Dal 2001 lavora presso l'Università dell'Aquila, dove attualmente insegna Microeconomia e Economia Industriale. I suoi principali ambiti di ricerca riguardano la dinamica industriale, l'innovazione tecnologica, complessità ed organizzazioni, l'economia ambientale e la macro-economia evolutiva. E' stato consigliere presso il CUN ed ha scritto diversi contributi sullo stato dell'università in Italia, in particolare riguardo la valutazione della ricerca.

L’Italia ha bisogno di sentire “qualcosa di sinistra”

Marco Valente analizza alcune delle principali iniziative di politica economica attuate dal governo Renzi e sostiene che esse sono non solo estranee alla tradizione politica dei partiti di sinistra ma anche basate su una prospettiva teorica del funzionamento dell’economia obsoleta e screditata. La conclusione di Valente è che quelle iniziative non sono in grado di far fronte ai problemi per i quali sono state adottate e, al contrario, rischiano di aggravarli se non verranno sostituite da azioni politiche “di sinistra”.

Crisi finanziaria e Brexit: la lezione mancante degli economisti

Marco Valente sostiene che un concetto economico molto importante e sottovalutato è quello di esternalità, cioè degli effetti che gli scambi di mercato producono su chi non partecipa a quegli scambi. Valente sostiene che le implicazioni di questa sottovalutazione sono pervasive e da essa dipenderebbero fenomeni così diversi come la crisi finanziaria e Brexit, il cui esito si può ricondurre proprio a un calcolo dei costi e benefici dell’adesione all’Unione Europea che non tiene conto delle esternalità positive che ne deriverebbero.

“Il Mercato e l’Università (orgogliosamente) pubblica”: un commento all’articolo di L. Marattin

Marco Valente discute l’articolo pubblicato da Marattin sullo scorso numero del Menabò nel quale si proponeva l’uscita dell’Università dalla Pubblica Amministrazione per migliorarne l’efficienza e per ridurre il potere accademico. Valente contesta il fondamento teorico della proposta, sostenendo, in particolare, che l’ipotesi di superiorità del mercato nel caso dei servizi offerti dalle università non è giustificata dalla teoria. Inoltre, egli avanza proposte alternative che considera più pragmatiche e in grado di assicurare gli stessi obiettivi.