Economista del lavoro, primo ricercatore ISTAT, Servizio lavoro istruzione e formazione. Ha curato per oltre 10 anni l'indagine Plus

Vizi e virtù digitali

Emiliano Mandrone richiama l’attenzione sulle opportunità e le insidie che si accompagnano ai nuovi traguardi raggiunti dalla scienza e sostiene che per comprendere i nuovi fenomeni e le relazioni cui daranno luogo le categorie del passato dovranno essere aggiornate, altre dovranno essere create, altre ancora verranno da se. Per barcamenarsi in ambiti complessi, più che complicati strumenti di navigazione, sarà utile tenere a mente la Storia per evitare di ripetere gli errori più gravi del passato.

Le conseguenze del talento apparente

Emiliano Mandrone e Leonardo Proeitti Pannunzi affrontano la questione della formazione del capitale umano partendo dalle abilità e talenti posseduti a 13 anni. Dopo aver osservano che molte di queste attitudini vanno perse tra coloro che provengono dalle famiglie più povere, Mandrone e Proietti Pannunzi sottolineano che questa non è soltanto una forma di disuguaglianza ma anche un grande spreco per il Paese e concludono che per porvi rimedio occorre investire nell’istruzione soprattutto di chi proviene da un retroterra familiare e sociale debole.

La Ricerca Generativa

Emiliano Mandrone ricorda che, mentre l’Italia, come co-presidente di turno dell’U.E., dedica l’anno 2014 al “ricercatore”, i dati sulla ricerca, sull’università e, più in generale, sulla cultura sono, nel nostro paese, disarmanti. Mettendo il luce le debolezze della nostra capacità di offrire e di domandare competenze tecniche, culturali e artistiche, Mandrone sostiene che tra investimenti in conoscenza e performance economiche c’è un rapporto proporzionale. La Ricerca sociale dovrebbe rappresentare lo strumento di navigazione dell’azione politica come la ricerca scientifica rappresenta il driver del progresso tecnologico, invece…