Menabò n. 172/2022

  Questo numero del Menabò  si apre con il contributo di Roberto Tamborini che riflette sulle analogie tra lo spettro della “stagflazione” di oggi e quella degli anni Settanta traendone, pur nella consapevolezza che la Storia non si ripete mai in modo uguale, due conclusioni. Ruggero Paladini richiama l’attenzione su un possibile problematico effetto dell’inflazione…

Lo spettro della stagflazione, con o senza stretta monetaria

Roberto Tamborini di fronte alle persistenti tendenze verso una elevata inflazione riflette sulle analogie tra lo spettro della “stagflazione” di oggi e quella degli anni Settanta traendone, pur nella consapevolezza che la Storia non si ripete mai in modo uguale, due conclusioni. La prima è che l’inflazione creata dalle materie prime importate riduce i consumi e la produzione anche senza una stretta monetaria. La seconda è che la prudenza della Banca centrale europea è giustificata, almeno per ora.

Imposta su titoli obbligazionari, inflazione e sistema duale

Ruggero Paladini richiama l’attenzione su un possibile problematico effetto dell’inflazione sulla ipotesi, prevista dalla legge delega di riforma fiscale, di una tassazione proporzionale dei redditi da capitale. Infatti, l’inflazione determina su depositi e obbligazioni un peso maggiore rispetto agli altri redditi da capitale creando un problema per l’imposta proporzionale. Tale problema potrebbe, invece, essere meglio affrontato con un’imposta progressiva, come dimostra il caso olandese.

Lavoro, conflitto e democrazia. Riflessioni nel ricordo di Claudio Sabattini

Marco Magnani, basandosi sul testo del suo intervento alla recente presentazione del libro di Gabriele Polo “Il sindacalista. Claudio Sabattini, una vita in movimento” promossa dalla Fondazione che porta il suo nome, riflette su temi politici e sociali importanti per la storia recente del nostro paese che sono stati al centro dell’attività sindacale di Sabattini. Essi riguardano in particolare il ruolo del conflitto nelle relazioni industriali, il suo nesso con la codeterminazione, la natura stessa del rapporto di lavoro salariato.

Opportunità e limiti del salario minimo legale: un raffronto europeo

Salvo Leonardi valuta le varie proposte avanzate in tema di salario minimo alla luce delle variegate esperienze nazionali che si distinguono soprattutto per la natura legale o contrattuale del salario minimo. Il quadro che ne emerge è complesso e non consente facili conclusioni. In particolare il salario minimo legale, pur avendo diversi pregi, non appare in grado di garantire la fuoriuscita dai bassi salari e dal lavoro povero se non è accompagnato da politiche di welfare, di stabilizzazione e controllo ispettivo.

Se la domanda non trova l’offerta sul mercato del lavoro: mismatch e disoccupazione in Italia*

Piero Esposito e Sergio Scicchitano richiamano l’attenzione sul crescente mismatch tra domanda e offerta di lavoro, anche nella fase di riprese post-pandemica. Secondo le loro stime la quota di lavoratori sovra-istruiti tra i laureati è molto alta (pari al 37,4%) e, inoltre, il mismatch è un importante canale di disoccupazione, soprattutto tra i giovani, nel settore dei servizi, per le donne e nelle piccole e medie imprese. Fattori di domanda e di offerta concorrono a tale situazione, ma i primi appaiono più rilevanti.

Il denaro e la disparità di genere

Giovanna Paladino esamina le ragioni della problematica relazione tra le donne e il denaro guardando alla famiglia, dove spesso – anche involontariamente- l’educazione segue stereotipi di genere che favoriscono l’autonomia dei figli e la dipendenza delle figlie. Un’indagine campionaria mostra il ruolo cruciale della famiglia proprio nella preadolescenza e nell’adolescenza e la necessità per le madri di dare l’esempio, poiché la famiglia è il riferimento in materia di gestione del denaro per oltre il 90% degli adolescenti.

La consultazione sulla governance economica europea: cosa emerge?

Andrea Boitani, occupandosi della consultazione lanciata dalla Commissione Europea Sulla governance economica dell’Unione e sulla sua possibile riforma, sostiene che essa ha mostrato che è abbastanza ampio il favore per una capacità fiscale centrale che realizzi investimenti in alcuni fondamentali beni pubblici mentre è più frammentata l’opinione sulla riforma delle regole fiscali, anche se è abbastanza condivisa la necessità di regole più semplici, meno dipendenti da variabili non osservabili, abbandonando obiettivi di debito e deficit uguali per tutti.

Lezioni russe

Enrico D’Elia riflettendo sulle sanzioni imposte alla Russia e sulla richiesta russa di ricevere solo pagamenti in rubli sostiene che uno dei pochi punti fermi della teoria del commercio internazionale è che limitare gli scambi danneggia quasi tutti i paesi. Inoltre, tutti gli ancoraggi delle monete al valore di beni reali sono falliti e quindi anche la convertibilità del rublo in oro ha poche possibilità di successo. Infine è controproducente che un paese pretenda di esportare utilizzando una valuta accettata solo da pochi dei suoi fornitori.