I modelli di politiche passive in Europa durante la pandemia

Piera Loi muove dalla considerazione che un rischio globale come la pandemia del Covid 19 ha riportato al centro delle politiche nazionali ed europee il tema delle politiche passive, cioè di quegli strumenti che consentono ai lavoratori di prevenire il rischio della disoccupazione e di limitare il suo impatto economico. In questo breve intervento si individuano i tratti comuni e le differenze tra i diversi ordinamenti europei che hanno apportato modifiche ai sistemi di politiche passive, al fine di trarne qualche possibile lezione in chiave comparata.

I ricollocamenti dei rifugiati nell’Unione Europea tra aree urbane e rurali. Passato e futuro

Rama Dasi Mariani riflette sul tema del ricollocamento dei migranti che necessitano di protezione internazionale nel momento in cui viene a scadenza EU-FRANK, il progetto che aveva lo scopo di migliorare le azioni di ricollocamento degli Stati membri dell’Unione Europea. Rileggendo due recenti rapporti relativi al progetto, Mariani sintetizza le esperienze passate e traccia le opportunità future. Il suggerimento conclusivo è di accrescere, per diverse ragioni, gli sforzi per orientare i flussi non verso le aree urbane ma verso le piccole realtà rurali.

La subordinazione del rider

Stefano Giubboni commenta la sentenza del Tribunale di Palermo depositata il 24 novembre, che è la prima sentenza italiana a riconoscere ai riders delle piattaforme digitali la qualifica di lavoratori subordinati. Giubboni colloca tale sentenza all’interno del quadro di regole introdotte dalla legge n. 128 del 2019 e ne valuta le implicazioni rispetto al contratto collettivo sottoscritto – tra molte polemiche – da AssoDelivery e UGL il 15 settembre 2020.

Cassa Integrazione Guadagni Covid: cosa è successo e indicazioni di riforma

Paolo Naticchioni analizza il ruolo della Cassa Integrazione Guadagni nel contenere l’impatto della crisi, sottolineando che essa ha ridotto il costo del lavoro per le imprese in modo significativo e flessibile rispetto al grado di utilizzo dei lavoratori, garantendo loro la costanza del posto di lavoro. Naticchioni sostiene anche che questa esperienza fornisce indicazioni per disegnare meglio il sistema degli ammortizzatori sociali orientandolo, in particolare, a fronteggiare gli shock asimmetrici, congiunturali, e solo in casi eccezionali quelli sistemici.

Le (false) promesse delle politiche attive del lavoro

Antonio Di Stasi ricorda la promessa non mantenuta dello scambio tra riduzione delle tutele nel rapporto di lavoro e aumento della protezione nel “mercato del lavoro” e ripercorre gli ultimi e molto poco incisivi interventi di politica attiva del lavoro. Di Stasi contesta anche la tesi secondo cui le politiche del lavoro che si fondano sugli sgravi contributivi o fiscali possano aumentare i posti di lavoro e individua nello sviluppo del contratto di apprendistato (di alta formazione) uno strumento per aumentare la competitività e l’occupazione.

Liberare lo smartworking dal dibattito ideologico: le tante cose che sappiamo (ma di cui non discutiamo) per l’efficacia del lavoro senza vincoli di luogo e di tempo

Rossella Cappetta e Maurizio Del Conte argomentano che per uscire dall’emergenza sarà decisivo investire su lavori che siano allo stesso tempo lavori di qualità e produttivi. Il lavoro agile può essere uno degli strumenti da utilizzare a questo fine se non viene trasformato nell’ennesimo oggetto di un dibattito sempre in bilico fra superficiale e ideologico. Secondo gli autori la buona notizia è che abbiamo le conoscenze e le prassi organizzative per sviluppare analisi tecniche del lavoro e della sua modalità agile. Ed è da qui che bisogna partire.

L’interregno e la possibilità di una strada europea verso l’unificazione fiscale

Gustavo Piga riflette sulle possibilità di individuare una strada europea verso l’unificazione fiscale, prendendo come riferimento storico l’esperienza degli Stati Uniti. La conclusione a cui giunge è che solo l’abolizione delle regole fiscali europee, calate dall’alto, unita ad un forte richiamo alla responsabilità dei singoli stati di fonte ai propri cittadini e ai mercati può favorire la ripresa del cammino verso la realizzazione degli Stati Uniti d’Europa. Si tratta di una ‘terza via’ tra l’uscita dall’euro e l’unione fiscale subito.

Disabilità e condizioni economiche di individui e famiglie: tra svantaggi molteplici e politiche insufficienti

Giuliana Parodi e Dario Sciulli illustrano lo svantaggio economico con cui si confrontano gli individui con disabilità e le loro famiglie, nella convinzione che una corretta identificazione dei meccanismi attraverso cui la disabilità determina la condizione di svantaggio sia indispensabile per disegnare e realizzare politiche di sostegno efficaci. Parodi e Sciulli ritengono particolarmente importante tener conto degli effetti che la disabilità ha sull’offerta di lavoro degli altri membri della famiglia e dei costi addizionali che essa pone a carico di questi ultimi.

Il lavoro da casa prima dello “smart working”: radiografia della lavorante a domicilio tra produzione e riproduzione

Eloisa Betti presenta un affresco della storia del lavoro a domicilio nel periodo fordista, utile per confrontare lo “smart working” contemporaneo con la principale forma di “lavoro da casa” degli anni Cinquanta-Settanta. Betti mette al centro dell’analisi il complesso intreccio tra lavoro produttivo e riproduttivo tra le mura domestiche, focalizzando l’attenzione sulla difficile conciliazione, sull’invasione degli spazi domestici e di vita, sulle condizioni psico-fisiche delle lavoratrici, sulle assenti forme di socializzazione e sul possibile ruolo delle organizzazioni sindacali.

Pensioni e salute

Tiziano Treu si occupa del legame fra condizioni di accesso al pensionamento e salute dei lavoratori, un tema relativamente poco considerato nel dibattito pubblico italiano. Treu chiarisce come le scelte operate finora dal legislatore siano caratterizzate da contraddizioni e auspica analisi che si pongano gli obiettivi, correlati, ma da tenere distinti, di ricercare indicatori dell’impatto dei vari lavori sulla salute dei lavoratori e di valutare l’incidenza delle diverse mansioni sull’aspettativa di vita dei lavoratori.