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	<title>Etica ed Economia &#187; Mezzogiorno</title>
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		<title>Riva Sud riva Nord – Il Mediterraneo ri-chiama il Mezzogiorno</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Jun 2011 08:26:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>GPalma</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Non c’è alcuna profezia o teoria economica che spieghi in maniera chiara ed esaustiva perché tanti Paesi così diversi del Nord Africa siano stati infiammati, in questi ultimi mesi, da impetuose rivolte di piazza contro decennali regimi. È di questi giorni anche il malcontento degli Indignatos spagnoli che protestano contro lo stato di precarietà che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non c’è alcuna profezia o teoria economica che spieghi in maniera chiara ed esaustiva perché tanti Paesi così diversi del Nord Africa siano stati infiammati, in questi ultimi mesi, da impetuose rivolte di piazza contro decennali regimi.<br />
È di questi giorni anche il malcontento degli Indignatos spagnoli che protestano contro lo stato di precarietà che attanaglia le vite di molti giovani iberici … e non solo.<br />
Nell’imminenza di questa estate, più che mai Mediterranea, provo a riflettere sul possibile ruolo che l’identità meridionale giocherà nel prossimo futuro di queste speculari sponde.<br />
Facciamo un passo indietro: cosa si intende per identità meridionale?<br />
L’identità si qualifica in una forte consapevolezza di tutti quei fattori (esogeni ed endogeni, materiali ed immateriali) che ci vengono consegnati dalla geografia e dalla storia, dal contesto naturale e dall’accumulo delle esperienze culturali, e che indicano non l’esistenza di un’unica e compatta “civiltà meridionale”, ma piuttosto di un complesso di esperienze maturate nei diversi luoghi del tempo, e sedimentatesi in altrettante occasioni della memoria. L’esperienza storica, invece, ci insegna che spesso si commette l’errore di arroccarsi in una mera esaltazione identitaria, o peggio ancora, si impone “la propria cultura” come egemone, dimenticandosi di volgere lo sguardo altrove, fuori dai nostri confini e dai nostri stereotipi.<br />
Compito di tutti, per meglio dire esigenza etica comune, è quella di non piegarsi ad una logica di “pensiero unico”, ma impegnarsi invece nella costruzione di un’identità aperta al mondo, e nel caso meridionale protesa al Mediterraneo.<br />
È da questo insieme plurale, eppure fortemente unificato da una comune dimensione culturale e simbolica, che nasce l’idea viva di un’identità meridionale. Un’idea mobile, non aggrappata alla contemplazione di sé (e della propria presunta superiorità, magari nell’arrangiarsi, nell’essere furbi, nel trasgredire, ecc.) né protesa alla rincorsa di un’imitazione a tutti i costi di modelli esterni, e alla ricerca di un appannamento delle proprie caratteristiche costitutive (Franco Cassano docet !).<br />
L’identità aperta e positiva di cui il Mezzogiorno oggi può giovarsi è quella che riordina le esperienze del proprio passato, da quelle più lontane a quelle più recenti, ricostruendole attorno a un insieme di luoghi fisici e simbolici. Un’identità plurale quindi: non omogenea, monolitica, “meridionale”; piuttosto articolata, riconoscibile, ma non univoca, fatta di condivisioni e differenze.<br />
Ecco un pensiero dalle forti radici “locali”, ma non “localistico”: un pensiero che non si vergogna delle proprie origini, che tiene ben piantati i piedi nella sua terra, ma non rinuncia a rivolgere lo sguardo al di là di sé, curioso del mondo. Un po’ come sosteneva Corrado Alvaro in Gente in Aspromonte, quando scrisse: “È una civiltà che scompare, e su di essa non c’è da piangere, ma bisogna trarre, chi ci è nato, il maggior numero di memorie”.<br />
L’identità aperta diventa così un potente fattore di civicness (senso civico), in quanto orienta e stabilizza le direzioni di un governo del territorio. Essa sostiene la creazione di nuovi strumenti di valutazione delle politiche. Rafforza, in una sola espressione, il capitale sociale necessario per lo sviluppo. Sviluppo inteso non come mera crescita economica, mercato selvaggio, omologazione e massimizzazione dei profitti, quanto piuttosto come attuazione di “sviluppi territoriali integrati” che rispettino gli equilibri dinamici dei singoli territori e le peculiarità delle rispettive comunità. Nel caso del Mezzogiorno questo tipo di sviluppo passa attraverso una valorizzazione sistemica delle risorse locali e una fattiva collaborazione ed integrazione con i popoli del Mediterraneo. Tutto il meridione d’Italia è chiamato ad essere in prima linea nel riaffermare l’importanza mondiale del Mediterraneo e immaginarsi come la porta d’Europa.<br />
Si può restare Sud scoprendosi anche Nord e Ovest di altri. Mantenere i fondamentali legami con l’Unione Europea moltiplicando anche quelli balcanici. Certo è difficilissimo. Perché difficile è usare risorse differenziate in modo interconnesso, è arduo iniziare laddove non c’è esperienza passata; le fasi più dure dei processi di sviluppo sono quelle iniziali: far nascere imprese dove sono poche, suscitare fiducia, incrociare risorse, integrare competenze, realizzare politiche coerenti. Ogni facile ottimismo va bandito: serve un impegno solidale di tutta la popolazione, non solo meridionale. È doveroso per tutti noi avere chiaro che i problemi sociali ed economici che investono le regioni meridionali non riguardano solo una parte della nostra penisola bensì tutta la nazione e l’Europa intera.<br />
Concludendo, per intraprendere un corretta crescita economica, sociale e politica del Meridione d’Italia è auspicabile che si impari a sfruttare questo universo composito che il Mezzogiorno rappresenta. Bene sarebbe se si provasse a sviluppare pratiche di solidarietà intragenerazionale e intergenerazionale, che sostengano e preservino questo territorio per le future generazioni; un territorio, come suggeriva Alberto Magnaghi, che venga eletto ad opera d’arte da preservare e mai più un asino da soma da sfruttare.</p>
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		<title>Otto ragioni per avere fiducia sul futuro del Mezzogiorno d’Italia</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Jul 2010 03:00:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flogiudice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Si narra che un giorno un etologo prese delle pulci e le chiuse in una scatola di vetro, per osservarne il comportamento. Le pulci, come è nella loro natura, cominciarono a saltare per muoversi ed uscire dal contenitore ma, saltando, sbattevano continuamente la testa al coperchio di vetro. E così, salta oggi, salta domani, sbatti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Si narra che un giorno un etologo prese delle pulci e le chiuse in una scatola di vetro, per osservarne il comportamento. Le pulci, come è nella loro natura, cominciarono a saltare per muoversi ed uscire dal contenitore ma, saltando, sbattevano continuamente la testa al coperchio di vetro. E così, salta oggi, salta domani, sbatti la testa oggi, sbatti la testa domani, le povere pulci smisero di saltare.. pur rimanendo vive sul fondo della scatola. Fu a quel punto che lo scienziato rimosse delicatamente il coperchio e attese la loro reazione. Ebbene, incredibile a credersi, le pulci non fecero più nessun salto e morirono nella scatola aperta!</p>
<p style="text-align: justify;">Questo curioso aneddoto scientifico, come è facilmente intuibile, insegna che: anche quando, per una qualche ragione, mutano le condizioni esterne e vengono meno gli ostacoli che ci impediscono il successo di un’azione, spesso non si ha più il coraggio di riprovarci perché, nel frattempo, la serie di fallimenti registrati e le relative sofferenze patite, ci hanno fatto perdere l’entusiasmo e la capacità di iniziativa, portandoci a rinunciare al raggiungimento dell’obiettivo prefissato. E’ una metafora che ben si adatta alla psicologia umana (anche collettiva) e che, con i dovuti rispetti, può essere utile, a mio avviso, a capire la “questione meridionale italiana” oggi, su cui, di seguito, tenterò alcune brevi riflessioni.   </p>
<p style="text-align: justify;">Diversi, infatti, i tentativi che sono stati effettuati attraverso politiche di sviluppo e di occupazione per rendere il Mezzogiorno d’Italia un territorio autonomo da un punto di vista produttivo e quindi indipendente da un punto di vista economico, maturo ed emancipato da un punto di vista sociale e culturale. La maggior parte di questi tentativi, però, com’è noto, si è risolto in fallimento, (come i salti delle pulci) e ciò ha finito inesorabilmente per scoraggiare coloro (Governo, istituzioni locali, società civile) che vi avevano provato e ha rinvigorito l’idea che noi italiani meridionali fossimo sostanzialmente un popolo di vagabondi e delinquenti, refrattari al miglioramento e dunque da abbandonare al proprio destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Giusto per citarne uno di questi tentativi, il più importante: le politiche di industrializzazione attuate negli  anni ’60 e ‘70, che mirarono alla costruzione di grandi poli siderurgici (Taranto, Gioia Tauro, Siracusa, ecc.) che, di fatto, non ribaltarono la situazione occupazionale e rimasero vere e proprie ‘cattedrali nel deserto’. Non tutte le politiche di sviluppo, invero, fallirono. Alcune, poche, ebbero successo: per esempio, la creazione dei più recenti poli universitari, o la Cassa del Mezzogiorno che contribuì, se non altro, alla costruzione di tante utili infrastrutture ed opere pubbliche nei territori del Sud.   </p>
<p style="text-align: justify;">Continuando con la metafora, credo sia giunto per noi meridionali il momento di riprovare a “saltare”, perché le condizioni che ci impedivano il successo stanno venendo meno e si stanno creando le premesse per un reale ed autentico miglioramento del sistema. Otto, finora, le motivazioni principali che mi spingono a crederlo e che di seguito sintetizzo:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;"><strong>Energie rinnovabili. </strong>E’ già in corso in tutto il mondo, anche in Italia, quella che è stata definita da più parti la <em>nuova rivoluzione industriale, </em>vale a dire il ricorso a nuove fonti di approvvigionamento energetico – che a differenza del petrolio sono rinnovabili e con scarsi, quasi nulli, impatti negativi sull’ambiente circostante -. Mi riferisco in particolare all’energia eolica e solare/fotovoltaica, ricavabili dal vento e dal sole di cui l’Italia, e in particolare il Mezzogiorno, come sappiamo, ne sono abbondanti e generosi. Tale percorso di approvvigionamento, se promosso e controllato nella giusta maniera, potrà creare (come sta già facendo) nuovi posti di lavoro e rendere le Regioni del sud autonome da un punto di vista energetico. Ciò permetterà (come alcune importanti scoperte scientifiche dell’Università di Palermo lasciano presagire) anche la possibilità futura di dissalare l’acqua di mare a costi contenuti, il che si tradurrà nella possibilità di avere acqua potabile a sufficienza per arginare il processo di desertificazione che sta minacciando alcune regioni del sud dell’Europa tra cui il Mezzogiorno d’Italia, nonché il continente africano e quello asiatico. </li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Fattore Immigrazione</strong>. L’imponente fenomeno di immigrazione a cui l’Italia e le sue regioni del sud sono interessate, aiuterà, come sta aiutando, le stesse a crescere economicamente e culturalmente. Al di là infatti di quello che, per ragioni di strategia politica, si è cercato di far credere da questo Governo e da alcune sue componenti in particolare (La Lega), gli economisti insegnano che gli immigrati portano ricchezza nei paesi in cui approdano, e non il contrario, semplicemente perché costituiscono forza-lavoro a basso costo e a minime rivendicazioni sindacali, in situazioni che vanno purtroppo da quella tragica, venuta fuori dal caso Rosarno (in cui gli immigrati che lavorano nelle aziende agricole vengono trattati come veri e propri moderni schiavi) a quelle delle colf e badanti (comunitarie e non, che abitano nelle nostre case e accudiscono i nostri cari). Non solo, gli immigrati affittano case in cui molti di noi italiani non abiteremmo più e comprano veicoli che per noi andrebbero soltanto rottamati. E’ l’apporto di ricchezza che del resto molti di noi italiani, soprattutto meridionali, abbiamo in passato, e per generazioni, garantito a paesi come la Germania, la Francia, l’Inghilterra, l’Austria, la Svizzera, l’Argentina, il Brasile, gli Stati Uniti d’America, il Canada, ecc. contribuendo a far crescere le loro economie, e non viceversa. Oltre al fattore economico, infine, che è importante ma non esaustivo, la gente straniera che arriva contribuisce ad arricchire la nostra società anche culturalmente in quanto, con la loro presenza, costituisce occasione diretta e personale di confronto e scambio di tradizioni e stili di vita e di pensiero. Senza negare d’altra parte che, proprio per la sua imponenza, il fenomeno immigratorio sia necessario gestirlo con fermezza e risoluta progettualità, in quanto, pur se positivo, inizialmente ed inevitabilmente tende a destabilizzare l’ordine sociale ospitante.   </li>
<li style="text-align: justify;"><strong> Fattore istruzione e cultura. </strong>E’ indubbio che, in questi ultimi decenni, le regioni del  Mezzogiorno, pur perpetuando alcune annose difficoltà di organizzazione sociale, abbiano registrato un aumento notevole del livello di istruzione ed erudizione dei propri cittadini, sia grazie alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa (televisione ed internet in primis) sia soprattutto alla nascita e allo sviluppo di atenei e poli universitari che hanno dato occasione a tantissimi giovani di studiare e laurearsi, pur in condizioni economiche familiari non sempre adeguate. Credo di non esagerare nell’affermare che oggi vi sia, in media, nel sud Italia almeno un laureato in ogni famiglia, soprattutto giovani e soprattutto donne, e questo logicamente agisce come poderoso fattore di sviluppo.  </li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Area del Mediterraneo</strong>. E’ dal 2008 avviato un progetto, lanciato da Sarkozy e denominato <em>Unione per il Mediterraneo</em>, che ha come scopo quello di creare un’area di libero scambio economico e un partenariato sociale e culturale tra i paesi che si affacciano sul <em>mare nostrum.</em> Tale progetto, conseguenza naturale del <em>Processo di Barcellona</em>, che dal 1995 ha intenzione di avvicinare l’Unione Europea alle nazioni mediorientali e africane, attualmente conta la  partecipazione di 43 paesi (i 27 dell&#8217;Ue, più Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Siria, Tunisia, Turchia, Autorità palestinese, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Monaco &#8211; ad eccezione della sola Libia che ha preferito partecipare come semplice osservatore) molti dei quali stanno notevolmente incrementando le loro economie ed il loro benessere sociale (la Turchia, per esempio, dopo la Cina è il paese che sta crescendo di più, con un tasso annuo Pil pari addirittura all’11,8%).  Nel quadro di questo progetto &#8211; che rappresenta senza dubbio una sfida complessa dall’alto valore politico, sociale ed economico, considerando soprattutto la delicatezza geo-politica dell’area &#8211;  l’Italia, e le regioni del Mezzogiorno in particolare, potranno e dovranno svolgere, per la posizione geografica che occupano, funzioni di collegamento e raccordo (diventando piattaforma strategica e ponte) tra l’Europa e questi Paesi, favorendo e promuovendo collaborazioni in materia culturale, energetica, ambientale, nella ricerca di un comune denominatore che unisca, invece di allontanare, i popoli e le culture del Mediterraneo. L’approccio finora usato ha portato solo ad esiti negativi, (e tale resterà fintanto che tale unione avrà lo scopo di sfruttare, anziché valorizzare, le risorse dei paesi a sud del mediterraneo, con i quali il divario economico esistente è circa tre volte superiore a quello tra Messico e Stati Uniti) ma tale progetto avrà certamente un futuro e, favorendo il dialogo e la cooperazione internazionale, contribuirà a risolvere le tensioni politiche dell’area e riconcilierà l’Europa con il mondo arabo. Sono già numerosi i progetti associativi ed istituzionali attivi in tal senso.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Finanziamenti strutturali europei 2007/2013 e fondi statali Fas. </strong>Le regioni del Mezzogiorno stanno beneficiando già da diversi anni dell’intervento finanziario dell’Unione Europea, attraverso i <em>fondi strutturali</em>, e dell’attenzione del Governo nazionale, attraverso i <em>fondi Fas, </em>entrambi<em> </em>volti a promuovere l’occupazione, la coesione sociale, la sicurezza, in una parola lo sviluppo, delle aree sottosviluppate europee come quelle meridionali italiane. In particolare per il primo caso le somme destinate a tale scopo sono state e sono ingenti, basti pensare che i fondi strutturali europei [Fondo Europeo di Sviluppo Regionale; Fondo Sociale Europeo; Fondo di coesione] nei due ultimi cicli settennali hanno avuto a disposizione circa un terzo del bilancio della UE: 196 miliardi di euro nel programma di intervento 2000-2006 e 335 miliardi in quello in corso 2007/2013, spesi attraverso specifici programmi operativi regionali e nazionali: tra cui gli ormai rinomati Por e Pon. Di questi finanziamenti, una parte consistente (circa 90 miliardi di euro) sono stati destinati, in misura e modalità diverse, alle Regioni Sardegna, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, in quanto il loro Pil pro capite risultava (e risulta ancora per la maggior parte di esse) inferiore al 75% della media comunitaria, e ciò li ha fatti rientrare nell’obiettivo di convergenza<em> </em>economica stabilito dall’UE per colmare il divario tra le sue regioni più ricche e quelle più povere. Tra i settori d’intervento vi sono, in particolare: la qualità degli investimenti in capitale fisico ed umano, lo sviluppo dell’innovazione tecnologica e della società basata sulla conoscenza, la dotazione infrastrutturale, l’adattabilità ai cambiamenti economici e sociali, la tutela dell’ambiente nonché l’efficienza amministrativa. Anche il Fas (Fondo per le aree sottoutilizzate) ha mosso nella stessa direzione, avendo come obiettivo quello di raccogliere risorse nazionali aggiuntive, da sommarsi a quelle ordinarie e a quelle comunitarie e nazionali di cofinanziamento. E’ pur vero che si sono fin qui registrate serie difficoltà nella programmazione di spesa di questi fondi europei, alcuni dei quali ancora inoperativi, e che vi è stata purtroppo una gestione irresponsabile da parte del Governo italiano per i fondi Fas, (parte dei quali sono stati deviati al raggiungimento di obiettivi diversi da quelli per cui sono stati creati, a danno soprattutto di noi giovani del Sud) ma è innegabile che tali politiche di intervento finanziario nel complesso desteranno, come stanno già destando, occasioni di crescita e di benessere  per le regioni meridionali e avranno sul loro sviluppo economico, sociale e culturale, una ricaduta senz’altro positiva.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Il fenomeno politico Berlusconi.  </strong>Il Governo Berlusconi è un governo che ha fatto della capacità di comunicazione politica una delle sue tattiche vincenti, forse la principale. Questa capacità, unita all’indiscutibile mix di carisma e stravaganza del personaggio Berlusconi da una parte e del personaggio Bossi dall’altra, ha contribuito molto nel far aumentare, non solo per adesione ma anche per reazione contraria, il coinvolgimento emotivo e la partecipazione politica di fasce di popolazione da qualche anno lontane (perché deluse e disaffezionate) alla politica della prima repubblica ed ai suoi protagonisti. L’aumento di partecipazione politica si è quindi concretizzata in una maggiore attenzione alle sorti del Paese, ai comportamenti della sua classe dirigente (sia acclamata ed incoraggiata, che messa sotto accusa da diversi dossier giornalistici e letterari – tipo “La Casta”) al rapporto intenso (spesso conflittuale) tra i suoi poteri istituzionali e sociali (Giustizia/Esecutivo, Esecutivo/Parlamento, Stampa Esecutivo/Parlamento), alle politiche pubbliche del Governo, ai tentativi dibattuti di riforma di alcuni importanti settori della società (la Giustizia,  la Scuola e l’Università, la Pubblica Amministrazione,ecc.) ed ha quindi favorito, camminando di pari passo ad un progressivo aumento della conoscenza e delle informazioni (dovuto essenzialmente alle maggiori interconnessioni mediatiche e all’avvento dei potenti e diffusi social networks informatici come facebook, twitter,  ecc.) un maggiore interessamento ai temi della democrazia e della sua organizzazione, della legalità, della lotta alla mafia, del rispetto e tutela dell’ambiente, dell’immigrazione, della sanità, del rapporto e confronto tra il nord e il sud del Paese, implicando una appassionata e rinnovata cultura civica, senza dubbio preziosa al futuro funzionamento della democrazia italiana dei prossimi anni post-berlusconiani. E’ ovvio che la questione meridionale italiana, in qualche modo conseguenza e causa di molti malfunzionamenti del Paese, dovrà tornare ben presto al centro del dibattito e delle azioni di Governo, per essere affrontata e definitivamente risolta.   </li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Il ruolo delle donne.  </strong>Fino a non molti anni addietro,<strong> </strong>alla maggior parte delle donne italiane, e del sud Italia in particolare, era riservato un ruolo centrale nella gestione della casa e della famiglia, ma un ruolo assolutamente marginale nello svolgimento di molte professioni e della vita pubblica e politica. Oggi, grazie alle conquiste sociali avvenute, la società meridionale italiana può godere ed avvantaggiarsi di  un maggiore, più diretto e più emancipato ruolo delle donne, le quali sono diventate di fatto e fortunatamente protagonisti a tutti gli effetti (insieme agli uomini) della vita politica, economica e sociale del Paese. Moltissime le donne nelle scuole e nelle università, nelle imprese, nelle pubbliche amministrazioni, nei presidi sanitari, nelle redazioni giornalistiche, nei tribunali, nelle sedi amministrative e di partito (anche se qui in misura ancora marginale), nelle società sportive, ecc. Ciò costituisce assiomatico volano di crescita e maturazione della società meridionale.</li>
<li style="text-align: justify;"><strong>Il federalismo fiscale.</strong> Infine, il tanto discusso federalismo fiscale. Di tale architettura economico-politica in Italia, come molti sapranno, se ne parla da tempo e da più parti. Non è quindi, per amor del vero, un’invenzione di questo governo, anche se di questo ne è diventato il principale ‘cavallo di battaglia politico’. E’ entrato in funzione a seguito dell&#8217;approvazione della Legge 42/2009 e per diventare operativo necessita di una serie di provvedimenti che si snodano nell&#8217;arco di 7 anni: 2 anni per l&#8217;attuazione e 5 di regime transitorio. Per le regioni del Sud, non sarà certo una panacea (soprattutto all’inizio, i cui costi sociali di attuazione potranno essere molto alti) ma non sarà, a mio avviso, neanche una iattura, nella misura in cui (data la proporzionalità diretta che prevede fra le imposte riscosse in una determinata area territoriale e quelle effettivamente utilizzate dall’area stessa) comporterà quantomeno una maggiore responsabilizzazione della spesa e della gestione delle risorse da parte degli enti di governo locali, delle classi dirigenti e per certi versi anche della società civile. Responsabilizzazione che, si dovrà esprimere non tanto nel ridimensionamento o nel taglio della spesa pubblica (all’inizio comunque necessario) quanto nella valorizzazione di tutto il patrimonio di risorse (storiche, artistiche, culturali e naturali) di cui le regioni del Mezzogiorno dispongono in abbondanza e che trascurano di valorizzare, quanto non addirittura mortificano. Penso per esempio alle ricchezze naturalistiche di cui la sola Calabria dispone (ben ottocento chilometri di costa nel Mar Mediterraneo e quattro grandi catene montuose) la cui sola valorizzazione turistica potrebbe fare della Calabria stessa una delle regioni più ricche del Paese. Pertanto il federalismo, se accolto come occasione di sviluppo, potrà apportare certamente i suoi importanti benefici, pur tenendo presente e cercando di pregiudicare tutti i rischi geo-politici e sociali di cui esso si fa inevitabilmente conduttore, ovvero una possibile accentuazione delle divisioni tra il nord e il sud del paese e un  aumento ingestibile delle sofferenze sociali delle regioni meno forti fiscalmente, ossia le regioni meridionali. </li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Queste, a mio personale avviso, le ragioni che mi inducono ad essere fiducioso sulle sorti future del Mezzogiorno d’Italia e sulla soluzione definitiva della ‘<em>questione meridionale</em>’. Queste, le occasioni per ‘uscire dalla scatola’; su cui fondare un rilancio definitivo del Sud e trasformarlo, da grande difficoltà dell’Italia, a grande opportunità della stessa. Logicamente, affinché ciò accada, è necessario che le future classi dirigenti politiche, locali e nazionali, ne prendano coscienza e agiscano responsabilmente, tenendo presente – come disse Lerner (1968) &#8211; che i tempi della crescita economica e dello sviluppo sono sempre più lenti della rivoluzione delle aspettative.</p>
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		<title>I giovani, le donne, il Mezzogiorno non sono il problema ma la possibile soluzione</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 07:09:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>DCersosimo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Lavoro giovani donne Sud. Quattro parole importanti per il futuro del nostro paese. Quattro parole che potrebbe unire l’Italia e riaccedere una prospettiva di crescita per tutti. Quattro parole non in agenda. Non in quella del governo, ossessionato da altre parole come riduzione delle tasse, federalismo fiscale, tagli della spesa pubblica e miniaturizzazione dello stato. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">Lavoro giovani donne Sud. Quattro parole importanti per il futuro del nostro paese. Quattro parole che potrebbe unire l’Italia e riaccedere una prospettiva di crescita per tutti. Quattro parole non in agenda. Non in quella del governo, ossessionato da altre parole come riduzione delle tasse, federalismo fiscale, tagli della spesa pubblica e miniaturizzazione dello stato. Ma neppure in quella dell’opposizione, che sembra coltivare l’afasia o al più la doppiezza linguistica: al Nord alcune parole, al Sud altre.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">“Senza parole non c’è politica” scrive a ragione Gianfranco Viesti nel suo fresco libricino <em>Più lavoro, più talenti </em>appena pubblicato dalla Donzelli. Sulle parole la sinistra ha costruito nel secolo scorso imponenti processi di mobilitazione sociale, consenso politico e partecipazione popolare. Il benessere degli italiani è cresciuto molto grazie a quelle parole mobilitanti del nostro riformismo. Da più di un decennio, il centrosinistra è però al palo, sfiduciato, incapace di offrire profezie credibili, parole senza retorica. Non a caso l’Italia è ferma, se non in declino.<em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">Per ripartire ci vogliono le parole giuste, slancio, vista lunga e ragionevole ottimismo. C’è bisogno di più lavoro e di lavori di migliore qualità. Maggiore occupazione implica più reddito, più consumi, più entrate fiscali, più benessere sociale. In Italia lavorano comparativamente molto meno persone rispetto agli altri paesi europei. I giovani e le donne sono i soggetti più penalizzati con livelli di occupazione davvero esigui, soprattutto nel Mezzogiorno. Troppi giovani scolarizzati non hanno mai trovato un lavoro; tanti altri sono costretti a lunghe, interminabili esperienze di precarietà, di bassi salari, di convivenza forzata con i genitori. Molti dei più qualificati devono emigrare in paesi più accoglienti. A troppe ragazze è negata la piena autonomia per il lavoro che non c’è. Bisognerebbe allora ripensare i meccanismi di funzionamento della nostra economia, avviare, come suggerisce Viesti, una “manutenzione straordinaria” del nostro capitalismo, non piccoli aggiustamenti. Osare mete più ambiziose, mettere a tema la piena occupazione, rafforzare e non indebolire la scuola e l’università, i luoghi/tempi dove si formano capitale umano e qualità civili, ritornare a considerare Nord e Sud come segmenti complementari di un grande paese unitario.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">La sinistra italiana dovrebbe uscire dal lungo letargo, trovare le parole giuste per una nuova narrazione credibile e darsi obiettivi ambizioni, adeguati al rischio di collasso della nostra società nazionale. La ripresa italiana costringe a fare i conti con il Mezzogiorno. Perché è nel Sud che si annidano le più importanti potenzialità di sviluppo; perché è nel Sud che si addensano le maggiori criticità sociali e istituzionali. Una rozza costruzione politica intenzionale della Lega ha fatto sì che Sud sia diventata oggi una parola impronunciabile, totem della quintessenza dei mali del paese: strato cronicizzato di mafie, corruzione, familismo, illegalità, sprechi. Un aggregato geografico ed umano a sé, refrattario al civismo e allo sviluppo; un pezzo d’Italia che dilapida imponenti risorse pubbliche prodotte al Nord. Questo “teorema Mezzogiorno”, come lo chiama efficacemente Viesti, seppure ha conquistato buona parte delle élite dirigenti nazionali e degli italiani, anche del Sud, è palesemente falso, basato cioè su affermazioni senza fatti, prive di evidenze empiriche. E’ un teorema che giustifica il saccheggio sistematico da parte del governo di risorse finanziarie destinate</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">al Sud e la secessione culturale strisciante.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">Ovviamente il Sud non è il migliore dei mondi possibili: la sanità, la giustizia civile, i trasporti, la scuola funzionano peggio che al Nord. Il Sud però non è un’area altera, deviata, polarmente contrapposta al Nord, bensì il segmento debole di un paese occidentale alquanto debole; un’area dove il deficit di servizi pubblici è più accentuato e i diritti elementari di cittadinanza più calpestati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 14pt;">Il Sud soffre in maniera più radicale i mali dell’intera Italia: bassa crescita, bassa occupazione, basso investimento nei giovani e nelle donne, bassa disponibilità di beni pubblici, inefficienza amministrativa, modestia delle classi dirigenti. Il Sud non è dunque “il” problema dell’Italia contemporanea. Il problema è l’assenza di politica alta, di immaginazione, di fiducia in un paese diverso: più equo e unito, più aperto e coeso. Il problema è trovare parole diverse. Di credere, come chiude il suo libro Viesti, “che i giovani, le donne, il Mezzogiorno non sono il problema ma la possibile soluzione”.</span></p>
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		<title>Il Mezzogiorno, il federalismo e il coraggio dell&#8217;utopia</title>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 07:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Cnovembre</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Una frattura di fatto tra il ricco Nord ed il “problematico” Sud sta per essere reso un dato oggettivo. Le ragioni federaliste in questo nostro Paese possono essere tante e la progettazione di un moderno impianto federale per l&#8217;Italia, prima di tutto politico e in seconda o terza battuta anche fiscale, può rappresentare una via [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Una frattura di fatto tra il ricco Nord ed il “problematico” Sud sta per essere reso un dato oggettivo. Le ragioni federaliste in questo nostro Paese possono essere tante e la progettazione di un moderno impianto federale per l&#8217;Italia, prima di tutto politico e in seconda o terza battuta anche fiscale, può rappresentare una via d&#8217;uscita dal pantano in cui versa il nostro Stato unitario, ma ben diversa è la propaganda leghista che da diversi anni maschera il nobile ideale federalista con un rozzo separatismo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">La realtà ci racconta, così come argomenta Giorgio Ruffolo nel suo ultimo libro “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Un paese troppo lungo</em>”</span><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn1"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">, edito da Einaudi, che mai come oggi le sorti del Nord e del Sud Italia sono sembrate più lontane. Il rischio, continua Ruffolo, è quello di </span></span><span style="line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt;">«</span><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">una decomposizione territoriale che vede un Nord sempre più simile ad un Belgio grasso e un Sud ridotto a colonia mafiosa</span></span><span style="line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt;">»<a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[2]</span></span></span></span></a></span><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E allora, per citare uno come Lenin che non è più molto di moda, che fare?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ci può essere un&#8217;alternativa tra un separatismo regionale-fiscale così in voga oggi e così celatamente supportato da una fetta consistente dell&#8217;<em>establishment</em> del nostro Paese e una vuota retorica dello Stato unitario risorgimentale che purtroppo sembra che trovi tra gli italiani le ragioni del consenso forse nel tricolore e certamente nella nazionale di calcio?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E ancora, di fronte a questi sbandamenti e a questo stato di cose, quali sono le risposte e le proposte che provengono dalla società meridionale?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">A Sud si passa velocemente, all&#8217;interno del dibattito politico e culturale, da una difesa acritica dello <em>status quo sic et simpliciter </em>(senza nemmeno fare un esame di coscienza serio sugli sprechi e le inefficienze nel governo di importanti regioni meridionali, per non parlare in alcuni casi di provate collusioni con ambienti della criminalità organizzata) ad un nuovo tipo di leghismo in salsa siciliana, calabrese o campana che ritiene che a un atteggiamento rivendicativo del Nord vada contrapposto un atteggiamento altrettanto rivendicativo e parziale da parte del Mezzogiorno. Ma così il Paese si spezza e dell&#8217;Italia rimarrà poco o niente.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">A nostro avviso, condividendo le preoccupazioni di Ruffolo, è urgente la necessità di ritrovare le ragioni storiche di un patto tra Nord e Sud, che saldi finalmente l&#8217;Italia in una rinnovata unità nazionale.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Detto in altri termini cambiare lo Stato per salvare la Nazione.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma per fare ciò bisogna prima di tutto dirsi disponibili al federalismo, se è vero come ha scritto Ermanno Rea qualche giorno fa su “Il Manifesto”</span><a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn3"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">, “che dal punto di vista statuale l&#8217;Italia non esiste; non è mai nata. Il divario Nord/Sud, così come lo abbiamo costruito pazientemente, un po&#8217; alla volta, in maniera deliberata e consapevole lungo centocinquanta anni di storia, non ha eguali in tutto il mondo, fa dell&#8217;Italia un caso unico nella sua anomalia socio-economica”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dirsi disponibili al federalismo, guardando al tema del Mezzogiorno, però, non vuol dire assolutamente farsi complici della voglia di spezzatino che c&#8217;è nel Paese ma scommettere, così come ragionavano importanti meridionalisti come Dorso e Salvemini, sull&#8217;autonomia politica del Mezzogiorno come forza costituente di uno Stato nazionale per non relegarlo oggi a periferia dello spreco, come molti lo raccontano e lo vogliono.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Salvemini, come ricorda lo stesso Ruffolo, individuava nel federalismo “l&#8217;unica via per la soluzione del problema meridionale”. Problema meridionale storicamente connotato dal tema dell&#8217;arretratezza economica e sociale che oggi assume, in ampie zone del Sud ma non in tutte per fortuna, i caratteri del dominio della criminalità organizzata, del degrado delle grandi aree urbane, di un senso di illegalità e abusivismo diffuso, di inefficienza nel governo della cosa pubblica e di un uso improprio di risorse pubbliche, di un sistema politico-clientelare non basato sul merito, di una nuova emigrazione di giovani altamente scolarizzati.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">E’ chiaro e consolidato altresì che il Mezzogiorno non è un blocco monolitico e che nelle pieghe dei tanti territori ci si può imbattere in tante realtà sociali e produttive innovative in grado anche di anticipare le dinamiche di mercato e le evoluzioni dei costumi. Però è vero anche che l’intero Mezzogiorno con qualche eccezione evidente vive una crisi di visione e di prospettiva che per forza di cose ha ripercussioni sulla sua capacità di organizzazione politica e di vitalità economica. Il Sud Italia, quindi, diventa sempre più lontano dal Centro-Nord anche in termini di infrastrutture, di vivibilità, di reti e collegamenti, di opportunità di lavoro, di livelli di istruzione (al di là dei tanti laureati meridionali), di qualità del sistema sanitario, di numero di aziende, di organizzazione del welfare locale. Se non si interviene con coraggio e con indignazione su questi fattori di contesto, al di là di alcune <em>performances</em> economiche e produttive positive, il nostro Sud è destinato silenziosamente a diventare “altro” non rispetto al Nord ma rispetto all&#8217;Italia stessa come Nazione, così come l&#8217;abbiamo conosciuta sino ad ora.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ed è in questo quadro che si inserisce un&#8217;insoddisfazione politica crescente del Nord del Paese che trova le sue basi analitiche, secondo la tesi di Luca Ricolfi nel libro “<em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il sacco del Nord</em>”</span><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn4"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[4]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">, negli squilibri esistenti tra quello che un territorio dà allo Stato e quello che riceve. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ricolfi, per esempio, in un suo recente articolo ci spiega, riprendendo le tesi scritte ne <em>“Il sacco del Nord”</em>, che fatto 100 il reddito prodotto sul mercato, il cittadino lombardo consuma 50, quello calabrese 113. Così come l&#8217;intensità dell&#8217;evasione fiscale in Lombardia è pari al 12% e in Calabria l&#8217;85%. Le false pensioni di invalidità che costano alla collettività 8 miliardi di euro l&#8217;anno, nel Lombardo-Veneto sono sotto il 10% e invece in tre Regioni come Sicilia, Campania e Calabria si attestano su valori superiori al 50%</span><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftnref5" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[5]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">La lettura analitica di Ricolfi, così come evidenzia Maurizio Franzini in un altrettanto recente articolo</span><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftnref6" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn6"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[6]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">, certamente deriva da un uso parziale e orientato dei dati e dei relativi indicatori, soprattutto nella valutazione economica del maggior tempo libero al Sud che compenserebbe gli svantaggi derivanti da reddito e consumi pubblici, però dal mio punto di vista rende palese un clima culturale del Paese e un&#8217;offensiva del Nord a cui il Sud non potrà reggere a lungo se non accettando la sfida del cambiamento che passa necessariamente attraverso un&#8217;assunzione piena di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>responsabilità delle proprie carenze (dove ci sono) e una promozione dei propri meriti e dei propri sforzi innovativi (dove sono riscontrabili e presenti). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Di fronte a questa realtà dei fatti, quindi, il federalismo può rappresentare principalmente per il Mezzogiorno un&#8217;opportunità per progettare un patto che sia il frutto di un nuovo equilibrio tra risorse e servizi e tra ricchezze e diritti. Il federalismo come questione nazionale utile a ragionare nuovamente sulla questione meridionale e come metodo condiviso per affermare due principi basilari: quello dell&#8217;equità tra i territori (che parli soprattutto alle regioni ed ai neonati egoismi del Nord) e quello della responsabilizzazione dei territori (che parli soprattutto alla dissipazione di risorse e alle tante inefficienze di molte aree del Sud).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Ma il federalismo anche come grande occasione di riscatto per quei territori del Mezzogiorno che con fatica e contro tutto e tutti hanno intrapreso la strada della qualità nello sviluppo economico, del rispetto della legalità, della realizzazione di interventi volte all&#8217;innovazione, alla ricerca e alla salvaguardia delle risorse ambientali e naturali.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Il Sud deve essere capace di accettare la sfida federale per dimostrare che è in grado di assumersi le proprie responsabilità e di risanare i propri conti.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Dall&#8217;accettazione della sfida federale scaturisce, dal mio punto di vista, l&#8217;utilità del ragionamento e delle proposte sostenute da Giorgio Ruffolo nel libro citato e in un suo articolo apparso su “La Repubblica” in data 12 Maggio 2010</span><a style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftnref7" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn7"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; color: black; font-size: 14pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[7]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman;">.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Proposte utopiche ha scritto qualcuno ma comunque proposte che tentano di parlare al futuro e richiamano in gioco speranze e visioni, a partire dalla società del Mezzogiorno, per ritrovare il senso comune dell&#8217;unità nazionale.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">La proposta che ha fatto più discutere come l&#8217;istituzione di due grandi macro-regioni (una del Centro-Nord e una che comprende Sud e Isole), per esempio, può rappresentare un tentativo di risposta ai neocentralismi regionali e al relativo peso<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>opprimente delle pressioni localistiche, delle burocrazie locali e di una classe politica concentrata sul <em>particulare</em> così come può aiutare il Mezzogiorno ad autorappresentarsi e a pensarsi in funzione di se stesso e non in funzione di una continua rincorsa verso il Nord; inoltre questa “provocazione” delle due macro-regioni può aiutare la stipula di un patto forte per una rinnovata unità nazionale in cui<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">si definisce un cammino di sviluppo comune tra le due grandi parti del Paese per finalizzare le rispettive autonomie fiscali verso un interesse economico e politico superiore. Questo impianto, inoltre, dove l&#8217;attenzione va posta più che sulle due macro-aree sul patto di sviluppo comune, deve essere sostenuto dall&#8217;implementazione di un Fondo di programmazione per un piano di risanamento e sviluppo destinato soprattutto alle aree urbane del Sud, il cui degrado rappresenta il primo ostacolo per sconfiggere le mafie e per affermare un più forte sviluppo civile ed economico del Mezzogiorno nell&#8217;ambito del Mediterraneo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: widow-orphan;"><span style="line-height: 150%; color: black; font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;">Mi rendo conto che l&#8217;utopia racchiusa in queste proposte è forte e la possibilità di realizzarle nel contesto dato sono molto scarse. Qualcun altro dirà che sono stupidaggini o qualcosa del genere. Qualcun altro ancora dirà che sono proposte leghiste. A mio parere, invece, ci aiutano se non altro a riflettere, a mettere in gioco e in discussione le nostre granitiche convinzioni, a ricercare vie d&#8217;uscita praticabili dall&#8217;immobilismo dell&#8217;Italia di oggi. E soprattutto ci obbligano a ragionare su obiettivi di lungo periodo su cui lavorare fin da oggi oppure, come diceva Enrico Berlinguer, ci fornisce dei “pensieri lunghi” su cui vale la pena di impiegare risorse, energie, intelligenze e passioni. Per il bene dell&#8217;Italia, a Sud come a Nord.</span></span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;"><span style="font-family: Times New Roman;"></span></p>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref1"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">G. Ruffolo, <em>Un paese troppo lungo. L&#8217;Unità nazionale in pericolo, </em>Einaudi Editore, Collane Passaggi, Dicembre 2009</span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref2"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Arial&amp;quot;,&amp;quot;sans-serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">[2]</span></span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">G. Ruffolo, <em>Federalismo e separatismo</em>, articolo apparso su “La Repubblica”, pag. 28, 12 Maggio 2010</span></p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftn3" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref3"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[3]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">Ermanno Rea, <em>Cara Italia mai nata,</em> articolo apparso su “Il Manifesto”, 29 Maggio 2010.</span></p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftn4" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref4"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[4]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">L. Ricolfi, <em>Il Sacco del Nord. Saggio sulla giustizia territoriale</em>, Guerini e Associati, 2010.</span></p>
</div>
<div id="ftn5" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftn5" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref5"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[5]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"> L. Ricolfi, <em>Quelle misure che colpiscono alla cieca</em>, articolo apparso su “La Stampa”, pag. 43, 28 Maggio 2010. </span></p>
</div>
<div id="ftn6" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftn6" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref6"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[6]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"> M. Franzini, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il Mezzogiorno e le sue rappresentazioni. Due libri recenti a confronto</em>, 14 Maggio 2010, Nel Merito (http://www.nelmerito.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=1058&amp;Itemid=141).</span></p>
</div>
<div id="ftn7" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn7;" name="_ftn7" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref7"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Arial Unicode MS'; mso-font-kerning: .5pt; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;">[7]</span></span></span></span></a><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;">G.Ruffolo, <em>Federalismo e separatismo</em>, articolo apparso su “La Repubblica”, pag. 28, 12 Maggio 2010.</span></p>
</div>
</div>
<hr size="1" />
]]></content:encoded>
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		<title>Più dialogo sui territori. La videoricerca, un nuovo strumento per lo sviluppo e la partecipazione*</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Oct 2009 09:25:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ftantillo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è diffuso negli ultimi anni un sentimento di sfiducia nei confronti dello sviluppo locale, negli ambienti di ricerca come in quelli della politica. Uno degli elementi sui quali si concentrano le analisi critiche nei confronti della passata stagione di programmazione in Italia, è stata la paradossale scarsa capacità di un paradigma di sviluppo «rovesciato», [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div><span style="font-family: Times New Roman;"></span></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU"></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Si è diffuso negli ultimi anni un sentimento di sfiducia nei confronti dello sviluppo locale, negli ambienti di ricerca come in quelli della politica. Uno degli elementi sui quali si concentrano le analisi critiche nei confronti della passata stagione di programmazione in Italia, è stata la paradossale scarsa capacità di un paradigma di sviluppo «rovesciato», concepito a partire dal basso, di coinvolgere i cittadini e di dotarli di strumenti per sostenere le rivendicazioni nelle sedi adatte, di creare una ambiente di apprendimento per classi dirigenti locali, secondo molti «incapaci» </span><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT;">di </span><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">dare ascolto al territorio, e infine di comunicare i propri successi. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">In altri termini, potremmo dire che, tra gli altri problemi, c&#8217;è stato in sostanza anche un grave deficit di comunicazione. A fronte di queste considerazioni, poco è stato fatto per «costruire» strumenti nuovi per facilitare quella nuova modalità di relazione fra cittadini e politica, fondata sulla fiducia e sulla trasparenza, e anche sul consenso che, unica, poteva permettere il raggiungimento degli obiettivi. Ma cosa comunicare? </span><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT;">C</span><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">on quali strumenti farlo? Come sostenere i cittadini ad avere più forza nei confronti della rappresentanza, e un maggior controllo verso la politica? Come innescare processi di apprendimento nelle sedi decisionali? Ed infine, Chi lo deve fare? </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Alcune sperimentazioni, portate a termine da varie istituzioni negli ultimi anni hanno provato una parziale risposta a queste domande attraverso la produzione di alcuni video di ricerca. Tra questi video, che ho realizzato in prima persona, vale la pena di citare, tra gli altri, “Tracce di nuovi sentieri. Pratiche di sviluppo locale in Molise” prodotto dalla società Studiare Sviluppo per conto del Dipartimento delle Politiche di Sviluppo nel 2005, e “Dialoghi sul territorio, i servizi sociali nelle aree interne della Calabria”, che si affianca alla ricerca “L’offerta dei servizi alla persona nelle aree interne della Calabria: ascolto del territorio e innovazione della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">policy”</em> in uscita a cura dello stesso Dipartimento<a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: RU; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="RU">[1]</span></span></span></span></a>. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Perché fare un film? La scelta dello strumento audiovisuale vuole sopperire, sempre a livello sperimentale, alla scarsa capacità dei prodotti di ricerca ad inserirsi nel flusso di informazioni che orientano le scelte dei <em style="mso-bidi-font-style: normal;">decision makers</em> locali e nazionali. Esiste, infatti, soprattutto a livello locale, il problema di favorire la circolazione di una informazione non manipolata da interessi particolari, siano essi commerciali, politici, economici. Immettere nel flusso delle informazioni locali e sui tavoli di discussione una “informazione sempre verificabile”, proveniente da un soggetto esterno lontano dalle dinamiche di interesse locale, costruita sugli elementi emergenti dalle analisi di ricerca e valutazione, in grado di competere per fruibilità e diffusione (i video sono brevi e estremamente semplificati) con le altre fonti di informazione, significa ipotizzare uno status nuovo per l&#8217;informazione scientifica, e di porla in grado di giocare un ruolo di “ecologia dell&#8217;informazione”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Il tentativo, attraverso una la scelta di uno strumento così</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">massmediale</span></em><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">, seppur in senso lato, è quello estendere le capacità di valutazione ad un numero sempre più alto di cittadini, nella consapevolezza, che rafforzarne la coesione, la capacità di scelta, di partecipazione alla progettazione locale che li interessa direttamente, significa dare materialmente “gambe” ai progetti di sviluppo ed aumentarne le possibilità di successo. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Tornando ai due video citati, si tratta non di prodotti di comunicazione istituzionale, sempre polarizzata tra “propaganda” e didattica, ma di oggetti di ricerca e di comunicazione in grado di rivolgersi ad un pubblico generico, anche se prevalentemente composto da “addetti ai lavori”, e alla comunità locale. Contengono anche al proprio interno una proposta di comunicazione in grado di costruire comunità intorno alla individuazione dei problemi e alla condivisione dei punti di vista: <em style="mso-bidi-font-style: normal;">empowerment</em>, quindi, dei cittadini e maggiore consapevolezza degli operatori pubblici<em style="mso-bidi-font-style: normal;">. </em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Volendo sintetizzare, gli obiettivi che sono stati perseguiti con i video sono:</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<ol style="margin-top: 0cm;" type="1">
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: list 36.0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Contribuire al rafforzamento della capacità dei soggetti di costruire una domanda  organizzata. In molti casi, soprattutto nei territori marginali, all&#8217;origine di una mancata “comunicazione” fra cittadini e politica non c&#8217;è solo l&#8217;incapacità o il disinteresse di quest&#8217;ultima, ma anche la debolezza della domanda, vale a dire l’incapacità dei cittadini di far valere in maniera organizzata le proprie istanze, anche le più elementari, tanto per mancanza di competenze specifiche che per la frammentazione dei territori e dei bisogni stessi. I video sono quindi, in questo caso, pensati per favorire il formarsi di una nuova comunità locale, meno frammentata, più consapevole dei propri limiti e opportunità, in grado di interagire meglio con le sedi decisionali;</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: 36.0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Fornire alle strutture regionali e nazionali un insieme di informazioni verificabili utili alla messa a punto delle <em style="mso-bidi-font-style: normal;">policies</em>. Si tratta di proporre alla riflessione collettiva, di un pubblico composto prevalentemente di amministratori, osservatori qualificati, valutatori e decisori, i temi più rilevanti che sono emersi dalle attività di ricerca desk e di attività sul campo. L’intento è quello di individuare e promuovere la discussione sui temi emergenti, dandogli nuova visibilità;</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: 36.0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Sperimentare un prodotto di comunicazione pubblica “trasparente”, attraverso l&#8217;esplicitazione di una metodologia di raccolta di informazioni, di un metodo di analisi e soprattutto attraverso la comunicazione degli obiettivi che si intendono perseguire, che nel caso dell&#8217;operatore pubblico coincidono con la produzione di nuovi spazi pubblici (materiali, immateriali, beni, servizi). Inoltre, mettendo in luce le difficoltà del dispiegarsi dell’azione pubblica, si punta a comunicare in maniera credibile anche i successi ottenuti;</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span></li>
<li class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt; mso-list: l0 level1 lfo1; tab-stops: 36.0pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Si tratta, infine, di rompere il cerchio della segmentazione e parcellizzazione delle informazioni, attraverso un&#8217;operazione tesa a “deframmentare un quadro”, porlo in una condizione di confronto, al fine di far emergere chiaramente le alternative, reali, e orientare le scelte verso obiettivi alla “portata” delle risorse a disposizione, materiali ed umane. </span></li>
</ol>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Date queste premesse, assume una particolare importanza la modalità di diffusione, accessibilità e fruizione del video. Infatti, se esiste, in Italia e all&#8217;estero, una sporadica produzione di realizzazioni audiovisive che in qualche misura perseguono obiettivi simili, molto raramente viene messo in cantiere un piano di diffusione e di raccolta delle “reazioni”, funzionale al perseguimento degli obiettivi di sollecitare una valutazione più partecipata. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Nel nostro caso, per la diffusione dei video è stato messo a punto un piano di presentazioni pubbliche, che ha previsto seminari locali e nazionali, la distribuzione in corsi universitari, la fruizione gratuita on line, in streaming. In particolare, la distribuzione via internet, pur nei caratteri sperimentali dell&#8217;iniziativa, è di estremo interesse ai fini della promozione di una valutazione partecipata: gli strumenti disponibili in rete, infatti, permettono di poter verificare in ogni momento il numero di persone che vedono il video, i siti sui quali è segnalato, i post sui blog che ne parlano: in sostanza di avere strumenti aggiuntivi per valutarne l&#8217;”impatto”. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">Esiste una lettura tecnica della politica economica, e, tautologicamente, una più politica. Una valutazione del reale impatto che la stagione dello sviluppo locale che si è conclusa ha avuto sui beneficiari ultimi, non solo in termini di efficienza di spesa, è ancora da costruire; nel clima di delusione e di sfiducia nei confronti dello sviluppo locale, il rischio che si corre oggi è che le ragioni degli “scarsi risultati” ottenuti vengano attribuite soprattutto ai processi partecipativi locali, evidentemente lacunosi, quando invece, secondo il nostro punto di vista, è proprio la scarsa partecipazione di cittadini alla costruzione della nuova programmazione ad averli determinati. Rilanciare la partecipazione significa dare</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span><span style="font-size: 13.5pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt;" lang="RU">più opportunità di riuscita per i progetti medesimi, ma soprattutto più democrazia, soprattutto in aree del paese dove ce n’è ancora molto bisogno.</span><span lang="RU"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span lang="RU"><span style="font-size: small;">* Parte dei contenuti di questo articolo sono estratti dal rapporto di ricerca &#8220;<em>L&#8217;offerta dei servizi alla persona nelle aree interne della Calabria: ascolto del territorio ed innovazione della policy</em>&#8220;, a cura di Sabrina Lucatelli, in corso di pubblicazione sulla collana Materiali UVAL.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 14pt;"><span lang="RU"></span><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span lang="RU"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-ansi-language: RU; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-language: AR-SA;" lang="RU">[1]</span></span></span></span></span></a><span style="font-size: x-small;"><span lang="RU"> </span><span style="mso-ansi-language: IT;">I due video saranno presto disponibili online.</span></span></p>
<p> </p>
<p> </p>
<hr size="1" />
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		<title>Immigrazione ed offerta di servizi socio-assistenziali: una ricerca nelle aree rurali della Calabria</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/888.html</link>
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		<pubDate>Tue, 08 Sep 2009 19:50:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Dluisi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Introduzione Lo sviluppo di strumenti di integrazione tra interventi e il più ampio quadro delle politiche sociali in grado di garantire agli immigrati l’accesso ai servizi sociali in un’ottica strutturale e di lungo periodo, oltre a rappresentare un fattore propulsivo delle politiche d’integrazione degli immigrati, e non più soluzioni “di emergenza” legate alla prima accoglienza, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Times New Roman; font-size: x-small;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Introduzione </span></em></span></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Lo sviluppo di strumenti di integrazione tra interventi e il più ampio quadro delle politiche sociali in grado di garantire agli immigrati l’accesso ai servizi sociali in un’ottica strutturale e di lungo periodo, oltre a rappresentare un fattore propulsivo delle politiche d’integrazione degli immigrati, e non più soluzioni “di emergenza” legate alla prima accoglienza, rappresenta un’importante risorsa per lo sviluppo sostenibile delle stesse aree rurali sia dal punto di vista economico che socio-demografico<a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftnref1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn1"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[1]</span></span></span></span></a>. Nel presente lavoro si offre un’analisi del fenomeno dell’immigrazione, in una specifica regione del Mezzogiorno, la Calabria, storicamente interessata da fenomeni migratori. L’analisi segue due principali direttrici: quella della collocazione territoriale degli immigrati nelle aree rurali della Calabria, e quella della loro integrazione, letta attraverso l’offerta di servizi socio-assistenziali per la popolazione immigrata nelle aree urbane e rurali della regione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11pt;">L’immigrazione nelle aree rurali della Calabria: una prima lettura dei dati sulla popolazione straniera residente </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;">Le indagini realizzate sulla popolazione immigrata nella regione Calabria hanno prevalentemente sviluppato una serie di riflessioni sul legame esistente tra presenza di immigrati extracomunitari e ruolo dell’agricoltura (Gaudio, Paciola, 2006; Paciola, 2006). Poche sono le indagini volte ad analizzare in modo strutturato il ruolo svolto dalla popolazione immigrata nel mercato del servizi e, in particolare, nell’assistenza domiciliare. Accanto alla tradizionale collocazione della popolazione immigrata nel settore agricolo negli ultimi è infatti cresciuta la domanda di lavoro per assistenza, all’interno della quale s’inserisce in misura consistente la presenza di donne immigrate provenienti dai paesi dell’est. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;">L’evoluzione della popolazione immigrata nella regione Calabria negli ultimi anni è stata continua e costante, così come mostra l’incidenza della popolazione straniera residente sul territorio regionale (dallo 0,8% nel 2001 all’1,7% nel 2006). Un primo elemento da considerare nella descrizione della presenza di stranieri nella aree rurali della Calabria riguarda l’incidenza della popolazione immigrata nei differenti contesti territoriali: è particolarmente elevata in alcune aree periferiche della Locride e dell’Aspromonte, e in alcuni comuni urbani<a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftnref2" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn2"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[2]</span></span></span></span></a>. Nei comuni urbani l’incidenza della popolazione straniera residente non supera il 3,5 per cento, mentre è nelle aree rurali che i livelli d’incidenza aumentano significativamente, ma solo per un numero esiguo di comuni (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Figura 1</strong>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"> <img class="aligncenter size-full wp-image-890" title="20090831-cart11" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart11.jpg" alt="20090831-cart11" width="680" height="339" /></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;">Dal confronto delle caratteristiche strutturali della popolazione straniera residente per genere ed area di residenza, emerge come rilevante la componente femminile della popolazione straniera nelle aree rurali, dove il peso della popolazione anziana è maggiore (in termini di dipendenza).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;">Dall’esame della struttura per età degli stranieri residenti emerge invece una popolazione piuttosto giovane. Nel complesso, la composizione percentuale delle età e l’incidenza della popolazione straniera sul totale della popolazione residente mostrano una distribuzione alquanto omogenea tra le singole aree, con una prevalenza di stranieri in età attiva nelle aree rurali. Lo studio della struttura per età della popolazione ed il confronto delle piramidi delle età riferite sia alla popolazione straniera residente che al totale della popolazione residente nelle aree oggetto di studio, restituiscono un’analisi più approfondita del contributo degli stranieri sia per genere sia per classe di età nelle aree rurali della Calabria (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tabella 1</strong>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-902" title="20090831-cart21" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart21.jpg" alt="20090831-cart21" width="650" height="379" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">La distribuzione territoriale degli immigrati è legata in modo rilevante a specifici fattori di richiamo riconducibili a caratteristiche del sistema produttivo e del mercato del lavoro locale (Casacchia, Diana, Strozza 1999). La ricerca delle determinanti della collocazione territoriale degli stranieri, e l’analisi delle attività prevalenti svolte dagli immigrati nei singoli contenitori locali, permetterebbero di osservare la distribuzione territoriale della componente regolare delle principali collettività straniere attraverso l’individuazione della domanda (regolare) di lavoro. L’analisi della popolazione straniera in base ai principali paesi di provenienza, alle caratteristiche di genere e di età permette di delineare una prima “tipizzazione” della collocazione territoriale degli stranieri, ipotizzandone le determinanti di scelta. Le aree rurali, e soprattutto quelle periferiche, vedono una maggiore concentrazione di donne provenienti dall’Europa centro orientale e dall’Ucraina; le aree intermedie esercitano una maggiore attrazione per la popolazione proveniente da paesi dell’Ue a 15 (riconducibile, in larga parte, a rimesse dall’estero) e dall’Albania, mentre le donne immigrate provenienti dalla Polonia e dalla Romania registrano valori superiori alla media nelle aree periurbane. Complessivamente, quindi, nelle aree rurali, caratterizzate da un significativo invecchiamento della popolazione residente e da elevati indici di dipendenza degli anziani dalla popolazione attiva, si può ipotizzare che la popolazione straniera di genere femminile e in età attiva si richiami a modelli di permanenza legati ad attività professionali di cura e assistenza. </span></p>
<h3 style="text-indent: 0cm; margin: 12pt 0cm 4pt; mso-list: none; tab-stops: 35.4pt;"><em><span style="font-size: 11pt; font-weight: normal; mso-bidi-font-style: normal; mso-bidi-font-weight: bold;">L’offerta di servizi socio-assistenziali per immigrati </span></em></h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Gli aspetti che concorrono alla determinazione del livello di maturazione dei processi di integrazione degli immigrati nei luoghi di destinazione sono riconducibili tanto a fattori oggettivi di inserimento sociale, quanto a fattori soggettivi (Natale, Strozza, 1997). L’offerta e l’acceso a servizi sociali rappresentano uno dei principali strumenti di cittadinanza cui riportare la capacità delle società avanzate di rispondere ai bisogni dei cittadini. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">L’analisi dei processi di integrazione della popolazione immigrata privilegia lo studio del rapporto tra immigrati e offerta di servizi pubblici in grandi aree urbane dove, notoriamente, la presenza di stranieri è concentrata in modo significativo (Sgritta, Conti, 2004; Guarneri, Simone, 2004). Poche sono, invece, le indagini volte ad analizzare il rapporto esistente tra popolazione immigrata e offerta di servizi assistenziali in aree svantaggiate, in particolare in quelle rurali dove prevale una diffusa difficoltà di accesso ai servizi e persistenti situazioni di disuguaglianza sociale. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Il modello di sviluppo delle aree rurali lega in maniera inscindibile l’organizzazione del sistema socio-economico a quello dell’organizzazione dei servizi alla persona. L’obiettivo di generare inclusione nelle aree rurali attraverso l’ampliamento delle risorse sociali e dei servizi a sostegno della qualità della vita è da considerarsi non solo in un’ottica redistributiva e riparatrice dei percorsi di sviluppo economico locali, ma anche come leva per la promozione di risorse immateriali, indispensabili per creare opportunità di crescita. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Migliorare l’accessibilità ai servizi per le popolazioni rurali diventa quindi un elemento determinante per la crescita sostenibile di queste aree ed il miglioramento della qualità della vita della popolazione residente. D’altra parte, l’offerta di servizi alla popolazione nelle aree rurali è importante per due principali motivi: perché consente il permanere della popolazione, indipendentemente dal ciclo di vita in cui essa si trova (siano essi anziani con bisogno di assistenza o giovani coppie con bisogno di supporto alla genitorialità ed alla conciliazione dei tempi di vita), e perché consente di attrarre nuovi residenti necessari per invertire cicli demografici negativi (Di Iacovo, Senni, 2006). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">I dati Istat di fonte censuaria sull’offerta di servizi socio-assistenziali nella regione Calabria permettono di ricostruire il contributo apportato dai singoli comuni nell’offerta di una serie di interventi rientranti nel più ampio panorama delle politiche di welfare locale (Istat, 2007)<a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftnref3" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn3"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[3]</span></span></span></span></a>. Le informazioni disponibili permettono infatti di ricostruire le tipologie di intervento in funzione di specifiche aree di utenza, quali famiglie e minori, anziani, disabili, dipendenze, povertà, disagio degli adulti, immigrati e nomadi<a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftnref4" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn4"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[4]</span></span></span></span></a>. L’analisi delle tipologie di servizi offerti alla popolazione immigrata permette di circoscrivere l’attenzione manifestata dalle amministrazioni locali nel predisporre interventi specifici non esclusivamente orientati alla prima accoglienza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Solo l’11,7 per cento dei Comuni della Calabria offre servizi per immigrati. La semplice distribuzione dei comuni mostra una maggiore presenza di servizi per immigrati nelle aree rurali rispetto a quelle urbane (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tabella 2</strong>). L’offerta di servizi nei comuni rurali e urbani necessita tuttavia di essere rapportata alla numerosità stessa dei comuni afferenti alle arre territoriali. Se si osserva infatti, l’incidenza dei comuni che offrono servizi per immigrati sul totale dei comuni presenti nelle aree (rapportando i dati sia al totale dei comuni che al totale dei comuni rispondenti), i comuni rurali presentano una significativa debolezza nell’offerta di servizi rispetto a quelli urbani. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-903" title="20090831-cart31" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart31.jpg" alt="20090831-cart31" width="665" height="278" />Le risorse impiegate nel 2004 dai comuni della Calabria (e dalle loro associazioni) per i servizi erogati ai cittadini stranieri rappresentano lo 0,4 per cento della spesa totale dei comuni per interventi e servizi sociali. La maggiore percentuale di spesa dei comuni è quasi totalmente concentrata nelle aree urbane, mentre le aree rurali coprono solo il 9,3 per cento della spesa complessiva per servizi dedicati agli immigrati. I comuni periferici sono quelli che tra i comuni rurali spendono meno, sia in termini assoluti che in rapporto al bacino di utenza raggiunto (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tabella 3</strong>). La spesa media per utente nei comuni urbani e rurali non presenta significative differenze, a fronte di un impegno di spesa mediamente inferiore nei comuni urbani rispetto a quelli rurali. Se si rapportano i dati di spesa per utente all’incidenza degli stranieri beneficiari sul totale della popolazione straniera presente nei singoli comuni, le aree urbane, pur presentando la più alta percentuale di immigrati che hanno usufruito dei servizi (e la più alta percentuale di spesa), hanno offerto interventi sociali solo a un terzo della potenziale utenza immigrata (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Tabella 4</strong>). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-893" title="20090831-cart4" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart4.jpg" alt="20090831-cart4" width="671" height="278" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-904" title="20090831-cart51" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart51.jpg" alt="20090831-cart51" width="645" height="252" />Fra le attività organizzate a livello locale per gli stranieri presenti su tutto il territorio regionale, il “servizio sociale professionale” è quello cui si rivolge la metà dei cittadini immigrati nelle aree urbane per avere informazioni di orientamento e supporto (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grafico 2</strong>). Gli immigrati presenti nelle aree rurali hanno usufruito soprattutto di “servizi di supporto”. Le attività per l’integrazione sociale degli stranieri offerte dai comuni urbani rappresentano la seconda tipologia di servizio maggiormente utilizzata dagli immigrati e comprendono servizi di mediazione culturale, attività ricreative, sociali e culturali organizzate sul territorio al fine di favorire l’integrazione della popolazione straniera. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-895" title="20090831-cart6" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart6.jpg" alt="20090831-cart6" width="658" height="272" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;">La distribuzione della domanda e dell’offerta di servizi socio-assistenziali nelle aree rurali e urbane mostra una significativa spesa da parte dei comuni rurali per servizi di carattere “automatico”, quali i trasferimenti in denaro contestualmente a un maggiore utilizzo da parte degli stranieri di servizi di supporto (mensa e trasporto sociale) (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Grafico 3</strong>). Nei comuni urbani, invece, i trasferimenti in denaro<a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftnref5" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[5]</span></span></span></span></a> coprono il 41,4 per cento delle risorse finanziarie spese per gli stranieri, mentre il 32,3 per cento è dedicato ad attività di servizio professionale, utilizzate dai due terzi della popolazione immigrata. Altri tipi di intervento realizzati dai comuni urbani, pur avendo un peso più contenuto in termini di spesa, sono comunque rilevanti per numero di utenti e per utilità sociale delle prestazioni offerte: è il caso delle attività di servizio professionale e dell’integrazione sociale.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><span style="font-size: 11pt;"><img class="aligncenter size-full wp-image-896" title="20090831-cart7" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/09/20090831-cart7.jpg" alt="20090831-cart7" width="579" height="297" /></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Il rapporto tra domanda e offerta di servizi sociali, oltre a trovare giustificazione all’interno delle diverse aree territoriali, rappresenta un indicatore indiretto della maturità stessa dei processi di integrazione degli immigrati, da un lato, e dei sistemi di welfare dall’altro. Se i comportamenti dei cittadini stranieri nelle aree urbane rispetto all’utilizzo di servizi rispondono prevalentemente a bisogni d’integrazione sociale e lavorativa, nelle aree rurali la domanda di servizi è forse condizionata dalle difficoltà stesse dei contesti rurali, dove invece è più forte il bisogno di servizi di welfare tanto per la popolazione residente quanto per i cittadini stranieri che scelgono di vivere in aree soggette a criticità socio-economiche e di profonde trasformazioni demografiche. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Conclusioni</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">Il recupero delle aree rurali attraverso la riqualificazione dei servizi non rappresenta solo uno strumento necessario per ampliare l’attrazione di persone e investimenti in favore di un nuovo approccio al rurale come “sana alternativa all’urbano”; in contesti strutturalmente deboli dal punto di vista economico, il tema dei servizi costituisce un importante fattore di sviluppo per le stesse comunità. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-style: italic;">La ricognizione delle caratteristiche strutturali della popolazione residente, da un lato, e di quella straniera residente, dall’altra, ha voluto offrire alcuni spunti di riflessione sul rapporto esistente, e spesso non considerato, tra sviluppo e <em>capabilities</em><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftnref6" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftn6"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 11pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-bidi-font-style: italic; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[6]</span></span></span></span></a>. La capacità dei territori di crescere e migliorare il proprio stato di arretratezza discende dalla soddisfazione delle condizioni necessarie a ciascuno individuo per esprimere a pieno la propria condizione di essere umano.</span><span style="font-size: 11pt;"> La presenza di stranieri delle aree rurali della Calabria e la sua distribuzione per genere e cittadinanza richiamano comportamenti tipici dell’impiego e dell’utilizzo di manodopera immigrata. Emerge in particolare il ruolo delle donne immigrate provenienti dai paesi dell’est significativamente presenti nelle aree rurali, lì dove l’invecchiamento della popolazione è elevato e manca qualsiasi forma di servizio integrato di assistenza. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">Le aree rurali racchiudono una molteplicità di criticità nell’offerta di servizi, per la popolazione residente e ancor di più per quella immigrata. Non a caso i comuni rurali offrono (in termini di spesa) interventi e servizi socio-assistenziali di emergenza poco orientati ad un’integrazione strutturata e di lungo periodo della popolazione straniera (cosa che appare più evidente nelle aree urbane).</span></p>
<h3 style="text-indent: 0cm; margin: 12pt 0cm 4pt; mso-list: none; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-style: normal; font-size: 11pt; font-weight: normal;">Il tema dell’immigrazione, per essere correttamente affrontato, richiede la conoscenza della dimensione sia della domanda che dell’offerta di integrazione, al fine di adeguare la seconda alla prima, ovvero le politiche alla trasformazione della realtà sociale. Il primo passo consiste quindi nell’individuare alcuni aspetti fondamentali dell’integrazione, riferiti tanto alla conoscenza delle caratteristiche della domanda (attuale struttura, dinamiche e collocazione territoriale) quanto all’analisi dell’offerta di servizi dedicati. La responsabilizzazione della domanda, intesa come capacità da parte dei cittadini di individuare un bisogno, deve incontrare un’offerta di servizi pubblici in grado non solo di facilitare la presenza di cittadini stranieri, ma anche di intervenire in vari momenti del processo d’integrazione. </span></h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm 0pt;"><span style="font-size: 11pt;">I servizi per immigrati rappresentano un’occasione di potenziamento del più ampio sistema di welfare e una misura della presenza e dell’integrazione di più ampi ambiti di <em style="mso-bidi-font-style: normal;">policy</em>. I risultati della ricerca consentono di rilevare che, con riferimento alle aree rurali della Calabria, essi rappresentano anche la possibilità di sviluppare percorsi di crescita e sviluppo socio-economico e demografico. </span></p>
<h3 style="text-indent: 0cm; margin: 12pt 0cm 4pt; mso-list: none; tab-stops: 35.4pt;"><span style="font-style: normal; font-size: 11pt;">Riferimenti bibliografici</span></h3>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Casacchia O., Diana P., Strozza S. (1999), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">La ricerca delle determinanti della collocazione territoriale degli stranieri in Italia</em>, paper.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Conti C., Sgritta G. B. (2004), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Immigrazione e politiche socio-sanitarie. La salute degli altri</em>, Franco Angeli, Milano.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Di Iacovo F., Senni S. (2006), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">I servizi sociali nelle aree rurali</em>, Inea, Roma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Gaudio G., Paciola G. (2006), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">L’impiego degli immigrati extracomunitari in agricoltura: il caso della Calabria</em>, paper Inea, sede regionale per la Calabria, Cosenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Guarneri A., Simone M. (2004), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Il rapporto tra immigrati e servizi pubblici: un modello interpretativo del caso romano</em>, paper.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Istat (2007), “La seconda indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni”, in <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Statistiche in breve</em>, 4 aprile 2007, Roma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Lucatelli S., Savastano M., Coccia M. (2006), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Servizi socio-sanitari nell’Umbria rurale</em>, Materiali Uval, Roma.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Natale M., Strozza S. (1997), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Gli immigrati stranieri in Italia. Quanti sono, chi sono, come vivono?</em>, Cacucci Editore, Bari.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Paciola G. (2006), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Indagine annuale sull’impiego degli immigrati nell’agricoltura italiana</em>, paper Inea, sede regionale per la Calabria, Cosenza.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 14pt; margin: 2pt 4.8pt 0pt 0cm; mso-line-height-rule: exactly;"><span style="font-size: 11pt; mso-bidi-font-weight: bold;">Sen A. (1999), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lo sviluppo è libertà. Perché non c’é crescita senza democrazia</em>, Mondadori, Milano.</span></p>
<div style="mso-element: footnote-list;">
<hr size="1" /></div>
<div id="ftn1" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 6pt 0cm;"><a style="mso-footnote-id: ftn1;" name="_ftn1" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref1"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 12pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[1]</span></span></span></span></a><span style="font-size: small;"> </span><span style="font-size: 10pt;">L’esigenza di analizzare le caratteristiche della popolazione straniera residente nelle aree rurali della Calabria nasce all’interno di una ricerca valutativa promossa dal Ministero dello sviluppo economico – Uval, in collaborazione con l’Università della Calabria, su “Disuguaglianze territoriali nell’offerta di una serie di servizi ai cittadini: un confronto aree urbane – aree rurali in Calabria”. L’indagine, attraverso una ricerca sul campo orientata all’ascolto degli attori locali nei contesti rurali, ha permesso di individuare tre “issues” rilevanti per le aree rurali: il problema dei giovani e dell’abbandono scolastico; l’elevata inattività delle donne; gli anziani e l’assenza di servizi di assistenza ad essi dedicati. Il contributo e la determinazione di Sabrina Lucatelli dell’Uval sono stati determinanti nella fase di reperimento delle statistiche sui servizi utilizzate nel presente lavoro e nella definizione del problema all’interno di una più ampia cornice metodologica e progettuale.</span></p>
</div>
<div id="ftn2" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn2;" name="_ftn2" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref2"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[2]</span></span></span></span></a> In particolare, per quanto riguarda la delimitazione provinciale delle aree, è bene precisare che la maggiore incidenza di stranieri residenti nelle aree urbane è presente nelle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone. Tra le aree rurali, invece, la provincia di Catanzaro mostra una maggiore presenza di popolazione straniera sul complesso della popolazione residente.<span style="font-size: 11pt;"> </span>Il dato necessita di essere ulteriormente analizzato alla luce della composizione stessa delle aree all’interno delle province. A riguardo, infatti, occorre sottolineare che nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia si concentra la maggiore percentuale di comuni urbani, mentre la provincia di Crotone raccoglie il maggior numero di comuni rurali.</p>
</div>
<div id="ftn3" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn3;" name="_ftn3" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref3"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[3]</span></span></span></span></a> Cfr. Istat (2007), “La seconda indagine censuaria sugli interventi e i servizi sociali dei Comuni”, in Statistiche in breve, 4 aprile 2007, Roma.</p>
</div>
<div id="ftn4" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn4;" name="_ftn4" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref4"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[4]</span></span></span></span></a> La compilazione del questionario è affidata ai comuni o associazioni che sono titolari dei singoli servizi. Risultano soggetti erogatori i comuni (distinti per comuni non associati, comuni associati e comuni misti) e le associazioni (consorzi, ambito sociale, associazioni, unione dei comuni). In questa sede, in riferimento alla necessità di qualificare dal punto di vista territoriale tutti i soggetti erogatori, sono stati considerati i dati riferiti ai soli comuni singoli (non associati).</p>
</div>
<div id="ftn5" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn5;" name="_ftn5" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[5]</span></span></span></span></a> I trasferimenti in denaro riguardano soprattutto “contributi generici ad associazioni sociali” e “contributi economici per alloggio”. Questi ultimi rappresentano la maggiore quota di spesa per trasferimenti in denaro nella aree rurali (dove sono assenti contributi per associazioni sociali), mentre nei comuni urbani la spesa per trasferimenti riguarda soprattutto l’erogazione di contributi per associazioni sociali.</p>
<p class="MsoFootnoteText" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
</div>
<div id="ftn6" style="mso-element: footnote;">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><a style="mso-footnote-id: ftn6;" name="_ftn6" href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/#_ftnref6"><span class="Caratteredellanota"><span style="mso-special-character: footnote;"><span class="Caratteredellanota"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;">[6]</span></span></span></span></a> Cfr. Sen A. (1999), <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Lo sviluppo è libertà. Perché non c’é crescita senza democrazia</em>, Mondadori, Milano.</p>
</div>
]]></content:encoded>
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		<title>Esiste il Mezzogiorno come categoria analitica? Riannodare i fili di un dinamismo nascosto</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 08:44:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lmurrau</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[La maggior parte delle analisi sul Mezzogiorno tendono a considerare lo stesso una categoria analitica compatta, con il risultato che tutte le valutazioni di performance hanno un bias negativo in quanto tendono ad omettere la presenza di sistemi territoriali locali ad elevata competitività e dinamismo. In questa analisi si tenta di mettere in evidenza che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: center;" align="center"><em>La maggior parte delle analisi sul Mezzogiorno tendono a considerare lo stesso una categoria analitica compatta, con il risultato che tutte le valutazioni di performance hanno un bias negativo in quanto tendono ad omettere la presenza di sistemi territoriali locali ad elevata competitività e dinamismo. In questa analisi si tenta di mettere in evidenza che una lettura analitica più attenta dei dati può invece portare a risultati contro intuitivi.<span> </span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">L’idea di introdurre nell’analisi economica la categoria di un Mezzogiorno compatto e granitico (i primi meridionalisti) è funzionale ad una lettura dualistica dell’economia italiana. E’ dalla metà degli anni ottanta che la categoria analitica del Mezzogiorno viene destrutturata ad opera di una nuova generazione di economisti dello sviluppo (nuovi meridionalisti). Questa opera di destrutturazione analitica del Mezzogiorno, avveniva in una fase nella quale un altro tipo di destrutturazione, nell’organizzazione della produzione, si diffondeva all’interno dell’impresa e segnava il passaggio al post-fordismo. Con esso entravano in gioco nell’analisi economica non solo processi produttivi, de-gerarchizzati verticalmente ed esternalizzati, ma anche i territori con le sue risorse mobili ed immobili. Ciò, ha richiesto l’introduzione, nell’analisi economica, di variabili che catturassero fattori idiosincratici rispetto ai luoghi, ed una maggiore sofisticazione analitica ed interpretativa capace di misurare l’elasticità del reddito rispetto ad un set di variabili microeconomiche più ampio, spesso di difficile rilevazione e quantificazione, quando inserite nell’<em>in-box </em>degli strumenti di policy.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">A gennaio l’Istat ha pubblicato una nuova serie di dati sul valore aggiunto provinciale, che opportunamente elaborati consentono di pervenire a delle interpretazioni che analisi di livello maggiormente aggregato tendono ad omettere. Le misurazioni del valore aggiunto deducono dal totale delle vendite il costo delle materie prime e degli altri fattori che un’impresa acquista da altre imprese. Pertanto la sua dinamica ci consente di osservare come la quota di ricchezza nazionale realizzata dal sistema produttivo si evolve nel tempo. Se calcolato in termini pro-capite (o per abitante), esprime la misura del concorso di ciascun singolo lavoratore alla sua formazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">La gran parte delle analisi economiche realizzate tendono spesso ad utilizzare categorie geograficamente aggregate nella rilevazione delle performances territoriali (c’è da dire anche spesso per la mancanza di dati ad un dettaglio territoriale maggiormente disaggregato). Queste non sono in grado di cogliere, per definizione, dinamiche intra-territoriali spesso legate alla presenza di nicchie geografiche ad alta competitività. Così accade sovente che la performance generale della macroarea genera un <em>bias</em> al negativo in quanto tende a nascondere quel dinamismo &#8211; produttivo, tecnologico, commerciale &#8211; che pur esiste anche in aree con bassi trend generali di crescita. E’ il caso, appunto, del Mezzogiorno.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">In misura ridotta sono state condotte indagini qualitative sui sistemi produttivi del Mezzogiorno<a name="_ftnref1" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>, con la raccolta di informazioni sul campo e la ricostruzione di fatti e personaggi chiave di processi di rottura. Queste ricerche, allargando il set di variabili analitiche alla razionalità di soggetti imprenditoriali ed istituzionali innovatori, hanno concorso ad attribuire al Mezzogiorno una categoria meno generale e più varia. Il Mezzogiorno rimane ancora in effetti – sotto questa prospettiva analitica &#8211; una <em>black box</em> poco esplorata e che domanda politiche più specializzate.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">Il grafico che segue mostra (riquadro di sinistra) che l’andamento del valore aggiunto pro-capite nelle due macroaree del paese ha avuto una dinamica costante di crescita tra il 2001 ed il 2006, e che solo a partire dal 2005 il tasso di crescita del Mezzogiorno ha superato in misura percepibile quello del Centro-Nord (riquadro di destra), ma non in una misura tale da consentire una riduzione del divario tra le due aree del Paese, rimasto sostanzialmente inalterato<a name="_ftnref2" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>. Tuttavia, se ci limitassimo alla sola considerazione di questo scenario, non coglieremmo il fatto che molte province del Mezzogiorno, tra il 2001 ed il 2006, sono cresciute a tassi cumulati di molto superiori rispetto al tasso di crescita cumulato dello stesso Centro-Nord (12,6% contro il 14,6% del Mezzogiorno)<a name="_ftnref3" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>. Così hanno fatto le province dell’Ogliastra (32,4%), Oristano (29%), Crotone (27,7%), Taranto (24,9%), Vibo Valentia (22,8%), Enna (22,3%) ed altre (vedi tavola).</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;"><span style="font-size: 8pt;"></span></p>
<table class="MsoNormalTable" style="border-collapse: collapse; height: 259px;" border="0" cellspacing="0" cellpadding="0" width="436">
<tbody>
<tr style="height: 13.9pt;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 509.7pt; padding-top: 0cm; height: 13.9pt;" colspan="2" width="680" valign="top">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 8pt;">Figura –<strong> Valore aggiunto ai prezzi base per abitante 2001/2006</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: 8pt;">Euro correnti</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
</td>
</tr>
<tr style="height: 150.1pt;">
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 246.75pt; padding-top: 0cm; height: 150.1pt;" width="329" valign="top"><img class="alignleft size-full wp-image-478" title="image005" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/03/image005.gif" alt="image005" width="312" height="243" /></td>
<td style="padding-right: 5.4pt; padding-left: 5.4pt; padding-bottom: 0cm; width: 262.9pt; padding-top: 0cm; height: 150.1pt;" width="351" valign="top"><img class="alignright size-full wp-image-479" title="image006" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/03/image006.gif" alt="image006" width="334" height="242" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 8pt;">Fonte: elaborazioni su dati Istat</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">Nella tavola a fondo pagina ho evidenziato la graduatoria delle dieci province – del Mezzogiorno e del Centro-Nord – che hanno conseguito la migliore performance di crescita cumulata del valore aggiunto per abitante tra il 2001 e il 2006, e – con il medesimo criterio &#8211; le cinque peggiori. Il primo dato importante da rilevare è che nessuna provincia del Mezzogiorno ha riscontrato, nel periodo considerato, una crescita negativa, indice del fatto che il sistema produttivo del Mezzogiorno è in espansione. La provincia del Mezzogiorno che cresce meno è quella di Bari (5,6%), mentre il dato di Prato (-0,3%) è l’emblema della crisi di quel modello distrettuale protagonista negli anni novanta della crescita vertiginosa dell’export made in Italy e che ha concorso in misura considerevole alla dinamica del Pil nazionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">La lettura di una siffatta graduatoria ci porta a voler dire con forza almeno tre cose. Anzitutto che considerare il Mezzogiorno come un’area in profonda crisi rispetto ai ritmi di crescita del Centro-Nord è sbagliato. Ma lo è ancor più sottostimare la crescita accelerata di sistemi produttivi quando si utilizzato rappresentazioni analitiche delle performances territoriali troppo distanti dai luoghi e troppo aggregate rispetto alle numerose disarticolazioni territoriali e produttive esistenti. Terzo, che le cause di questa crescita sono chiaramente imputabili alla presenza di sistemi produttivi locali al alta competitività, cioè in grado di vendere le proprie produzioni su mercati altamente concorrenziali<a name="_ftnref4" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">In conclusione, ciò che si vuole affermare è che un più approfondito studio dei contesti territoriali ci dice che l’area Mezzogiorno non è un blocco stagnante, un’economia senza fiato, un’economia subalterna, come generalmente viene rappresentata. Esistono dinamismi imprenditoriali che operano slegati dal contesto, che si muovono con dimestichezza sulle reti globali e che creano profitti e redditi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">Il problema più grave è che solo una minima parte di questa ricchezza prodotta trova sedimento nei territori di origine, alimentando filiere e servizi, trasformandosi in investimenti produttivi, accrescendo le opportunità di impiego e le condizioni di vita dei lavoratori. Molta di questa ricchezza – in un’economia con sempre più bassi costi di transazione – è preda di forze economiche esterne che nessun interesse hanno ad investire in aree notoriamente sfavorevoli.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;">Politiche più attente e coraggiose, che partano da una segmentazione dei territori e da analisi più approfondite, attraverso una migliore conoscenza delle realtà locali, possono senz’altro aiutare a far si che ciò che di buono c’è sia un seme di sviluppo e non un miracolo di sopravvivenza puramente da raccontare.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify;"><strong></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 14.2pt 0.0001pt; text-align: justify; text-indent: 21.2pt;"><strong><span style="font-size: 9pt;">Tavola – Valore aggiunto ai prezzi base per abitante – Var. % 2001/2006</span></strong></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"></span><em><span style="font-size: 9pt;">Euro correnti</span></em></p>
<div><img class="aligncenter size-full wp-image-480" title="dinamismi" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2009/03/dinamismi.jpg" alt="dinamismi" width="543" height="345" /></div>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 11pt;"></span><span style="font-size: 8pt;">Fonte: elaborazioni su dati Istat</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"><span style="font-size: 8pt;"></span></p>
<div>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;</div>
<hr size="1" />&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Si vedano per esempio i lavori di Viesti G. (a cura di), <em>Le sfide del cambiamento. I sistemi produttivi nell’Italia e nel Mezzogiorno d’oggi</em>, Donzelli, 2007 e di Cersosimo D., Wolleb G., <em>Economie dal basso. Un’itinerario nell’Italia locale</em>, Donzelli, 2006.</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn2" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Se guardiamo ai valori assoluti del valore aggiunto pro-capite, il livello di ricchezza prodotta in media da ciascun individuo del Mezzogiorno rimane almeno la metà rispetto a quella prodotta nel Centro-Nord.</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn3" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Peraltro, la sostanziale stabilità dei flussi migratori nel periodo analizzato, renderebbe inappropriato attribuire l’alta varianza nel valore aggiunto pro-capite ai movimenti di popolazione.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn4" href="http://www.eticaeconomia.it/esiste-il-mezzogiorno-come-categoria-analitica-riannodare-i-fili-di-un-dinamismo-nascosto.html#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Tra le province del Mezzogiorno a più alta crescita, scelgo a titolo di esempio, quella di Ragusa. Dopo Foggia, Ragusa, è la provincia italiana con la più alta produzione di ortaggi, con una elevata specializzazione<span> </span>nelle colture protette in serra (le imprese agricole coinvolte sono oltre 5 mila). Il mercato di sbocco delle produzioni locali è diviso all’incirca a metà tra la destinazione nazionale e quella europea (Germania, Austria, Regno Unito e Svizzera soprattutto). L’export agricolo nel 2006 è stato pari a circa 140 milioni di euro ed in netta crescita rispetto al triennio precedente. Alcune imprese arrivano ad esportare addirittura fino al 70 per cento del fatturato. (cfr. Viesti, 2007).</p>
</div>
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		<title>Nel Mezzogiorno italiano</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 08:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Flogiudice</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mezzogiorno]]></category>

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		<description><![CDATA[Potere razionale illegale e sindrome collettiva di Stoccolma Provo di seguito a ragionare sulla “questione meridionale italiana” e in particolare sul rapporto esistente tra la cultura della legalità, l’attribuzione di valori e i sistemi di potere nelle regioni Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e quindi sul rapporto tra politica, organizzazioni criminali mafiose, lobbies di potere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Potere razionale illegale e sindrome collettiva di Stoccolma</p>
<p>Provo di seguito a ragionare sulla “questione meridionale italiana” e in particolare sul rapporto esistente tra la cultura della legalità, l’attribuzione di valori e i sistemi di potere nelle regioni Sicilia, Calabria, Puglia e Campania e quindi sul rapporto tra politica, organizzazioni criminali mafiose, lobbies di potere e società civile nelle regioni suddette e sul modo attraverso cui questi attori convivono sul medesimo territorio e producono regolazione sociale.</p>
<p>Volutamente non evito l’ovvietà di alcune considerazioni concettuali poiché, come sosteneva Max Weber, ciò che viene acquisito intuitivamente viene pensato in misura minore. Obiettivo di questa riflessione è cercare di comprendere quale fattore o insieme di fattori, e in che misura, abbia causato &#8211; e continui a causare &#8211; la scarsa e perversa regolazione sociale del Mezzogiorno d’Italia e quindi cosa abbia pregiudicato &#8211; e continui a pregiudicare – l’armonioso sviluppo sociale, politico ed economico dello stesso.</p>
<p>Credo che tale deficit di regolazione sia da imputare essenzialmente a due fattori: l’annosa, diffusa e radicata presenza sul territorio delle organizzazioni criminali di stampo mafioso (cosa nostra, ‘ndrangheta, sacra corona unita e camorra, di fatto capaci di sostituirsi allo Stato nella sua funzione di controllo del territorio e di erogazione di servizi e benefici) e la diffusa corruzione politica e delle classi dirigenti. Entrambi sono espressioni dello stesso fenomeno: l’illegalità legittima o la legittimità illegale imperante in Italia e in special modo nel Sud. Parto dall’amara constatazione che la maggior parte di noi cittadini italiani meridionali continua, coscientemente o meno, a cedere parte della propria sovranità a due ordini costituiti: lo Stato e la mafia (qui menzionata come insieme di organizzazioni criminali mafiose), percepiti talvolta come entità distinte e contrapposte, talaltra come entità fuse, confuse e complementari. A questa amara constatazione se ne aggiunge un’altra non meno amara: tali organizzazioni mafiose non solo hanno saputo resistere ai cambiamenti della società italiana meridionale, ma si sono nutrite di essi (come accaduto con l’avvento della società di mercato e della globalizzazione) e hanno saputo infiltrarsi nelle istituzioni democratiche e in tutti i comparti economici e finanziari delle regioni del Sud nella complicità, diretta o indiretta, di gran parte delle classi politiche e dirigenti &#8211; che vi hanno ceduto per ragioni di consenso politico, per interessi al malaffare o per paura &#8211; e nella costretta collaborazione di gran parte della società civile. Sono cose che la realtà ci ricorda quotidianamente. Ma mi chiedo: perché, pur essendo passato tanto tempo dalla unità d’Italia e dalla fine del brigantaggio e pur essendo oggi l’Italia un paese democratico avanzato, noi cittadini meridionali continuiamo di fatto ad avversare lo Stato, a non collaborare con esso e ad alimentare un sistema perverso come quello politico-mafioso?</p>
<p>Le ragioni sono diverse e complicate ma credo riconducibili a due condizioni interrelate fra loro, se non proprio conseguenza l’una dell’altra. La prima è che l’esistenza storica della mafia e delle sue collusioni con l’ambiente politico ed elitario nelle regioni su citate, unita alla pervasione della corruzione politica, ha permesso la costruzione di un potere che oserei definire &#8211; parafrasando la classificazione del potere weberiana &#8211; di tipo ‘ razionale illegale ’, e questo potere – più che parallelo, trasversale, rispetto a quello razionale legale e spesso più efficace di questo – ha finito con il creare una distorta attribuzione di valori e un perverso sistema di relazioni sociali, in cui l’illegalità e la furbizia sono diventate purtroppo dei valori condivisi e dunque collettivi. La seconda è che la consapevolezza da parte di noi cittadini meridionali della potenza e della spietatezza del potere mafioso e della vastità del fenomeno della corruzione, e più in generale dell’anzidetto ‘ potere razionale illegale ’ ci ha costretti in una condizione psicologica collettiva che richiama molto la cosiddetta ‘ sindrome di Stoccolma ’, ovvero quel processo psicologico inconscio che promuove relazioni affettive inverosimili fra vittime di sequestro e rapitori, coinvolgendo sia gli ostaggi che i sequestratori in un legame positivo. Proverò di seguito ad enucleare gli azzardi teorici accennati. Potere razionale illegale. Questo ‘ potere razionale illegale ’ si caratterizza per la capacità di raggirare, eludere e manipolare le leggi dello Stato a fini particolaristici, affaristici e criminali. Assunto che in una società i valori si attribuiscono in virtù delle qualità che servono per conquistare e mantenere posizioni di potere e prestigio, nella società italiana, ed in quella del Mezzogiorno in particolar modo, la capacità di eludere e manipolare le leggi dello Stato e di trarre benefici da situazioni criminose ed illegali ha creato delle evidenti situazioni di potere e privilegio ed è di fatto divenuta un valore. Basti pensare alle condizioni economiche e sociali e quindi al tenore di vita di molti uomini mafiosi o di molti politici notoriamente collusi, ricchi potenti ed impuniti, ma anche a tante situazioni molto più modeste di illegalità legate alle piccole conquiste quotidiane. Senza voler scadere in generalizzazioni, un’ampia parte delle erogazioni di servizi, del riconoscimento e della garanzia di diritti, del funzionamento di concorsi pubblici, di prestazioni sanitarie, di assunzioni, incarichi e prestazioni professionali in genere, di elezioni politiche, di distribuzione delle risorse, di conseguimento di titoli e diplomi, di traffici e relazioni commerciali è inquinata da situazioni di illegalità, sia sotto forma di particolarismi, che di clientelismi, di raggiri, di tangenti. Trattasi di un potere ‘razionale’ perché mosso da un agire razionale rispetto alla scopo, a volte addirittura geniale nella sua strategia nel delinquere; ‘ illegale ’ perché si muove ed opera in un contesto più che altro esterno e contrario alle leggi dello Stato, anche se sovente mascherato e protetto da un sistema di legalità apparente. Suo proprio fine è disattendere leggi, norme e regolamenti per ricavarne vantaggi e privilegi personali e familistici.</p>
<p>Sindrome di Stoccolma collettiva. Noi cittadini delle regioni meridionali siamo pienamente consapevoli di questa situazione, vale a dire della potenza delle organizzazioni mafiose e di quelle affaristiche e del loro intreccio con la politica, la massoneria, l’imprenditoria, la pubblica amministrazione, la finanza. Siamo pienamente consapevoli del livello generale di corruzione esistente nei vari strati sociali perché spesso lo abbiamo verificato a nostre spese e danno, magari in maniera traumatica e violenta. La violenza, come ben si sa, continua a condizionare ancora la vita privata e pubblica in tante città e paesi del Sud. Ma soprattutto, i cittadini siamo coscienti e convinti della incapacità dello Stato e delle sue istituzioni di risolvere questa situazione in tempi brevi ed in modo definitivo. Ciò è causa inevitabile di angoscia. Dal potere mafioso e razionale illegale dipendono molti benefici, molte risorse, il bisogno di sicurezza e, nei casi più gravi, l’incolumità fisica, soprattutto laddove il potere mafioso affaristico è molto forte e ha creato posti di lavoro e dispensato privilegi. Tentare di sottrarsi o meglio di opporsi in maniera netta e coraggiosa a questo sistema comporta più che altrove, disagi, privazioni, solitudine, intimidazioni, spesso danneggiamenti a cose e beni personali, a volte rischi per la propria incolumità fisica e delle proprie persone care, non di rado la morte. Per cui, il bisogno alla realizzazione personale, all’accettazione sociale, alla fruizione di risorse e privilegi, alla sopravvivenza fisica e la contemporanea sfiducia nella Giustizia dello Stato – che di fatto ha permesso e continua a permettere questa situazione &#8211; spinge tanti di noi a reagire in maniera emotiva automatica ed inconscia e ad ‘affezionarci’ &#8211; nel senso di sviluppare simpatia, solidarietà, empatia, comprensione, e non invece odio, repulsione e risentimento &#8211; verso questa gente di cui siamo nei fatti ostaggio e vittima. Odio, repulsione e risentimento che manifestiamo invece verso l’esterno, lo Stato, le sue istituzioni e le sue forze dell’ordine. Ne è prova l’omertà di tanta gente del Sud, le violenti resistenze alle forze dell’ordine che cercano di arrestare delinquenti nei quartieri popolari, ma anche, se vogliamo, il semplice lampeggiarsi con le auto per segnalarsi a vicenda la presenza di una pattuglia di forze di polizia sulla strada.</p>
<p>Certo si può andare via, emigrare &#8211; come difatti purtroppo continua ad avvenire in modo emorragico dalle nostre regioni, ultimamente soprattutto giovani con titoli di studio &#8211; ma la maggioranza di chi, per diversi motivi, è costretto o vuole restare a vivere nella propria regione finisce per rassegnarsi e adeguarsi al sistema, con piccoli e spesso illusori spazi di libertà, oppure cerca continuamente di resistere e lottare affrontando e sopportando notevoli disagi e difficoltà. E’ significativo a tal proposito quanto dice lo studioso Enzo Ciconte: “…Da parte di singoli cittadini è invalsa l’abitudine di pretendere quello che vogliono dagli amministratori. Pensano di poterlo ottenere con ogni mezzo, compreso l’uso della forza. Non sono appartenenti alle cosche, ma singoli cittadini che decidono di passare alle vie di fatto per ottenere qualcosa o vendicarsi di qualcos’altro, con metodi esplicitamente mafiosi. Insomma, non è la ‘ndrangheta che colpisce direttamente, ma la sua cultura diventa un modello adottato anche da chi è esterno alle cosche: violenza e prevaricazione non sono considerati disvalori, mentre la strada della legalità è sentita come un binario morto.” Se non letto anche in termini di psicologia sociale risulterebbe difficile capire come mai, per esempio, consiglieri regionali più volte inquisiti per reati gravissimi, capimafia e soggetti appartenenti a cosche malavitose e ad ambienti del malaffare vengano subissati di consensi elettorali e circondati ed avvolti di consenso sociale. E risulterebbe altresì difficile comprendere il perché si accetti per esempio l’imposizione di un doppio regime fiscale, quale quello rappresentato dalle tasse da un lato e dal pizzo dall’altro.</p>
<p>Questo, almeno, sembra essere quanto avvenuto sinora; non certo in tutte le circostanze e non da parte di tutti, si capisce. Tali comportamenti dipendono chiaramente dal luogo dove si vive e dall’intensità dei fenomeni descritti, dalle caratteristiche personali, dallo stato del bisogno, dal grado di maturità, cultura ed educazione delle persone coinvolte ma, in linea di massima, sono comportamenti diffusi e non certo episodici nelle regioni citate del Mezzogiorno.</p>
<p>Francesco Lo Giudice</p>
<p>logiudice@unical.it</p>
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		<title>Il ruolo del trasporto aereo low cost nello sviluppo economico regionale.</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Aug 2008 10:09:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Mdonzelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trasporto aereo ed aeroporti sono elementi essenziali della politica di sviluppo economico di un Paese e della sua strategia nazionale, regionale e locale. Essi possono rappresentare un vantaggio concorrenziale risolutivo per la promozione di un’area, incrementando la capacità competitiva delle singole imprese e dei sistemi produttivi nel loro complesso, a livello europeo e mondiale. Tale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="Section1">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">Trasporto aereo ed aeroporti sono elementi essenziali della politica di sviluppo economico di un Paese e della sua strategia nazionale, regionale e locale. Essi possono rappresentare un vantaggio concorrenziale risolutivo per la promozione di un’area, incrementando la capacità competitiva delle singole imprese e dei sistemi produttivi nel loro complesso, a livello europeo e mondiale.</p>
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">Tale ruolo fondamentale del trasporto aereo, assume un peso ancor più rilevante se considerato all’interno della società moderna, sempre più votata ad orizzonti internazionali e globali. In un simile contesto, caratterizzato da elevata dinamicità e complessità strutturale, i servizi aerei possono apportare un contributo determinante al miglioramento della produttività dell’economia regionale, grazie alla maggiore mobilità ed accessibilità dei fattori che di conseguenza ne deriva.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">L’evidenza empirica dimostra, infatti, come un sistema dei trasporti efficiente e capillare, che permetta di soddisfare l’esigenza di mobilitá della popolazione e, quindi, di attrarre nuovi investimenti, é un requisito essenziale per la competitivitá di una regione. La realizzazione di un’infrastruttura, però, non può da sola rappresentare un motore sufficiente di sviluppo territoriale: la crescita economica e sociale risulta, infatti, strettamente legata alla possibilità di disporre di strutture e servizi di trasporto che permettano di supplire alle carenze di un’area e di movimentare, quindi incrementare, le proprie risorse.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">Il trasporto aereo può venire incontro a tali esigenze, consentendo lo sviluppo in tempi brevi di un <em>network</em> che favorisca gli scambi e garantisca la mobilitá delle persone tra le diverse regioni del Mezzogiorno, <em>bypassando</em> i lunghi tempi d’attesa legati alla costruzione di nuove infrastrutture ed innescando nel breve periodo dinamiche di crescita e di sviluppo economico. In tal senso, fa scuola l’esempio di sviluppo irlandese – regione chiaramente periferica d’Europa – il superamento della cui perifericità è stato conseguito anche attraverso la valorizzazione dell’aeroporto di Shannon che ha reso l’Irlanda accessibile, e quindi conveniente, agli investimenti di numerose multinazionali americane.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">Il trasporto aereo europeo si trova oggi a vivere una fase di riorganizzazione particolarmente turbolenta e dinamica. Principale attore di tale “rivoluzione”, è stato la nascita e lo sviluppo dell’innovativo <em>business model</em> noto con il nome di “<em>low cost</em>” o “<em>no frills</em>” &#8211; espressione evidente del processo di liberalizzazione di settore perseguita a livello comunitario &#8211; che, pur essendo realtà ormai consolidata da tempo, soltanto da pochi anni sta mostrando tutti i suoi effetti a livello territoriale. La rapida crescita di questo fenomeno ha aperto nuovi scenari ed opportunità di sviluppo inaspettati in precedenza, non soltanto per quel che riguarda l’assetto stesso del settore, ma anche, e soprattutto, per la crescita delle infrastrutture aeroportuali secondarie, nonché per gli impatti economici complessivi generati sull’economia.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 0cm;">L’utilizzo da parte delle compagnie <em>low cost</em> di scali secondari e poco trafficati, ricopre un ruolo realmente strategico per un’economia territoriale. Esso consente infatti una maggiore accessibilità delle regioni periferiche, che possono così beneficiare di considerevoli aumenti di traffico turistico, ma soprattutto, può garantire alla popolazione residente un efficiente servizio di connettività capace di stimolare la competitività del sistema produttivo, contribuendo in tal modo al riequilibrio territoriale. Aeroporti come Pontecagnano in Campania, Comiso in Sicilia o Tortolì in Sardegna, oltre a tutti gli scali regionali diffusi nel Mezzogiorno<a name="_ftnref1" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftn1"><span class="MsoFootnoteReference"><span class="msoIns"><ins datetime="2008-07-28T15:57" cite="mailto:donzellim"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></ins></span></span></a> &#8211; il più delle volte largamente sottoutilizzati rispetto alle loro effettive potenzialità &#8211; possono rappresentare fattori di coesione territoriale e di sviluppo economico per le rispettive realtà locali. Infatti, la crescita dell’offerta <em>low cost</em>, in molti aeroporti minori, ha creato rilevanti opportunità di sviluppo per le aree interessate, i cui effetti, o i mancati effetti, sono stati tali da influire rispettivamente sul successo o sul declino di intere economie territoriali, come fatto registrare &#8211; ad esempio &#8211; da alcune province dell’Europa orientale. Questo poichè le aree non sufficientemente accessibili e servite da adeguate reti e servizi di trasporto tendono a intraprendere un percorso vizioso di progressiva marginalizzazione territoriale; mentre quelle “ben collegate”, al contrario, beneficiano dall’innescarsi di processi virtuosi di crescita cumulativa che conducono ai fenomeni di internazionalizzazione e destagionalizzazione dei flussi di traffico, tanto auspicati quanto ricorrenti nelle strategie dei diversi Programmi Operativi Regionali.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 27pt;">Inoltre, se inseriti in un progetto più ampio, i collegamenti aerei a basso costo possono contribuire ad importanti evoluzioni dei sistemi turistici, non di carattere temporaneo, bensì di tipo strutturale: in alcuni Paesi dell’Europa orientale, così come in alcune zone d’Italia, la progressiva accessibilità offerta dalle compagnie aeree <em>low cost</em> ha permesso la scoperta, da parte di molti turisti stranieri, di centri “minori” che sono diventati più appetibili e fruibili proprio in virtù della loro vicinanza agli aeroporti serviti da vettori <em>low cost</em>. Ad Alghero, ad esempio, il numero degli arrivi internazionali nelle strutture ricettive della circoscrizione è aumentato del 53%, a fronte di una crescita del traffico aeroportuale del 61%: prima dell’arrivo di Ryanair, c’erano 1.000-1.200 posti/letto disponibili nella stagione invernale, ora saliti a 3.500/4.000, mentre il numero di ristoranti che chiudevano durante l’inverno è passato da quindici a due.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 27pt;">Tale dinamica di crescita ex-novo dei flussi di traffico trova spiegazione nel differente utilizzo che oggi gli utenti fanno del mezzo aereo. Le compagnie <em>low cost</em> hanno reso una <em>commodity</em> quello che in passato era considerato un bene di lusso, la pressione competitiva ha spinto al ribasso il prezzo medio dei biglietti, elevando in tal modo il tasso di mobilità aerea. La quota di domanda generata ex-novo viene addirittura quantifica intorno al 59%, di cui ben il 71% formata da passeggeri che non avrebbero effettuato il viaggio in assenza di un collegamento a basso costo (pari al 42% del totale passeggeri del settore)<a name="_ftnref2" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftn2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>.</p>
<p class="MsoBodyTextIndent2" style="line-height: normal;"> </p>
<p class="MsoBodyTextIndent2" style="line-height: normal;"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">Il trasporto aereo <em>low cost</em> è in grado di supportare lo sviluppo economico locale principalmente contribuendo alla creazione di posti di lavoro ed incrementando i flussi turistici dell’area circostante lo scalo collegato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">L’evidenza empirica, italiana ed europea, dimostra come gli aeroporti regionali specializzatisi in collegamenti a basso costo abbiano sperimentato, oltre ad una forte crescita nel numero dei passeggeri transitati nello scalo stesso, anche una maggiore regolarità dei flussi mensili di traffico. Tale destagionalizzazione dei flussi si traduce a livello territoriale in minore complessità gestionale delle infrastrutture, una più efficiente allocazione delle risorse disponibili, nonché un migliore sfruttamento delle sinergie e delle economie di scala esistenti. Questa dinamica si può quantificare ricorrendo all’uso di un indice di stagionalità, calcolato come deviazione standard dei flussi mensili di traffico: dal confronto che scaturisce tra il 2006 ed il 2000 &#8211; anno in cui gli effetti del <em>low cost</em> non erano ancora del tutto apprezzabili &#8211; emerge chiaramente come, laddove vi sia stata una maggiore specializzazione in collegamenti a basso costo, la stagionalità dei flussi sia fortemente diminuita (Ciampino -58%; Treviso -40%; Bergamo -36%). Lo stesso discorso è valido anche per gli scali del Mezzogiorno, nei quali l’introduzione di tale tipologia di servizio aereo ha permesso di evidenziare i primi effetti di tali dinamiche di destagionalizzazione (Alghero -19%; Brindisi -18%; Lamezia Terme -11%)<a name="_ftnref3" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftn3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 54pt; text-align: left;"><img class="alignleft size-full wp-image-367" title="image0021" src="http://www.eticaeconomia.it/wp-content/uploads/2008/08/image0021.gif" alt="image0021" width="492" height="324" /></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-left: 54pt;" align="center"><strong><span style="font-size: 10pt;">Fonte: </span></strong><span style="font-size: 10pt;">Elaborazione propria su dati Assaeroporti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: center; text-indent: 0cm;" align="center"><span class="msoIns"><ins datetime="2008-06-18T17:47" cite="mailto:donzellim"></ins></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">Interessante notare, poi, come gli aeroporti italiani che hanno fatto registrare i più elevati tassi di crescita, negli ultimi anni, siano stati proprio quelli specializzatisi nel segmento <em>low cost.</em> In questi scali, la percentuale di traffico internazionale transitata rispetto al totale è tra le più elevate in assoluto, il che dimostra l’esistenza di una correlazione positiva tra voli a basso costo, aumento dei flussi turistici internazionali e sviluppo economico regionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">In tal senso, gli scali del Mezzogiorno appaiono in forte ritardo: la percentuale di traffico internazionale transitata, nel 2006, attraverso gli aeroporti del Mezzogiorno rappresenta soltanto il 9% del totale italiano<a name="_ftnref4" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftn4"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>. Inoltre, nonostante quasi tutte le compagnie <em>low cost</em> presenti attualmente in Europa abbiano collegamenti con l’Italia, il nostro Paese è entrato in ritardo su questo mercato rispetto ad altri <em>competitor</em>, quali Francia e Spagna. Fatta eccezione per<span> </span>Roma e Milano, le città italiane si classificano agli ultimi posti per quanto riguarda l’accessibilità aerea con voli <em>low cost</em>, mentre il Mezzogiorno è addirittura pressoché assente.</p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">Tali dinamiche di generazione di traffico e di destagionalizzazione dei flussi turistici guidate dalle compagnie <em>low cost</em>, conducono a rilevanti impatti economici sia su scala provinciale che regionale. In generale, l’impatto economico complessivo che un collegamento aereo contribuisce a generare sul territorio, può essere scisso in quattro differenti categorie: impatti diretti, indiretti, indotti e dinamici. Per fornire una quantificazione attendibile di tale impatto, ci si è avvalsi di un modello che tenesse in considerazione sia i benefici che le esternalità negative proprie del trasporto aereo. I benefici sono stati stimati attraverso algoritmi di calcolo frutto di <em>benchmark</em> con quanto evidenziato empiricamente dall’esperienza europea; le esternalità negative sono state, invece, considerate come effetti diminutivi del benessere dell’intera collettività, alla luce del livello particolarmente elevato di CO<sub>2</sub> e d’inquinanti emessi dagli aeromobili. Il punto di vista adottato è stato quello del decisore pubblico che mira ad analizzare le ripercussioni positive e negative prodotte a livello locale, intendendo il servizio aereo quale opportunità di sviluppo economico e sociale per l&#8217;area collegata. In tal senso, non sono stati considerati i benefici o i costi a livello &#8220;micro&#8221;, propri della compagnia aerea, ma soltanto quelli che producono effetti in ambito locale/regionale.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 27pt;">Da tale studio, emerge come l’impatto economico, al netto delle esternalità negative<a name="_ftnref5" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftn5"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[5]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a>, che una linea aerea <em>low cost </em>è in grado di produrre sull’economia locale sia estremamente interessante: si quantifica in circa 14,5 milioni di euro il flusso monetario totale annuo che la singola linea è in grado di generare, mentre ogni passeggero trasportato crea un flusso di ricchezza a livello economico regionale pari a circa 96 euro. Tenendo conto di questo dato, l’incentivazione di un servizio aereo verso aree periferiche può essere considerato strumento di sviluppo e di coesione sociale. Ovviamente, le peculiarità e le differenze insite nei diversi bacini di riferimento &#8211; quali, ad esempio, la presenza di poli turistici o di attrattori culturali più o meno rilevanti &#8211; possono far oscillare tali dati, non i benefici apportati all’area.<span class="msoIns"><ins datetime="2008-06-18T17:14" cite="mailto:murraul"> </ins></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 27pt;">
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 27pt;">In conclusione, i margini di sviluppo sono tuttora molto elevati per le regioni del Mezzogiorno. Il circolo virtuoso che può essere innescato dai servizi a basso costo potrebbe essere motore di crescita su più fronti: nello sviluppo della mobilità interregionale, nella crescita delle presenze turistiche internazionali e, di conseguenza, nell’aumento del benessere economico locale, oltre a costituire uno straordinario strumento di marketing per la promozione dell’immagine del Sud all’estero, troppo spesso percepito come inaccessibile per via della scarsità e dell’inefficienza del sistema dei trasporti esistente. Appare però importante sviluppare con successo iniziative, fra amministrazione centrale e compagnie aeree <em>low cost,</em> che possano riguardare l’apertura di nuove destinazioni, accordi di co-marketing, l’incentivazione del traffico in bassa stagione, nonché la realizzazione di campagne di comunicazione coordinata verso i principali mercati obiettivo.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin-top: 1.5pt; text-align: justify; text-indent: 0cm;">Per il Mezzogiorno, si tratta di una partita ancora aperta e fondamentale per lo sviluppo del settore turistico, ma che fino ad oggi è sembrata compromessa dalla mancanza di una strategia comune di “destinazione Paese”.<span class="msoIns"><ins datetime="2008-06-18T17:16" cite="mailto:murraul"> </ins></span><span class="msoIns"><ins datetime="2008-06-18T17:17" cite="mailto:murraul"></ins></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 0cm;"><span class="msoIns"><ins datetime="2008-06-18T17:16" cite="mailto:murraul"></ins></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 27pt;">
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"> </p>
<div>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;</div>
<hr size="1" />&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</p>
<div id="ftn1">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn1" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftnref1"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[1]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Secondo quanto definito all’interno delle <span style="color: black;">“<em>Linee Guida della CE per lo sviluppo delle reti transeuropee di trasporto (TEN)</em>”, si considerano aeroporti regionali gli scali di: </span>Reggio Calabria, Lamezia Terme e Crotone in Calabria; Cagliari, Olbia, Alghero in Sardegna; Napoli in Campania; Bari, Brindisi e Foggia in Puglia; Catania, Palermo, Pantelleria, Lampedusa, e Trapani in Sicilia; Pescara in Abruzzo.</p>
</div>
<div id="ftn2">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn2" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftnref2"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[2]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Dati ELFAA, ECAC – EU Dialogue, Edinburgh 28-29 aprile 2005.</p>
</div>
<div id="ftn3">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn3" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftnref3"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[3]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Elaborazione propria su dati Assaeroporti.</p>
</div>
<div id="ftn4">
<p class="MsoFootnoteText"><a name="_ftn4" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftnref4"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[4]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Elaborazione propria su dati Enac/Assaeroporti.</p>
</div>
<div id="ftn5">
<p class="MsoFootnoteText" style="text-align: justify;"><a name="_ftn5" href="http://www.eticaeconomia.it/il-ruolo-del-trasporto-aereo-low-cost-nello-sviluppo-economico-regionale.html#_ftnref5"><span class="MsoFootnoteReference"><span>&lt;!&#8211;[if !supportFootnotes]&#8211;&gt;<span class="MsoFootnoteReference"><span style="font-size: 10pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;;">[5]</span></span>&lt;!&#8211;[endif]&#8211;&gt;</span></span></a> Per esternalità negative, ci si riferisce ad una quantificazione mediante prezzi ombra di: incidentalità, inquinamento acustico, inquinamento atmosferico, cambiamento climatico.</p>
</div>
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