Silvana Cirillo, docente di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, giornalista ed esperta nella comunicazione. Direttrice della Collana interdisciplinare Impronte (Bulzoni). Direttore responsabile dell’ “L’Illuminista”. Studiosa di Cesare Zavattini, ne ha curato per Bompiani l’ Opera omnia, l’Epistolario e molti dei suoi primi libri. Ha pubblicato studi monografici e saggi su scrittori fantastici e surrealisti, su A. Palazzeschi, I.Calvino, la fiaba italiana, i Futuristi, L.Malerba, A.Spinelli, gli Immaginisti. Per Donzelli ha curato Il comico nella letteratura italiana dalle origini a oggi, per Einaudi, con Gaetano Afeltra, Dal giornalismo alla letteratura; ha promosso il Comitato nazionale per le celebrazioni della nascita di Tommaso Landolfi (2007-2011). Dal 2011 pubblica: L’arte di scompigliar le carte, Bulzoni; Za l’immortale e Savinio, un temperamento aereo, Ponte Sisto; Come leggere il Novecento, Bulzoni; Sulle tracce del Surrealismo italiano, Esedra; La Grande Guerra nella letteratura e nelle arti(a c.di), Bulzoni; Roma, punto e a capo, Ponte Sisto.

Un europeista ante litteram, Alberto Savinio

Silvana Cirillo rilegge Sorte dell’Europa, splendido pamphlet scritto da Alberto Savinio nel suo studio romano mentre Altiero Spinelli, con Ernesto Rossi, elaborava a Ventotene il decalogo della futura Europa. Anche Savinio sognava un’Europa federalista ed egalitaria e ne raccontava la necessità nel suo pamphlet con richiami non soltanto alla storia ma anche alle lettere, alle arti e alla filosofia. Ad accomunarlo a Spinelli è il disegno di un’Europa laica ed egalitaria, il rifiuto del sovranismo e il progetto di un federalismo armonico.

Roma, punto e a capo

Silvana Cirillo condensa in questo articolo l’atmosfera che domina in “Roma. Punto e a capo” il libro da lei curato che è una sorta di romanzo a più mani sulla Roma degli anni successivi al dopoguerra e che comprende scritti di grandi narratori (nell’articolo Cirillo riporta passi di Flaiano, Pasolini e Parise)e di critici che quei narratori hanno studiato. Dall’articolo, e ancora più dal libro, emerge l’immagine di una città che come scrive Parise, rappresentava al meglio, quello che “gli stranieri chiamerebbero il fenomeno Italia”.