Civil Servant è un allievo di Federico Caffè che ha sempre lavorato per le istituzioni pubbliche e nel mondo della ricerca economica

Contro il tassapiattismo

Civil Servant sostiene che la flat tax è una formula generica che, nella migliore delle ipotesi, potrebbe portare solo a cambiamenti di facciata e ad una complicazione del sistema fiscale e, nella peggiore, potrebbe pregiudicare la capacità dello stato di perequare i redditi e di attenuare le fluttuazioni cicliche dell’economia. Peraltro, ai contribuenti converrebbe una tassazione con poche aliquote nei periodi di crescita, mentre in recessione un’imposta progressiva attenua la perdita di reddito disponibile.

La politica economica degli equilibristi ed illusionisti

Civil Servant si occupa delle critiche rivolte ai provvedimenti che anticipano l’età della pensione e garantiscono sussidi ai meno abbienti, sostenendo che tali critiche si basano largamente su modelli teorici ed empirici discutibili, in cui il principale freno allo sviluppo è rappresentato dalla disponibilità di forza lavoro. Secondo Civil Servant questa ipotesi è infondata in base all’esperienza storica e non considera il rischio concreto che nei prossimi decenni la tecnologia sostituisca gran parte del lavoro umano.

Pensioni e illusioni

Civil servant ricorda le modalità di funzionamento dei sistemi previdenziali e chiarisce che provvedimenti come “quota 100” non possono che ridurre gli assegni mensili di chi, anticipando il pensionamento, avrà più anni di riposo. Civil servant sottolinea che si tratta non di una penalizzazione ma di una diversa distribuzione temporale delle risorse disponibili e stima per ogni anno di anticipo l’assegno mensile subirà una riduzione tra il 4% e il 5% che può arrivare al 7,5% se si considera la perdita rispetto alla pensione che spetterebbe versando un anno in più di contributi.

A qualcuno piace austero

Civil servant richiama l’attenzione su una singolare pratica per calcolare il rapporto tra deficit e Pil portata alla luce dall’ultima Nota di Aggiornamento del DEF. Per effetto di tale pratica, da anni le previsioni del governo tendono ad ampificare il deficit quando le manovre sono espansive e a ridurlo nel caso opposto. Civil servant sostiene che questa pratica incoraggia le politiche di austerità e che il rapporto deficit-Pil stimato per il prossimo triennio dovrebbe essere ridotto di almeno un paio di decimali l’anno.

Lo chiamavano Dignità

Civil Servant sostiene che l’apprezzabile obiettivo del “Decreto Dignità” di ridurre la precarietà del lavoro difficilmente verrà raggiunto con gli strumenti previsti. A suo parere, in tutte le economie, l’incertezza sulla domanda e sulla tecnologia richiede una quota di lavoro precario, che è tanto maggiore quanto più le imprese sono di piccole dimensioni. Pertanto, solo stabilizzando le prospettive di crescita e favorendo l’aggregazione delle imprese si può incentivare l’occupazione permanente. Inoltre, la flat tax potrebbe contribuire a polverizzare il tessuto produttivo e a rendere precarie molte figure professionali.

Il Pil non è roba da ricchi

Civil Servant richiama la nostra attenzione sul fatto che la maggior parte degli introiti dei super-ricchi, che vivono dei proventi del proprio patrimonio, non entrano nel Pil. Partendo dalla considerazione che negli ultimi due decenni la ricchezza del pianeta è aumenta a ritmi circa 3 volte superiori a quelli del Pil, Civil Servant sostiene che ciò ha indubbiamente contribuito ad allargare la forbice tra ricchi e poveri, e probabilmente ha anche declassato il Pil a misura del tenore di vita di una parte soltanto della società, i meno abbienti.

C’è un mucchio di debiti sotto il tappeto tedesco

Civil Servant ci informa che un fantasma si aggira per l’Europa: i debiti delle società controllate dai governi, ma non contabilizzati nei bilanci pubblici e mostra che se si tenesse conto anche di queste passività “potenziali”, l’indebitamento pubblico complessivo di Germania e Olanda risulterebbe simile a quello italiano. Civil Servant sostiene che si tratta di un’inspiegabile falla nelle regole fiscali europee ma osserva anche che essa toglie ogni alibi ai governi che intendessero davvero rilanciare gli investimenti.

Premio o dono?

Civil Servant si occupa delle assicurazioni private contro i disastri naturali e sottolinea che esse, richiedendo ingenti fondi di riserva, rendono necessario che lo stato svolga il ruolo di riassicuratore di ultima istanza, imponendo costi a carico della collettività. Civil servant si chiede se non siano più efficienti incentivi fiscali e finanziamenti per la messa in sicurezza di abitazioni e infrastrutture che, per essere atti di solidarietà senza contropartite, potrebbero anche consolidare la coesione sociale di una comunità

Quando il gioco non vale lo scontrino

Civil servant esamina l’idea, riproposta di recente in ambito governativo, di lanciare una lotteria abbinata all’emissione degli scontrini fiscali per combattere l’evasione. Civil servant sostiene che, malgrado le apparenze, non si tratta di una buona idea. Infatti, a seconda di come si organizza la lotteria, può essere incoraggiata l’emissione di scontrini di importo molto inferiore al valore delle transazioni effettive oppure occorre prevedere premi di importo simile a quello dei tributi che si riuscirebbe a recuperare.

Gli incentivi che non incentivano

Civil Servant, riferendosi alla decontribuzione attuata con il Jobs Act, parte dalla considerazione che gli incentivi all’occupazione hanno dato risultati abbastanza modesti pur costando molto e sostiene che gli sgravi temporanei influiscono poco sulle decisioni delle imprese di espandersi perché queste dipendono dalla prospettive di lungo periodo. Quindi, secondo Civil Servant, gli incentivi dovrebbero concentrarsi sulle imprese in procinto ampliare la propria dimensione e quel che conta non è la loro generosità ma piuttosto la loro “qualità”.