Dario Guarascio è ricercatore e responsabile della struttura "Strumenti e metodologie per le competenze e le transizioni" presso l'Istituto Nazionale per l'Analisi delle Politiche Pubbliche (INAPP). In precedenza, è stato assegnista presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. I suoi interessi di ricerca riguardano l'economia dell'innovazione, la politica industriale, l’economia europea ed il mercato del lavoro.

Sarà un robot (o un computer) che ci sostituirà? Un’analisi della relazione tra dinamica occupazionale e routinarietà delle mansioni

Valentina Gualtieri, Dario Guarascio e Roberto Quaranta analizzano la relazione tra dinamica occupazionale delle diverse professioni, natura delle mansioni intesa come loro maggiore o minore ‘routinarietà’ e andamento economico dei settori nei quali si distribuiscono le diverse professioni. Utilizzando provenienti da Istat, Inapp e dal database AIDA bureau Van Dijk, gli autori mostrano che le professioni caratterizzate da una prevalenza di mansioni routinarie tendono a essere penalizzate in termini di dinamica occupazionale.

Troppa flessibilità del lavoro fa male all’innovazione?

Armanda Cetrulo, Valeria Cirillo e Dario Guarascio esaminano il rapporto tra flessibilità del lavoro e innovazioni e sostengono che la prima può ostacolare le seconde. A tal riguardo, essi mettono in luce il ruolo che, in alcuni regimi tecnologici, può svolgere la conoscenza specifica dei lavoratori all’interno delle imprese e delle industrie. Richiamando i risultati di un recente studio sull’innovazione nelle industrie europee gli autori mettono in evidenza, in particolare, una relazione negativa tra uso intenso di lavoro temporaneo e innovazione di prodotto.

La crisi dell’Unione Monetaria e le relazioni centro-periferia in Europa

Giuseppe Celi, Andrea Ginzburg, Dario Guarascio e Anna Maria Simonazzi presentano un sintesi del loro recente libro “Crisis in the European Monetary Union. A core-periphery perspective” dove propongono una lettura di lungo periodo dei problemi dell’Europa. In particolare, essi danno conto del processo di polarizzazione in atto che vede, da un lato, un ‘centro’ forte (la Germania) e, dall’altro, due ‘periferie’ eterogenee ma dipendenti dal medesimo centro (il Sud e l’Est Europa). Nelle conclusioni gli autori indicano la strada da percorre per rinnovare le politiche europee.

Cambiamento tecnologico, mansioni e occupazione

Roberto Quaranta, Valentina Gualtieri e Dario Guarascio si occupano del rapporto tra cambiamento tecnologico, mansioni, e occupazione in Italia e nel Mezzogiorno. Gli autori classificano le mansioni in base al loro grado di routinarietà (connessa ad attività manuali) e di non-routinarietà (legata ad attività di natura cognitiva) ed esaminando le 20 professioni che nel periodo 2011-2016 hanno subito le maggiori variazioni in aumento o diminuzione, concludono che vi sono rilevanti interazioni tra l’andamento dell’occupazione ed il grado di routinarietà della mansioni.

Fuori dal tunnel? Cosa si nasconde nelle pieghe della ripresa dell’economia italiana

Marco Centra e Dario Guarascio analizzano i recenti dati macroeconomici che segnalano una ripresa dell’economia italiana. Mettendo a confronto Pil, occupazione, ore lavorate, salari, produttività e contratti di lavoro,Centra e Guarascio individuano, però, alcune fragilità strutturali che consigliano grande cautela nel valutare l’attuale fase di ripresa. In particolare, Centra e Guarascio temono che tali fragilità pongano in modo durevole l’economia italiana su una traiettoria di “poor o precarious-job growth” piuttosto che di “jobless growth”.

Uber: non solo taxi. La forza destabilizzante di una piattaforma

Dario Guarascio dopo una breve ricostruzione delle origini e le tappe salienti dello sviluppo di Uber, esamina l’impatto che sta avendo sul funzionamento dei mercati e delle istituzioni e sui rapporti di lavoro. Guarascio mostra che Uber, al pari di imprese che hanno come asset chiave del loro processo produttivo i Big Data, opera in una sorta di “terra di nessuno”, in continua ridefinizione, per la tendenza a oltrepassare i limiti della regolamentazione in materia di privacy, rapporti di lavoro e compliance fiscale.

Armi di distruzione (matematica) di massa

Dario Guarascio legge Weapons of Math Destruction di Cathy O’Neil che illustra come algoritmi e Big data favoriscano le disuguaglianze e mettano a rischio la democrazia americana. O’Neil fornisce un’inquietante panoramica di queste armi di distruzione (matematica) di massa e mostra come il perpetuarsi di disuguaglianze ed esclusione sociale abbia un contraltare tecnico nella pervasività degli algoritmi in tutti gli ambiti rilevanti della vita sociale: finanza, scuola, assicurazioni sanitarie e previdenziali, ricerca di lavoro, relazioni con l’amministrazione pubblica.

Industria 4.0

Dario Guarascio dà conto di un recente seminario svoltosi alla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma su Industria 4.0 e sulle politiche che il governo italiano intende adottare per mettere a frutto le potenzialità della digitalizzazione della produzione in cui largamente consiste Industria 4.0. Guarascio dopo essersi interrogato sul carattere “rivoluzionario” di Industria 4.0 ricostruisce la strategia del governo e sintetizza le diverse valutazioni su tale strategia emerse durante il seminario.

Misurare i benefici della prevenzione da rischio sismico

Dario Guarascio si occupa delle modalità di misurazione dei benefici e costi della prevenzione dei rischi sismici e sintetizza i risultati di uno studio che, basandosi su dati ufficiali, le ha applicate al terremoto del 2009 a l’Aquila. Guarascio mostra la netta preferibilità economica della prevenzione e sostiene che procedure relativamente semplici come quelle indicate (ed implementate con dati di cui lo Stato dispone) potrebbero condurre a interventi in grado di minimizzare le conseguenze dannose dei terremoti

Il public procurement come strumento di politica industriale in tempi di crisi

Francesco Crespi e Dario Guarascio ricordano che il public procurement può incidere,agendo dal lato della domanda, sia sui livelli di attività sia sulla composizione della struttura produttiva e mostrano che mentre Usae Giappone lo hanno largamente usato in funzione anticiclica – e, specialmente gli Usa, lo hanno indirizzato verso la produzione nazionale – nell’UE gli acquisti pubblicisono diminuiti durante la crisi. Riflettendo su queste evidenze gli autori sostengono che l’UE dovrebbe fare un uso strategico del public procurement.