralità del lavoro operaio

Luisa Corazza si occupa delle modificazioni che “Industria 4.0” introduce nel modo di lavorare e sostiene che nelle nuove fabbriche, la prestazione di lavoro è sempre meno il frutto di direttive impartite dal datore di lavoro secondo un modello top-down e sempre più dipende da una progettazione che parte dalla creatività del lavoratore. Corazza illustra come queste trasformazioni si riverberano sul potere direttivo, cardine della subordinazione, e sulle competenze del lavoratore, richiedendo un ripensamento dell’assetto regolativo.

Un reddito da disuguale cittadinanza?

Maurizio Franzini e Elena Granaglia tornano sul tema del reddito di base. Dopo aver elencato alcune delle confusioni e delle false credenze che ricorrono in questo dibattito, Franzini e Granaglia illustrano le diverse ragioni che possono giustificare un reddito basato sulla condizione di cittadino, indipendentemente dallo stato di povertà e richiamano l’attenzione su alcune caratteristiche della società contemporanea che rendono urgente porsi il problema se istituire quello che potrebbe chiamarsi un reddito di disuguale cittadinanza.

Decreto Poletti, Jobs Act e esoneri contributivi: cosa è cambiato nel mercato del lavoro italiano?

Fabrizio Patriarca e Riccardo Tilli valutano se il Jobs Act, in particolare con l’introduzione del contratto a tutele crescenti, abbia ridotto il ricorso al lavoro a termine da parte delle imprese. Sulla base dei dati disponibili, Tilli e Patriarca mostrano come l’obiettivo della riduzione del lavoro a tempo determinato sia stato disatteso a causa degli effetti di un’altra riforma, il cosiddetto “Decreto Poletti”, che a marzo 2014 ha liberalizzato ulteriormente l’uso dei contratti a termine, in contrasto con gli obiettivi del Jobs Act.

Licenziare per aumentare i profitti

Stefano Giubboni interviene nel dibattito suscitato da una recente sentenza della Corte di cassazione che ha ammesso, come valida causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la riduzione dell’organico aziendale in vista di un incremento dei profitti dell’impresa. Giubboni ricorda che non si tratta di una novità assoluta e sostiene che tale orientamento giurisprudenziale rafforza la tendenza a privilegiare, tra i presupposti che legittimano il licenziamento per motivi economici, la libertà d’impresa a scapito dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto.

Jobs Act tra evidenze empiriche e false verità

Pasquale Tridico valuta l’impatto del Jobs Act sull’occupazione. Dalla sua analisi emerge che nel 2016 i contratti a tempo indeterminato si sono ridotti rispetto al 2014 e che, dopo il picco di assunzioni – dovuto agli sgravi contributivi- con contratti a tutele crescenti del 2015, sono in forte crescita le assunzioni a termine. Tutto ciò, secondo Tridico, conferma che non sono le norme a creare occupazione e segnala che l’Italia ha rafforzato il suo modello di “Flex-insecurity”, aggiungendo col Jobs Act flessibilità in uscita alla massiccia flessibilità in entrata già presente.

La Brexit: il più grave sintomo nazionalista della crisi della libertà di circolazione delle persone nell’UE

Francesco Bilancia torna sulla campagna referendaria sulla Brexit e sostiene che un suo aspetto distintivo è stata l’aggressione dei diritti sociali dei cittadini europei, non nazionali ma legittimamente residenti nel Regno Unito, che si colloca nella tendenza, in atto da tempo, a trasformare la disciplina dei diritti alle prestazioni sociali dei cittadini europei residenti in Paesi membri diversi dal proprio. Bilancia ritiene anche che la crisi della libertà di circolazione dei lavoratori è una delle principali cause della perdita di legittimazione dell’Unione europea.

Miracoli in Germania. Flessibilità interna e mercato del lavoro

Giuseppe Croce esamina le cause della straordinaria tenuta dell’occupazione in Germania durante la Grande Recessione. Dopo aver evidenziato che la discussione al riguardo è ancora aperta tra gli economisti, Croce sostiene che l’economia tedesca ha esibito una notevole capacità di adattamento e grande flessibilità, ma una flessibilità “interna”, diversa da quella tipica dei sistemi di flexicurity. La sua conclusione è che l’esperienza tedesca, benché non priva di effetti avversi e radicata in uno specifico contesto di relazioni industriali, rappresenta una lezione di grande interesse.