Menabò n. 54/2016

  In questo numero del Menabò, il tema prevalente è quello degli interventi del governo sul sistema universitario. Ad esso sono dedicati gli articoli di Luciani, Viesti, Dosi-Virgillito e la scheda a cura della Redazione. All’Università è dedicato anche il Contrappunto di FraGRa che pubblichiamo nuovamente. Inoltre Trivellato si occupa del referendum costituzionale, Polese degli…

Finalità pubbliche e concorrenza: idee sull’Università del futuro

Infine, FraGRa s’interrogano sulle finalità dell’Università pubblica prendendo le distanze dall’opinione secondo cui occorre “produrre” ricerca e buona didattica adeguandosi al funzionamento dei mercati. Al contrario, secondo gli autori, dovrebbero essere potenziate le finalità pubbliche dell’Università, in particolare quella della promozione dell’uguaglianza di opportunità, sotto diversi aspetti, e quella della formazione civile degli studenti. Gli autori illustrano perché non vi è incompatibilità tra questi obiettivi e i meccanismi competitivi.

Ricordando Fausto Vicarelli

Paolo Paesani dà conto di un seminario svoltosi alla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma in memoria dell’economista Fausto Vicarelli, scomparso 30 anni fa. Le relazioni introduttive, di cui Paesani dà conto, hanno affrontato temi importanti, spaziando dalla metodologia economica a questioni di rilevante attualità, quali la riforma dell’ordine monetario internazionale e il rapporto tra instabilità del capitalismo e mercati finanziari, temi chiave nella riflessione di Vicarelli e nella sua ricostruzione del pensiero di Keynes.

L’Italicum: aspetti essenziali

Marco Polese, prendendo le mosse dalla riforma costituzionale, esamina la legge elettorale approvata nel 2015 (c.d. italicum) e le sue principali caratteristiche, quali il premio di maggioranza, la soglia di sbarramento, nonché il voto di preferenza e i capilista bloccati. Polese ricorda anche la pendenza di una questione di legittimità costituzionale relativa a tale legge e la possibilità che il testo sia comunque modificato. Infine, si interroga sul quadro normativo che risulterà applicabile in base all’esito referendario.

Il Governo in cattedra

Massimo Luciani si occupa delle “cattedre Natta”, ovvero della possibilità di creare professori universitari in deroga alle norme sulla retribuzione, sulla mobilità e sul reclutamento e sottolinea come esse costituiscano una rottura dell’unità del ruolo della docenza. Luciani critica la modalità di reclutamento dei “super-professori”, che affida all’Esecutivo il compito di scegliere il presidente della commissione e conclude sostenendo che per ovviare agli attuali malfunzionamenti delle commissioni occorre reintrodurre il concorso nazionale.

Le iniziative del governo sull’Università: note preoccupate

Gianfranco Viesti discute due misure riguardanti il sistema universitario annunciate dal governo: le “cattedre Natta” e i cosiddetti “ludi dipartimentali”, ovvero l’assegnazione di un rilevante finanziamento premiale ai 180 migliori dipartimenti in base alla VQR. Viesti sottolinea i principali aspetti critici delle due misure e sostiene che esse rischiano di accentuare il declino di larga parte del sistema universitario italiano, soprattutto al Sud, con conseguenze negative per le prospettive dei giovani meridionali e dello sviluppo del Mezzogiorno.

Sull’erosione della formazione e della ricerca pubblica

Giovanni Dosi e Maria Enrica Virgillito, mentre al Parlamento è in discussione la Legge di Bilancio 2016 e si discute delle università improduttive e baronali, propongono una valutazione dello stato del sistema universitario italiano, basandosi sul rapporto ANVUR del 2016. Gli autori segnalano, in particolare, che, in un quadro di definanziamento generalizzato, non sembra profilarsi un piano ordinario in grado di determinare un’inversione di tendenza e di limitare il rischio di uno snaturamento del ruolo dell’Università.

Ragionando sul merito della legge di revisione costituzionale

Ugo Trivellato si occupa del referendum costituzionale e, dopo aver affermato che su diversi temi circoscritti la riforma è condivisibile, sostiene che rispetto alle innovazioni salienti (superamento del bicameralismo paritario; nuovi rapporti fra Stato e Regioni) la riforma presenta diffuse ambiguità e incongruenze. Inoltre. Trivellato dubita che l’assetto istituzionale risultante possa intaccare i capisaldi della Costituzione e conclude richiamando il “velo d’ignoranza” come condizione per deliberare norme fondamentali della convivenza.