I numeri del menabò di Etica ed Economia

Menabò n. 68/2017

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Con questo numero il Menabò va in vacanza e tornerà a metà settembre. Moltissimi auguri di buone vacanze ai nostri lettori.

In questo numero del Menabò Franzini e Granaglia intervengono sullo stipendio di Fabio Fazio, Grande sul rapporto tra sistema giuridico povertà in Usa, Galli sugli strumenti e le caratteristiche della spending review, Magnani sulla natura e le prospettive della Finanza Sociale. Filauro si occupa del collegamento tra concentrazione di mercato e redditi da lavoro, Levi e Mariani riassumono il dialogo di Etica e Economia sul finanziamento dei partiti, De Minicis riflette sull’evoluzione della natura del lavoro, Paesani e Raitano documentano il rapporto che c’è tra evasione fiscale e disuguaglianza.

Più in dettaglio, nell’articolo di apertura Maurizio Franzini e Elena Granaglia svolgono alcune riflessioni sul compenso che Fabio Fazio riceverà dalla Rai, di cui si è molto discusso, soffermandosi non sui comportamenti di Fazio o della Rai ma sulla tesi – ricorrente e fatta propria dallo stesso Fazio – secondo cui discutere quel compenso equivale a mettere in discussione il mercato. Franzini e Granaglia esaminano il “mercato” in cui opera Fazio e sostengono che le sue caratteristiche sono tali da escludere che i compensi a cui conduce siano accettabili e basati sul merito.

Elisabetta Grande, nel secondo articolo, si chiede come sia possibile che negli Stati Uniti, ossia nel paese più ricco del mondo, esista una povertà dilagante, che, paradossalmente, da più di quarant’anni cresce col crescere della ricchezza della nazione. Per rispondere, Grande chiama in causa le responsabilità del sistema giuridico statunitense che non solo crea povertà, ma addirittura perseguita i poveri che il sistema economico produce. Grande ritiene che anche il diritto italiano si sia incamminato su questa rotta e invita a invertirla al più presto.

Emma Galli affronta la questione della misurazione della performance delle amministrazioni pubbliche in Italia alla luce delle esigenze di contenimento della spesa e di miglioramento della sua qualità. Galli si sofferma in particolare sul meccanismo di determinazione dei fabbisogni standard quale fondamento non solo del processo di valutazione della performance delle amministrazioni locali ma anche del sistema di perequazione delle risorse pubbliche, mettendone in luce sia gli aspetti innovativi sia i limiti.

Elisabetta Magnani, nel quarto articolo, riflette sulla Finanza Sociale che è in rapidissima crescita soprattutto negli Stati Uniti, in Europa e in Australia. Dopo aver ricollegato il suo sviluppo al progressivo abbandono dell’idea di un welfare state che sia effettivamente in grado di rispondere alle grandi domande sociali ed economiche dei nostri tempi, Magnani valuta criticamente il ruolo della Finanza Sociale, i suoi strumenti e le sue prospettive, anche alla luce delle origini storiche dei problemi che essa dovrebbe risolvere.

Stefano Filauro, nella prima Scheda, sintetizza i risultati di un recente lavoro di autorevoli economisti che identifica nella crescente concentrazione di mercato una causa fondamentale della caduta della quota di reddito che va al lavoro. Dopo aver ricordato come si manifestino le tendenze dalla concentrazione di mercato, da un lato, e alla caduta della quota del lavoro, dall’altro, Filauro riassume i principali risultati di quel lavoro e sottolinea la rilevanza che l’affermarsi, in molti mercati, di poche imprese superstar ha per la distribuzione del reddito.

Nella seconda Scheda, Eugenio Levi e Rama Dasi Mariani presentano i risultati del doppio sondaggio tenutosi in occasione del quarto “Dialogo di Etica ed Economia” cui hanno dato vita Roberta Lombardi e Alfio Mastropaolo. Il Dialogo si è svolto a L’Aquila in occasione del Festival della Partecipazione e la domanda centrale era “Serve il finanziamento pubblico ai partiti?”. Levi e Mariani mostrano come le opinioni del pubblico siano cambiate in seguito al Dialogo e, in particolare, che molto spesso si sono ridotte le percentuali di incerti.

Massimo De Minicis, nel Resoconto, riflette sulla natura del lavoro nell’epoca delle piattaforme digitali e sulla sua difficile classificazione come lavoro autonomo o subordinato. Riprendendo alcune antiche suggestioni di Alain Supiot e Mario Tronti, De Minicis sostiene che la differenza tra le due tipologie di lavoro consiste più che nella presenza di forme di eterodirezione nell’esecuzione della mansione nelle caratteristiche delle cooperazione produttiva del lavoratore in un’organizzazione collettiva del lavoro (Labour platform) concepita da altri e per altri.

Infine, nel Contrappunto Paolo Paesani e Michele Raitano riflettono sui vantaggi che l’integrazione tra dati fiscali e campionari offre per misurare meglio la diseguaglianza e individuarne il rapporto con l’evasione fiscale. Riprendendo uno studio recente di Alstadsæter, Johanessen e Zucman – che fa uso anche micro-dati sulla ricchezza nascosta nei paradisi fiscali per stimare la distribuzione dell’evasione in Svezia, Norvegia e Danimarca – Paesani e Raitano sostengono che poiché l’evasione avvantaggia i più ricchi contrastarla equivale a ridurre le diseguaglianze.

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