Per una politica pubblica contro il fallimento formativo

Marco Rossi-Doria e Giulia Tosoni, dopo avere ricordato che la dispersione scolastica riguarda in Italia quasi un giovane su cinque, illustrano le possibili soluzioni: le scuole della seconda opportunità e gli interventi di miglioramento nella capacità delle scuole di garantire a tutti apprendimenti precoci e di qualità. A parere dei due autori, le esperienze di successo sono numerose ma il nodo principale rimane la rigidità del sistema e la difficoltà a passare dalle sperimentazioni al cambiamento permanente ed effettivo della vita quotidiana in tutte le scuole.

Il reddito minimo non basta a risolvere la questione della povertà, ma è necessario

Chiara Saraceno sottolinea che il contrasto della povertà richiede una pluralità di interventi tra loro coerenti che devono consistere ad esempio in politiche di sostegno ai costi dei figli, in appropriate politiche per la casa e investimenti nell’istruzione. Dunque non basta investire nell’occupazione né è sufficiente un reddito minimo. Nondimeno un reddito minimo, inteso come trasferimento non categoriale rivolto a tutti i poveri, è cruciale e va messo a regime subito, anche perché fra le diverse proposte oggi in discussione è possibile una mediazione.

Il disegno di legge sulla “buona scuola”: qualche notazione alla luce del principio di legalità sostanziale

Carmela Salazar dopo avere messo in rilievo la varietà ed eterogeneità di norme contenute nel disegno di legge sulla “buona scuola” si sofferma in particolare sulla dibattuta questione del nuovo ruolo del dirigente scolastico e sulla sua autonomia. Salazar sostiene che al riguardo occorre tenere presente che l’autonomia scolastica deve rispettare il principio della legalità sostanziale e richiama la sentenza n. 115/2011 della Corte costituzionale che ha dichiarato l’incostituzionalità della disciplina sul “sindaco-sceriffo”.

Le pensioni nello Stato costituzionale

Stefano Giubboni esamina la recente sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Giubboni espone le ragioni per le quali ritiene che la sentenza della Corte sia sostanzialmente coerente nelle motivazioni e giusta nelle conclusioni, oltre che in linea di continuità con la pregressa giurisprudenza. In particolare, Giubboni sostiene che una diversa tecnica decisoria avrebbe spinto la Corte sul terreno delle scelte politiche riservate al legislatore.

Dal calo della popolazione al suo aumento. Una riflessione sulle implicazioni della revisione dei trend demografici

Angelo Marano muove dall’osservazione che contrariamente a quanto previsto negli anni ’90, la popolazione residente in Italia non è in calo ma in crescita, anche se rimane il problema dell’invecchiamento. Marano sottolinea che questi errori derivano dalla sottostima della natalità, della longevità e, soprattutto, dei flussi migratori e argomenta che sulla base di previsioni rivelatesi ex post lontane dalla realtà sono state adottate politiche piuttosto severe, soprattutto in ambito pensionistico

“Vincoli ciechi”: i tagli alla spesa e il diritto alla salute

Paolo De Ioanna e Roberto Fantozzi si occupano degli effetti del vincolo di bilancio sulle prestazioni sanitarie e in particolare sulla loro disparità tra le regioni del Nord e del Sud. Dopo aver analizzato gli aspetti giurisprudenziali, essi documentano le disparità regionali nell’erogazione/fruizione dei Livelli Essenziali di Assistenza e sostengono che la funzione «sanità» dovrebbe essere organizzata secondo plessi territoriali ottimali (consorzi tra Regioni– aree regionali ottimali) prevedendo, contro l’opportunismo, sanzioni a carico dei soli amministratori.

Nelle pieghe del Jobs Act: sgravi fiscali, occupazione e oneri per il bilancio pubblico

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano illustrano la norma che ha introdotto gli sgravi contributivi per le imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato e ne valutano gli effetti sia sulle convenienze delle imprese a sostituire contratti atipici con contratti a tutele crescenti sia sul bilancio pubblico. Le loro conclusioni sono che per parte dei lavoratori il miglioramento della forma contrattuale potrebbe rivelarsi di breve periodo e che la creazione di nuova occupazione potrebbe essere molto onerosa per il bilancio pubblico.

Dal vaso di Pandora del Jobs Act escono i primi decreti legislativi: non è tutto oro quel che luccica

Ugo Trivellato osserva che, per come si viene configurando, il Jobs Act contiene, accanto a innovazioni condivisibili, disposizioni che sollevano perplessità o tout court contrarietà. Le riserve di Trivellato riguardano soprattutto alcuni aspetti della disciplina dei licenziamenti, il permanere di tutele non uniformi e la persistenza dell’impianto categoriale nelle misure di sostegno al reddito dei poveri

Luci e ombre del Jobs Act. Tra manovra congiunturale e politica strutturale

Giuseppe Croce si sofferma sul contratto a tutele crescenti e sull’indennizzo monetario in caso di licenziamento. A suo parere, grazie soprattutto al bonus contributivo sulle nuove assunzioni, l’effetto congiunturale sull’occupazione potrà essere positivo mentre appare molto debole l’atteso effetto strutturale. Croce teme poi che il nuovo contratto possa portare all’espulsione di lavoratori anziani e sottolinea, anche in questa prospettiva, l’importanza della formazione continua

Il demansionamento nel Jobs Act: rischi di ri-oggetivizzazione del lavoro e diritti inviolabili

Francesca Fontanarosa e Elena Paparella esaminano le disposizioni del Jobs Act e delle norme attuative sul sotto-inquadramento dei lavoratori mettendone in risalto i profili di incerta legittimità. Le autrici richiamano gli orientamenti giurisprudenziali che hanno contribuito a definire la mansione anche come bene a carattere immateriale; sostengono che tale componente della qualifica professionale sia di ricondurre alla sfera della inviolabilità di diritti costituzionalmente garantiti e si chiedono se la conservazione del livello retributivo, prevista dal Jobs Act in caso di demansionamento, sia una misura conforme al dettato costituzionale