Roberto Tamborini è professore di Economia nell'Università di Trento

Lo spettro della stagflazione, con o senza stretta monetaria

Roberto Tamborini di fronte alle persistenti tendenze verso una elevata inflazione riflette sulle analogie tra lo spettro della “stagflazione” di oggi e quella degli anni Settanta traendone, pur nella consapevolezza che la Storia non si ripete mai in modo uguale, due conclusioni. La prima è che l’inflazione creata dalle materie prime importate riduce i consumi e la produzione anche senza una stretta monetaria. La seconda è che la prudenza della Banca centrale europea è giustificata, almeno per ora.

Come riformare le regole europee

Andrea Boitani e Roberto Tamborini sostengono che è necessario riformare le regole fiscali europee prima che si torni ad applicare le vecchie. Nate quando l’efficacia macroeconomica delle politiche di bilancio e gli spillover tra paesi erano sottovalutati, quelle regole sono rimaste pro-cicliche e di difficile attuazione. Boitani e Tamborini ne propongono una profonda revisione basata su tre pilastri e sottolineano che le scelte politiche spettano alle istituzioni politiche, fuori da illusori automatismi.

Economia e pandemia: tra cadute e rimbalzi a che punto siamo?

Roberto Tamborini osservando che c’è euforia per la ripresa della crescita e preoccupazione per la ripresa dell’inflazione si chiede se questi sentimenti siano giustificati. Gli esperti avvertono che crescita del PIL e dell’inflazione sono, entrambi, “rimbalzi”. Tamborini ricorda che occorre osservare l’andamento del PIL e dei prezzi su un periodo sufficientemente lungo per capire quanto è alto il rimbalzo, a che livello porta rispetto al passato, e, con qualche estrapolazione, guardare anche al futuro.

Il terribile calcolo che nessun vuol fare (ad alta voce)

Roberto Tamborini muove dalla considerazione che è ripresa, anche in modo impetuoso, la contrapposizione tra “aperturisti” e “rigoristi” delle disposizioni anti-Covid. Tutti i governi democratici hanno dovuto affrontare il terribile calcolo del valore della vita umana. Tuttavia gli “aperturisti” evitano di porsi la domanda: “quante vite vale una chiusura in meno?” Tamborini sostiene che al di là di accuse di immoralità o incoscienza occorre confrontarsi sul terreno di questo “terribile calcolo”.

Chi ha la visione che non c’è?

Roberto Tamborini osserva che nel dibattito sul Piano di Ripresa e Resilienza risuona l’allarme della “visione che non c’è” nel governo e nella politica e ritiene che una visione del modello di sviluppo in realtà non esista più da tempo. Tamborini sostiene che il problema ha radici nella società civile, mentre troppa enfasi viene posta sulle colpe della “politica” e mette in guardia contro tre errori che, ignorando le conseguenze della pandemia e della risposta europea, rischiano di condizionare le scelte politiche.

L’Europa sonnambula

Roberto Tamborini parte dalla considerazione che la crisi del decennio scorso è stata un’occasione persa per creare un’Europa migliore e sostiene che oggi non si tratta di organizzare aiuti umanitari per questo o quel paese. Secondo Tamborini, non basta accontentarsi di qualche miglioramento rispetto agli errori della crisi precedente. Occorre un europeismo esigente, impiantare il seme, seppur piccolo, di un lungamente (dis)atteso cambio di natura più genuinamente europeo.

Adam Smith capovolto. Potere economico e benevolenza

Roberto Tamborini riflette sul rapporto tra libero mercato, potere e diritti, partendo dalla nota affermazione di Adam Smith secondo cui il libero mercato assicura il benessere sociale senza che sia necessaria la benevolenza di chi opera in esso. Tamborini sostiene che le condizioni per la validità di questa affermazione mancano, soprattutto a causa della concentrazione del potere economico e finanziario, che diviene anche politico, e che esiste una tensione tra libero mercato e diritti da affrontare sul piano politico-istituzionale.

Il populismo finanziario in Germania

Roberto Tamborini sostiene che l’attacco del gotha della finanza tedesca contro le nuove misure espansive della BCE, e la persona di Draghi, prova che non sono populiste solo le destre e sinistre antisistema. Quell’attacco cavalca le paure di un paese con sempre più pensionandi e pensionati e, inoltre, la pretesa di assicurare elevate rendite finanziarie nelle attuali condizioni economiche è incompatibile coi princìpi di politica monetaria seguiti da tutte le banche centrali. Tirare la BCE per la giacchetta in nome di un presunto interesse generale europeo è sterile e puerile.

Caro Roberto, caro Michele: Salvati e Tamborini dialogano su adattamento e mutamento del capitalismo

Sullo scorso numero del Menabò, Roberto Tamborini, prendendo spunto critico da un articolo di Michele Salvati, ha sostenuto la necessità, per la sinistra riformatrice, di passare dall’ “adattamento” al capitalismo odierno alla sua “mutazione” per renderlo equo e sostenibile. Dopo la pubblicazione dell’articolo, Salvati e Tamborini hanno avuto uno scambio epistolare (digitale) e lo hanno proposto al Menabò, che è lieto di pubblicarlo nella sua forma originaria soprattutto perché può contribuire non poco a formarsi un’idea più precisa su un tema così rilevante.

Dall’adattamento alla mutazione. Una nuova strategia riformatrice

Roberto Tamborini prende spunto da un recente articolo di Michele Salvati che indica a modello i paesi in grado di adattare l’economia al nuovo capitalismo, coltivando settori avanzati di successo e assicurando una crescita del reddito in grado di sostenere il Welfare State. Tamborini critica questa visione “distopica” e sostiene che è invece necessario mutare direttamente le forze di mercato, ricostruendo un capitalismo socialmente equo, progressivo, sostenibile, come fu fatto dopo la seconda Guerra mondiale.