I numeri del menabò di Etica ed Economia

Menabò n. 66/2017

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Questo numero del Menabò è prevalentemente dedicato al tema dell’immigrazione. Se ne occupano Rapoport con una proposta sull’allocazione dei rifugiati tra i paesi UE, Joxhe- Zanaj con la determinazione dei saldi tra contributi versati e benefici del welfare per gli immigrati nei paesi UE, Giua con un’analisi degli effetti delle limitazioni nell’accesso degli immigrati al welfare, Giannetti con la presentazione delle tesi di Razin sul successo delle politiche di immigrazione in Israele, Sanna con il resoconto di un’esperienza di accoglienza a Roma. Inoltre, Clavenna si occupa del decreto sui vaccini, Borghini dell’esperienza dei Poli Universitari Penitenziari e Civil Servant delle regole fiscali europee che tengono basso l’indebitamento di Germania e Olanda.

Più in dettaglio, nell’articolo di apertura Hillel Rapaport presenta un’originale proposta per allocare i rifugiati tra i paesi membri dell’UE. Dopo aver ricordato che nel 2015 è stato introdotto il sistema delle quote e che tale sistema ha incontrato molte difficoltà, Rapoport sintetizza la sua proposta, avanzata assieme a Moraga. Tale proposta è desunta dall’armamentario dell’economista e prevede l’introduzione di un sistema di quote negoziabili e il matching fra le preferenze dei migranti sui paesi di destinazione e quelle dei paesi riceventi sulle caratteristiche dei migranti.

Majlinda Joxhe e Skerdilajda Zanaj, nel successivo articolo, sintetizzano i risultati di un loro più ampio studio diretto a determinare, per i vari paesi europei, il saldo tra contributi versati e benefici (monetari) del welfare goduti dagli immigrati. Joxhe e Zanaj dimostrano che il contributo fiscale netto degli immigrati è negativo nella media Europea ma vi è una grande variabilità tra paesi. Inoltre, risulta che nei Paesi dove gli immigrati sono contribuenti fiscali, la percezione è che il loro impatto fiscale sia negativo e viceversa.

Ludovica Giua contribuisce al dibattito europeo sul blocco dei flussi migratori e sul taglio alla spesa pubblica per gli stranieri, anche comunitari, analizzando il caso del Regno Unito, dove l’accesso al welfare è stato temporaneamente limitato per chi proveniva dai Paesi entrati nell’UE nel 2004. Giua mostra che tali limitazioni hanno ridotto utilizzo dell’assistenza pubblica e accresciuto il tasso di occupazione di quegli immigrati ma hanno anche aggravato la situazione delle categorie più a rischio nel mercato del lavoro.

Antonio Clavenna, nel quarto articolo, si occupa del decreto sui vaccini e osserva che di fronte alla diminuzione delle coperture vaccinali, la risposta delle istituzioni politiche si è orientata verso un rafforzamento dell’obbligatorietà. Clavenna sostiene che le misure coercitive, soprattutto in mancanza di una strategia più ampia che comprenda anche interventi educativi, formativi e organizzativi, rischiano di avere ricadute negative e di ridurre la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni e degli operatori sanitari.

Andrea Borghini, nella prima Scheda, illustra l’iniziativa dei Poli Universitari Penitenziari che ha lo scopo di consentire ai carcerati con diploma di svolgere attività di studio universitario. Borghini sostiene che si tratta di una realtà in crescita ma che sono ancora molte le difficoltà, legate all’introduzione in carcere di metodologie didattiche innovative o alla scarsa e cattiva informazione sull’esperienza. Egli sottolinea anche che il progetto rispecchia una scelta illuminista, finalizzata a garantire il diritto costituzionale allo studio e a far sì che i detenuti possano, una volta scontata la pena, avere qualche chance in più di reinserimento in società.

Nella seconda Scheda, Marilena Giannetti riprende uno studio di Assaf Razin, presentato al convegno “Migration and Welfare” tenutosi di recente a Roma, e spiega perché un particolare evento come quello del grande flusso d’immigrazione che si è verificato dai paesi dell’ex URSS verso Israele negli anni ’90 ha avuto effetti positivi dal punto di vista socio-economico sia per la popolazione già residente sia per i nuovi arrivati. Una delle ragioni è da individuare nella politica, da sempre adottata da Israele, del “libero ritorno”.

Nel Resoconto, Venere Stefania Sanna dopo aver ricordato che per far fronte ai flussi migratori, che stanno mettendo a dura prova il sistema dell’accoglienza a Roma, all’azione degli enti pubblici locali nei processi di inclusione sociale si sono venute affiancando o sostituendo varie iniziative community-based, localizzate tanto nella periferia quanto nelle aree più centrali e gentrificate della Capitale, dà conto dell’iniziativa Baobab Experience che si colloca in prima fila nei processi di accoglienza e si caratterizza per la novità del modello proposto.

Infine, il Contrappunto di Civil Servant ci informa che un fantasma si aggira per l’Europa: i debiti delle società controllate dai governi, ma non contabilizzati nei bilanci pubblici e mostra che se si tenesse conto anche di queste passività “potenziali”, l’indebitamento pubblico complessivo di Germania e Olanda risulterebbe simile a quello italiano. Civil Servant sostiene che si tratta di un’inspiegabile falla nelle regole fiscali europee ma osserva anche che essa toglie ogni alibi ai governi che intendessero davvero rilanciare gli investimenti.

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