Energia solare: obiettivi europei, sistema Italia

Biografia

di Eugenio Tabet*


Il Sole invia sulla Terra in un’ora pressappoco l’energia che la specie umana consuma in un anno. E’ vero che solo una piccola frazione di questa energia può essere effettivamente utilizzata, vuoi per motivi pratici- solo un terzo del pianeta è costituito da terre emerse e di queste i monti, i laghi, le zone impervie o le estensioni coltivate non possono essere impiegati per installarvi pannelli solari, quali, ad esempio, quelli fotovoltaici capaci di trasformare direttamente in elettricità la luce solare-, vuoi per ragioni tecniche- l’efficienza di conversione dell’energia solare in energia elettrica è limitata (con i sistemi più sperimentati) a qualcosa come il 10%.

Tuttavia, malgrado queste limitazioni, ciò che “resta” è ancora una quantità colossale di energia, capace, se utilizzata su vasta scala, di rivoluzionare il sistema energetico oggi dominante nelle nostre società, liberandoci gradualmente dalla sudditanza ai combustibili fossili, l’uso dei quali costituisce la ragione principale della catastrofe climatica annunciata dal recentissimo rapporto dell’ONU.

Finalmente l’Unione Europea ha varato un ambizioso piano di uso delle fonti rinnovabili: l’obiettivo è di produrre per questa via il 20% del fabbisogno energetico europeo entro il 2020, partendo dai pochi percento attuali. Se, da una parte, tale progetto europeo contribuirà a polverizzare, speriamo per sempre, il luogo comune circa il carattere “residuale” dell’energia solare e delle altre fonti rinnovabili, al tempo stesso costituisce una sfida non banale ai sistemi energetici ed industriali dei nostri paesi.

aereo
Aereo a energia solare

 

 

 

 

 

Può essere utile dare un’occhiata allo stato delle cose in Italia, dove si intrecciano spunti pregevoli e aspetti demenziali, con il risultato di mettere in forse il nostro raggiungimento degli obiettivi sopra indicati.

Una direttiva europea del 2001 fissava le direttrici di una politica di sviluppo delle fonti rinnovabili, ipotizzando congrui incentivi da assegnare ai privati o alle imprese che intendessero installare impianti ad energia rinnovabile; qui fisseremo l’attenzione sugli impianti fotovoltaici (che non producono fumi, non fanno rumore, non immettono calore nell’atmosfera e richiedono scarsa manutenzione) i quali, almeno in Italia e sul lungo termine, dovrebbero costituire magna pars del mix energetico rinnovabile. La direttiva viene recepita da noi dopo 2 anni; altri due anni si aspettano perché siano emanati i criteri senza i quali i dettati della Direttiva rimarrebbero lettera morta. Cosa prevede la normativa, finalmente emanata del Ministero delle Attività Produttive nel luglio del 2005? Essa stabilisce due punti essenziali: chi installa un impianto fotovoltaico e cede all’Enel l’energia prodotta beneficia di un prezzo attraente (0.445 €/kWh) per la vendita del kilowattora fotovoltaico ed è esentato dal pagare la propria bolletta elettrica se il consumo non supera l’energia prodotta che, in ogni caso, viene acquistata integralmente dall’Ente elettrico. Si prevede poi che quel prezzo sia indicizzato, clausola più che opportuna poiché il contratto di fornitura incentivata dura 20 anni, trascorsi i quali l’energia viene acquistata al prezzo corrente. E’ un incentivo, si badi bene, non una regalia: per ammortizzare un piccolo impianto da 1 kW occorreranno circa 10 anni. Migliaia di privati e di ditte, affidandosi con fiducia a queste regole, sottopongono i propri progetti al Gestore della rete e la disponibilità di potenza ammessa per l’intero territorio nazionale viene, più volte, presto saturata.

Poi succede l’incredibile: dopo pochi mesi (febbraio 2006, con numerosissimi impianti già autorizzati ed in fase di installazione) una mano ignota con motivazioni non dichiarate introduce una variante del regolamento stabilendo invece: a) che non vi sia nessuna indicizzazione del prezzo del kilowattora pagato al proprietario dell’impianto fotovoltaico (si rammenti, sulla scala di 20 anni!) e b) che se si adotta il contratto di “scambio” l’energia eventualmente prodotta in eccesso al consumo, trascorso un periodo di parcheggio di 3 anni, viene semplicemente inghiottita dall’Enel senza alcun compenso per il produttore. Sembra incredibile, ma si decide dunque che il Gestore della rete non remunererà la disponibilità di un eccesso di energia, oltretutto pulita, da riversare sugli altri cittadini! E’ vero che si può optare per un altro tipo di contratto ma, almeno per produzioni non eccedenti di molte volte i propri consumi, ciò equivarrebbe a ridurre di non poco il valore netto del kilowattora solare prodotto e quindi ad allungare in modo considerevole la durata del già lungo periodo di ammortamento del costo dell’impianto, piuttosto salato. Come politica di incentivazione di un nuovo settore industriale non c’é male. Per fortuna il Tar ha di recente dichiarata illegittima l’abolizione dell’indicizzazione, mentre resta ancora in piedi l’altro aspetto sopra segnalato, un vero e proprio dissennato incentivo allo spreco energetico: chi produrrà più di quanto consumi, ad esempio una volta e mezzo il proprio fabbisogno, sarà inevitabilmente portato ad utilizzare, in modo forzato ed irrazionale, il surplus di energia prodotta piuttosto che regalarlo, memore, oltretutto, di aver sostenuto una cospicua spesa iniziale per l’impianto.

Con il nuovo governo sono comparsi alcuni segnali di migliore consapevolezza del problema, primo tra tutti l’assunzione di obiettivi più ambiziosi di sviluppo delle fonti rinnovabili. Spiace constatare invece che non solo gli aspetti sconcertanti sopra citati non siano stati rimossi ma che, al contrario, le regole illogiche siano aumentate. Compare così la norma che penalizza chi installa l’impianto fotovoltaico su di un campo rispetto a chi lo installa sul tetto di una casa: ma che senso ha? Ci si é chiesti quale prospettiva avrebbe il fotovoltaico in Italia se venisse solo o prevalentemente dispiegato sui nostri tetti (oltretutto sovente non rivolti a Sud)?

Dove si reperirebbero le grandi estensioni di superficie da ricoprire, sia pure in modo modulare, perché questa fonte dia un sostanzioso contributo al nostro fabbisogno energetico? Non sarà male ricordare in proposito le grandi aree incolte ed abbandonate, specie al Sud, che potrebbero trovare una propria rinascita se “coltivate a Sole”.

Un commento, per concludere. La transizione solare (se é questo l’obiettivo) sarà tutt’altro che semplice e richiede che i soggetti in gioco, Enel e Gestore dei Servizi Elettrici, assumano questa prospettiva come propria “missione”.

Basta guardare gli incredibili carteggi, così burocratesi nel linguaggio e nelle richieste, che devono intercorrere tra il Gestore e l’audace che decide di installare un impianto fotovoltaico e l’assenza (fatti salvi pochi volenterosi) di una seria azione di sostegno e di informazione una volta che l’impianto sia stato installato, per capire come si sia molto lontani da questa consapevolezza.

* L’autore é stato direttore del Laboratorio di Fisica dell’Istituto Superiore di Sanità

Inserisci un commento



Cerca nel sito

Newsletter
Per ricevere la newsletter del Menabò di Etica ed Economia
clicca qui