Maurizio Franzini è professore ordinario di Politica Economica nella Sapienza, Università di Roma e direttore del “Menabò di Etica e Economia”. Ha recentemente pubblicato "Disuguaglianze inaccettabili", Laterza 2013, e, con Elena Granaglia e Michele Raitano, "Dobbiamo preoccuparci dei ricchi? Le disuguaglianze estreme nel capitalismo contemporaneo", Il Mulino, 2014.

I dati: un caso di mercato mancante?

Maurizio Franzini dopo aver brevemente ricordato che la possibilità dei giganti dell’economia digitale di accedere gratuitamente ai dati personali fa nascere problemi in numerosi ambiti – libertà, equità, efficienza e democrazia – illustra le possibili soluzioni, distinguendo quelle di carattere normativo da quelle ispirate a logiche di mercato. In particolare, Franzini prende in esame la proposta radicale di istituire un vero e proprio mercato dei dati, sottolineandone le potenzialità ma anche le inevitabili difficoltà di realizzazione.

La sinistra, la globalizzazione e il pensiero “liberal“

Maurizio Franzini e Francesco Vona riflettendo sull’arretramento della sinistra nei principali paesi industrializzati sostengono che occorre ripensare alcuni pilastri del pensiero liberal ai quali la sinistra, nel mondo, si è ispirata. In particolare, vanno riviste le valutazioni sugli effetti di questa globalizzazione e sulla capacità delle politiche nazionali di limitarne i costi ed occorre affrontare il problema di definire nuove regole per la globalizzazione, un problema non semplice ma preliminare al rilancio di una strategia politica della sinistra.

Il governo della non-élite: il New Deal di Franklin D. Roosevelt

Maurizio Franzini in occasione della nuova pubblicazione in Italia degli interventi e dei discorsi di F.D. Roosevelt propone, guardando anche al presente, una riflessione sul New Deal degli anni ’30. Franzini, dopo aver sottolineato l’inconciliabilità, nella visione di Roosevelt, tra ilpotere economico e i valori fondativi e costituzionali degli Stati Uniti, sostiene che da ciò discende la priorità assegnata alla reform rispetto alla recovery e nelle conclusioni delinea le ragioni del successo di questo eccezionale “governo per la non –élite”.

Wall Street come Las Vegas?

Marcello Basili e Maurizio Franzini ricordano che in 10 anni la quotazione di Amazon è passata da 74 a 1414 dollari (13 febbraio) una performance da capogiro anche nell’epoca del Quantitative Easing. Basili e Franzini ricordano che Amazon non ha distribuito dividendi in 21 anni, che il rapporto Prezzo/utili (P/E) è stratosferico (oltre 230) e che gli utili sono bassissimi. Dopo aver illustrato il significato di questi dati si chiedono cosa spinga le quotazioni di Amazon e cosa sia diventato ai nostri giorni il mercato azionario.

Amazon e il capitalismo senza profitti

Maurizio Franzini prende spunto dalla recente notizia secondo cui Bezos, CEO di Amazon, ha superato Bill Gates come uomo più ricco del mondo per riflettere sulla causa principale di questo sorpasso: il vertiginoso aumento del valore di Amazon in Borsa. Franzini dopo aver ricordato che esso sii è verificato in corrispondenza di profitti persistentemente molto bassi, si chiede cosa abbia reso possibile questa apparente anomalia e ipotizza che dietro di essa possa celarsi una nuova varietà di capitalismo: il capitalismo senza profitti.

I danni delle catastrofi naturali: quale strategia per la prevenzione?

Marcello Basili e Maurizio Franzini tornano a occuparsi di prevenzione dei danni da catastrofi naturali. Dopo aver ricordato le conseguenze di recenti eventi di questa natura e le stime sulla loro probabilità di verificarsi, Basili e Franzini sostengono che occorre un’assicurazione obbligatoria, sensibile alle disuguaglianze economiche, la cui introduzione può essere agevolata da politiche di nudge che contrastino l’accertata e poco razionale tendenza all’inerzia di fronte a eventi con bassa probabilità ma con conseguenze potenzialmente gravissime.

Fazio si merita il suo stipendio? Alcune riflessioni su super-ricchi, mercati e meriti

Maurizio Franzini e Elena Granaglia svolgono alcune riflessioni sul compenso che Fabio Fazio riceverà dalla Rai, di cui si è molto discusso, soffermandosi non sui comportamenti di Fazio o della Rai ma sulla tesi – ricorrente e fatta propria dallo stesso Fazio – secondo cui discutere quel compenso equivale a mettere in discussione il mercato. Franzini e Granaglia esaminano il “mercato” in cui opera Fazio e sostengono che le sue caratteristiche sono tali da escludere che i compensi a cui conduce siano accettabili e basati sul merito.

La tassa sui robot: discutiamone

Maurizio Franzini riflette sulla cosiddetta “tassa sui robot” per far fronte al rischio di disoccupazione di cui si è discusso soprattutto dopo la favorevole presa di posizione di Bill Gates. Franzini dopo aver ricordato che la proposta è stata avanzata, e bocciata, nel Parlamento europeo, sostiene, anche richiamando studi recenti sugli effetti dei robot su occupazione e salari, che le reazioni generalmente negative verso la tassa sono basate su argomenti che non appaiono conclusivi e auspica che del problema da cui è nata la proposta si discuta al di fuori di opposti pregiudizi.

La scuola italiana e il divario tra “ricchi” e “poveri”

Maurizio Franzini e Michele Raitano esaminano un recente studio pubblicato dall’OCSE che ha ricevuto molta attenzione e che è stato interpretato come la prova che la scuola italiana riduce i divari tra i figli dei ricchi e quelli dei poveri. Franzini e Raitano spiegano l’effettivo contenuto dello studio e perché esso non possa in alcun modo giustificare l’affermazione che la scuola italiana è “inclusiva”. Al contrario, altri dati mostrano che essa non lo è affatto e rischia di esserlo sempre meno, se alcune tendenze in atto non verranno contrastate.

Un reddito da disuguale cittadinanza?

Maurizio Franzini e Elena Granaglia tornano sul tema del reddito di base. Dopo aver elencato alcune delle confusioni e delle false credenze che ricorrono in questo dibattito, Franzini e Granaglia illustrano le diverse ragioni che possono giustificare un reddito basato sulla condizione di cittadino, indipendentemente dallo stato di povertà e richiamano l’attenzione su alcune caratteristiche della società contemporanea che rendono urgente porsi il problema se istituire quello che potrebbe chiamarsi un reddito di disuguale cittadinanza.