Stefano Giubboni, Professore di Diritto del Lavoro, Università di Perugia.

Épater les bourgeois … col «decreto dignità»

Stefano Giubboni analizza brevemente il “Decreto Dignità”, chiedendosi, a mo’ di divertissement, se le novità introdotte, soprattutto in tema di rapporti di lavoro temporanei, giustifichino gli allarmi sollevati da autorevoli commentatori, dalle organizzazioni imprenditoriali e dalle opposizioni politiche. La risposta – giocata sul filo dell’ironia – è negativa, visto che per certi aspetti la disciplina dei rapporti di lavoro a termine torna a somigliare a quella della legge Fornero e che l’istituto centrale del Jobs Act – il contratto a tutele crescenti – non è stato modificato nella sua sostanza.

Un nuovo pilastro europeo per i diritti sociali? Due critiche – di metodo e di merito – al social pillar di Göteborg

Stefano Giubboni si occupa del «pilastro europeo dei diritti sociali», solennemente proclamato nel recente vertice di Göteborg. Giubboni sottolinea due elementi critici. Il primo, di metodo, riguarda la natura giuridica del pilastro: come mero atto di soft law è inidoneo a promuovere una effettiva rifondazione politico-costituzionale dei diritti sociali. Il secondo, di merito, riguarda la riconfigurazione dei diritti sociali prevalentemente come strumenti di attivazione sul mercato del lavoro, a scapito della dimensione protettivo-redistributiva.

Licenziare per aumentare i profitti

Stefano Giubboni interviene nel dibattito suscitato da una recente sentenza della Corte di cassazione che ha ammesso, come valida causale di licenziamento per giustificato motivo oggettivo, la riduzione dell’organico aziendale in vista di un incremento dei profitti dell’impresa. Giubboni ricorda che non si tratta di una novità assoluta e sostiene che tale orientamento giurisprudenziale rafforza la tendenza a privilegiare, tra i presupposti che legittimano il licenziamento per motivi economici, la libertà d’impresa a scapito dell’interesse del lavoratore alla conservazione del posto.

Il disegno di legge del Governo sul lavoro autonomo non imprenditoriale

Stefano Giubboni analizza i contenuti del disegno di legge governativo in materia di lavoro autonomo non imprenditoriale, ponendone in evidenza sia punti di forza anche i limiti. I primi risiedono essenzialmente nella scelta di introdurre una disciplina di base di generale applicazione; i secondi, nella totale assenza di previsioni su aspetti di grande rilievo, come quello del giusto compenso per il prestatore d’opera, e che sono dovuti proprio alla bassa “densità regolativa” implicata dall’impianto generalista della proposta legislativa.

Le pensioni nello Stato costituzionale

Stefano Giubboni esamina la recente sentenza della Corte costituzionale sull’illegittimità del blocco della perequazione automatica delle pensioni di importo superiore a tre volte il trattamento minimo INPS. Giubboni espone le ragioni per le quali ritiene che la sentenza della Corte sia sostanzialmente coerente nelle motivazioni e giusta nelle conclusioni, oltre che in linea di continuità con la pregressa giurisprudenza. In particolare, Giubboni sostiene che una diversa tecnica decisoria avrebbe spinto la Corte sul terreno delle scelte politiche riservate al legislatore.

Il contratto a tutele crescenti e la Costituzione

Stefano Giubboni osserva che il contratto a tutele crescenti contenuto nello schema di decreto legislativo trasmesso dal Governo alle Camere il 24 dicembre, caratterizzandosi soprattutto per la riduzione delle garanzie contro i licenziamenti ingiustificati prevista per i nuovi assunti, è ben diverso da quello che era trapelato nelle prime discussioni sul Jobs Act. Partendo da queste considerazioni Giubboni sostiene che tra il contratto proposto dal governo e i principi costituzionali vi sono molteplici tensioni

La riforma infinita degli ammortizzatori sociali: premesse e promesse del Jobs Act

Stefano Giubboni analizza le prospettive del (nuovo) percorso di riforma degli ammortizzatori sociali prefigurato dal Jobs Act. Dopo aver ricordato i limiti della riforma Fornero, Giubboni sottolinea che il Jobs Act mira, da un lato, a perfezionare lo strumentario già introdotto con quella riforma e, dall’altro, a superarne i maggiori limiti. La parte più problematica riguarda questo secondo obiettivo, che impone di misurarsi con la tutela contro la disoccupazione involontaria e con il coordinamento di ammortizzatori sociali e politiche attive del lavoro.