I numeri del menabò di Etica ed Economia

Menabò N. 69/2017

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In questo numero del Menabò Pagano riflette sulle caratteristiche del capitalismo italiano, Ingrao sulle conseguenze della minore presenza della storia nella formazione degli economisti, Rigotti sui molteplici problemi posti dall’etica del cibo, Di Nicola sulla proposta di introdurre una flat tax. La Scheda di Di Matteo è dedicata a un recente volume di Alessandro Vercelli, e quella di Betti-Moroni a una proposta di riforma del contributo di costruzione. Ambrosio dà conto dei limiti della tutela giurisdizionale sul lavoro contro le discriminazioni razziali, e Raitano interviene nel dibattito sulla pensione di garanzia per i giovani di oggi.

Nell’articolo di apertura, Ugo Pagano sintetizza uno dei punti di vista emersi in un convegno tenutosi a marzo a Siena sul capitalismo italiano e riguardante l’ipotesi che il declino dell’economia italiana sia dovuto alla sua natura d’ibrido infelice fra modello americano e tedesco. In base a tale ipotesi, come chiarisce Pagano, all’Italia mancherebbe un assetto istituzionale che permetta alle sue imprese di raggiungere dimensioni adeguate in un sistema economico di competizione globale in cui sono decisivi i diritti di proprietà intellettuale e i monopoli delle tecnologie.

Bruna Ingrao, nel successivo articolo, riflette sugli effetti della drastica riduzione dello spazio dedicato alla storia del pensiero economico e alla storia economica all’interno dei corsi universitari in economia. Ingrao sottolinea, in particolare, l’impoverimento che ne deriva per la capacità degli economisti di interpretare la complessità dei fenomeni economici e sociali e richiama l’attenzione sulla necessità di tornare urgentemente a valorizzare le due discipline e la loro capacità di sollecitare la curiosità attraverso la narrazione di uomini, eventi ed idee.

Francesca Rigotti affronta, poi, il tema dell’etica del cibo. Dopo aver premesso che essa si articola oggi soprattutto lungo le coordinate di «scarsità» ed «eccesso», «fame» e «spreco», «carestia» e «abbondanza», Rigotti chiarisce che l’etica del cibo abbraccia aspetti pubblici e privati, dalle questioni di scelta alimentare individuale alle decisioni di carattere istituzionale e sostiene che essa ingloba, oltre che questioni di quantità, problemi di qualità, nonché di attenzione all’impatto ambientale nel promuovere l’accesso globale al cibo sano, buono, giusto.

Nell’ultimo articolo, Fernando Di Nicola interviene nel dibattito sull’opportunità di introdurre una flat tax (Irpef ad una sola aliquota) originato da una proposta dell’Istituto Bruno Leoni. Dopo aver esaminato i diversi possibili obiettivi di una flat tax, Di Nicola sostiene che se si continua a perseguire l’obiettivo redistributivo di un sistema tax benefit, è decisamente preferibile riformare l’Irpef intervenendo su aliquote e scaglioni, salvaguardandone la progressività, e prevedendo assegni ad hoc meglio disegnati per il sostegno ai carichi familiari e per contrastare la povertà.

Massimo Di Matteo dedica la prima Scheda a una riflessione sulle idee eterodosse di Alessandro Vercelli contenute in un suo recente volume. Dopo aver sottolineato l’importanza della distinzione tra libertà positiva e libertà negativa nella lettura di Vercelli, Di Matteo si sofferma sulla critica che egli muove alle riforme neoliberiste, sul nesso fra di esse e la crisi economica e sui limiti che le regole dell’Unione Europea pongono all’adozione delle misure più adeguate di politica economica per affrontare gli effetti deteriori della globalizzazione e della finanziarizzazione.

Massimo Betti e Franca Moroni, nella seconda Scheda, ricordano che l’edilizia privata contribuisce alla finanza pubblica non soltanto con IMU e TASI ma anche con il contributo di costruzione che è riscosso dai Comuni all’atto dell’edificazione ed è destinato alla realizzazione e manutenzione della città pubblica. Gli autori chiariscono che esso in parte è un’imposta sul profitto e sostengono che l’attuale modalità di calcolo contrasta con i principi di progressività e proporzionalità. Per superare questi limiti formulano una diversa proposta e l’applicano ai comuni dell’Emilia-Romagna.

Maria Teresa Ambrosio, nel Resoconto, dà conto della tutela giurisdizionale contro le discriminazioni a sfondo razziale, etnico o per nazionalità e sostiene che essa “subisce un arresto” nel mercato del lavoro dove gli immigrati lavoratori o in cerca di lavoro sempre più spesso non denunciano gli svantaggi e i trattamenti pregiudizievoli di cui restano vittime. Ambrosio ritiene che disinformazione e povertà sono solo due delle possibili cause e conclude invitando le parti sociali ad assumere un ruolo più attivo nella lotta alle discriminazioni sul lavoro.

Infine, nel Contrappunto, Michele Raitano, dopo essersi chiesto quanto sia fondato il luogo comune in base al quale, nel sistema contributivo, tutti riceveranno pensioni di importo molto limitato, discute le possibili misure dirette a migliorare le future prestazioni pensionistiche per i giovani di oggi. Prendendo spunto dal dibattito sulla “pensione di garanzia”, avviato nelle scorse settimane, Raitano sostiene che una misura di carattere previdenziale, tarata sulla storia lavorativa individuale, sia preferibile a una prestazione meramente assistenziale.

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