Edoardo Di Porto è Professore Associato di Politica Economica presso la Federico II di Napoli, fellow del Center for Studies in Economics and Finance (CSEF) e ricercatore affiliato presso Uppsala Center for Fiscal Studies (UCFS). Attualmente in aspettativa è dirigente presso la Direzione Centrale Studi e Ricerche (DCRS) INPS dove si occupa attivamente del programma VisitInps Scholars.

Come è cambiata nel tempo la geografia dei lavoratori super-ricchi?

Alessandra Casarico, Edoardo Di Porto, Salvatore Lattanzio e Paolo Naticchioni si occupano di top earner, i lavoratori che percepiscono super-stipendi. Utilizzando i dati INPS relativi ai lavoratori dipendenti del settore privato, gli autori mostrano come la quota di top earner in Italia sia concentrata al Nord e nella finanza. Disuguaglianze geografiche sono presenti anche nel numero di imprese che impiegano questo gruppo di lavoratori, contribuendo ad ampliare i divari territoriali nel nostro paese.

Benefici pubblici nell’utilizzo dei dati personali: il caso delle visite medico fiscali

Edoardo Di Porto e Paolo Naticchioni valutano le conseguenze economiche dello spegnimento, per ragioni di tutela dei dati personali, del modello di data mining SAVIO utilizzato dall’INPS per indirizzare le visite medico-fiscali allo scopo di contrastare l’assenteismo. I due autori mostrano che spegnere SAVIO ha ridotto di molto l’efficacia delle visite e che ripristinarne la funzionalità consentirebbe alla collettività di risparmiare circa 8 milioni di euro l’anno. Questo tipo di analisi può consentire una valutazione più completa per il decisore pubblico dei costi e benefici della tutela dei dati personali.

Valutare le riforme con la felicità

Vincenzo Carrieri e Edoardo Di Porto prendono spunto da una dichiarazione del Ministro Di Maio secondo cui la felicità dovrebbe essere il criterio più importante per la valutazione delle politiche pubbliche e, sintetizzando i principali risultati della happiness economics, si chiedono se l’attuazione di alcuni punti chiave del contratto di governo sia in grado di rendere effettivamente i cittadini più felici e se la valutazione delle riforme possa basarsi esclusivamente sugli indicatori di benessere soggettivo e non anche su quelli economici più tradizionali.