Ruggero Paladini già professore di Scienza delle Finanze alla Sapienza Università di Roma, collabora con il Nens ed è membro della redazione di Uguaglianza e Libertà

Tremate multinazionali! O forse no.

Ruggero Paladini presenta e discute l’accordo raggiunto all’ultimo G7 su un livello di imposizione fiscale minimo per le multinazionali. Paladini ritiene che si tratti di un passo in avanti rispetto ai fenomeni di concorrenza fiscale sviluppatisi in passato ma osserva che per ora l’accordo è limitato ai paesi più grandi e restano da definire molti importanti dettagli tecnici. Un rischio rilevante è che l’aliquota minima, che è molto più bassa di quella che grava sui redditi da lavoro, diventi l’aliquota normale.

Come riformare l’Irpef (seconda parte)

Ruggero Paladini prosegue la sua riflessione sulla riforma fiscale e sostiene che la struttura dell’Irpef andrebbe rivista. Il difetto principale è la forte elasticità sui redditi bassi e medi, che fa crescere troppo rapidamente il suo peso. L’alternativa è tra la riduzione di scaglioni ed aliquote e l’introduzione di una funzione continua (ogni euro uno scaglione), simile a quella esistente in Germania. Dietro questa scelta, apparentemente tecnica, si nasconde in realtà la scelta tra ridurre o mantenere, e al limite accentuare, la progressività dell’Irpef.

Come riformare l’Irpef (prima parte)

Ruggero Paladini prendendo spunto dalle audizioni parlamentari in corso sulla riforma dell’Irpef, in un articolo diviso in due parti, illustra le principali questioni. La prima è che l’Irpef, che non è mai stata un’imposta su tutti i redditi, di recente ha perso altri redditi, passati a tassazione cedolare. Ora l’alternativa è tra il ritorno ad una imposta “comprehensive” e il passaggio al c. d. sistema duale, che lascia in Irpef solo il reddito da lavoro, dipendente o autonomo. In questo caso il problema è se trattare i redditi patrimoniali con imposte reali o con un’imposta personale.

Il fisco e le disuguaglianze: a proposito di un recente libro di Saez e Zucman (seconda parte)

Ruggero Paladini continua la sua analisi del recente libro (The Triumph of Injustice) di Saez e Zucman esaminando le proposte di riforma fiscale avanzate dai due autori per il sistema statunitense: l’introduzione di un’imposta personale sui grandi patrimoni e di una nuova imposta su tutti i redditi per finanziare un sistema sanitario pubblico; la revisione della progressività dell’imposta sui redditi e la previsione di un credito di imposta sui dividendi. Paladini valuta pregi, limiti e realizzabilità di queste proposte e ne suggerisce la rilevanza per l’Europa.

Il fisco e le disuguaglianze: a proposito di un recente libro di Saez e Zucman (prima parte)

Ruggero Paladini nella prima parte di un contributo che proseguirà nel prossimo Menabò si occupa del recente libro di Saez e Zucman, concentrandosi sulla tesi secondo cui negli scorsi decenni in USA all’1% più ricco sarebbe andata un quota crescente non solo del reddito lordo ma anche di quello al netto delle tasse. Quest’ultima tesi è al centro di accesi dibattiti e di recente ha attirato anche l’attenzione dell’Economist. Paladini illustra i problemi da affrontare, tra cui quello della determinazione dell’incidenza delle imposte, e fornisce una valutazione articolata della tesi di Saez e Zucman.

Progressività e redistribuzione negli USA

Ruggero Paladini mette in evidenza come in seguito al crescere delle disuguaglianze di reddito e di ricchezza negli Stati Uniti stia tornando al centro del dibattito politico il tema dell’uso delle imposte a fini redistributivi. Esempi paradigmatici sono le proposte di Alexandria Ocasio-Cortez di alzare al 70% l’aliquota dell’imposta personale sui redditi sopra i 10 milioni di dollari e di Elisabeth Warren di introdurre un’imposta federale su patrimoni maggiori di 50 milioni, con un’aliquota pari al 2%. Paladini illustra e valuta criticamente tali proposte.

Flat tax. Alcune note da tenere a mente

Ruggero Paladini si occupa della proposta di introduzione in Italia di una flat tax. Paladini pur riconoscendo che l’Irpef come è oggi strutturata presenta diversi limiti, sostiene che la flat tax non costituisce un valido antidoto. Tra i problemi che essa pone spicca la gigantesca redistribuzione di reddito a favore del decile più elevato dei contribuenti. Paladini ritiene che sarebbe desiderabile ridurre la pressione tributaria sui redditi medio-bassi, introdurre una misura unica di spesa per i figli e aumentare l’aliquota marginale sui redditi più elevati.

Trump tax reform

Ruggero Paladini descrive le principali caratteristiche della riforma fiscale proposta di recente da Trump e ricorda, in particolare, che essa interessa la tassazione personale e quella societaria e che prevede anche l’abolizione dell’imposta di successione. Paladini osserva che nonostante la riforma avvantaggi i più ricchi, in particolare, l’1% e ancor più lo 0,1% al top, acuendo ulteriormente le già elevate disuguaglianze, il consenso che si sta creando attorno ad essa è molto esteso.

Ultimi spiccioli di concorrenza fiscale: neo residenti ed ex residenti super-ricchi

Ruggero Paladini si occupa dell’imposta sostitutiva dell’IRPEF introdotta con la legge di bilancio del 2017 per gli High net worth individuals (cioè per le persone con una grande ricchezza) che decidessero di trasferire la propria residenza in Italia e che prevede il pagamento forfettario di 100.000 euro. Paladini inquadra questo provvedimento all’interno della concorrenza fiscale in atto anche all’interno della Unione Europea, illustra le singolarità del provvedimento e spiega perché esso non possa considerarsi una forma ragionevole di concorrenza fiscale.

Più o meno equo? Il sistema fiscale dopo la detassazione dei premi di produttività e dei fringe benefit

Ruggero Paladini si occupa delle agevolazioni fiscali previste dalla legge di stabilità per i premi di produttività e per i fringe benefit. Dopo avere illustrato queste agevolazioni, Paladini ne esamina le conseguenze, sostenendo che esse favoriranno soprattutto i datori di lavoro privati e che nel complesso il sistema fiscale diverrà meno equo. Paladini conclude indicando un metodo alternativo per raggiungere l’obiettivo di sottrarre specifiche forme di retribuzione alle alte aliquote marginali.