È tutta questione di ipotesi: la spesa pensionistica nelle previsioni del FMI

Massimiliano Tancioni esamina un recente lavoro del FMI, che prevede una crescita sostenuta della spesa pensionistica in Italia nei prossimi decenni, e mostra, descrivendo la logica di base dei modelli di previsione pensionistica, che tale previsione è pressoché interamente determinata dalle ipotesi sulle variabili esogene. Tancioni sottolinea che, considerando l‘ampiezza degli orizzonti temporali adottati, le analisi proposte sono utili solo per verifica la sensibilità dei risultati rispetto alle diverse ipotesi formulate.

Reddito di cittadinanza. È la risposta giusta alla prossima rivoluzione industriale?

Giuseppe Croce riflette sul reddito di cittadinanza all’interno di uno scenario di nuova rivoluzione industriale. In particolare, Croce si chiede se il reddito di cittadinanza possa rappresentare un buon sostituto dell’occupazione (e delle relative politiche). La risposta dipende dal significato (e dall’importanza) che si ritiene le persone attribuiscono al lavoro; se il lavoro non è considerato soltanto un mezzo per ottenere reddito, il reddito di cittadinanza rappresenterebbe un suo sostituto imperfetto e le politiche per l’occupazione dovrebbero rimanere prioritarie.

Reddito di cittadinanza: chi ha torto, chi ha ragione? (seconda parte)

FraGRa, completando la propria analisi del Reddito di Cittadinanza come proposto dal M5S, sostengono che in questo dibattito molti hanno torto e però quasi nessuno ha ragione. Ha torto, tra gli altri, chi pensa che la proposta preveda un reddito incondizionato e che sostenere il reddito equivalga a impedire il lavoro. Su questo M5S non ha torto ma ciò non vuol dire che abbia ragione. Ad avviso di FraGRa è così soprattutto perché non affronta le questioni più complesse poste dal Reddito di Cittadinanza. In realtà, quasi nessuno finora le ha affrontate. Eppure è urgente farlo.

Reddito di cittadinanza: chi ha ragione e chi ha torto?

FraGRa mettono in discussione la tendenza alla semplificazione che spesso accompagna la discussione pubblica sul reddito di cittadinanza proposto dal M5S, e che vede la contrapposizione – con pochissime eccezioni – tra chi è decisamente contrario e chi è decisamente a favore. La tesi è che così si perda di vista la complessità delle questioni da affrontare. L’articolo, il primo di due, richiama le posizioni più diffuse e delinea le caratteristiche del reddito di cittadinanza, la cui conoscenza è indispensabile per la valutazione della proposta, che sarà l’oggetto dell’articolo successivo.

Un nuovo pilastro europeo per i diritti sociali? Due critiche – di metodo e di merito – al social pillar di Göteborg

Stefano Giubboni si occupa del «pilastro europeo dei diritti sociali», solennemente proclamato nel recente vertice di Göteborg. Giubboni sottolinea due elementi critici. Il primo, di metodo, riguarda la natura giuridica del pilastro: come mero atto di soft law è inidoneo a promuovere una effettiva rifondazione politico-costituzionale dei diritti sociali. Il secondo, di merito, riguarda la riconfigurazione dei diritti sociali prevalentemente come strumenti di attivazione sul mercato del lavoro, a scapito della dimensione protettivo-redistributiva.

Il Welfare del Trentino tra impegno riformatore e avvisaglie di controriforma

Ugo Trivellato presenta e discute un’ambiziosa riforma del welfare del Trentino, che, accanto a innovazioni decisamente positive, in chiave di coordinamento e potenziamento degli interventi, mostra incongruenze e debolezze di non poco conto. Trivellato ritiene che esse ne intacchino l’equità redistributiva e, verosimilmente, ne riducano l’efficacia e per questo auspica che la riforma si caratterizzi come un ‘cantiere aperto’, che consenta significativi miglioramenti, anche alla luce dell’esperienza del primo anno.

L’universalismo: l’araba fenice dello stato sociale italiano?

Elena Granaglia ricostruisce alcune delle principali misure di politica sociale varate nel corso della XVII legislatura e mostra come esse continuino a essere afflitte da uno storico limite del nostro stato sociale: la categorialità – cioè la scelta di circoscrivere l’accesso a determinate prestazioni a un sotto-gruppo di soggetti identificati sulla base di variabili diverse dal solo bisogno – che genera iniquità orizzontali e verticali. Granaglia sostiene che occorre imboccare finalmente la strada di un universalismo ben disegnato.

Presente e futuro delle seconde generazioni fra integrazione e riconoscimento giuridico

Roberta Ricucci osserva che il recente dibattito sulla revisione della legge sulla cittadinanza n. 91/92 ha richiamato l’attenzione sui figli dell’immigrazione e sul loro rapporto con l’Italia, di cui spesso si sentono parte, ma di fatto sono stranieri. Dopo aver avanzato alcune riflessioni sulle seconde generazioni e sul significato di essere “cittadini senza cittadinanza” Ricucci sostiene che mentre l’accento è posto sempre su (presunte) inconciliabili differenze, di fatto, le similitudini fra cittadini italiani e non sono molteplici.

Gli italiani di origine straniera nella percezione degli studenti della Sapienza

Eugenio Levi e Rama Dasi Mariani riportano i risultati di un questionario sui problemi dei ragazzi di origine straniera, sulle politiche per superarli e sulla percezione della loro identità diffuso fra gli studenti della Sapienza in occasione del Convegno sul tema organizzato dalla Facoltà di Economia e da “Etica e Economia”. Levi e Mariani illustrano in particolare le molte similitudini e le poche diversità presenti nelle risposte degli studenti di origine italiana e straniera. Tra queste ultime vi è quella sull’identità dei ragazzi di origine straniera, che gli italiani tendono a definire sulla base di una concezione restrittiva di identità nazionale. Gli autori concludono che questa conflittualità latente sull’identità può rappresentare un fallimento nell’integrazione e che bisognerebbe superare la trappola del discorso sull’identità.

Azione volontaria fra dinamismo e scelte legislative in chiaroscuro

Ugo Ascoli e Emmanuele Pavolini si occupano di volontariato, uno dei fenomeni più dinamici ed interessanti di partecipazione socio-politica. Dopo averne illustrato i caratteri di fondo e le trasformazioni in atto, sostengono che da un attento esame del mondo del volontariato risulta confutata l’idea che vi sia una crisi della partecipazione socio-politica, anche se permangono alcune preoccupanti criticità. La loro conclusione è che la riforma del Terzo Settore, di cui offrono una prima valutazione, rischia di danneggiare più che aiutare una vasta parte di tale mondo.