Dario Guarascio è ricercatore e responsabile della struttura "Strumenti e metodologie per le competenze e le transizioni" presso l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). In precedenza, è stato assegnista presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I suoi interessi di ricerca riguardano l'economia dell'innovazione, la politica industriale, l’economia europea ed il mercato del lavoro.

Industria 4.0

Dario Guarascio dà conto di un recente seminario svoltosi alla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma su Industria 4.0 e sulle politiche che il governo italiano intende adottare per mettere a frutto le potenzialità della digitalizzazione della produzione in cui largamente consiste Industria 4.0. Guarascio dopo essersi interrogato sul carattere “rivoluzionario” di Industria 4.0 ricostruisce la strategia del governo e sintetizza le diverse valutazioni su tale strategia emerse durante il seminario.

Misurare i benefici della prevenzione da rischio sismico

Dario Guarascio si occupa delle modalità di misurazione dei benefici e costi della prevenzione dei rischi sismici e sintetizza i risultati di uno studio che, basandosi su dati ufficiali, le ha applicate al terremoto del 2009 a l’Aquila. Guarascio mostra la netta preferibilità economica della prevenzione e sostiene che procedure relativamente semplici come quelle indicate (ed implementate con dati di cui lo Stato dispone) potrebbero condurre a interventi in grado di minimizzare le conseguenze dannose dei terremoti

Il public procurement come strumento di politica industriale in tempi di crisi

Francesco Crespi e Dario Guarascio ricordano che il public procurement può incidere,agendo dal lato della domanda, sia sui livelli di attività sia sulla composizione della struttura produttiva e mostrano che mentre Usae Giappone lo hanno largamente usato in funzione anticiclica – e, specialmente gli Usa, lo hanno indirizzato verso la produzione nazionale – nell’UE gli acquisti pubblicisono diminuiti durante la crisi. Riflettendo su queste evidenze gli autori sostengono che l’UE dovrebbe fare un uso strategico del public procurement.