Rubriche Contrappunti

L’economia del mondo di mezzo

Roma, 16 Marzo 2017, Processo per Mafia Capitale, Salvatore Buzzi: “Signor presidente, col controesame io voglio dà una mano alla lotta alla corruzione in questo paese”. La Capitale è stata appena investita da un’ondata di vicende giudiziarie, Fabrizio Patriarca esaminando il materiale processuale prodotto da queste vicende, propone un’analisi economica del mondo di mezzo, inteso non come un magma piratesco e romanzabile che si muove tra potere e cittadini, ma come il complesso di istituzioni formali e non che regolano in Italia il rapporto tra pubblico e privato.

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“Io qui non ho fatto altro che applicare il teorema di Nash che regola l’economia nei rapporti con le imprese, che vuol dire il teorema di Nash? (….)

È trovare l’accordo minimo possibile perché nessuno se faccia troppo male.

È un teorema che regola l’economia del rapporti tra imprese, e che le imprese continuamente fanno. Poi se capita il giudice te dà il 353. Apposta dico che bisognerebbe fa una modifica legislativa, perché il problema è le modalità!

È una legge fisica, è come il secondo principio della termodinamica che regola la fisica, in Economia c’è il teorema di Nash. Se lo vogliamo negare in un aula di tribunale (…) io lo rivendico che ho usato il teorema di Nash: siamo sei competitor su sei posti, siamo solo noi, che ce facciamo la guerra?”

A parlare è Salvatore Buzzi nell’interrogatorio del 16 Marzo 2017 per il processo di Mafia Capitale. Buzzi si riferisce ad una gara per l’affidamento di un servizio effettuata con la modalità dell’invito: 15 invitati, 6 partecipanti.

La Capitale è stata appena investita da un’ondata di vicende giudiziarie che riguardano la classe politica, amministrativa e imprenditoriale della città. Chi scrive si considera un garantista, perché presume l’innocenza fino all’eventuale terzo grado di giudizio e perché pensa che il materiale processuale non sia necessariamente attendibile. Lo pensa non solo perché vi sono problemi a interpretare le trascrizioni di registrazioni ma anche perché le dichiarazioni, dopo essere state rilasciate possono essere rinnegate. Ma pur essendo garantista sono convinto che queste vicende processuali ci mettano a disposizione un preziosissimo materiale di ricerca, utile a cogliere gli aspetti economici, strutturali, procedurali e normativi dei rapporti tra pubblico e privato nell’erogazione di beni e servizi. In altre parole su quel materiale si può basare un’analisi economica del mondo di mezzo, inteso non come un magma piratesco e romanzabile che si muove tra potere e cittadini, ma come il complesso di istituzioni formali e non che regolano, in questo paese, il rapporto tra pubblico e privato.

Il materiale è vastissimo: solo per l’indagine di Mafia Capitale ammonta a più di cento di ore di registrazioni. Qui si vuole dare solo qualche esempio, partendo dalle dichiarazioni di Buzzi il quale, d’altronde, in riferimento ai reati per cui ammette di essere colpevole, sostiene di voler “dare una mano alla lotta alla corruzione in questo paese” con le dichiarazioni del suo controesame. La frase suona quantomeno sarcastica ma, almeno nell’opinione che se ne è fatta chi scrive, contiene un nucleo di verità.

Un esempio chiaro è quello della vicenda dei Debiti Fuori Bilancio, ovvero della possibilità di derogare dal contenuto di un bilancio precedentemente approvato (attraverso, appunto, il riconoscimento del debito fuori dal bilancio), salvo poi doverne approvare nuovamente il contenuto prima che i creditori possano passare all’incasso dall’Ente. Un passaggio quest’ultimo che secondo Buzzi non è così scontato:

“…e quindi va a debito fuori bilancio, poi te lo pagheranno. Quando lo pagheranno? Quando approvano la delibera, perché se non c’è l’approvazione della delibera , c’ è gente che so’ cinquant’anni che sta’ a aspetta’ l’approvazione del debito fuori bilancio, è vero, il sindaco Marino quando arriva trova il debito fuori bilancio dello Stadio Flaminio costruito nel 1960. So’ questi so’ i problemi.”

Un problema grave per i privati che lavorano con gli Enti Locali sarebbe quindi la maggiore probabilità che i crediti in oggetto finiscano per essere pagati in ritardo, incorrendo in uno dei problemi irrisolti della P.A. Questi ritardi sono la regola più che l’eccezione se è vero, come sostiene Buzzi, che “il Ministero degli Interni è tra i peggiori pagatori, paga dopo un anno”.

Inoltre, il fatto che la procedura richieda una doppia approvazione, amplia i margini di arbitrio della politica e dell’amministrazione:

“come funzionava l’approvazione di una delibera, il Presidente la mette all’ordine del giorno ma il Capogruppo la deve portare, (…) se il Capogruppo di Maggioranza o il Presidente dell’Aula la delibera non la chiamano, la delibera possono pure calendarizzarla nel 2018, nel 2019, non c’è un ordine di approvazione, è discrezionale.”

In questo passaggio, e tra le diverse deposizioni al processo, emerge che una parte consistente degli episodi di sospetta corruzione o concussione non riguarda l’aggiudicazione dei lavori ma lo sblocco di pagamenti dovuti, e questo vale sia per gli Enti locali sia per le Aziende Pubbliche.

Ma qual è la ratio di questa procedura in deroga per la formazione dei bilanci degli enti pubblici?

 “Il debito fuori bilancio è: casca un ponte, io so costretto a fa’ un ponte in emergenza; perdo una causa come Comune, mi arriva un risarcimento, io non l’avevo previsto allora lo metto fuori bilancio. Ma come fai a mette fuori bilancio un servizio che tu m’hai ordinato e in cui io te dico o guarda che stai a fa’ ‘sto servizio?”

Perché allora si ricorre a tale procedura emergenziale? Anche in questo caso la questione non riguarda il fatto che la procedura di affidamento non è quella dell’evidenza pubblica, e quindi l’eventuale tendenza criminosa non è diretta a ricavare benefici privati tramite l’affidamento in trattativa privata di lavori pubblici. Nel caso specifico si parla di lavori già concordati ufficialmente ed eseguiti. Il punto qui sembra ben altro:

“…. perché se no non riuscivano a chiude il bilancio perché con il decreto Salva Roma che ti imponeva il rientro di 400 milioni come potevi fare?…

“il provvedimento lo comincia Letta poi arriva Renzi a Palazzo Chigi il 14 febbraio del 2014, che ha messo 50 60 fiducie nel corso del suo Governo. La fiducia sul Salva Roma però non la mette. Noi sappiamo bene che ci sono certi di aree del Nord Italia che impallinano il decreto Salva Roma e gli mettono questa cosa che il Comune di Roma dovrebbe rientrare di 400 milioni l’anno, è impossibile! E infatti ogni volta, anche oggi la Raggi c’ha il problema del debito fuori bilancio, perché un conto è fa’ campagna elettorale, dice tagli 500 milioni, ma poi dove li vai a pijà i 500 milioni, a chi è che licenzi? Perché le spese di investimento sono già ridotte al minimo, quando c’hai AMA e ATAC che ti portano via milioni, miliardi di euro, che il governo ti impone e t’ha messo un commissario (…) Marino c’aveva ragione, ma come posso amministrà una città che tu mi imponi un rientro de 400o milioni? E questo è lo stesso problema che c’ha oggi la Raggi”

Data quindi l’impossibilità di rientrare formalmente nei parametri previsti, l’Ente Locale si comporta col Governo un po’ come il Governo italiano si comporta in Europa quando cerca di allentare i vincoli cambiando i parametri dei calcoli del Debito Strutturale:

“il Comune di Roma pe fa un bilancio, fa un maquillage, ha nascosto un debito che sapeva che c’era. (….)…perché loro che fanno, una scelta politica, cioè al primo semestre, all’epoca che c’era Alemanno andava a debito fuori bilancio, chi se ne frega, al secondo semestre che siamo noi Giunta Marino lo mettiamo in bilancio, quindi proprio una cosa folle….”

In questo, come negli altri esempi, il punto non è se sia stato commesso un reato e per questo si è evitato e si eviterà di citare i nomi delle persone coinvolte se non assolutamente necessario per la comprensione. Chi fosse interessato ai personaggi può consultare il materiale completo su radioradicale.it – ma forse in questa vicenda di personaggi ce n’è già una grande abbondanza.

Sempre in connessione alle procedure di formazione del bilancio pubblico, nelle deposizioni emerge il tema già sollevato prima delle indagini dall’ex Consigliere Comunale Maggi, quello dei cosiddetti “emendamenti” o anche “manovra d’aula”:

E’ la storia degli emendamenti. Ogni Consigliere Comunale ha a disposizione degli emendamenti che può fare sull’assestamento di bilancio oltre che sul bilancio, qui stiamo a parla dell’assestamento. Allora CCC me dice “m’è toccata ‘na cosettina sul verde”, si vede che nella divisione che avevano fatto al consiglio comunale dice a CCC a te che te damo? te damo 68 mila euro sul verde. “Te pò interessà ‘sta cosa sul verde?” (…)“

Sono stato chiaro?,….. gli emendamenti vengono gestiti da Presidente del Consiglio Comunale, quindi tutti gli emendamenti di tutti i consiglieri. KKK c’aveva una sua quota e aveva a disposizione molto di più. (…) C’era da dargli ad AAA la lista di quelli che dovevano vince (…)”

In pratica si tratta di una prassi, seguita nella formazione del bilancio, per cui la programmazione della Giunta lascia di fatto alcune poste di bilancio che vengono “disponibili” per le proposte dei singoli consiglieri, con una divisione precisa in base a carica e collocazione (maggioranza o meno, ruolo dei Consiglieri).

Riguarda sia il bilancio che l’assestamento e sia la parte corrente che quella per investimenti ed è generalmente riferita ad interventi aventi cifre “sotto-soglia” ovvero assegnabili direttamente senza procedure di gara. Tale prassi, come emerge dalle altre indagine della procura di Roma, sarebbe in uso anche presso altri enti, comunali e regionali. Si tratta di una procedura totalmente legale e legittima, che però, prima ancora di dare luogo a un’eventuale corruzione, determina inefficienze nell’allocazione delle risorse. Si rende infatti monca di una parte la programmazione assessorile dell’impiego delle risorse, e si concentra il lavoro del Consiglio in sede di Bilancio più su questioni marginali e particolari che sulla discussione degli obiettivi e degli strumenti della politica economica dell’Ente.

Secondo l’imputato esiste d’altronde una tendenza all’aumento delle procedure emergenziali:

“Il Sistema è cominciato col grande Giubileo, quando le procedure sono state sostituite con le procedure negoziali” finché “Sia Alemanno che Marino avevano l’88% di procedure negoziali, lo dice anche Cantone (…)”

Questo ci riporta di nuovo al tema di come l’aumento degli spazi di arbitrio di funzionari e dirigenti possa determinare occasioni di corruzione, ma non solo. Il potere dettato da procedure particolari, pagamenti dilazionati, assegnazioni dirette, non sempre è usato per fini “personali”. Alcune delle “richieste” che Buzzi lamenta non riguardano benefici più o meno privati. Dall’inchiesta emerge che tale potere sia spesso usato a fini “pubblici” cioè per chiedere ai privati di eseguire gratuitamente o sottocosto altri lavori che in conseguenza dei tagli di bilancio o per l’effettiva urgenza non si sarebbe in condizione di realizzare e finanziare.

Me chiama NNNN me chiama TTTT me chiamano tutti , me dice; senti c’è ‘sto posto bisogna che me fai la guardiania a questo posto per non farlo occupare e questo è il corrispettivo (…) ma questi come t’avvicini zac! te chiedono qualcosa. (…) Villa Lais se sgombra a chi la fa’ guarda’? (…) fanno un trasloco, devono porta’ via i mobili, chi li va a pijà? (…) m’hanno messo al villaggio globale co ‘na matta pe’ fa’ un centro de accoglienza

Si tratterebbe di una prassi forse di poca rilevanza penale ma comunque inefficiente, oltre che iniqua.

Questo materiale offre numerosi altri spunti per l’analisi delle distorsioni generate da vincoli e procedure di formazione del bilancio degli Enti Pubblici e di come essi incentivino o addirittura costringano al compimento di atti illegittimi, creando il margine di arbitrio necessario per compiere reati.

Per motivi di spazio mi limito a queste procedure di bilancio, ma c’è molto di più, in particolare sul tema della struttura di mercato del settore dei servizi sociali. Da questo materiale, emerge anche che siamo di fronte a un tipico oligopolio differenziato, con tantissime interconnessioni verticali e orizzontali, in cui gli strumenti di regolazione del mercato risultano inadeguati e talvolta controproducenti. Ma c’è anche molto altro, ad esempio in tema di “political economy” e specificamente di finanziamento privato della politica. Emergono utili informazioni per quantificare l’impatto economico del finanziamento tramite concussione o corruzione:

 “il 10% per un appalto è troppo, veramente troppo”

“subentro alle stesse condizioni, senza neanche esseme informato, tanto lo so che MMM è tirchio, quello je dà solo il 2%”

“e se pe sbloccamme un pagamento de 11 milioni de euro me chiedi 130.000 euro, pe ‘na gara do’ c’ho un guadagno de 300 milioni ma quanto me chiedi? Ma lascia perde no!”

Ma emergono anche altri aspetti importanti, come il fatto che la maggior parte di queste transazioni non avvengono in nero ma direttamente come bonifici ad associazioni e fondazioni politiche, tracciabili e dichiarati. Le imprese cercano di evitare il nero

“il nero è un problema (…) ce so’ i costi de fa’ a fattura, de trova’ il fondo, de gira’ le tasse “

invece per i politici è meglio in nero, e non solo per un problema di incasso o di tracciabilità, ma perché le spese stesse della politica sono in nero:

“…me li devi porta in nero perché me servono pe la campagna elettorale.”

“…cinquemila se me li porti oggi pomeriggio perché c’abbiamo il problema sulla convenzione programmatica, quella dove è andato a parla’ Pignatone sulla legalità me servono dei soldi in nero che non riusciamo a fa’ fronte alle spese.”

Ma emergono anche caratteristiche che fanno riflettere sul sistema politico e su quello elettorale come ad esempio il fatto che il grosso dei finanziamenti alla politica compresi quelli “in bianco” vanno ai singoli o alle correnti, e non ai Partiti.

“Abbiamo sempre appoggiato due o tre candidati, a parte i contributi a pioggia che quelli li abbiamo dati a tutti.“

Insomma ci sarebbe da fare tanto. Occorre però liberarsi un po’ dai limiti all’esplorazione dettati dalla morale, dalla ricerca dell’ispirazione per un bel romanzo o dai rigurgiti forcaioli frutto dell’indignazione.

Morale sarebbe invece il dovere di chi, avendo gli strumenti per farlo, cercasse di trarre da queste vicende perlomeno qualcosa di positivo perché ha a cuore la prima vittima che Mafia Capitale ha fatto sul campo. Che non sono i cittadini e la cosa pubblica, pur essi gravemente colpiti, ma è una storia importante. E’ la storia della 29 Giugno e della cooperazione sociale a Roma. Una storia fatta da migliaia di disabili fisici, disabili psichici, ex-detenuti, ex-prostitute, tossicodipendenti, dei loro familiari, dei loro figli e anche delle loro vittime, migliaia che puliscono i nostri giardini, sorvegliano i nostri ospedali, accompagnano i nostri nonni, danno da mangiare ai nostri bambini, accolgono i rifugiati. Insomma la storia infangata di tutti quegli emarginati, effettivi o potenziali, che hanno trovato non nell’assistenza ma nel lavoro un’occasione di riscatto.

* Ringrazio, per il prezioso aiuto, Giulia Calamante, l’a.s. Ribollita e miss 20 Maggio. Gli errori sono tutti miei e spero in futuro di potermi avvalere meglio della loro collaborazione

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