Schede

L’assistenza ai minori stranieri non accompagnati nel post legge Zampa

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Mygrant presenta e discute i contenuti della “legge Zampa”, che ha rappresentato una prima positiva risposta alla necessità di protezione e accoglienza dei minori stranieri non accompagnati che sbarcano sulle nostre coste. Mygrant segnala come nell’attuazione della legge si registrino passi in avanti nell’assistenza grazie alle misure messe in atto ma anche problemi dovuti a un’offerta di servizi ancora insufficiente. Resta poi il problema di carattere etico dell’inclusione, che tocca, in prospettiva, anche l’economia italiana.

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Al 31 agosto di quest’anno erano già oltre 18 mila i minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio italiano, ai quali si aggiungono circa 5400 minori irreperibili, quelli di cui si perdono le tracce. Sono bambini e adolescenti arrivati da soli nel nostro Paese, senza figure familiari di riferimento. Molti di loro hanno affrontato viaggi lunghi almeno un anno che li hanno condotti fino in Libia e poi, da lì, lungo la rotta del Mediterraneo. Circa il 93% sono di sesso maschile, oltre l’84% di età compresa tra i 16 e i 17 anni. Una volta arrivati in Italia inizia per loro un percorso non semplice per il riconoscimento della protezione internazionale e per l’inserimento nel tessuto sociale italiano. In quanto minori – in accordo con l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 – tutti hanno diritto alla protezione e all’assistenza, due esigenze che, oltre a rispondere a un dovere etico e morale, hanno a che vedere anche col futuro del nostro Paese. Sul piatto della bilancia pesano, da una parte, gli eventuali costi umani legati alla mancata assistenza, dall’altra, i costi economici che il mancato processo di inclusione potrebbe produrre.

Un passo avanti nella gestione del sistema di accoglienza per minori in Italia è stato fatto lo scorso maggio, con l’entrata in vigore – dopo tre anni di stallo del DDL – della legge Zampa, che disciplina gli aspetti legati alla vita del minore, dall’identificazione alle misure per favorire l’inclusione sociale. Per la prima volta al minore straniero non accompagnato sono riconosciuti formalmente gli stessi diritti, in materia di protezione, dei minori di cittadinanza italiana o dell’Unione Europea e viene ribadito – articolo 3 della legge 47 del 7 aprile – il divieto assoluto di respingimento (già previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione). Ciò significa che al minore non può esser negato l’ingresso nel nostro Stato e che non può essere allontanato alla frontiera.

La legge stabilisce criteri più precisi per l’identificazione dei minori stranieri e per l’accertamento dell’età in caso di dubbi fondati relativi all’età dichiarata. In tutte le fasi sono rafforzate le misure a tutela del minore, ad esempio garantendo la presenza di mediatori culturali. La norma regola il sistema di protezione – affidato a strutture di prima e seconda accoglienza – abbassando il tempo massimo di permanenza in prima accoglienza a non più di 30 giorni (contro i 60 previsti dalla normativa finora vigente) e predisponendo poi il trasferimento in SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e minori stranieri non accompagnati) in strutture predisposte all’accoglienza dei minori. Queste dovrebbero già essere informate – attraverso un’apposita “cartella sociale” – del percorso educativo, sanitario, legale del ragazzo o della ragazza e delle possibili soluzioni di lungo periodo rispondenti al superiore interesse del minore. Dalla norma alla prassi spesso le cose cambiano. I tempi di permanenza in strutture di prima accoglienza finiscono infatti per essere molte volte superiori al dettato normativo. Ciò dipende dalla lentezza delle procedure e dalla disponibilità dei posti in strutture di seconda accoglienza.

Tra i diritti del minore, in linea con la Convenzione del 1989, la legge Zampa ribadisce l’importanza del diritto alla salute riconoscendo la possibilità di iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale anche prima della nomina del tutore, e il diritto all’istruzione e la possibilità di acquisizione dei titoli anche nei casi in cui non si ha ancora il permesso di soggiorno al compimento della maggiore età. Se per i minori stranieri arrivare nel territorio italiano appare inizialmente un’ancora di salvezza, la lentezza dei procedimenti burocratici che portano alla protezione e all’ottenimento dei documenti li costringe a una sorta di limbo. In questo contesto, la soddisfazione di standard minimi d’assistenza e l’accesso al percorso formativo è essenziale per garantire l’acquisizione di competenze necessarie volte a offrire un futuro a questi ragazzi. Molti di loro arrivano in Italia con una formazione pregressa ottenuta nel Paese d’origine, altri arrivano con bassi livelli di scolarizzazione. Tutti sono inseriti tempestivamente nella scuola dell’obbligo ma pochi continuano il percorso di studi e purtroppo non sempre la possibilità di accesso ai corsi professionali può esser garantita per via della mancanza di documenti. Tutti aspetti su cui ancora si sta cercando di intervenire.

La legge Zampa riconosce anche il diritto all’assistenza legale del minore straniero non accompagnato e all’ascolto in tutti i procedimenti giurisdizionali che lo riguardano. La normativa orienta così il sistema di accoglienza verso l’inclusione del minore nel tessuto sociale ospitante.

Si tratta di misure fondamentali, soprattutto considerando che la popolazione dei minori stranieri non accompagnati costituirà una quota rilevante della futura popolazione residente. Se i trend attuali relativi a nascite e decessi restassero invariati, recenti stime Istat rilevano che nel 2065 la popolazione italiana passerebbe dai 60,7 milioni attuali a circa 53,7 milioni. Le nascite quindi non riuscirebbero a compensare i futuri decessi, si assisterebbe a un calo della quota di donne in età fertile e a un aumento della popolazione in età anziana. L’aumento dell’età media si tradurrebbe anche in un calo della popolazione in età lavorativa e in un aumento di spese di assistenza sanitaria e previdenziale. Le migrazioni internazionali potrebbero, dunque, sollevare il saldo naturale della popolazione; considerando inoltre che si tratta di una popolazione giovane, ne gioverebbe l’intero tessuto economico e sociale. Si tratta, però, di una sfida che necessita di una rapida risposta. Circa il 60% dei minori stranieri non accompagnati che arrivano in Italia ha già compiuto 17 anni, il che significa che se non inserito in percorsi di inclusione e se non in regola con i documenti andrà quasi sicuramente ad alimentare la porzione di immigrazione irregolare. Considerando il già alto tasso di disoccupazione giovanile nel nostro Paese non intervenire equivale ad alimentare, in prospettiva futura, la convivenza tra vecchie e nuove forme di povertà. È necessario quindi, comunque, che le politiche di inclusione siano inserite in un sistema di interventi più complesso, accompagnato da politiche economiche – ad esempio politiche di domanda, industriali, regionali – che possano incidere sui fattori di contesto.

Nella cornice dell’inclusione sociale si inserisce anche il piano nazionale di integrazione dei titolari di protezione internazionale presentato lo scorso 27 settembre al Viminale dal Ministro dell’Interno, un patto fondato sulla condivisione dei valori, rispetto delle leggi, partecipazione alla vita economica, sociale e culturale nel territorio in cui il minore è accolto. In particolare, una parte del piano è dedicata al rafforzamento del sistema di accoglienza dei minori. Oltre al consolidamento delle misure previste dal Decreto Legislativo 142/2015 e integrate dalla Legge Zampa, richiama l’attenzione sul percorso d’integrazione socio-economica degli adolescenti, ribadendo l’importanza del dialogo con le reti di istruzione sul territorio per stranieri (CPIA), centri per l’impiego e altri enti predisposti.

“È fondamentale favorire il percorso educativo del ragazzo, ascoltarlo per capire i problemi che sta vivendo nel percorso di inserimento e esporlo a realtà che lo aprano all’acquisizione di competenze di vita attraverso processi di formazione formale e informale che vadano al di là del percorso scolastico – afferma Sarah Martelli, Youth and Adolescent Development Specialist del team One Unicef Response, programma UNICEF a favore dei minori stranieri non accompagnati – Si tratta di passi necessari per preparare il ragazzo al percorso di vita futuro, al pari degli altri minori”.

Per favorire l’inclusione dei minori stranieri sul territorio nazionale la normativa introduce due importanti novità: l’istituzione del tutore volontario, una figura volta ad accompagnare il minore nel suo percorso nel nostro Paese, e l’affido familiare, come possibile alternativa all’accoglienza in struttura. Il tutore diventa responsabile degli aspetti educativi, sociali, di rappresentanza del minore. È, dunque, la persona che lo accompagna nel processo di scoperta nel Paese ospitante e nell’inserimento, un fattore fondamentale anche per l’esito legale del percorso. Ricordiamo, infatti, che il minore ascoltato in Commissione territoriale per il riconoscimento della protezione dovrà dimostrare di aver avviato un percorso nel nostro Paese.

Attraverso il programma One Unicef Response, UNICEF è presente in Italia per favorire protezione e assistenza ai minori stranieri non accompagnati, a partire dalle operazioni di ricerca e soccorso in mare fino alla definizione di un percorso di inclusione. Buona parte delle attività pilota sono state implementate in Sicilia, Regione che ospita, da sola, oltre il 40% dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia. L’isola ha avviato, attraverso la collaborazione di Unicef con i Garanti Regionali ed altre realtà locali, una prima sperimentazione del modello dei tutori volontari, poi replicato in altre Regioni. Tutti i cittadini possono presentare la domanda ed esser formati per esercitare la rappresentanza legale del minore arrivato in Italia da solo e per accompagnarlo nel percorso formativo, di inserimento sociale e lavorativo. Un supporto necessario considerando che la sfida più grande riguarda in questo momento i numeri. U-Report on the Move, piattaforma on line sperimentata da UNICEF per dar voce ai minori stranieri non accompagnati, ha rilevato, tramite indagini che hanno coinvolto proprio i minori, che circa il 60% degli intervistati non conosce il proprio tutore. I volontari sono infatti ancora oggi un numero esiguo rispetto al numero di minori stranieri presenti.

Così la sfida dell’inclusione rimane aperta. Oltre alle questioni legali e relative all’inserimento nel percorso educativo e professionale che, secondo lo studio condotto dalla piattaforma, preoccupano 1 intervistato su 3, resta la questione delle relazioni sociali. Se oltre il 50% dei minori ospiti nel nostro Paese ha almeno 5 amici nel centro in cui vive, circa il 43% non ha amici italiani.

I risultati mostrano quindi come la legge Zampa rappresenti un notevole passo avanti nella visione olistica degli interventi di miglioramento dell’assistenza attraverso la definizione di nuove prassi e nuove figure volte a favorire l’inclusione del minore, ma si tratta di un percorso che va ancora messo a sistema e che richiede l’implementazione di decreti attuativi volti a risolvere nodi ancora esistenti al fine di garantire un adeguato inserimento nel contesto socio-economico di destinazione.

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