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Benvenuto, caro high net worth individual

Roberto Fantozzi si occupa dello speciale trattamento fiscale introdotto di recente per i super-ricchi. Dopo aver illustrato i tratti salienti della nuova norma, Fantozzi si chiede perché essa non abbia suscitato un vero dibattito e in particolare se ciò sia dovuto al fatto che, come affermato dal Governo, la norma ha motivazioni “apparentemente semplici” ed è priva di controindicazioni. La conclusione di Fantozzi è che in realtà le motivazioni sono “certamente comode” e il provvedimento concede vantaggi a chi proprio non ne ha bisogno.

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Gli High net worth individual sono, semplicemente, persone con un grande patrimonio, insomma i super ricchi. Nello scorso numero del Menabò, Ruggero Paladini, occupandosi di concorrenza fiscale all’interno della Unione Europea, ha concentrato la sua attenzione sull’imposta sostitutiva dell’IRPEF introdotta con la legge di bilancio del 2017, ovvero della flat tax per gli High net worth individuals.

Il tema trattato da Paladini, che riprenderò ed approfondirò in questo articolo, non ha trovato accoglienza sulle prime pagine dei giornali – in realtà neanche nelle pagine interne. Infatti, digitando “flat tax super ricchi Italia”, nella sezione notizie di Google, si trovano solo 974 risultati contro i 35.400 relativi alle agevolazioni fiscali, introdotte con la stessa legge di bilancio e – tanto per avere un’idea di cosa riesce ad attivare un evento di successo – il milione e più dell’isola dei famosi 2017.

Come mai così poca attenzione? La risposta è apparentemente semplice: la norma riguarda pochissime persone, è adottata anche in altri paesi europei, ma soprattutto non “toglie” e non “taglia” nulla. Questa, per grandi linee, è stata anche la linea sostenuta dal Governo.

Proverò ad approfondire l’argomento per capire se la risposta oltre che “apparentemente semplice” è anche, come penso, “certamente comoda”.

In generale, la disposizione introdotta è destinata ad una particolare tipologia di contribuenti: gli High net worth individuals non domiciliati in Italia e prevede, per tutti coloro che decidessero di trasferire la propria residenza, il pagamento forfettario di un’ imposta pari a100.000 euro; inoltre, anche i familiari, purché posseggano i requisiti richiesti, godrebbero di un ulteriore sconto dovendo versare un’imposta sostitutiva pari a 25mila euro. I benefici fiscali non sarebbero permanenti ma limitati a soli 15 anni (!)

Ma proviamo a verificare quanto sono fondati gli argomenti su cui si basa la risposta “apparentemente semplice” di cui si è detto. Possiamo sicuramente concordare sul fatto che la norma in questione riguarda poche persone perché, come mostrerò meglio nel seguito, si ha un risparmio d’imposta solo se il reddito dichiarato supera i 250 mila euro.

Una delle argomentazioni più frequentemente addotta a sostegno dei super sconti, è quella che ricorda come altri paesi europei hanno seguito questa strada. Si tratta, in realtà, di pochi paesi; tra di essi vi sono la Spagna, il Portogallo e Malta.

Confrontiamo, allora, questi paesi in base alla loro “generosità” fiscale nei confronti dei super ricchi. Nel confronto non terrò conto, per ragioni di spazio, delle differenze nelle modalità e negli ambiti di applicazione delle agevolazioni previste dai diversi paesi; tali differenze non hanno, però, effetti sui risultati che presenterò.

Per capire quali tra i paesi in esame è il più generoso in termini fiscali, nella figura 1 sono state riportate le aliquote effettive di imposta per un super ricco nei diversi paesi presi in esame. Come emerge dalla figura 1 l’Italia, che ha stabilito non una specifica aliquota ma una somma forfettaria da pagare, favorisce più degli altri paesi i super ricchi, con l’eccezione – come vedremo fra poco – dei super ricchi che hanno un reddito superiore ai 5 milioni di euro.

La vera concorrente per l’Italia, infatti, è Malta dove il regime fiscale prevede un’aliquota del 15% per redditi superiori a 75 mila euro, ma l’aliquota si azzera se i redditi superano i 5 milioni di euro. Risulta così che l’Italia è più conveniente di Malta solo per coloro che guadagnano tra i 665 mila e i 5 milioni di euro. Se i nostri super ricchi non prendessero in considerazione Malta – magari perché non amano molto il mare e preferiscono i paesaggi di montagna – allora il principale concorrente dell’Italia sarebbe il Portogallo, dove è prevista un’aliquota flat del 20%. In questo caso l’Italia sarebbe più appetibile per chi guadagna oltre 500 mila euro. Rimane poi il confronto con la Spagna, dove, dopo la modifica nel 2010 della cd legge Beckham del 2005, l’aliquota è del 24% per redditi fino a 600 mila euro e del 45% per redditi superiori. La scelta di trasferire la residenza in Spagna, quindi, sarebbe legata a motivi differenti da quelli fiscali a meno che non si disponga di un reddito non superiore ai 415 mila euro.

Figura 1: Aliquote effettive per i non residenti in: Italia, Spagna Malta e Portogallo (valori percentuali)

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Infine anche il Regno Unito prevedeva un regime agevolato con somme comprese tra le 30 mila e 90 mila sterline. Questo regime è in fase di revisione come, del resto, anche l’appartenenza del Regno Unito all’UE.

L’Italia, tra i paesi analizzati risulta così il più ospitale soprattutto con i super ricchi. Ora rimane da affrontare la seconda motivazione a sostegno della norma: non “toglie” e non “taglia” nulla o, più semplicemente, è neutrale per quasi tutti i cittadini. In realtà, a guardar bene, la norma così neutrale non è. Innanzitutto, come ricordava Paladini, la race to bottom, in precedenza sostenuta dalle organizzazioni internazionali, da una ventina di anni a questa parte non è più vista come un fattore positivo. Ad esempio, l’OCSE sta promuovendo una campagna come il BEPS (Base erosion and profit shifting) contro i paradisi fiscali. Un secondo aspetto da considerare è che solo apparentemente questa norma non toglie nulla a nessuno. Infatti, a rimetterci sono gli introiti, e quindi i servizi pubblici, dei vecchi paesi di residenza dei super ricchi. Questi ultimi, poi, una volta stabilita la propria residenza in Italia forniscono un contributo davvero esiguo alle casse dello Stato, rispetto alle loro reali capacità. E ciò pone anche un evidente problema di equità fiscale rispetto agli altri – e forse non solo di solo di equità ma anche di costituzionalità; di questo però non parleremo.

Quanto ad un super ricco possa convenire la nuova agevolazione è ben evidente osservando la figura 2 in cui è riportato il guadagno che i nuovi residenti ottengono rispetto all’attuale sistema di tassazione. Come avevo anticipato, per redditi inferiori ai 250 mila euro l’imposta dovuta è inferiore ai 100 mila euro (la perdita è pari al triangolo rosso), mentre superata la soglia viene a realizzarsi un guadagno netto che cresce linearmente all’aumentare del reddito (triangolo verde) fino a raggiungere (e superare) i 300 mila euro per chi dichiara un reddito di un milione.

Figura 2: Differenza tra imposta versata con la Flat tax e il regime ordinario

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Nella simulazione riportata in figura 2 non si tiene conto dell’eventuale coniuge. In questo caso dovendo quest’ultimo pagare solo 25 mila euro il risparmio sarebbe ancora maggiore. Qualcuno potrebbe obiettare che i redditi dei familiari potrebbero anche essere più contenuti, ma come l’ Assortative mating (ovvero la tendenza a sposarsi tra simili, in questo caso di reddito) conferma, difficilmente i coniugi dei super ricchi dichiarano redditi molto inferiori; nel caso specifico già con redditi di almeno 75 mila euro si otterrebbero dei vantaggi.

Estendendo, poi, l’area di analisi al di là dei meri vantaggi fiscali è facilmente intuibile come misure di questo genere favoriscono ancora di più le disuguaglianze tra paesi e all’interno dei paesi stessi. Ad esempio, in Winner-Take-All Politics (2014), Jacob S. Hacker e Paul Pierson sostengono – ribadendo tesi espresse anche da altri autori – che l’incremento della disuguaglianza negli Stati Uniti non è dovuta esclusivamente ai mercati ma anche alle politiche da cui dipende il loro funzionamento. Per spiegare la crescente quota di redditi destinati al top 1%, gli autori sostengono, infatti, che: “ la netta caduta delle aliquote fiscali vere sui redditi molto più alti può aver stimolato la crescita dei compensi ai dirigenti, perché gli interessati intascano tanto di più da ogni aumento dei loro compensi”.

Dall’analisi fin qui condotta appare evidente come la risposta al perché un simile provvedimento sia stato adottato non è così semplice come inizialmente poteva apparire. Con un po’ di malizia si potrebbe pensare che questa agevolazione possa configurarsi anche come un condono fiscale per quei connazionali molto facoltosi che da anni risiedono all’estero; ma questa affermazione troverà conferma solo quando si conosceranno il numero, ed eventualmente la nazionalità, di coloro che aderiranno.

Rimane comunque il fatto, e questa non è un’impressione, che norme simili favoriscono persone molto influenti che di ulteriori privilegi o aiuti proprio non hanno bisogno.

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