Covid-19 e strategia nazionale per le aree interne

Luca Di Salvatore esamina l’impatto del Covid-19 sulla strategia nazionale per le aree interne (SNAI). Dopo aver illustrato il dibattito sulle aree interne sorto nel mezzo dell’emergenza coronavirus, Di Salvatore si sofferma sulle azioni da intraprendere e sulle strategie da adottare per rigenerare i territori marginali e periferici del nostro Paese, affinché questi ultimi possano proporsi concretamente quali luoghi in cui rifugiarsi in epoca di “distanziamento sociale” e in cui progettare una vita futura.

Salari minimi e retribuzioni massime: ipotesi di pre-distribuzione

Gabriele Palomba analizza la proposta di fissare un tetto alle retribuzioni avanzata dal think tank inglese Autonomy. La proposta, riferita al Regno Unito, è corredata dal calcolo dell’impatto che si avrebbe sulla disuguaglianza ipotizzando livelli diversi per il tetto e assumendo che le conseguenti minori retribuzioni dei percettori dei redditi da lavoro più ricchi siano attribuite ai più poveri. Palomba presenta queste varie ipotesi e pone il problema della realizzabilità di una simile politica che ha comunque il pregio di richiamare l’attenzione sulla necessità di politiche pre-distributive.

Le Politiche per le imprese e il lavoro: il ruolo degli incentivi*

Irene Brunetti e Andrea Ricci analizzano la diffusione e l’efficacia relativa delle politiche pubbliche per l’occupazione e gli investimenti. Sulla base di un campione rappresentativo di aziende italiane, gli autori mostrano che una quota maggioritaria delle imprese che hanno utilizzato gli incentivi fiscali per assumere lavoratori o acquisire nuovi beni strumentali avrebbero comunque operato queste scelte anche in assenza degli incentivi, mettendo così in dubbio una strategia di politica economica basata esclusivamente su schemi di incentivazione “al margine”.

La libertà economica è sempre benefica?

Maurizio Pugno muove dalla considerazione che la pandemia ha messo in evidenza la necessità di porre limiti alla libertà economica, mentre molti critici ricordano che alla base della crescita economica – e dunque del benessere della popolazione – c’è proprio la libertà economica. Pugno richiama l’attenzione sul fatto che la relazione positiva tra libertà economica e benessere soggettivo medio della popolazione che è stata riscontrata in diversi studi non è, però, lineare. Un’analisi più accurata mostra infatti che oltre una certa soglia la libertà economica potrebbe ridurre il benessere.

Le (false) promesse delle politiche attive del lavoro

Antonio Di Stasi ricorda la promessa non mantenuta dello scambio tra riduzione delle tutele nel rapporto di lavoro e aumento della protezione nel “mercato del lavoro” e ripercorre gli ultimi e molto poco incisivi interventi di politica attiva del lavoro. Di Stasi contesta anche la tesi secondo cui le politiche del lavoro che si fondano sugli sgravi contributivi o fiscali possano aumentare i posti di lavoro e individua nello sviluppo del contratto di apprendistato (di alta formazione) uno strumento per aumentare la competitività e l’occupazione.

L’incertezza e le sue insidie. Pandemia e decisioni razionali

Marcello Basili e Maurizio Franzini di fronte all’apparente mancanza di una coerente strategia di contrasto della pandemia indicano le caratteristiche che dovrebbe avere una decisione razionale in presenza di obiettivi in potenziale conflitto (salute, economia, libertà…) e di irriducibile incertezza, come quella su diffusione e letalità del virus. Basili e Franzini sottolineano, al riguardo, l’importanza di disporre di dati molteplici ed affidabili, di metodi di valutazione appropriati e, soprattutto, di valide competenze in tema di decisioni in condizioni di incertezza e scelta multicriteriale.

Liberare lo smartworking dal dibattito ideologico: le tante cose che sappiamo (ma di cui non discutiamo) per l’efficacia del lavoro senza vincoli di luogo e di tempo

Rossella Cappetta e Maurizio Del Conte argomentano che per uscire dall’emergenza sarà decisivo investire su lavori che siano allo stesso tempo lavori di qualità e produttivi. Il lavoro agile può essere uno degli strumenti da utilizzare a questo fine se non viene trasformato nell’ennesimo oggetto di un dibattito sempre in bilico fra superficiale e ideologico. Secondo gli autori la buona notizia è che abbiamo le conoscenze e le prassi organizzative per sviluppare analisi tecniche del lavoro e della sua modalità agile. Ed è da qui che bisogna partire.