<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Etica ed Economia &#187; Etica e costume</title>
	<atom:link href="http://www.eticaeconomia.it/articoli/etica-e-costume/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.eticaeconomia.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 23 Jan 2012 22:51:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0</generator>
		<item>
		<title>P.M. e criminalità organizzata</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/p-m-e-criminalita-organizzata.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/p-m-e-criminalita-organizzata.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 17:54:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1826</guid>
		<description><![CDATA[E’ cosa nota che la principale fonte di arricchimento e potere della mafia sono gli appalti pubblici a tutti i livelli, locali e nazionali. Se questo è vero ne consegue che il principale regalo che si può fare alla mafia è quello di affidare il potere di controllo e di indagine sugli appalti alle stesse [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ cosa nota che la principale fonte di arricchimento e potere della mafia sono gli appalti pubblici a tutti i livelli, locali e nazionali. Se questo è vero ne consegue che il principale regalo che si può fare alla mafia è quello di affidare il potere di controllo e di indagine sugli appalti alle stesse persone &#8211; sindaci, governatori, ministri e loro funzionari - che gestiscono gli appalti stessi. Il che è esattamente quanto l’attuale governo si propone di fare colpendo i  PM, sia separandoli dalla magistratura e togliendo alla magistratura e cioè al C.S.M. il controllo sulla loro attività e ciò proprio nei giorni in cui il fondatore di forza Italia e cioè l’on. Marcello dell’Utri vede confermata in appello<em> </em>la condanna a sette anni<em> </em>di<em> </em>reclusione per concorso esterno in attività mafiosa. Mai offesa più grave era stata recata alla memoria e alla lezione di Giovanni Falcone, l’eroico magistrato che nel 1992 pagò con la vita sua e di sua moglie il fatto di avere messo a nudo Cosa Nostra e i suoi legami con le banche italiane e americane, nonché con la politica, e l’avere suggerito e fatto approvare nuove norme penali contro la mafia e i poteri collusi con essa. Era stato proprio Falcone in un convegno tenutosi nel castello Utveggio a Palermo il 14 marzo 1991 con la partecipazione del ministro dell’Interno, ad avanzare la tesi che all’inizio di questa nota ho impropriamente presentato come mia. In un paese dove la criminalità organizzata è forte &#8211; egli aveva detto – è assolutamente necessario sostenere ed allargare i poteri del magistrato con funzioni di P.M. A tal fine aveva sollecitato la piena applicazione dell’art. 330 del codice di procedura penale (uno degli articoli più odiati dall’on. Berlusconi) il quale prevede che il P.M. non intervenga soltanto per accertare la fondatezza della notizia criminis ma assuma iniziative per la ricerca della notizia criminis: è quanto lui aveva fatto recandosi a New York, dove aveva ottenuto la collaborazione dell’avv. Victor Rocco, uno dei più qualificati investigatori americani. Oggi la consapevolezza del danno che la criminalità organizzata reca al nostro Paese e all’imprenditoria onesta è molto più diffusa di quel lontano 1981, ma non sempre a tale consapevolezza si unisce l’impegno a fianco della magistratura della cultura italiana e dei semplici cittadini. Le mafie colpiscono gli imprenditori onesti due volte: la prima perché li costringe a giocare con dei bari la partita degli appalti pubblici, la seconda, per la taglia che mafia e ‘ndrangheta esigono sul reddito italiano. Il Comitato antimafia ha reso noto in questi giorni che ammonterebbe a 118 miliardi di euro il riciclaggio complessivo riferibile alla mafie. Il denaro pulito al netto del riciclaggio è stimato attorno ai 90 miliardi di euro di cui 44 sarebbero di spettanza della ‘ndrangheta. La ‘ndrangheta &#8211; avverte  la D.D.A -  è divenuta la più ricca ed è estremamente potente sul piano economico e nazionale, tanto da potere essere definita presenza istituzionale nella società calabrese.”</p>
<p style="text-align: justify;">                                                                                                         Luciano Barca</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/p-m-e-criminalita-organizzata.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I filosofi e le donne</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/i-filosofi-e-le-donne.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/i-filosofi-e-le-donne.html#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jan 2011 19:55:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LPorta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Segnaliamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1812</guid>
		<description><![CDATA[La tesi secondo la quale, nei rapporti fra i filosofi e le donne, i primi agiscano sulle seconde sulla base di una prospettiva di dominio è invero suggestiva e trova la sua origine nel pensiero della teologia della liberazione, in generale, e in quello del filosofo Enrique Dussel, in modo particolare. E’ questo il cardine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La tesi secondo la quale, nei rapporti fra i filosofi e le donne, i primi agiscano sulle seconde sulla base di una prospettiva di dominio è invero suggestiva e trova la sua origine nel pensiero della teologia della liberazione, in generale, e in quello del filosofo Enrique Dussel, in modo particolare. E’ questo il cardine intorno al quale ruota il lavoro di Antonino Infranca <em>I filosofi e le donne </em>(manifestolibri, Roma 2010, pp. 143, € 18,00). Forse, dopo aver affrontato la lettura, ci si rende conto che sarebbe stato più appropriato limitare, anche nel titolo, il campo dell’indagine ad alcuni filosofi e alle loro donne. Infatti l’autore prende in considerazione quattro coppie famose della storia della filosofia e ne analizza i rapporti muovendosi in continuazione fra livello teoretico e livello sentimentale. Le coppie sono formate da Abelardo ed Eloisa, Georg Lukács e Irma Seidler, Martin Heidegger e Hannah Arendt, Jean-Paul Sartre e Simone De Beauvoir.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel racconto delle parole d’amore che queste coppie si sono scambiate, l’autore rinviene analogie e differenze ma anche un filo che collega fra loro queste vicende, le rende omogenee: da queste storie si possono leggere i sistemi dei quattro filosofi presi in considerazione e il valore di tali sistemi “perché la filosofia non è un mero strumento di pensiero, ma è anche un sistema di dominio e di potere” (p. 14).</p>
<p style="text-align: justify;">Analizzando separatamente il pensiero di Abelardo e quello di Eloisa, il pensiero di Heidegger e quello della Arendt, le sollecitazioni che Lukács ricevette dalla prima moglie Yelena Grabenko e dalla seconda Gertrud Bortstieber -piuttosto che il rapporto patologico con Irma Seidler- sarebbe stato possibile costruire un percorso narrativo, come lo definisce lo stesso Infranca, che non avrebbe rinvenuto nella libertà assoluta di Sartre-De Beauvoir la soluzione al presunto nesso di sottomissione della donna all’uomo nella realizzazione di un sistema filosofico. Ci si vuol chiedere quanto un rapporto d’amore pesi sull’attività del pensiero, sull’attività politica e pubblica, quanto ne indichi le coordinate e fino a che punto agisca da elemento di stimolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel tentativo di proporre una risposta, balza agli occhi la relazione fra Gramsci e la moglie Giulia Schucht. Si obietterà che il primo non fu filosofo e la seconda non diventò una pietra miliare del pensiero filosofico novecentesco. Pur accogliendo parzialmente l’obiezione, si ricorderà che Gramsci scrisse, in una famosa lettera del periodo precarcerario, che senza l’incontro con Giulia non avrebbe mai compreso il significato della lotta e del pensiero vissuto avendo come oggetto la trasformazione del mondo: e questo, credo, ne fa un filosofo, precisamente quel filosofo democratico di cui scrive nei <em>Quaderni</em>, traduttore nella lingua del Novecento della marxiana filosofia della prassi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore di Antonio per Giulia, così tipologicamente legato ad un’esperienza di vita tesa alla trasformazione del mondo, è esempio vivente di una fedeltà che abbatte  le inferriate della cella carceraria e si proietta all’esterno, diventa incontro di anime altrimenti condannate alla solitudine e alla separazione, dà corpo ad un microcosmo di sentimenti che è la cellula originaria di quel macrocosmo di rapporti interpersonali in cui si trovano a convivere ansie e preoccupazioni per il “particulare” con stimoli a costruire quel marxiano “sogno di una cosa” a cui non è dato rinunciare, né ora né mai. Senza un’appassionata presenza femminile poco sarebbe possibile all’uomo: “Non posso dire alla gente: voi mi fraintendete, non sapete che cosa si nasconde in verità nel mio cuore. Sarebbe semplicemente ridicolo”<a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha ragione Infranca quando afferma, citando la De Beauvoir che a sua volta cita Marx, che il suo è un libro marxista in quanto il rapporto dell’uomo all’uomo “è il rapporto dell’uomo alla donna” (p. 15). Ma la meraviglia della filosofia sta nel fatto che essa crea il rapporto proprio a partire dal femminile, come Diotima per Socrate, come Giulia per Antonio: la donna che, liberando se stessa, libera anche l’uomo con cui con-divide la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Il rapporto di genere viene affrontato, nel libro, “sub specie aeternitatis”, a partire dalla consapevolezza che, seppure l’uomo propende al dominio e fa della parola uno strumento con cui, appunto, domina e costruisce un sistema di pensiero, dietro ogni sua appropriazione, o presunta tale, si nasconde l’affrancamento da parte della donna, il suo essere-proprio-così-com’è nel ribaltamento dei ruoli e nell’assunzione della sua particolarità. In questo senso, il tema del lavoro di Infranca sembra essere più la bellezza che la filosofia, quella bellezza che spinozianamente si presenta come letizia, come “amor Dei intellectualis”, ricomposizione del rapporto in un’armonia che è non tanto nel pensiero, quanto nella natura e in quel suo presentarsi come riappropriazione dell’umanità dell’uomo e della femminilità della donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle quattro coppie intorno a cui discute Infranca sono presenti forme categorialmente diverse del dominio maschile: la volontà, l’opera, il riconoscimento, l’individuo. Il nesso hegeliano fra forma e contenuto in cui il rapporto uomo-donna si realizza diventa strumentale rispetto alle quattro categorizzazioni proposte nel volume e soggiace ad una volontà di potenza al maschile che, però, le stesse vicende narrate mettono in discussione. Quella simpatia, che Infranca traduce in modi diversi (p. 83), sembrerebbe non diventare mai con-divisione, perfetta corrispondenza del concavo con il convesso, sostanziale riempimento di quel vuoto esistenziale a cui è riuscito a sopravvivere soltanto Spinoza, ritrovandosi il suo sodale nel pensiero di un paio di secoli dopo, cioè Nietzsche, in piena pazzia a causa della sua solitudine. Con-dividere vuol dire che ciò che apparentemente il genere divide si ricompone in unità attraverso il recupero di quell’altro da sé che è già parte della totalità del sé. Insomma, il “cane morto” Hegel è il vero convitato di pietra del libro di Infranca, il suo assoluto protagonista, quello Hegel che scrive: “Unificazione vera, amore vero e proprio, ha luogo solo fra viventi che sono uguali in potenza, e che quindi sono viventi l’uno per l’altro nel modo più completo, e per nessun lato l’uno è morto rispetto all’altro”<a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro di Infranca spinge ad una conclusione che soltanto in apparenza sembra contrastare con i suoi presupposti: le quattro donne rappresentate sono “eccezionali”, nel senso kierkegaardiano del termine, proprio perché forniscono il loro decisivo contributo alla realizzazione della posizione dei filosofi con cui costruiscono un rapporto di con-divisione; non ne subiscono il fascino teoretico, il dominio del pensiero, ma donano a quel pensiero ciò che esso, privato del loro contributo, non avrebbe mai potuto avere: la bellezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Lelio La Porta</p>
<p> </p>
<hr size="1" /><a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> H. Arendt, <em>Che cosa resta? Resta la lingua materna</em>, in <em>Archivio Arendt 1. 1930-1948</em>, Feltrinelli, Milano 2001, p. 51.</p>
<p><a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> G. W. F. Hegel, <em>Scritti teologici giovanili II, </em>Guida Editori, Napoli 1977, p. 529.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/i-filosofi-e-le-donne.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;odore del denaro</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/lodore-del-denaro.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/lodore-del-denaro.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 Dec 2010 21:25:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1693</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;affermazione dell’imperatore  Vespasiano, “pecunia non olet” (il denaro non puzza), fatta  in polemica con il figlio Tito che criticava la tassa sui gabinetti pubblici che il padre voleva mettere per accrescere le entrate, è diventata l’alibi per accettare il ruolo dominante che il denaro ha assunto nella nostra epoca, l’epoca in cui la finanza cessa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L&#8217;affermazione dell’imperatore  Vespasiano, “pecunia non olet” (il denaro non puzza), fatta  in polemica con il figlio Tito che criticava la tassa sui gabinetti pubblici che il padre voleva mettere per accrescere le entrate, è diventata l’alibi per accettare il ruolo dominante che il denaro ha assunto nella nostra epoca, l’epoca in cui la finanza cessa di essere un servizio per la produzione di beni e diventa la padrona dell’intero ciclo produttivo.  </p>
<p style="text-align: justify;">In fondo &#8211; si ripete -  che cosa è il denaro? Il denaro non è una merce. E’ solo un segno, un astratto segno – come ci ha insegnato Adamo Smith. Un segno che gli antichi tracciavano sulla conchiglia o su una pietra appena arrotondata e che oggi è impresso su carta filigranata, o un codice da trasmettere via internet. Ma nel momento in cui la finanza ha assunto il supremo comando del modo di produzione capitalistico quel segno ha acquisito il potere di generare, quasi all’infinito, altri segni, generatori a loro volta di altra moneta nelle più diverse parti del mondo e questo suo ruolo è divenuto più appetibile della ricerca di beni strumentali  di prodotti della natura e della stessa proporzione di forza lavoro altrui.Una volta il segno denaro rinviava alla possibilità di acquisire,  in un rapporto di aperta e trasparente collaborazione con altri, una pecora o un sacchetto di grano e, solo in via subordinata e considerata spregevole, voleva dire la possibilità di generare, attraverso l’usura  altri soldi.  L’usura ma anche l’interesse sui prestiti erano condannati dalla morale comune, resa  forte dai divieti posti dalla religione cattolica e dalla religione islamica. Il Vangelo ricordava come una delle prime iniziative pubbliche di Gesù fosse stata la cacciata dei barattieri dal tempio e  il Corano proclamava come dettato dall’arcangelo Gabriele il divieto di esigere un interesse sul denaro dato a prestito  e condannava quindi non solo l’usura ma qualsiasi interesse sui prestiti.  Ma infine i barattieri hanno cacciato la religione dai templi e hanno proclamato come unico dio il denaro. E ciò ha sovvertito ogni scala di valori. Come possono convivere  fratellanza umana,  reciprocità, eguaglianza con  chi vede nell’altro uomo solo un’occasione per appropriarsi di soldi agendo nel segreto, vendendogli <em>subprimes</em>? Tutta la scala dei valori determinata dal dominio del denaro rompe con la carta su cui si fondava la convivenza delle comunità umane.</p>
<p style="text-align: justify;">Valore diventa il denaro stesso – e la collocazione che esso mi darà nella società. Perché denaro significa potere e privilegio, privilegio nei confronti di tutti gli altri. Privilegio privo di senso in molti casi: dato che sembra difficile descrivere quale beneficio dia il possedere quattro automobili anziché le tre del vicino. Si tratta solo di un qualcosa che gonfia il mio io nei confronti di tutti gli altri e soprattutto dei soggetti a me prossimi. Il noi scompare nell’epoca della finanza fine a se stessa ed esiste solo l’io, l’io del più furbo, del più corrotto e amorale manipolatore di denaro.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto come non gridare che il denaro puzza e corrompe tutto ciò che tocca? E come non invocare predicatori capaci di far giungere in ogni parte la verità? Predicatori, intendo, capaci di portare una nuova etica sulla cui base stabilire nuove regole di convivenza e dunque una nuova etica?</p>
<p style="text-align: justify;">Come è possibile uscire dalla crisi mettendo 85 miliardi di euro dei contribuenti europei a disposizione per gli attacchi speculativi, aiutando a rimanere in piedi gli stessi banchieri che con i loro <em>subprimes</em> hanno creato la crisi? In tal modo non si uscirà mai dal vortice che ha travolto milioni di persone. Al contrario si preparano nuovi colpi contro la stabilità. Tre anni fa sembrava esservi un consenso generale sull’affermazione che come prima misura anti-crisi occorreva cambiare le regole. Dove sono finite queste affermazioni?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto chiedere a Bruxelles e a Roma un dibattito sulle regole sembra il minimo. Non è pensabile che nell’era informatica che consente di compiere in un’ora le operazioni finanziarie che prima richiedevano un mese, le regole abbiano segnato il passo e siano ancora ferme al tempo delle grida in borsa. Se non ci si muove presto, altro che l’implosione dell’euro paventata da taluno.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo il paese di Cesare Beccaria e del suo inno a Maria Teresa per le leggi che approvò allo scopo di prevenire i delitti. Il prezzo di quali altri delitti del denaro dovremo pagare perché qualcuno divenga avvertito della necessità di prevenirli?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/lodore-del-denaro.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>A dieci anni da Soverato</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/a-dieci-anni-da-soverato.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/a-dieci-anni-da-soverato.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 Sep 2010 13:57:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gdodaro</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Segnaliamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1640</guid>
		<description><![CDATA[Sono passati già 10 anni dalla tremenda notte tra il 9 e 10 settembre del 2000, quando la piena del torrente Beltrame spazzò via il campeggio “Le Giare”, nei pressi di Soverato, sorprendendo nel sonno i pochi turisti rimasti e una comitiva di disabili accompagnati da volontari dell’Unitalsi di Catanzaro. L’onda di piena, dopo 48 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono passati già 10 anni dalla tremenda notte tra il 9 e 10 settembre del 2000, quando la piena del torrente Beltrame spazzò via il campeggio “Le Giare”, nei pressi di Soverato, sorprendendo nel sonno i pochi turisti rimasti e una comitiva di disabili accompagnati da volontari dell’Unitalsi di Catanzaro. L’onda di piena, dopo 48 ore di pioggia intensa, arrivò improvvisa verso le 5 del mattino, entrò nei bungalow, travolse le tende, trascinò via ogni cosa. Qualcuno riuscì a trovare scampo salendo sugli alberi e sui tetti delle poche strutture in muratura, gli altri furono travolti dal fango e dai detriti e trasportati verso il mare. Persero la vita 13 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Il campeggio si trovava esattamente all’interno dell’alveo del torrente, con regolare concessione periodicamente rinnovata. Anzi, in alcuni degli atti ufficiali di ratifica dell’autorizzazione (quelli dal 1990 al 1999, praticamente identici) il Ministero delle Finanze si cautelava inserendo una clausola che sottraeva ai propri uffici qualunque responsabilità: “<em>Eventuali danni che possono derivare a persone o cose per effetto della piena del torrente Beltrame sono a totale carico della ditta richiedente, in modo da tenere sollevata e indenne da qualsiasi reclamo o molestia l&#8217; Amministrazione Finanziaria</em>”. (Corriere della Sera, 13 settembre 2000). Solo pochi anni prima il Genio Civile aveva negato la concessione, richiamando correttamente alle possibili conseguenze di una esondazione. Successivamente, però, aveva cambiato idea sulla base di una nuova perizia che indicava in 150 o 200 anni il tempo di ritorno di una piena nella stagione estiva. E allora anno dopo anno il campeggio si era ingrandito, erano state realizzate abusivamente alcune costruzioni &#8211;  necessarie alla gestione dei servizi &#8211; sottraendo sempre più spazio al corso d’acqua, ridotto a poco più di un rigagnolo dagli ingenti prelievi di monte. In fondo che lì ci fosse un fiume se lo ricordavano in pochi, e comunque “non costituiva pericolo” come disse in tribunale il geometra del Comune. E invece quella notte il Beltrame diede un segnale drammatico della sua presenza, rivelando la scelleratezza delle scelte effettuate e riprendendosi in poche ore il territorio che gli era stato rubato. Le perizie difensive hanno parlato di evento straordinario e imprevedibile, causato dalle piogge eccezionali e, probabilmente, da un tappo creatosi a monte, in una strettoia, per l’accumulo di detriti. Questo ha lasciato nell’opinione pubblica l’idea che la causa principale della tragedia sia stata la mancata manutenzione, il non aver tagliato la vegetazione e ripulito l’alveo. Secondo altri esperti, invece, l’evento era assolutamente prevedibile, dal momento che quel corso d’acqua aveva già esondato altre volte in passato e solo due anni prima, nel 1998, aveva allagato tutta la struttura.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia di Soverato può sembrare adesso, così raccontata, un episodio unico, una irripetibile mistura di avidità, ignoranza (delle più basilari nozioni di dinamica fluviale) e criminale leggerezza. Una tragedia che per essere evitata non aveva bisogno di studi scientifici e complicati modelli idraulici ma solo di un po’ di buon senso. E invece rappresenta un caso esemplare di come in Italia si sia operato in materia di gestione dei fiumi e difesa del suolo. Invece di concepire sensate strategie di pianificazione, incardinate sul concetto della non occupazione delle aree destinate all’espansione naturale dei corsi d’acqua, la difesa del suolo è stata basata quasi esclusivamente sulla realizzazione di opere di ingegneria idraulica, disseminando i nostri fiumi di briglie, difese spondali e muri per la messa in sicurezza. In molti casi si è trattato di interventi puntuali, privi di una effettiva valutazione della reale efficacia e delle conseguenze a scala di bacino. Il problema era risolto, forse, a livello locale ma il rischio non era eliminato bensì semplicemente trasferito più a valle. Piuttosto che puntare a una reale messa in sicurezza del territorio e a un corretto equilibrio tra esigenze di crescita e tutela della natura, si è privilegiata la logica degli interessi economici, utilizzando gli interventi strutturali per occupare le aree di pertinenza fluviale e incrementare a dismisura la crescita edilizia.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anniversario dell’evento di Soverato è un’occasione per fare un serio bilancio di cosa si è fatto per migliorare le politiche di difesa del suolo nel nostro Paese, di cosa è cambiato in questi 10 anni. Poco a Soverato, dove ancora non si conoscono con certezza le cause dell’alluvione, dove le strategie per aumentare la sicurezza consistono esclusivamente nella spesa di somme ingenti per pulizia dell’alveo, dove non è stato effettuato uno studio approfondito sull’intero sistema fluviale &#8211; finalizzato alla valutazione e gestione del rischio lungo tutto il corso d’acqua &#8211; ma è stato realizzato un argine in moduli di cemento che difende certamente la strada dal torrente ma non il torrente dalle auto, dal momento che uno di questi moduli è ormai da anni spostato per consentire l’accesso a una strada, in pieno alveo, che porta a un rimessaggio di barche e a un locale notturno sorto a pochi metri dal luogo della tragedia! E poco è stato fatto anche nel resto dell’Italia, come emerge nel periodico ripetersi di eventi calamitosi e nell’incremento dell’entità dei danni provocati dalle inondazioni e delle spese ordinarie – per la manutenzione delle opere – e straordinarie. È quindi necessario, come il CIRF<a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftn1">[1]</a> chiede con forza da anni, un cambiamento deciso dei presupposti alla base delle politiche di difesa del suolo. Da una parte si deve abbandonare l’utopia di una “messa in sicurezza” di tutto il territorio, imparando a “convivere” in maniera intelligente e programmata col rischio residuo, spesso inevitabile, attraverso la riduzione della vulnerabilità degli edifici all’inondazione, l’implementazione di un razionale sistema di strumenti assicurativi, il rafforzamento delle tecniche di previsione delle piene.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’altra bisogna inseguire una maggiore sicurezza non attraverso l’artificializzazione dei fiumi bensì incrementando la loro naturalità, eliminando una volta per tutte l’assurda convinzione che i due obiettivi siano tra loro in antitesi. Assecondare &#8211; dove le condizioni del territorio lo permettono &#8211; le dinamiche fluviali significa migliorare le condizioni dell’ecosistema e al tempo stesso ridurre il rischio idraulico e le spese. Delocalizzare strutture a rischio, puntare al riequilibrio del ciclo sedimentario, restituire spazio al fiume allontanando gli argini, incrementare la capacità di laminazione del reticolo idrografico minore sono solo alcune delle soluzioni possibili, sperimentate con successo in molti Paesi europei e ultimamente anche in qualche contesto italiano. È auspicabile che questo insieme di strumenti e soluzioni non continuino a caratterizzare solamente alcuni interventi sporadici o isolate “buone pratiche” da mostrare nei convegni, ma che rappresentino una modalità sempre più diffusa di governo del territorio. Affinché quei 13 morti non rimangano solo una memoria ingombrante.</p>
<hr size="1" />
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.eticaeconomia.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Il CIRF (Centro Italiano per la Riqualificazione Fluviale) è un&#8217;associazione tecnico-scientifica senza fini di lucro fondata nel luglio 1999 per alimentare il dibattito sulla riqualificazione degli ecosistemi fluviali e promuovere criteri di maggiore sostenibilità nella gestione dei corsi d&#8217;acqua. L’azione del CIRF si basa su informazione e divulgazione (in particolare tramite il sito www.cirf.org e la rivista online “RF”), corsi di formazione ad enti pubblici e professionisti, workshop e convegni, progetti pilota.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/a-dieci-anni-da-soverato.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>In mare aperto alla ricerca dell’origine della modernità</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/in-mare-aperto-alla-ricerca-dell%e2%80%99origine-della-modernita.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/in-mare-aperto-alla-ricerca-dell%e2%80%99origine-della-modernita.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Jun 2010 20:45:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LPorta</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Segnaliamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1551</guid>
		<description><![CDATA[   La mente va a Cristoforo Colombo: contro il senso comune, contro il modo corrente di pensare contro ogni tutela trascendente, ma anche immanente, fece la scommessa di viaggiare controcorrente, in senso inverso, verso un mondo che sembrava non tanto ignoto quanto, piuttosto, inesistente. Il genovese aveva pensato con la sua testa, in piena autonomia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>La mente va a Cristoforo Colombo: contro il senso comune, contro il modo corrente di pensare contro ogni tutela trascendente, ma anche immanente, fece la scommessa di viaggiare controcorrente, in senso inverso, verso un mondo che sembrava non tanto ignoto quanto, piuttosto, inesistente. Il genovese aveva pensato con la sua testa, in piena autonomia. Aveva ritenuto che fosse giunto il momento di osare. Osò e vinse. Ma ancor prima di lui qualcuno aveva invitato a viaggiare “per l’alto mare aperto”. Un eroe, ma un eroe moderno ante litteram. Lo stesso personaggio che Omero ci descrive alle prese con gli inganni che la mente umana può escogitare al fine di conquistare, diventa nelle terzine della Commedia dantesca il protagonista di quello scatto verso la modernità che aprì prospettive nuove all’uomo: Ulisse, Odisseo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>La modernità nasce, allora, molto prima che Colombo scopra l’America, consegnandola a coloro che la conquisteranno mettendo in atto il genocidio delle popolazioni indigene per certi versi ancora attivo. Come Colombo scoprì l’America, Scalfari ci guida in un viaggio affascinante attraverso la modernità al fine di fissarne i tratti caratteristici e sostanziali, le coordinate del pensiero filosofico e della produzione letteraria che essa definì nel suo porsi (E. Scalfari, <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Per l’alto mare aperto. La modernità e il pensiero danzante</em>, Einaudi, Torino 2010, pp. 286, € 19,50). </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>E’ noto ciò che Kant rispose nell’ambito dell’inchiesta intorno a cosa fosse l’Illuminismo: l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli doveva imputare soltanto a se stesso. E benché il filosofo di Königsberg ci avesse messo il massimo impegno al fine di fare con Dio ciò che i rivoluzionari francesi avevano fatto con il re, cioè tagliargli la testa, il Padreterno gli rimaneva non dimostrabile ma non per questo non pensabile, ossia un’idea. Insomma per quanto fosse necessario, per essere moderni, sottrarsi all’idea di Dio (nobile compito nel quale ancor prima di Kant si era cimentato l’ebreo scomunicato Spinoza), quel Dio che Cartesio aveva dovuto far rientrare dalla finestra del suo pensiero dopo averlo cacciato dalla porta, sostituendolo con il “cogito”, logica introduzione all’esistenza con tanto di pronome personale di prima persona e che non ne voleva sapere di morire, sembrava un ostacolo insormontabile.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>C’era bisogno che qualche moderno, ancora più autonomamente pensante rispetto a tutti quanti gli altri, dicesse qualcosa di definitivo intorno al tema di Dio e del suo rapporto con l’uomo e con il mondo. Eccoli, allora, i pensatori del sospetto, che ancora oggi tanto incupiscono vescovi, cardinali, fino a Sua Santità; eccoli, Marx, Nietzsche, Freud. Francamente trovare Marx nel Pantheon dei pensatori della modernità, collocatovi da un non marxista, per quanto aperto ed illuminista, come Scalfari, è cosa notevole. Il materialismo storico è moderno, l’analisi del capitalismo proposta da Marx è moderna: la soluzione, ossia la rivoluzione, è anacronistica. Eppure il lettore attento si rende conto che l’anacronismo infettato di determinismo di cui scrive Scalfari nasconde un tasso di simpatia per il pensatore di Treviri così elevato da introdurre il sospetto che, magari per le vie oggi invero anch’esse anacronistiche e ardue del riformismo, qualcuna delle indicazioni marxiane abbia ancora un senso. Questo Marx introduce Freud che parla del disagio della civiltà e della sublimazione come deviazione verso l’arte o altro di quella ricerca della felicità che il mondo morale nega all’individuo. Nevrosi ed ansie sono l’esito della rinuncia a vivere e a cercare nel mondo la soluzione ai problemi del disagio. Finché Zarathustra non porta l’incendio, annuncia la morte di Dio, pone l’uomo nella natura e lo invita ad accettare la vita così come essa è, al di là del bene e del male.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>L’uomo che, sottrattosi alla primigenia, originaria condizione del cammello (<em style="mso-bidi-font-style: normal;">terminus a quo</em>) che è solo in grado di ubbidire e di portare tutti i pesi che gli vengono caricati sul groppone, si rifugia nel deserto della propria solitudine e lì scopre una volontà che non sa soltanto dire di no, ma che sa dire di sì a se stessa: l’uomo diventa leone perché vuole. Ma per affrontare il mondo, in questa danza del recupero della vita, bisogna ritornare ad una situazione di disincanto (quello stesso che Scalfari rinviene in Montaigne), una condizione che preceda il mondo rassegnato e compassionevole creato dal Cristianesimo e dagli artifici della religione, un mondo innocente in quanto non conosce il peccato che è stato creato appositamente affinché l’uomo fosse cammello. L’uomo deve essere fanciullo, pronto a viaggiare e danzare nel cosmo, libero di esperire se stesso e la propria volontà, pronto a porsi nell’eterno divenire ciclico delle cose che non sono create ma sono così da sempre e lo saranno per sempre (<strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">für ewig</strong>, avrebbe scritto un altro grande moderno che, però, Scalfari non cita).</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Quello stesso uomo che, in quanto moderno, alla maniera di Leopardi, accetta la vita ma da essa non si fa travolgere, rinasce come ginestra titanicamente sopravvissuta al disastro dell’eruzione dello “sterminator Vesevo”.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Quello stesso uomo che, alla maniera del Montale della <em style="mso-bidi-font-style: normal;">Casa dei doganieri</em>, ricorda ai suoi contemporanei che la postmodernità è la fine del libero pensiero: “Tu non ricordi la casa di questa/ mia sera. Ed io non so chi va e chi resta”. Quello stesso Montale che, in un altro luogo non meno famoso della sua opera poetica, fa presente che alla povertà del presente si deve rispondere, proprio in nome della modernità, almeno rifiutandola con lo stesso atteggiamento di “gran dispitto” che Farinata mostra nei confronti dei suoi interlocutori: “Ciò che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non</em> siamo, ciò che <em style="mso-bidi-font-style: normal;">non</em> vogliamo”. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/in-mare-aperto-alla-ricerca-dell%e2%80%99origine-della-modernita.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;attacco alla RAI</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/lattacco-alla-rai.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/lattacco-alla-rai.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 17:00:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TAg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Segnaliamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1142</guid>
		<description><![CDATA[Poiché la stupidità è un attenuante (ma i Minzolini non sono stupidi) vogliamo concedere ai dirigenti della RAI di non aver capito la trappola che era stata loro tesa con il digitale. Ciò che è incredibile è che dopo essere stati beffati non si siano neppure messi davanti ad un televisore per contare i canali [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Poiché la stupidità è un attenuante (ma i Minzolini non sono stupidi) vogliamo concedere ai dirigenti della RAI di non aver capito la trappola che era stata loro tesa con il digitale. Ciò che è incredibile è che dopo essere stati beffati non si siano neppure messi davanti ad un televisore per contare i canali propri e quelli che Mediaset ha conquistato con il digitale. Vogliamo contarli uno per uno a Roma?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Su 45 canali la Rai ha in tutto 5 canali, Mediaset se ha 30 (per trasmettere in contemporanea tutte le partite di calcio) più un canale acquistato per pochi soldi, in questi tempi di crisi, da piccoli produttori, ciò che resta è rimasto a qualche “indipendente”. Dal 16 novembre, tradendo ancora una volta il contratto firmato con gli utenti, anche RAI 1 passerà al digitale. In tal modo chi ha solo l’analogico perché non ha gli ottanta euro per passare al digitale potrà consolarsi solo con rete Capri e poco altro. Mediaset <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>(con una Rai che è anche uscita da Sky, rinunciando a 50 milioni di entrate, ma lasciando a tutti gli abbonati di Sky la possibilità di vedere<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la RAI senza pagare il canone)<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>diventa a questo punto il trionfatore del digitale. Berlusconi non deve neppure affaticarsi a distruggere i servizi di Rai 3 (ma forse lo farà lo stesso): è tutta la Rai che a questo punto è destinata ad un disastroso declino a causa di un gigantesco conflitto di interessi. Disastroso perché, non ostante il prodigarsi di molti presentatori, registi e attori, la Rai si avvia allo scontro decisivo con le TV della famiglia Berlusconi avendo già un pesante bilancio in perdita (circa 70 milioni di euro nel 2009 e oltre 200 previsti per il 2010), entrate pubblicitarie in calo doppio rispetto a Mediaset, nessuna rete a pagamento.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Chi sono i responsabili di tutto ciò e dell’inerzia dell’ex colosso pubblico? Basta leggere i nomi dei consiglieri di amministrazione. Su nove membri cinque e quindi la maggioranza fa capo a Berlusconi (Forza Italia, più AN, più Lega). E’ molto difficile dunque che si possa contare su un autonomia di decisione. I tempi di Vittorio Veltroni e del prof. Palmieri sono lontani. In tempi di dittatura seppero ritagliare per l’<span style="text-transform: uppercase;">Eia</span>R spazi di autonomia e garantire libertà a molti giovani collaboratori. Chi si schiera oggi per farlo sapendo di poter contare sulla maggioranza dei radio abbonati? Spero non ci obblighino a contare su Murdoch.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 10pt;"><span style="line-height: 115%; font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                                                         </span>T. Ag.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/lattacco-alla-rai.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il crocifisso nei luoghi</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/il-crocifisso-nei-luoghi.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/il-crocifisso-nei-luoghi.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Nov 2009 10:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ssalacone</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>
		<category><![CDATA[Segnaliamo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1126</guid>
		<description><![CDATA[Evitiamo ancora una volta di scontrarci, come è purtroppo costume di questo tormentato e doloroso momento storico nel nostro Paese. Crocifisso sì o no; voto di condotta sì o no; test antidroga sì o no; eserciti in missioni di pace sì o no; sms ai genitori degli alunni che saltano la scuola sì o no; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Evitiamo ancora una volta di scontrarci, come è purtroppo costume di questo tormentato e doloroso momento storico nel nostro Paese.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Crocifisso sì o no; voto di condotta sì o no; test antidroga sì o no; eserciti in missioni di pace sì o no; sms ai genitori degli alunni che saltano la scuola sì o no; diritti civili per gli omosessuali sì o non …e ogni giorno una nuova richiesta di schierarsi (e dire sì o no identifica chi è “comunista” come dice Berlusconi e chi non lo è).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo modo si nega<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>la complessità dei fatti, si impedisce di assumere le ragioni articolate di chi la pensa in modo diverso, si impedisce ad ognuno di noi di approfondire le ragioni dell’altro e di leggerne le motivazioni, le sfumature, i collegamenti ai diversi contesti che fanno da sfondo alle opinioni di molti e alle certezze di pochi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nel merito della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, quest’ultima ha stabilito che le normative italiane sull’ostensione del crocifisso in luoghi pubblici (scuole, tribunali, ospedali) viola la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, trattato a cui l’Italia ha liberamente deciso di aderire. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">La Corte ricorda che <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in una società pluralista e rispettosa della libertà di pensiero ogni cittadino <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>ha il diritto di educare i propri figli secondo le proprie idee di credente in confessioni diverse o di non credente e che il crocefisso non è solo un simbolo culturale, ma è il segno esteriore forte<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>di un preciso credo religioso che può condizionare l’educazione dei più piccoli, ma anche creare vincoli alla libera espressione del pensiero di adulti, in luoghi deputati alla vita pubblica.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nella scuola che dirigo crocefissi e simboli religiosi non sono <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>appesi ai muri delle aule da quando il Concordato ha stabilito che la religione cattolica non è più religione di Stato.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Tutti, a cominciare dai docenti di religione cattolica, siamo però <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>molto attenti a parlare <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>in modo ricco e plurale di religioni, di fedi, di orizzonte culturale cristiano della nostra società, di opzioni diverse fra chi crede e chi non crede, di religioni diverse da quella cristiana, oggi presenti fra noi attraverso l’immigrazione, del modificarsi e definirsi dei simboli religiosi nel tempo e nella storia, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>di storia delle religioni, della libertà di esprimere fedi e pensiero, garantita dalla Costituzione.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nessuno impone niente a nessuno (tranne l’adesione richiesta alla “retta dottrina” per<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>le insegnanti di Religione cattolica, <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>di cui è garante <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>il Vicariato, per accordi previsti dal Concordato e dalla relativa Intesa con la Chiesa cattolica, e a cui è condizionata la concessione della idoneità all’insegnamento di tale disciplina).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">C’è qualche docente che a Natale costruisce il presepe con gli alunni e insegna canzoni della tradizione popolare: se questo avviene è perché lo si è programmato attentamente, anche con l’apporto del parere di tutte le famiglie e nel rispetto pieno delle sensibilità di tutti, a partire da quelle delle minoranze di non credenti (che sono sempre di più e sempre più consapevoli dei propri diritti e autorevoli nel rivendicarli).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Organizziamo ogni anno visite alla moschea di Monte Antenne e alla Sinagoga sul Lungo Tevere, anche queste attentamente programmate e preparate, in collaborazione fra docenti di classe e docenti di Religione cattolica, con studio dei fatti storici, del significato dei<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>riti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>religiosi che vi si svolgono, degli aspetti<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>artistici e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>culturali che tali luoghi assumono, in relazione alle professioni<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>religiose che li hanno voluti ed edificati.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In occasione di commemorazioni (vedi la giornata della memoria, ma non solo) si organizzano incontri con testimoni e personalità di varie religioni e appartenenze culturali.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Frequentissime sono le visite di istruzione a luoghi storici e a luoghi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>d’arte (e quindi a Chiese, Musei, Gallerie, Monasteri..) che grondano di storia e di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>cultura cristiana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">I bimbi delle elementari sono ancora molto piccoli, ma riusciamo a leggere qualche pagina di Dante, di Manzoni, di poeti e filosofi, anche non italiani, che parlano di aspetti legati alla fede e alla dimensione religiosa propria della natura umana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Ieri, invece, abbiamo avuto una calda discussione con una impiegata, perché nei locali di segreteria è appeso un crocefisso che E. non intende togliere, perché “c’è sempre stato! perché quelli di sinistra<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>mi devono imporre di levarlo?, perché da quando sono arrivati loro, gli stranieri, devo cedere sui simboli della mia fede?” .</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Nessuno, ovviamente, glielo impone, ma alcune colleghe le hanno fatto notare che quella non è casa sua ma è “la casa di tutti” e che, se proprio vuole, potrebbe tenere il crocifisso sul suo tavolo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Non vi è stato verso di ragionare con serenità: si profilava uno scontro al quale tutti, ragionevolmente, hanno posto fine, non avendo alcun interesse a ribadire posizioni ideologiche ed essendo, in fondo, l’ufficio di segreteria un luogo non aperto al pubblico. <span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Cito però l’episodio per far capire come sia molto complesso ragionare di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>laicità e di pluralismo delle idee, quando i simboli religiosi non rappresentano più la “propria” fede, ma diventano bandiere ideologiche a cui tanti adulti legano le proprie sicurezze e identità.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">E allora tocca proprio alle Scuole, luoghi in cui si educa alla tolleranza e all’incontro fra diversità rilanciare la riflessione sul fatto che nelle “case di tutti” si deve imparare a convivere, a partire dai valori che ci unificano e che sono indiscutibili: l’uguaglianza, la libertà di pensiero, il rispetto delle persone fisiche, la tutela della vita e la garanzia del lavoro, il diritto all’istruzione, alla cura della salute, all’abitare, ad essere giudicati secondo la legge che è uguale per tutti….</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Chi professa una fede in modo sincero, in genere, è un ottimo compagno di strada per costruire una società più accogliente e giusta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non altrettanto, purtroppo, si può dire di chi strilla la propria appartenenza religiosa e culturale, spesso sganciandola dalla coerenza degli atti quotidiani di vita e dalle scelte di politica concreta.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non altrettanto si può dire di chi fa dell’ostensione della croce uno strumento di prevaricazione sugli altri o di chi grida “possono morire!!(ma chi?), ma noi il crocifisso non lo togliamo!”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Non altrettanto si può dire di chi difende l’ostensione del crocifisso, ma poi si fa bandiera del grido egoista “Respingiamoli!!” di fronte ai poveri della terra che fuggono da guerre e miserie o pensa che si possa portare la pace in <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>scenari <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>territoriali complessi attraverso azioni o e strumenti di guerra.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Gesù Cristo è per molti, anche non credenti, il simbolo dell’umanità sofferente e perseguitata per essersi opposta al conformismo, al potere religioso tradizionale, alla ritualità che prevale sul servizio all’uomo, alle divisioni e alle separazioni fra uomini e donne, ebrei e “stranieri”, credenti nel dio di Abramo e pagani, all’uso della forza per vincere sui “nemici”…</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">In questo Cristo, come in tanti altri uomini e donne che sono stati e sono profeti di pace ci si può riconoscere, anche provenendo da altre culture e scelte (atei, non credenti, credenti in altre fedi).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Serve<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>a questo appendere una croce di legno sui muri dei luoghi pubblici?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">Serve a questo faticoso e fecondo cammino di confronto un simbolo imposto o non serve di più portare le proprie fedi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>dentro di sé e testimoniarle quotidianamente, con tenacia e volontà sincera di incontro?</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">A chi vuole ragionare e non pretende di <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>“vincere”, la risposta. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">* dirigente della scuola Iqbal Masih di Roma</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">            </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">           </span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">                                       Simonetta Salacone</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">                                 <a href="mailto:chiamalascuola@gmail.com">chiamalascuola@gmail.com</a></span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/il-crocifisso-nei-luoghi.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lo sviluppo dell&#8217;uomo e la &#8220;Caritas in veritate&#8221;</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in-veritate-lenciclica-di-papa-benedetto-xvi.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in-veritate-lenciclica-di-papa-benedetto-xvi.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2009 09:30:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vtranquilli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=1055</guid>
		<description><![CDATA[ Sull&#8217;enciclica di Papa Benedetto XVI      Nell’Introduzione all’enciclica “Caritas in veritate” (29 giugno 2009) Benedetto XVI si richiama alla “Populorum progressio” di Paolo VI (23 marzo 1967), dichiarando di volerlo fare «riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandosi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell’ora presente» (punto 8).    Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;"> <strong>Sull&#8217;enciclica di Papa Benedetto XVI</strong></span></span></span> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Nell’Introduzione all’enciclica “Caritas in veritate” (29 giugno 2009) Benedetto XVI si richiama alla “Populorum progressio” di Paolo VI (23 marzo 1967), dichiarando di volerlo fare «riprendendo i suoi insegnamenti sullo sviluppo umano integrale e collocandosi nel percorso da essi tracciato, per attualizzarli nell’ora presente» (punto 8).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Non ci occuperemo qui dei contenuti specifici delle considerazioni, esortazioni, auspici dell’attuale pontefice a proposito di «Sviluppo umano nel nostro tempo» (Cap. II), di «Fraternità, sviluppo economico e società civile» (Cap. III), di «Sviluppo dei popoli, diritti e doveri, ambiente» (Cap. IV), di «Collaborazione della famiglia umana» (Cap. V), di «Sviluppo dei popoli e tecnica» (Cap. VI). Vi sono dette cose ben note su problemi largamente dibattuti, su esigenze universalmente e pressantemente sentite da tutti gli uomini, viventi a qualunque latitudine e operanti in qualunque campo e organismo: dai governi alle ONG e alle stesse missioni cattoliche o di altre confessioni cristiane. Che la vita individuale e sociale non debba essere dominata dalle sole regole dell’accumulazione e del profitto; che ai lavoratori e alle famiglie debba andare la giusta parte del reddito prodotto; che i Paesi ricchi debbano collaborare al sollevamento di quelli della miseria, della fame e delle malattie endemiche; che nell’era della globalizzazione siano necessari strumenti di governo mondiale in materia finanziaria, economica, politica, e via dicendo, è difficile metterlo in dubbio. Nell’ipotesi, comunque, che la “Dottrina sociale della Chiesa”, da Pecci a Ratzinger, abbia effettivamente dato e dia apporti di merito alla soluzione di tali problemi e contributi oggettivi all’accoglimento di tali esigenze, sia essa benvenuta. Lo stesso dicasi nella misura in cui ha realmente concorso e concorre a impegnare e a mobilitare i fedeli in tali direzioni, nella teoria e nella pratica. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Intendiamo soffermarci piuttosto – beninteso nei limiti di quel poco che ci è possibile in <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>questioni di simile portata e profondità – sullo <em>spirito</em> del magistero “sociale” dei papi, quale è espresso rispettivamente, appunto, nella “Populorum progressio” e nella “Caritas in veritate”. Cioè sui presupposti dottrinali, teologici, filosofici da cui si sviluppa l’una e l’altra enciclica e sulla loro maggiore o minore accettabilità dal punto di vista laico, che è quello di <em>tutti </em>gli “uomini di buona volontà” in quanto uomini, siano essi credenti o non lo siano. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Nella Populorum progressio, Paolo VI esordisce dichiarando che lo sviluppo dei popoli – nei modi positivi come in quelli contraddittori e spesso ingiusti e iniqui secondo cui si sta concretamente attuando nella dimensione mondiale ormai raggiunta &#8211; «è oggetto di attenta osservazione da parte della Chiesa», nell’intento di «mettersi <em>al servizio</em> [nostro corsivo] degli uomini» (n.1). «I popoli della fame – prosegue – interpellano oggi in modo drammatico i popoli dell’opulenza. La Chiesa trasale davanti a questo grido d’angoscia e chiama <em>ognuno </em>[n. c.]<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>a rispondere con amore all’appello del suo fratello» (n.3). E dopo avere ricordato le conclusioni programmatiche della Commissione pontificia “Giustizia e pace” da lui istituita col compito di «suscitare in tutto il <em>popolo di Dio </em>[n. c.] la piena coscienza del ruolo che i temi attuali reclamano da lui», afferma di ritenere che «su tale programma possano e debbano convenire, <em>assieme</em> [n. c.] ai nostri figli cattolici e ai fratelli cristiani, <em>gli uomini di buona volontà</em> [n. c.]». Si tratta quindi di un «solenne appello» rivolto «<em>a tutti </em>[n. c.]» (n.5).<em> </em><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Fin qui ci pare che, da un punto di vista laico, non ci sia nulla da eccepire. In sostanza la Chiesa cattolica risulta volersi assumere, in questo incipit della “Populorum progressio”, un ruolo di servizio nei riguardi di tutti gli uomini; intende dare il suo contributo all’uscita dalle loro universali difficoltà e sofferenze; impegna i propri fedeli in tale direzione e si attende apprezzamento e condivisione da parte di tutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Dove ci sembra che cominci invece a sorgere qualche problema, è in alcune espressioni e formulazioni successive. Ai fini predetti – scrive Paolo VI – la Chiesa offre agli uomini «ciò che possiede <em>in proprio</em> [n. c.]: <em>una</em> <em>visione globale </em>[n. c.] dell’uomo e dell’umanità» (n.13). “In proprio” vuol dire: come suo appannaggio esclusivo? O, al contrario, l’articolo indeterminativo “una”, premesso a “visione globale”, significa che anche altri possono avere e hanno la loro, con cui la Chiesa, allora, vuole e deve confrontarsi? <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Inoltre – e qui il problema comincia a precisarsi meglio – dapprima Paolo VI dice che col <em>solo </em>[n. c.] sforzo della sua intelligenza e della sua volontà, ognuno può crescere in umanità […]» (n.18), ma per aggiungere poco dopo che un’armonica crescita umana secondo natura è altresì «chiamata a <em>un superamento</em> [n. c.]. Mediante la sua inserzione nel Cristo vivificatore, l’uomo accede a <em>una dimensione nuova</em> [n.c.], a un umanesimo <em>trascendente</em> [n. c.], che gli conferisce la sua più grande pienezza: questa <em>è la</em> <em>finalità suprema </em>[n. c.] dello sviluppo personale» (n.16). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Più esplicitamente, la “Populorum progressio” afferma che «la fatica degli uomini ha poi, <em>per il cristiano</em> [n. c.], un significato <em>ben maggiore </em>[n. c.], avendo essa anche la missione di collaborare alla creazione del <em>mondo soprannaturale</em> [n. c.], che resta incompiuto fino a che non saremo pervenuti <em>tutti insieme </em>[n. c.] a costituire quell’ <em>Uomo perfetto </em>[n. c.] di cui parla San Paolo, “che realizza la pienezza di Cristo”» (n.28). Se “tutti insieme” non vuol dire soltanto tutti i cristiani, ma – come risulta più coerente in questo discorso – tutti gli uomini, allora ci pare che qui vi sia proprio una contraddizione in termini. E’ “per il cristiano” che la tensione naturale dell’uomo al proprio sviluppo ha <em>anche</em> tale “ben maggiore significato”; ma questo stesso significato, che è appunto “la creazione di un mondo soprannaturale”, non può essere compiutamente realizzato se non vi partecipano gli uomini “tutti insieme”. Delle due l’una, parrebbe allora conseguirne. O tutti gli uomini finiranno per sposare la fede cristiana, oppure il “mondo soprannaturale” non potrà mai compiersi e perciò resterà incompleta, o meglio resterà chiusa in un significato minimale, la stessa operazione dell’uomo secondo natura. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Ancora più esplicito è il contrasto, rispetto a quanto appariva nell’incipit, del seguente brano dell’enciclica di Paolo VI: «Senza dubbio l’uomo può organizzare la terra senza Dio, ma “senza Dio non può alla fine che organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo esclusivo è un umanesimo inumano” (citazione tratta da H. de Lubac: “Le drame de l’humanisme athée”, Parigi 1945, p. 10). Non vi è dunque umanesimo vero se non aperto verso l’Assoluto […]. Lungi dall’essere la norma ultima dei valori, l’uomo non realizza se stesso che <em>trascendendosi</em> [n. c.]» (n.42).</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Prescindiamo dall’inattesa drasticità della citazione del de Lubac (che pur fu “esperto” conciliare), secondo cui l’opera dell’uomo, senza Dio, sarebbe persino “inumana” e “contraria” all’uomo stesso, quindi tendente al suo male, alla sua rovina: cosicché, in definitiva, l’uomo in quanto tale, l’uomo secondo natura, sarebbe stato creato da Dio come incapace di reggersi sulle proprie gambe e di fare qualunque cosa autonomamente senza auto-negarsi. Pur rendendoci conto che siamo qui di fronte a un problema nodale, dibattuto nei secoli e nei millenni senza venirne esaurientemente a capo, ci basta adesso soffermarci sulla più contenuta tesi di Paolo VI sottolineata poco sopra, secondo cui l’operazione umana sarebbe per principio incompiuta, insufficiente, incapace di realizzare un “umanesimo vero”, se non è “aperta verso l’Assoluto”: se dunque l’uomo non agisce animato dallo spirito di un continuo <em>trascendimento </em>di ciò che fa e di ciò che è. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Ora, il verbo “trascendere” può essere inteso e usato su due piani diversi, sebbene non necessariamente opposti. Sull’autonomo piano della natura umana, collima col verbo “superare” e significa che – riconosciuta e presupposta come definitoria la limitatezza dell’uomo, delle sue operazioni, capacità, prospettive – l’uomo stesso tende però a superare via via il limite <span style="mso-spacerun: yes;"> </span>determinato in cui si trova in una data fase del suo cammino, non per “saltare” nell’assoluto, ma per costruire un contesto vitale ed elaborativo nuovo che è, sì, ulteriore, ma soggetto pur sempre a limitatezza. Ne consegue che la natura umana – e nell’aver preso atto di questo sta a nostro avviso una fondamentale conquista della modernità – ha come suo carattere intrinseco quello della <em>storicità</em>, che è tensione a spostare indefinitamente in avanti il limite attuale (ed è da sottolineare che il termine “indefinito” è assai diverso da “infinito”). Insomma lo “sviluppo” dell’uomo – argomento tanto della “Populorum progressio” quanto della “Caritas in veritate” – è sviluppo <em>storico</em> e non può essere confuso, né tanto meno identificato, con orizzonti escatologici. La storia è storia dell’uomo, di tutti gli uomini, abbiano o meno il “dono della grazia”, della fede in Dio e in Cristo: si colloca quindi su di un piano propriamente laico. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Al di là della storia c’è poi, ma solo per i credenti, la prospettiva dell’assoluto, della “partecipazione alla vita di Dio”. Nulla quaestio. Ma se non si sta bene attenti a tenere distinti i due piani, c’è il gravissimo rischio di non prestare l’attenzione dovuta alla sempre incombente tentazione dell’uomo ad impossessarsi dell’assoluto prescindendo da Dio (e allora, in questo quadro, negandolo): cioè a impadronirsene mediante una propria autonoma e autosufficiente operazione. E’ proprio qui, su questo piano escatologico, della “salvezza soprannaturale”, che l’uomo ha invece imprescindibile bisogno, nella visione cristiana, dell’aiuto ovvero (a seconda delle diverse posizioni teologiche, sulle quali ovviamente non è adesso il caso di addentrarsi) della scelta o predestinazione da parte di Dio. C’è insomma il rischio di un presunto “vero umanesimo” che – trascrivendo in termini a-teistici e quindi, in tale contesto, almeno oggettivamente anti-teistici, l’escatologia cristiana &#8211; porti a concepire la storia umana come “rapina dell’assoluto”, come processo di una pretesa autorealizzazione dell’uomo in termini di infinitezza, di onnipotenza, quindi di “indiamento”. Di ciò la tradizione testamentaria e cristiana in genere verrebbe allora ad essere soltanto la prefigurazione mitica. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><em><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></em><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Questo rischio si va sensibilmente accentuando oggi, di pari passo col progredire della scienza e della tecnica. Aumentano gli Autori (anche di elevato livello) secondo i quali tale progresso – considerato punta di diamante dello sviluppo umano nella sua accezione più ampia – rivelerebbe un itinerario avente inizio, in termini biblici, dal “peccato” commesso da Eva ed Adamo mangiando il frutto del primo “albero proibito”, quello della “conoscenza del bene e del male” (“Genesi”: 2, 8 sgg – 3,1 sgg.) e compimento nell’appropriazione umana del secondo “albero” dell’Eden, quello “della vita” (Ivi: 3, 21-23), vale a dire dell’immortalità, che nemmeno il “serpente” osò nominare e alla cui custodia Dio pensò bene, vista l’antifona, di mettere «i cherubini e la spada della fiamma folgorante».</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Afferma ad esempio Aldo Schiavone che «attraverso la scienza e la tecnica l’infinito – l’infinito come assenza totale di confini alle possibilità del fare, come caduta di ogni determinazione obbligata da una barriera esterna a noi (“omnis determinatio est negatio”) – sta entrando stabilmente nel mondo degli uomini» (“Storia e destino” – Einaudi 2007, p.98). Con lui consente Giorgio Ruffolo citando, commentando, sviluppando (“Il capitalismo ha i secoli contati” – Einaudi 2008, p. 282 – 283). Sostanzialmente su analoga linea si pongono, estraendo proposizioni filosofiche dai più recenti sviluppi delle proprie discipline, alcuni degli stessi scienziati, come ad esempio Edoardo Boncinelli e Galeazzo Sciarretta, i quali però, al titolo del loro libro “Verso l’immortalità?” (Raffaello Cortina Editore, 2005) hanno avuto almeno la prudenza di apporre un punto interrogativo. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span><span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Quelle che nel post-conciliare papa Montini erano travagliate ambiguità, appaiono esplicitate<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>in papa Ratzinger (considerato e criticato infatti da molti cattolici come anti-conciliare, per quanti residuali richiami al Vaticano II vi siano nei suoi pronunciamenti, compresa l’enciclica in questione) quali inequivocabili affermazioni d’integralismo. Ci soffermiamo principalmente sull’Introduzione della “Caritas in veritate” e sul suo primo capitolo, dedicato al «Messaggio della “Populorum progressio”». Della predetta esplicitazione vi si possono individuare – da un punto di vista logico – tre momenti o gradini, sebbene le loro espressioni vi siano alternate e intrecciate.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>In primo luogo, l’enciclica pare limitarsi a rivendicare una semplice (sebbene laicamente sempre inaccettabile) <em>superiorità, </em>nell’umano adoperarsi per un autentico sviluppo, da parte di chi è animato dalla fede in Cristo. Si ammette che anche altri approcci possano essere validi, ma quello cristiano-cattolico li sovrasta, li mette insieme, li organizza secondo un senso compiuto: «Aperta alla verità da qualsiasi sapere provenga, la dottrina sociale della Chiesa l’accoglie, compone in unità i frammenti <em><span style="mso-spacerun: yes;"> </span></em>in cui spesso la ritrova» (n.9). Un concetto, questo, che abbiamo già evidenziato nella “Populorum progressio”, ma che papa Ratzinger accentua e intensifica attribuendo a Paolo VI l’aver proposto «la carità cristiana come <em>principale</em> [n. c.] forza a servizio dello sviluppo» (n.13). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>In secondo luogo, la “Caritas in veritate” sostiene che almeno un aspetto essenziale al “vero” sviluppo umano si dà <em>soltanto </em>in termini cristiani. Nella “Populorum progressio”, parlando di un mondo «malato», Paolo VI aveva detto che il male risiede «nella mancanza di fraternità tra gli uomini e tra i popoli» (n.66). Ma «questa fraternità – si domanda retoricamente Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” – gli uomini potranno mai ottenerla da soli? La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. La ragione, da sola, è in grado di cogliere l’uguaglianza tra gli uomini e di stabilire una convivenza civile tra loro, ma non riesce a fondare la fraternità» (n.19). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Su questo punto va concesso che effettivamente, nella storia moderna, della famosa triade “Liberté, égalité, fraternité” bandiera della Rivoluzione francese, il terzo termine è rimasto parecchio indietro (cfr. in proposito gli studi di Stefano Sacconi, anche nel suo sito <a href="http://www.mareaperto.net/">www.mareaperto.net</a> ). Ma papa Ratzinger trasforma una deficienza di fatto, come tale sempre superabile quale ne sia la difficoltà, in impossibilità di principio: gli uomini, affidandosi alla sola ragione, «non potranno mai» fondare la fraternità. Questa «<em>ha origine </em>[n. c.] da una vocazione trascendente di Dio Padre» (ivi). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>A tale proposito – e siamo ora al terzo dei momenti o gradini sopra accenati &#8211; papa Ratzinger cita ancora un brano della “Populorum progressio” che, dopo aver definito la pienezza del “vero sviluppo” come «il passaggio, <em>per ciascuno e per tutti </em>[n. c.] da condizioni meno umane a condizioni più umane» (n.20), dice che tra queste ultime è tale «soprattutto» (ossia è massimamente umana) «la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell’uomo e [solo da qui comincia, non a caso, la citazione nella “Caritas in veritate”] l’unità nella carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli uomini» (n.21). Papa Ratzinger trascura però le altre “condizioni più umane” enumerate da papa Montini prima di quel “soprattutto”, molte delle quali sono e sono da lui riconosciute, appunto, propriamente, autonomamente e universalmente umane, cioè realizzabili dall’uomo senza bisogno di divini supporti: «l’ascesa dalla miseria verso il possesso del necessario, la vittoria sui flagelli sociali, l’ampliamento delle conoscenze, l’acquisizione della cultura, [nonché] l’accresciuta considerazione della dignità degli altri, l’orientarsi verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace» (ivi). </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Secondo papa Ratzinger – viene da domandarsi – Paolo VI sbaglia nel ritenere almeno queste condizioni (sulle quali così distesamente si sofferma lui stesso, Ratzinger, nei capitoli successivi della “Caritas in veritate”) come “humanae tantum”? A nostro avviso è evidente che su questo punto di capitale importanza papa Ratzinger non si limita, nella “Caritas in veritate” a «rendere omaggio e tributare onore alla memoria del grande Pontefice Paolo VI», riprendendo i suoi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>insegnamenti per attualizzarli (n.8), ma lo contraddice e lo corregge. Sostanzialmente anzi &#8211; per essere ancora più precisi – lo capovolge, tagliando con l’accetta ogni nodo, ogni problematicità del suo “santo predecessore”, ogni sua prudenza animata comunque dall’intenzione di porsi in continuità con il Concilio. <span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Afferma infatti decisamente Benedetto XVI che «l’adesione ai valori del cristianesimo è elemento non solo utile, ma <em>indispensabile </em>[n. c.] per la costruzione di una buona società e di un vero sviluppo umano integrale» (n.4); che «senza la prospettiva di una vita eterna, il progresso umano in questo mondo rimane privo di respiro» (n.11); che «l’uomo non si sviluppa con le sole proprie forze», restando «chiuso dentro la storia» (ivi); che «quando Dio viene eclissato, la nostra capacità di riconoscere l’ordine naturale, lo scopo e il “bene”, comincia a svanire» (n.18 – qui cita se stesso, dal suo “Discorso ai giovani sul molo di Barangaroo, luglio 2008). Ma se senza Dio viene meno il bene, cosa può conseguirne se non che, senza Dio, l’uomo è capace di fare soltanto il male? Non sembri una bestemmia a cattolici anche sinceri, ma ci torna alla mente la luterana determinazione intrinseca dell’umanità al male, eccezion fatta per quei pochissimi che Dio ha “predestinato alla salvezza”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">   </span>Nella «Conclusione» dell’enciclica, papa Ratzinger riprende brevemente le tesi di questo tenore sostenute in precedenza – con particolare decisione nell’Introduzione e nel Capitolo I – sintetizzandole nella seguente asserzione lapidaria, inequivocabile, incontrovertibile: «Senza Dio l’uomo non sa dove andare e non riesce nemmeno a comprendere chi egli sia» (n.66). Sembra quasi un macigno, o meglio un “diktat” imposto non solo ai cattolici ma, almeno nelle intenzioni, a tutti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;">                                                              Vittorio Tranquilli</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;">Nota redazionale: I &#8220;Quaderni della Rivista Trimestrale&#8221; (articolo nel n. 50/1977) e la &#8220;Rivista Trimestrale &#8211; nuova serie&#8221; (articolo a firma Vittorio Tranquilli nel n.1/1995) cercarono a suo tempo di fare la loro parte, criticando con nettezza, rispettivamente, il Ratzinger teologo e il Ratzinger prefetto della &#8220;Congregazione per la Dottrina della fede&#8221;. I due articoli possono adesso essere letti nel sito a cura dell&#8217;autore &#8211; <a href="http://www.katciu-martel.it">www.katciu-martel.it</a> &#8211; andando all&#8217;Archivio, Sezione &#8220;Studi e scritti tematici&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/lo-sviluppo-delluomo-e-la-caritas-in-veritate-lenciclica-di-papa-benedetto-xvi.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Giuliano Ligabue scrive a Simonetta Salacone</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/giuliano-ligabue-scrive-a-simonetta-salacone.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/giuliano-ligabue-scrive-a-simonetta-salacone.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 18:36:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gligabue</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=991</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera cha Giuliano Ligabue della rivista confronti.net ha indirizzato a Simonetta Salacone, dirigente del circolo didattico Iqbal Maris, che non ha fatto rispettare ai bambini il minuto di silenzio per i soldati morti in Afghanistan, preferendo aprire sul tragico fatto un confronto con genitori e docenti e sulla quale il ministro Gelmini ha [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 13pt;">Pubblichiamo la lettera cha Giuliano Ligabue della rivista confronti.net ha indirizzato a Simonetta Salacone, dirigente del circolo didattico Iqbal Maris, che non ha fatto rispettare ai bambini il minuto di silenzio per i soldati morti in Afghanistan, preferendo aprire sul tragico fatto un confronto con genitori e docenti e sulla quale il ministro Gelmini ha disposto “accertamenti”.</span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Roma, 22 settembre 2009</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="right"><span style="font-size: 13pt;">A Simonetta Salacone, direttrice del Circolo didattico Iqbal Masih</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="right"><span style="font-size: 13pt;">Ai suoi docenti</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: right; margin: 0cm 0cm 0pt;" align="right"><span style="font-size: 13pt;">Ai genitori dei suoi alunni</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Negli undici anni in cui mi è toccato di dirigere cinque tra i più noti licei di Roma, non ho mai mancato di scrivere ai docenti, agli studenti e loro famiglie in qualunque significativa data anniversaria, dal 27 gennaio al 2 giugno; o in memoria di persone vive, si chiamasse Giovanni Falcone o Lorenzo Milani; o in ogni circostanza improvvisa, fosse l’11 settembre, la strage di Madrid, i drammi del lavoro. Mai per celebrare e sempre per aiutare a riflettere.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Ieri avrei sicuramente scritto la mia circolare e avrei detto – con ogni probabilità – molte delle cose scritte dalla Salacone. Non so se con le stesse parole ma sicuramente con lo stesso intento: offrire a docenti e genitori, su ciò che è accaduto a Kabul, elementi di riflessione non necessariamente comodi. E quanto al minuto di silenzio avrei, forse, invitato a spenderne ben di più per spiegare – ai bambini, perché no? – il rapporto che c’è tra pace e Costituzione, come il rapporto che può esserci tra lavoro e guerra. Proprio come era nelle limpide intenzioni della direttrice.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Che poi la stampa di oggi arrivi a parlare della scuola Iqbal Masih come di “scuola dell’odio” e di una Salacone che trasmette “faziosità, disprezzo per la vita”, non è che un’ulteriore conferma del conformismo imperante sulla carta stampata.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Sul “Tempo” di Roma qualcuno scrive che la Salacone è educatrice “si fa per dire” (tra parentesi).<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Ebbene aggiungo, ribaltando la sciocca ironia del giornalista: “per dire” che non è un’educatrice di regime. Simonetta sa bene – come diceva un nostro maestro comune &#8211; che educare significa camminare su una lama di rasoio: insegnare ai piccoli e ai giovani il rispetto delle leggi e, nello stesso tempo, insegnare loro a volerne di migliori. Chi la conosce, sa che così ha sempre camminato e così camminerà.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Se lo ricordi l’assessore Marsilio, che l’ha accusata – in una dichiarazione tanto livorosa quanto minacciosa – di “abuso di potere”: niente è più estraneo alla mente e all’azione della Salacone che la ricerca del potere e il suo uso fine a se stesso. Chi ha avuto in sorte di affiancarla, o anche soltanto incrociarla, nella sua funzione o di insegnante o di direttrice didattica o di responsabile IRRSAE Lazio o di consigliera municipale e comunale ha probabilmente capito cosa significhi<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>una giornata completamente offerta al servizio degli altri: servizio dei bambini e dei grandi, di chi ha bisogno di capire o di sperare, dei rom e degli immigrati; degli ultimi, prima di ogni altro.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">C’è, poi, una Ministra dell’istruzione e della formazione (!) pronta a dichiarare pubblicamente che la Salacone “ha voluto deliberatamente mancare di rispetto a chi ha dato la propria vita per portare pace e sicurezza nel mondo”. E qui non c’è solo livore ma il metodo di sempre: non restare nel merito ma colpire la persona; l’insulto, come risposta a chi critica. Simonetta che non rispetta i morti?! Ma se tutto quello che fa è per migliorare la vita degli altri, compreso quando parla dei morti: perché ci insegnino, davvero, a migliorare la nostra vita. Che è il messaggio vero – e unico – che ogni morto vorrebbe lasciare.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; text-indent: 21.3pt; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">Qualcuno dirà – e dice – che il tutto era fuori luogo, che non era il momento. Che si poteva essere più ossequienti. Più obbedienti. Mi tornano alla mente, allora, le parole di quel solito maestro di Simonetta, mio e di tanti altri che, chiamato a difendersi in tribunale, mandò a dire ai giudici:</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><em style="mso-bidi-font-style: normal;"><span style="font-size: 13pt;">“L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni</span></em><span style="font-size: 13pt;">”. Ancora oggi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 13pt;">                                                                                          Giuliano Ligabue</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/giuliano-ligabue-scrive-a-simonetta-salacone.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il linciaggio di Dino Boffo</title>
		<link>http://www.eticaeconomia.it/il-linciaggio-di-dino-boffo.html</link>
		<comments>http://www.eticaeconomia.it/il-linciaggio-di-dino-boffo.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2009 10:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>TAg</dc:creator>
				<category><![CDATA[Etica e costume]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.eticaeconomia.it/?p=946</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Chi ha dimissionato Boffo? Nella Russia di Putin si uccide. Qui la mafia editoriale è più subdola. Ha moventi, mandanti e killer ben noti, ma anche complici occulti. In perfetto stile mafioso la vittima è stata &#8216;venduta&#8217; prima e giustiziata poi. Per cosa è stato abbandonato Boffo? Gianfranco Pignatelli (Il Manifesto)   Nel caso vi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">&#8220;Chi ha dimissionato Boffo? Nella Russia di Putin si uccide. Qui la mafia editoriale è più subdola. Ha moventi, mandanti e killer ben noti, ma anche complici occulti. In perfetto stile mafioso la vittima è stata &#8216;venduta&#8217; prima e giustiziata poi. Per cosa è stato abbandonato Boffo?</span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"><span style="mso-spacerun: yes;"> </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">Gianfranco Pignatelli</strong> (Il Manifesto)</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Nel caso vi siate posti la stessa domanda, ecco alcuni elementi per una risposta, tutti successivi alla falsa informativa sul direttore dell&#8217;</span></em><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Avvenire<em> pubblicata dal noto Vittorio Feltri sul berlusconiano </em><span style="mso-bidi-font-style: italic;">Il<em> </em></span>Giornale, <em>nel giorno in cui</em> <em>Silvio Berlusconi</em> <em>attaccava l&#8217;Unione Europea e si proclamava &#8220;superman&#8221;:</em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"><em></em></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">lunedi 31 agosto -</span></span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"> Giungono a Dino Boffo dal mondo cattolico e dal mondo del giornalismo centinaia di attestati di stima e solidarietà. Tra essi si segnalano, anche per diversità e sfumature, le dichiarazioni e i telegrammi del cardinal Stanislao Dziwisz da Cracovia, del Cardinal Dionigi Tettamanzi da Milano e del vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Afferma Dziwisz: &#8220;E&#8217; veramente preoccupante il decadimento morale a cui sta precipitando l&#8217;Italia per il comportamento di alcuni importanti leader politici&#8230;.E&#8217; la prima volta che un giornale cattolico viene attaccato con tanta violenza&#8221;. Tettamanzi esprime &#8220;stima e umana gratitudine&#8221; a Boffo. Il vescovo Mogavero accenna tra i primi, dicendo formalmente una ovvietà, alla possibilità di dimissioni di Boffo: &#8220;eventuali cambiamenti alla direzione dell&#8217;Avvenire sono decisioni che spettano solo alla Chiesa&#8221;.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Scende in campo con piena solidarietà a Boffo il Segretario della Cei cardinal Bagnasco. L&#8217;Avvenire pubblica un fermo articolo di Dino Boffo che mostra di non essersi fatto intimidire. Rispetto alla calda solidarietà di Bagnasco, la stampa rileva una maggiore freddezza nelle attestazioni di &#8220;vicinanza&#8221; a Boffo del cardinal Bertone, segretario di Stato e la gelida posizione del direttore dell&#8217;Osservatore Romano. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">martedì 1 settembre -</span></span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"> Dino Boffo rassegna le dimissioni nelle mani del cardinal Bagnasco.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Bagnasco le respinge e successivamente il Papa esprime stima e apprezzamento per la CEI, confermando la sua fiducia. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Padre Federico Lombardi, a proposito dei toni diversi di Bertone e Bagnasco, dichiara che &#8221; i tentativi di contrapporre Segreteria di Stato e Conferenza episcopale non hanno consistenza.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Il procuratore capo di Terni autorizza la diffusione degli atti giudiziari conclusi nel 2004 della condanna di Dino Boffo a una ammenda a 516 euro per molestie attraverso il cellulare ad una donna, ma il GIP di Terni si oppone e vengono dati alla stampa solo le due pagine relative al decreto di condanna.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">mercoledì 2 settembre</span></span><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;"> &#8211; I giornali pubblicano il testo del decreto penale di condanna di Dino Boffo, in cui è cancellato il nome della parte lesa dalle molestie: il &#8220;Corriere della Sera&#8221; ne dà con grande rilievo la foto dedicando alla vicenda due pagine e rilevando che il segno del pennarello nero che per ordine del magistrato ha cancellato il nome della parte lesa è &#8221; un tratto magrolino e poco calcato&#8230; e infatti quel nome e quel cognome si leggono lo stesso&#8221;. Ma il Corriere della Sera fa qualcosa di più. Insieme ad un articolo di Alberto Melloni che si rifà a tutto il ventaglio delle posizioni assunte dal mondo cattolico, ma che ha il merito di aver ricordato che in Italia c&#8217;è chi crede di avere il diritto all&#8217;indulgenza mediatica &#8220;ovvero il diritto di procurarsela con ogni mezzo&#8221; &#8211; il riferimento a Berlusconi è chiaro &#8211; il Corriere pubblica un articolo di Vittorio Messori, intellettuale cattolico già collaboratore dell&#8217;Avvenire. L&#8217;articolo di Messori e&#8217; esplicito e suona critica alla stessa CEI: &#8221; In effetti, dopo la sentenza del 2004, la prudenza tradizionale avrebbe suggerito di chiedere al &#8216;condannato&#8217; di defilarsi, assumendo altre cariche meno esposte a ricatti e scandali. E questo anche se si fosse trattato di un equivoco, di una vendetta, di un errore giudiziario&#8221;. Continua Messori:&#8221; Tutto è davvero una patacca? Se sarà dimostrato come crediamo e speriamo tireremo un sospiro di sollievo. Ma, intanto, un uomo immagine della Chiesa italiana ha campeggiato e campeggerà a lungo sulle prime pagine, sospettato dei gusti &#8216;diversi&#8217; la cui ombra grava oggi, più che mai, sugli ambienti clericali. Il caso prima o poi sarebbe venuto alla luce e in modo malevolo: perché allora non cautelarsi diminuendo la visibilità?&#8230;Comunque vada l&#8217;ombra e il sospetto resteranno.&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Vogliamo astenerci da commenti anche se l&#8217;etica della <span style="text-decoration: underline;">visibilità</span> ci appare alquanto strana per un cattolico. Sta di fatto che, poche ore dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo, Boffo si dimette in modo irrevocabile da direttore dell&#8217;Avvenire, un giornale che aveva fatto onore alla libertà di stampa e aveva fatte sue le critiche di una parte del mondo cattolico ai comportamenti di Silvio Berlusconi.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">Il legame tra “Il Giornale” e Berlusconi ha alimentato due ipotesi fatte nei giorni successivi dalla stampa italiana e straniera: la prima, che Boffo sia stato duramente colpito proprio per aver criticato il premier; la seconda, che il tutto sia stato montato per distogliere l&#8217;attenzione degli italiani dai comportamenti non ammissibili del presidente del consiglio e rendere tali comportamenti meno &#8216;visibili&#8217;. Ma si tratta di ipotesi su qualcosa &#8211; ci sembra &#8211; che in ogni caso non avrebbe potuto avvenire senza l&#8217;aiuto di qualche membro della gerarchia vaticana.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">T.Ag.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">1PS &#8211; Vittorio Messori nel 1984 ha pubblicato un libro-intervista con il card. Ratzinger, allora Capo della Congregazione per la Fede (Sant’Uffizio). Nel 2008 ha pubblicato a cura di Andrea Tornielli, vaticanista de “Il Giornale”, il libro intervista “Perché credo”<span style="mso-spacerun: yes;"> </span>(Piemme ed.)<span style="mso-spacerun: yes;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">2PS &#8211; <span style="text-decoration: underline;">9 settembre:</span> Dino Boffo è nuovamente aggredito con la pubblicazione sul berlusconiano &#8220;Chi &#8221; di una intervista da lui non concessa. &#8221; Mai &#8211; dichiara Boffo &#8211; mi sarei fatto intervistare da una testata riconducibile al gruppo che mi aveva massacrato&#8221;</span></p>
<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><span style="font-family: &quot;Times New Roman&quot;,&quot;serif&quot;; font-size: 14pt;">(La Stampa &#8211; 9/11/ 2009).</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.eticaeconomia.it/il-linciaggio-di-dino-boffo.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

