Schede

“Serve il finanziamento pubblico dei partiti?”. Il quarto dialogo di “Etica e Economia”

Eugenio Levi e Rama Dasi Mariani presentano i risultati del doppio sondaggio tenutosi in occasione del quarto “Dialogo di Etica ed Economia” cui hanno dato vita Roberta Lombardi e Alfio Mastropaolo. Il Dialogo si è svolto a L’Aquila in occasione del Festival della Partecipazione e la domanda centrale era “Serve il finanziamento pubblico ai partiti?”. Levi e Mariani mostrano come le opinioni del pubblico siano cambiate in seguito al Dialogo e, in particolare, che molto spesso si sono ridotte le percentuali di incerti.

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Il quarto Dialogo di “Etica ed Economia” si è tenuto a L’Aquila il 9 luglio scorso nell’ambito del Festival della Partecipazione organizzato da “Italia, Sveglia!”, un’alleanza fra Action Aid, Cittadinanzattiva e Slow Food Italia, nata con l’obiettivo di promuovere la partecipazione dei cittadini e rendere più attivo il loro ruolo. In questo contesto, “Etica ed Economia” ha organizzato un momento di riflessione sul tema del finanziamento dei partiti politici e sul loro ruolo. Il dialogo è stato introdotto da Maurizio Franzini e coordinato da Fabrizio Barca, il quale aveva il compito di far rispettare l’ordine degli argomenti e i tempi concordati, un compito che si è rivelato piuttosto semplice visto il rigore con il quale i due dialoganti, l’On. Roberta Lombardi (Movimento Cinque Stelle) e il Prof. Alfio Mastropaolo (Università di Torino) hanno rispettato le regole del gioco per sostenere le loro tesi.

Le domande che sono state oggetto dei loro interventi sono le stesse cui ha risposto il pubblico, attraverso due sondaggi, prima e dopo lo svolgimento del dialogo. E’ questa, infatti, una delle caratteristiche dei Dialoghi di Etica e Economia che ha lo scopo di verificare se e come il dibattito, svolto secondo regole che favoriscono l’approfondimento e il confronto delle opinioni, modifichi o plasmi i convincimenti di ciascuno. In questa nota presentiamo i risultati del doppio sondaggio. Al pre-dibattito hanno partecipato 47 persone, al post-dibattito 42; tuttavia, coloro che hanno completato correttamente entrambi i sondaggi in modo da permettere il confronto la risposte pre e post-dialogo sono state 26.

Quanti hanno cambiato opinione?

Nel pre-sondaggio, alla domanda: “i partiti rappresentano oggi lo strumento essenziale e insostituibile con cui i cittadini possono concorrere con metodo democratico a determinale la politica nazionale?” hanno risposto “sì” il 42% dei partecipanti, “no” il 46% e il restante 12% ha preferito un cauto “non so”.

In sala l’On. Lombardi, promotrice insieme al movimento di cui è parte di forme di democrazia diretta, ha esposto gli argomenti a favore del “no”, mentre il Prof. Mastropaolo ha spiegato le ragioni del “sì”, pur sottolineando i molti limiti che oggi presentano i partiti. Successivamente al dialogo le opinioni sono cambiate: i si sono saliti al 65% , sottraendo voti al “non so” e al “no”.

Una volta discusse le motivazioni dell’esistenza dei partiti, si è entrati nel merito del loro finanziamento. La seconda domanda, infatti, chiedeva “Le forme di finanziamento pubblico dei partiti: sono necessarie per garantire che essi non siano dominati dai più abbienti o che si finanzino illegalmente, oppure sono uno spreco di denaro pubblico che alimenta corruzione e malcostume”? Per la prima alternativa si è espresso l’81% dei partecipanti contro l’8% per la seconda e l’11% di non so. Il dialogo ha avuto l’effetto di indurre questo 11% a formarsi un’opinione con la conseguenza che l’88% si è dichiarato a favore della prima alternativa e il 12%  favore della seconda.

Se il finanziamento non è pubblico, allora dev’essere privato e quindi con la terza domanda si è chiesto ai due dialoganti e al pubblico “Il finanziamento privato dei partiti attraverso fondazioni, think tank, società e donazioni: avvicina i cittadini alla politica e responsabilizza le classi dirigenti oppure conduce ad una perdita di autonomia ed è una lesione dell’uguaglianza dei cittadini”?

Coerentemente con le riposte date alla domanda precedente, la maggioranza (il 62%) ha scelto la seconda alternativa, mentre il 27% ha preferito la prima e l’11% non si è espresso. In questo caso il dialogo non ha indotto cambiamenti significativi nelle opinioni, si è infatti avuto soltanto un piccolissimo spostamento di voti dalla prima alla seconda alternativa.

La quarta domanda si riferiva alla recente riforma del finanziamento pubblico ai partiti che ha introdotto la possibilità di prevedere e agevolare donazioni direttamente in sede di dichiarazione dei redditi: “il sistema attuale di finanziamento dei partiti tramite il 2‰ dell’IRPEF e l’agevolazione fiscale delle donazioni è equo e va mantenuto?”. Prima del dibattito le opinioni erano perfettamente divise tra le tre alternative. Il dialogo, nel corso del quale entrambi i relatori hanno espresso perplessità, ha indotto lo spostamento di quasi tutti i “non so” a favore del “no” che alla fine ha raggiunto il 61% dei voti.

La quinta e ultima domanda riguardava invece le forme di regolamentazione del finanziamento pubblico ed era formulata nel modo seguente “è meglio, o meno peggio, un finanziamento pubblico dei partiti collegato alla loro consistenza elettorale oppure un finanziamento pubblico scollegato e volto a coprire specifiche categorie di spesa (formazione, ricerca, etc.)?”. Prima del dibattito, la maggioranza dei rispondenti si era espressa a favore della seconda alternativa, mostrando di preferire un finanziamento collegato a specifiche spese dell’attività dei partiti. Anche in questo caso, i due attori non hanno mostrato idee nettamente contrapposte ed hanno, piuttosto, messo in luce l’aspetto vizioso della seconda alternativa, la quale può comprimere la libertà di decisione interna ai partiti senza aumentarne necessariamente la trasparenza. In seguito al dialogo i consensi all’ipotesi di collegare il finanziamento dei partiti ai voti ricevuti sono molto cresciuti, passando dal 19% al 54% .

In conclusione, è stato chiesto “Serve un finanziamento pubblico dei partiti?”. A questa domanda, nel post-dibattito, ha risposto “sì” il 92% dei partecipanti, aggregando tutti gli indecisi al 69% di coloro che aveva fornito la stessa risposta nel pre-dialogo. Si può pertanto concludere che l’obiettivo dell’evento, ossia di creare un momento di riflessione sul tema per poter chiarire e fondare meglio le varie opinioni personali, è stato raggiunto.

Perché le opinioni sono cambiate?

Per individuare le ragioni dell’utilità del dialogo è interessante esaminare le risposte che sono state date alle domande che avevano questo scopo. Anzitutto, l’85% dei partecipanti al sondaggio ha dichiarato di aver acquisito informazioni importanti che non conosceva; inoltre, e soprattutto, l’88% ha individuato aspetti del problema che in precedenza non aveva considerato. All’opposto, solo il 15% ha detto di essersi reso conto che le informazioni che aveva erano sbagliate. Dunque il dialogo ha accresciuto sia la base informativa da cui dipende le decisioni di ciascuno sia l’ampiezza della prospettiva che si ha nei riguardi del problema. Si tratta, in entrambi i casi, di risultati molto interessanti per la formazione di una decisione collettiva informata e consapevole.

Le caratteristiche dei partecipanti

Per valutare meglio gli esiti del sondaggio è utile soffermarsi brevemente sulle caratteristiche dei partecipanti che non costituiscono un campione casuale della popolazione.

In primis, essi si sono rivelati più istruiti e politicizzati della media della popolazione italiana. L’84%, infatti, ha dichiarato di avere un titolo di studio elevato (laurea o post-laurea). Solo 1 partecipante risultava avere un titolo di scuola media inferiore. Inoltre, il 92% ha votato alle elezioni politiche del 2013, mentre – lo ricordiamo – l’ affluenza media nazionale è stata del 75%. Il 53% di loro ha dichiarato contemporaneamente di sentirsi vicino a un partito o a un movimento politico e di partecipare spesso in rete a discussioni su temi politici e sociali.

Dal punto di vista, invece, della condizione lavorativa, erano rappresentate tutte le categorie– studente, impiegato del settore pubblico, impiegato del settore privato, libero professionista, pensionato, casalinga, disoccupato – ad eccezione degli operai. L’età media dei partecipanti è risultata di 41 anni.

Analizzando i cambiamenti nelle risposte per ogni partecipante, risulta che solo il 15% dei partecipanti è rimasto saldo sulle sue posizioni su ogni aspetto dell’argomento trattato nel confronto. Tutti gli altri hanno cambiato idea su almeno una questione ed il 39% lo ha fatto su più della metà delle domande.

In particolare, rileviamo due elementi. Da una parte, chi aveva incertezze o dubbi li ha dissipati durante il dialogo; infatti, il numero di “Non so/indifferente” è diminuito nelle risposte ad ogni domanda. Questo elemento è comune a tutti i dialoghi di Etica&Economia. Dall’altra, nei casi in cui i relatori hanno mostrato una certa, seppur parziale, concordanza di vedute, si sono accentuati i cambiamenti di opinione della direzione di quella concordanza. Sembra, dunque, possibile affermare che le informazioni e i confronti – quando si svolgono in modo chiaro e pacato – possono indurre cambiamenti di opinioni o, comunque, possono contribuire a renderle più solide. Inoltre, la convergenza delle opinioni degli esperti, se ben argomentata, sembra avere un effetto sulle opinioni. Sono questi elementi su cui riflettere anche per definire meglio il ruolo degli “esperti”.

Conclusioni

Analizzando i cambiamenti nelle risposte per ogni partecipante, risulta che solo il 15% dei partecipanti è rimasto saldo sulle sue posizioni su ogni aspetto dell’argomento trattato nel confronto. Tutti gli altri hanno cambiato idea su almeno una questione ed il 39% lo ha fatto su più della metà delle domande.

In particolare, rileviamo due elementi. Da una parte, chi aveva incertezze o dubbi li ha dissipati durante il dialogo; infatti, il numero di “Non so/indifferente” è diminuito nelle risposte ad ogni domanda. Questo elemento è comune a tutti i dialoghi di Etica&Economia. Dall’altra, nei casi in cui i relatori hanno mostrato una certa, seppur parziale, concordanza di vedute,si sono accentuati i cambiamenti di opinione della direzione di quella concordanza. Sembra, dunque, possibile affermare che le informazioni  e i confronti – quando si svolgono in modo chiaro e pacato – possono indurre cambiamenti di opinioni o, comunque,  possono contribuire a renderle più solide. Inoltre, la convergenza delle opinioni degli esperti, se ben argomentata, sembra avere un effetto sulle opinioni.  Sono questi elementi su cui riflettere anche per definire meglio il ruolo degli “esperti”.

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