Civil Servant è un allievo di Federico Caffè che ha sempre lavorato per le istituzioni pubbliche e nel mondo della ricerca economica

A qualcuno piace austero

Civil servant richiama l’attenzione su una singolare pratica per calcolare il rapporto tra deficit e Pil portata alla luce dall’ultima Nota di Aggiornamento del DEF. Per effetto di tale pratica, da anni le previsioni del governo tendono ad ampificare il deficit quando le manovre sono espansive e a ridurlo nel caso opposto. Civil servant sostiene che questa pratica incoraggia le politiche di austerità e che il rapporto deficit-Pil stimato per il prossimo triennio dovrebbe essere ridotto di almeno un paio di decimali l’anno.

Lo chiamavano Dignità

Civil Servant sostiene che l’apprezzabile obiettivo del “Decreto Dignità” di ridurre la precarietà del lavoro difficilmente verrà raggiunto con gli strumenti previsti. A suo parere, in tutte le economie, l’incertezza sulla domanda e sulla tecnologia richiede una quota di lavoro precario, che è tanto maggiore quanto più le imprese sono di piccole dimensioni. Pertanto, solo stabilizzando le prospettive di crescita e favorendo l’aggregazione delle imprese si può incentivare l’occupazione permanente. Inoltre, la flat tax potrebbe contribuire a polverizzare il tessuto produttivo e a rendere precarie molte figure professionali.

Il Pil non è roba da ricchi

Civil Servant richiama la nostra attenzione sul fatto che la maggior parte degli introiti dei super-ricchi, che vivono dei proventi del proprio patrimonio, non entrano nel Pil. Partendo dalla considerazione che negli ultimi due decenni la ricchezza del pianeta è aumenta a ritmi circa 3 volte superiori a quelli del Pil, Civil Servant sostiene che ciò ha indubbiamente contribuito ad allargare la forbice tra ricchi e poveri, e probabilmente ha anche declassato il Pil a misura del tenore di vita di una parte soltanto della società, i meno abbienti.

C’è un mucchio di debiti sotto il tappeto tedesco

Civil Servant ci informa che un fantasma si aggira per l’Europa: i debiti delle società controllate dai governi, ma non contabilizzati nei bilanci pubblici e mostra che se si tenesse conto anche di queste passività “potenziali”, l’indebitamento pubblico complessivo di Germania e Olanda risulterebbe simile a quello italiano. Civil Servant sostiene che si tratta di un’inspiegabile falla nelle regole fiscali europee ma osserva anche che essa toglie ogni alibi ai governi che intendessero davvero rilanciare gli investimenti.

Premio o dono?

Civil Servant si occupa delle assicurazioni private contro i disastri naturali e sottolinea che esse, richiedendo ingenti fondi di riserva, rendono necessario che lo stato svolga il ruolo di riassicuratore di ultima istanza, imponendo costi a carico della collettività. Civil servant si chiede se non siano più efficienti incentivi fiscali e finanziamenti per la messa in sicurezza di abitazioni e infrastrutture che, per essere atti di solidarietà senza contropartite, potrebbero anche consolidare la coesione sociale di una comunità

Quando il gioco non vale lo scontrino

Civil servant esamina l’idea, riproposta di recente in ambito governativo, di lanciare una lotteria abbinata all’emissione degli scontrini fiscali per combattere l’evasione. Civil servant sostiene che, malgrado le apparenze, non si tratta di una buona idea. Infatti, a seconda di come si organizza la lotteria, può essere incoraggiata l’emissione di scontrini di importo molto inferiore al valore delle transazioni effettive oppure occorre prevedere premi di importo simile a quello dei tributi che si riuscirebbe a recuperare.

Gli incentivi che non incentivano

Civil Servant, riferendosi alla decontribuzione attuata con il Jobs Act, parte dalla considerazione che gli incentivi all’occupazione hanno dato risultati abbastanza modesti pur costando molto e sostiene che gli sgravi temporanei influiscono poco sulle decisioni delle imprese di espandersi perché queste dipendono dalla prospettive di lungo periodo. Quindi, secondo Civil Servant, gli incentivi dovrebbero concentrarsi sulle imprese in procinto ampliare la propria dimensione e quel che conta non è la loro generosità ma piuttosto la loro “qualità”.

Ottantuno sfumature di rosso nei bilanci pubblici

Civil Servant ritiene che il pareggio di bilancio imposto ogni anno e in tutti i paesi sia una regola ottusa e controproducente. Invece di cambiarla tutti i governi europei, ad iniziare dalla Germania, preferiscono aggirarla. Civil Servant elenca le pratiche più frequenti dalle quale non ci mette a riparo neanche il nuovo articolo 81 della nostra Costituzione e sottolinea che l’ultima frontiera della finanza creativa è l’uso seriale delle clausole di salvaguardia, nate per garantire il pareggio di bilancio e trasformate in un derivato su eventi improbabili.

Il Fiscal Compact: quando la tecnocrazia va contro la matematica

Civil Servant muove dalla considerazione che molto si è discusso della ragionevolezza e dell’accettabilità delle regole europee sui deficit e i debiti pubblici e ben poco della concreta possibilità che le connessioni esistenti tra gli obiettivi oggetto delle due regole impediscano di raggiungerli entrambi. Civil Servant sostiene, invece, che il debito dipende quasi meccanicamente dal deficit e, quindi, che per raggiungere entrambi gli obiettivi sono necessari ulteriori strumenti di politica economica

All’ombra della piramide: quando la multa (europea) conviene

Civil servant analizza la complessa procedura prevista in caso di mancato rispetto delle regole europee sui disavanzi di bilancio, mettendo in risalto, da un lato, l’estrema complessità di tala procedura e, dall’altro, la lievità delle sanzioni alla fine previste. Civil servant riflette sui problemi che sorgono a rispettare le regole quando la loro violazione comporta sanzioni deboli e confuse, come in questo caso, e, per di più, le regole appaiono a molti ingiuste e controproducenti.