Alfio Mastropaolo è professore ordinario di Scienza Politica nell'Università di Torino

Rivoluzione open ended. Dopo il 4 marzo

Alfio Mastropaolo muovendo dalla considerazione che le elezioni sono state una disastrosa sconfitta per il Pd e non hanno premiato i dissenzienti che hanno deciso di andarsene sostiene che con la vittoria delle due formazioni più eccentriche, la Lega e M5S, l’Italia conferma di essere appieno inserita nel vasto moto di delegittimazione che ha investito le società occidentali, un moto comprensibile visto che dopo quarant’anni di politiche neoliberali, e di disuguaglianze in crescita, c’è chi seguita a fare buoni affari. Gli elettori ne hanno abbastanza e si ribellano.

La vittoria di Macron e lo stato di salute della democrazia

Alfio Mastropaolo analizza le ultime elezioni presidenziali francesi per trarne valutazioni sullo stato delle democrazie avanzate. Secondo Mastropaolo esse sono state il trionfo dell’antipolitica che, però, non è un fenomeno unitario. Inoltre, il successo di Macron segna, come non era mai successo, l’entrata in politica del mondo imprenditoriale con il rischio di travolgere confini stabiliti da secoli. Infine, le presidenziali francesi consentono di riflettere sulle effettive conseguenze delle drastiche semplificazioni imposte dai regimi maggioritari.

Outsider, antipolitica e astensionismo: riflessioni sulle elezioni amministrative

Alfio Mastropaolo interpreta le recenti elezioni amministrative partendo dalla considerazione che i partiti convenzionali non hanno compreso che gli elettori, normalmente inerziali,possono però utilizzare le elezioni per manifestare il loro disagio. Diversamente, alcuni imprenditori politici, populisti e antipolitici, lo hanno compreso e hanno incitato gli elettori all’odio per la politica. La conclusione è che le ultime elezioni rappresentano una ribellione contro l’avarizia della politica convenzionale, più che un premio a coloro che la avversano.

I partiti, la rappresentanza e la loro pretesa crisi (seconda parte)

Alfio Mastropaolo, nella seconda parte del suo articolo, ribadisce che i partiti di massa, più per scelta che per necessità, non svolgono più la funzione di costituire e regolare la rappresentanza. Di conseguenza la scena pubblica è affollata di attori che si fanno portavoce di altri. Le elezioni fanno da filtro, ma il filtraggio, grazie ai media, è molto dubbio. La politica reagisce con l’ipo-rappresentanza, valorizzando l’esecutivo e la personalizzazione. Ma lo scambio non funziona. E la politica paga la sua impopolarità indebolendosi rispetto ad altri poteri, come quelli economici.

I partiti, la rappresentanza e la loro pretesa crisi (Prima parte)

Alfio Mastropaolo torna sul tema della crisi dei partiti trattato nei precedenti numeri del Menabò con un articolo di cui qui viene pubblicata la prima parte. Mastropaolo muove dalla considerazione che i partiti sono istituzioni rappresentative che traggono la propria legittimità dal farsi portavoce di un gruppo più o meno stabile di cittadini e si sofferma sulla ambivalente collocazione dei partiti tra rappresentanza e partecipazione. Da questa prospettiva, Mastropaolo individua alcune possibili ragioni della metamorfosi dei partiti e ne valuta la plausibilità.

Slow politics: un nuovo stile di gioco dopo le elezioni europee?

Alfio Mastropaolo commenta le elezioni europee distinguendo tra euroscettici e populisti e sostiene che il disagio sociale ha avuto un peso rilevante nel determinare gli esiti della consultazione. Allargando l’orizzonte dell’analisi Mastropaolo denuncia l’involuzione oligarchica della classe politica e invoca un nuovo “stile di gioco”, una slow politics in grado di ristabilire il valore della politica come pratica associativa.