Fabrizio Patriarca è Assegnista di Ricerca in Politica Economica all'Università di Roma Tre e tiene corsi docente alla LUISS, e all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Si occupa prevalentemente delle relazioni tra crescita economica e distribuzione del reddito. E’ stato responsabile Enti Locali del PD Lazio

Moonlighting Politicians: la deludente discesa in campo della Società Civile nella Seconda Repubblica

Fabrizio Patriarca esamina un recente articolo di Akcigit, Baslandze e Lotti sulle connessioni tra politici e imprese in Italia. Patriarca, dopo aver messo in luce i pregi del lavoro, che fa uso di molteplici e originali banche dati, e averne illustrato le tesi sugli effetti negativi di tali connessioni, si sofferma sul diffuso fenomeno dei dipendenti-politici e sui vantaggi che questi ultimi portano alle imprese e a se stessi come lavoratori, proponendo anche un’ulteriore spiegazione di questo fenomeno rispetto a quella contenuta nell’articolo.

Triangoli e rettangoli: teoria e mitologia della contrattazione decentrata

Fabrizio Patriarca, intervenendo nel dibattito sull’opportunità di differenziare i salari a livello territoriale, tra Nord e Sud, richiama l’attenzione su diversi problemi analitici che occorre superare per giungere alla conclusione che tale differenziazione produrrà effetti benefici per il Mezzogiorno. In ogni caso, Patriarca sostiene che anche qualora tali effetti si verifichino, è elevato il rischio che il monte salari dei lavoratori del Sud diminuisca e il beneficio sia soltanto delle imprese.

Alcune FAQ sul voto del 4 Marzo

Eugenio Levi e Fabrizio Patriarca cercano di chiarire alcuni punti della legge elettorale con lo scopo di aiutare l’elettore a capire quale sarà l’effetto del proprio voto sulla rappresentanza parlamentare. In particolare, si soffermano sulla corrispondenza fra il voto ad una lista plurinominale e l’elezione di parlamentari di quella lista, sul peso relativo del maggioritario e del proporzionale, sul ruolo della residenza geografica e sottolineano con preoccupazione gli effetti che l’ambiguità della legge elettorale su questi punti sta avendo sulla campagna elettorale.

L’economia del mondo di mezzo

Roma, 16 Marzo 2017, Processo per Mafia Capitale, Salvatore Buzzi: “Signor presidente, col controesame io voglio dà una mano alla lotta alla corruzione in questo paese”. La Capitale è stata appena investita da un’ondata di vicende giudiziarie, Fabrizio Patriarca esaminando il materiale processuale prodotto da queste vicende, propone un’analisi economica del mondo di mezzo, inteso non come un magma piratesco e romanzabile che si muove tra potere e cittadini, ma come il complesso di istituzioni formali e non che regolano in Italia il rapporto tra pubblico e privato.

Decreto Poletti, Jobs Act e esoneri contributivi: cosa è cambiato nel mercato del lavoro italiano?

Fabrizio Patriarca e Riccardo Tilli valutano se il Jobs Act, in particolare con l’introduzione del contratto a tutele crescenti, abbia ridotto il ricorso al lavoro a termine da parte delle imprese. Sulla base dei dati disponibili, Tilli e Patriarca mostrano come l’obiettivo della riduzione del lavoro a tempo determinato sia stato disatteso a causa degli effetti di un’altra riforma, il cosiddetto “Decreto Poletti”, che a marzo 2014 ha liberalizzato ulteriormente l’uso dei contratti a termine, in contrasto con gli obiettivi del Jobs Act.

Il voto a Roma: dualismo centro- periferia o fine del voto interclassista? (seconda parte)

Eugenio Levi e Fabrizio Patriarca nella seconda parte della loro analisi del voto a Roma, utilizzando anche dati socio-economici e territoriali distinti per Municipio, individuano le aree della città e i gruppi sociali decisivi per i risultati dei diversi schieramenti. Esaminano, poi, i dati aggregati sulle preferenze e concludono che il bipolarismo “politico” tramonta mentre si consolida una polarizzazione “sociale” che non corrisponde all’asse destra-sinistra e che, esprimendosi direttamente nel voto, è tutt’altro che “apolitica”.

Il voto a Roma: dualismo centro-periferia o fine del bipolarismo interclassista? (prima parte)

Eugenio Levi e Fabrizio Patriarca, in un articolo di cui in questo numero pubblichiamo la prima parte, esaminano a fondo i risultati elettorali di Roma con lo scopo principale di verificare se la diffusa interpretazione basata sul dualismo tra centro e periferia sia fondata. I due autori, utilizzando anche dati socio-economici e territoriali distinti per Municipio, individuano le aree della città e i gruppi sociali decisivi per i risultati dei diversi schieramenti e sottolineano alcune novità, in particolare l’apparente venir meno del profilo interclassista dei due poli.

I tabù europei e la creatività dei grigi burocrati

Fabrizio Patriarca esamina alcune proposte emerse di recente nell’ambito del progetto di completamento dell’Unione Economica e Monetaria e da esse trae spunto per sostenere che contrariamente a un diffuso luogo comune i “grigi burocrati” di Bruxelles e Francoforte sono in realtà dotati di notevole creatività. Essi, infatti, ad avviso di Patriarca trovano soluzioni creative in grado di mediare tra posizioni diverse senza toccare i “tabù” che sono all’origine di quelle divisioni. Però, le conseguenze di questa creatività sono spesso molto negative.

Non è così semplice. I dati sull’occupazione e le riforme del governo

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano commentano i dati apparentemente molto favorevoli sulle nuove assunzioni a tempo indeterminato recentemente forniti dall’INPS e dal Ministero del Lavoro e sottolineano che l’interpretazione delle tendenze in atto e del ruolo giocato dalle riforme è in realtà molto complessa. Un’attenta lettura dei dati porta Patriarca e Raitano a ridimensionare notevolmente il numero di contratti che corrisponderebbero effettivamente a nuova occupazione e a sostenere che se i dati fossero confermati il costo della creazione di nuovi posti di lavoro attraverso gli sgravi contributivi sarebbe esorbitante

Nelle pieghe del Jobs Act: sgravi fiscali, occupazione e oneri per il bilancio pubblico

Fabrizio Patriarca e Michele Raitano illustrano la norma che ha introdotto gli sgravi contributivi per le imprese che assumono con contratti a tempo indeterminato e ne valutano gli effetti sia sulle convenienze delle imprese a sostituire contratti atipici con contratti a tutele crescenti sia sul bilancio pubblico. Le loro conclusioni sono che per parte dei lavoratori il miglioramento della forma contrattuale potrebbe rivelarsi di breve periodo e che la creazione di nuova occupazione potrebbe essere molto onerosa per il bilancio pubblico.