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	<title>Etica ed Economia &#187; L&#8217;angolo del direttore</title>
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		<title>Taxi e svolta</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 22:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’inizio era sembrato che l’impegno di Monti contro vecchie norme che appesantiscono la battaglia dell’Italia contro la crisi si fosse concentrato sulle licenze dei tassinari. Poi la musica cambiò e gli italiani capirono che Monti è uno dei pochi che l’opera di Adamo Smith l’ha letta tutta. NON di taxi si trattava ma di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">All’inizio era sembrato che l’impegno di Monti contro vecchie norme che appesantiscono la battaglia dell’Italia contro la crisi si fosse concentrato sulle licenze dei tassinari. Poi la musica cambiò e gli italiani capirono che Monti è uno dei pochi che l’opera di Adamo Smith l’ha letta tutta. NON di taxi si trattava ma di un vento impetuoso che investiva quasi tutte le rendite, metteva a nudo ambiti dimenticati (i notai erano da tempo segnati ma gli avvocati no e gli italiani pur senza rinunciare al rituale mugugno capirono che stava mutando qualcosa di grosso e che in pochi giorni il quadro generale dei mercati si era aggiornato di cinquanta anni). Un po’ di confuse reazioni continuarono ma Monti parlò con chiarezza e tutti si accorsero che l’Italia stava entrando in una era con prezzi da pagare ma con vantaggi finali per tutti e cominciarono ad affezionarsi all’aria fresca che si respirava. Non parlavano di taxi – anche se i giornali continuavano ad occuparsene &#8211; ma si chiedevano come mai Monti non si fosse ancora accorto delle rendite di Trenitalia che era arrivata fino al punto di staccare Trento e Bolzano dall’Italia perché erano mete che rendevano poco. Per noi l’Italia finisce a Bologna ripeteva il capostazione supremo che in nome dell’alta velocità ha eliminato i treni con la costa romagnola. Ma poi abbassò la voce perché aveva capito che i tempi erano cambiati e non poteva più fare il gradasso. Ma è proprio così? Siamo arrivati senza saperlo ad una svolta storica? Anche i tassinari lo sperano. Anche se è stata dura per loro aprire il primo varco.</p>
<p>                                                                                                                                          Luciano Barca</p>
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		<title>Caro Lucio</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Apr 2011 19:49:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lucio non avevo capito quanto tu fossi disperato. Mi avevi ospitato ed aiutato in un periodo difficile e un mese fa mi avevi parlato del dolore profondo e del vuoto in cui vivevi da quando era morta la tua compagna. Avevo cercato di provocarti sui problemi che la crisi ha messo a nudo e, come [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Lucio non avevo capito quanto tu fossi disperato. Mi avevi ospitato ed aiutato in un periodo difficile e un mese fa mi avevi parlato del dolore profondo e del vuoto in cui vivevi da quando era morta la tua compagna. Avevo cercato di provocarti sui problemi che la crisi ha messo a nudo e, come altre volte, di aprire con te una competizione sulle questioni da approfondire o scoprire. Altre volte eri stato al gioco e avevi cercato di attirare altri nelle ricerca attorno ai problemi che esplodevano attorno a noi o che venivano messi allo scoperto dalle prime discussioni. Avevi rifiutato ogni sede di incontro che non fosse la tua casa o, comunque quella che avevi scelto come rifugio cui stare aggrappato. Il mio era anche un tentativo per farti capire che avevo bisogno di te, delle tue provocazioni intellettuali, della tua critica a volte spietata a ipotesi su cui avanzare. Mi sembrava che tu non rifiutassi di impegnarti e di metterti in gioco pur con quel pessimismo che era la tua nota distintiva fin da quando avevamo iniziato a frequentarci. Ti dicevi ancora cattolico allora, anche se in realtà non lo eri più. Mi hai anche lasciato il rimorso per aver mosso una aperta critica al libro che avevi deciso di lasciarci e che era molto bello. Fa senso rileggere oggi le tue parole sulla bellezza del volare. Dopo che hai ucciso il sarto di Ulm.</p>
<p style="text-align: justify;">Luciano Barca</p>
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		<title>La Fiat di Marchionne</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 21:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non sono stati resi noti i motivi ufficiali dell’uscita della Fiat dalla Confindustria, gesto che rompe con il sobrio comportamento dei torinesi e della famiglia Agnelli. Il breve intervallo tra le critiche della presidente della Confindustria Marcegaglia al presidente del consiglio Berlusconi ha fatto pensare che il motivo sia questo tanto più, è stato fatto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Non sono stati resi noti i motivi ufficiali dell’uscita della Fiat dalla Confindustria, gesto che rompe con il sobrio comportamento dei torinesi e della famiglia Agnelli. Il breve intervallo tra le critiche della presidente della Confindustria Marcegaglia al presidente del consiglio Berlusconi ha fatto pensare che il motivo sia questo tanto più, è stato fatto sapere, che il parere dell’esperto contabile chietino non era stato preventivamente richiesto. Altri ha sottolineato che Marchionne in realtà ha rotto perché insoddisfatto dell’attenzione della Presidente della Confindustria ai pareri delle confederazioni sindacali. E’ proprio questa a mio avviso la spiegazione vera ma certamente c’è una verità anche in chi ha visto nel gesto di Marchionne il tentativo di fare un gesto clamoroso volto a distrarre chi si occupa della Fiat dai pessimi risultati che la fabbrica consegue sui mercati. Sono mesi e mesi infatti che sotto la direzione di Marchionne la Fiat va perdendo terreno su tutti i mercati mentre la Wolkswagen e la Ford conquistano ampi spazi. La Fiat non compare, addirittura, tra le cento fabbriche del mondo che vendono più auto in Cina (la prima è la Toyota Corolla, la seconda è la Ford e la terza è la Wolkswagen). Dal 2010 al 2011 la Fiat ha perso continuamente posizioni anche in India. In Europa la macchina più venduta è la polo della Wolkswagen; la Fiat nemmeno compare tra le dieci macchine più vendute mentre compaiono la solita Wolkswagen nonché la Renault e la Peugeot. Si capisce benissimo in questa situazione che Marchionne, colpito come amministratore e come sommo sacerdote della religione pagana della desindacalizzazione  (“il salario lo fissa il padrone secondo le sue convenienze”) dia da matto e cerchi di far parlare d’altro. Come si vede le ragioni sono molte per cercare di far parlare d’altro senza rendersi conto che il discorso sulla desindacalizzazione di cui lo svizzero Marchionne è il profeta è strettamente legato alla sconfitta. Gli economisti americani hanno non a caso individuato un legame diretto tra desindacalizzazione e gravità della crisi. E l’andamento della Fiat conferma quanto da essi accertato.</p>
<p>Luciano Barca</p>
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		<title>Strauss Kahn e la giustizia USA</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Jul 2010 13:38:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La prima reazione alla notizia dell’arresto di Strass Kahn per tentato stupro è stata quella di pensare ad un trabocchetto teso al capo del  F.M.I. Ora sembra che la trappola ci sia stata ma, altresì, che esistevano tutte le condizioni perché Strauss Kahn vi cadesse, dato che non era la prima volta &#8211; risulterebbe oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">La prima reazione alla notizia dell’arresto di Strass Kahn per tentato stupro è stata quella di pensare ad un trabocchetto teso al capo del  F.M.I.<br />
Ora sembra che la trappola ci sia stata ma, altresì, che esistevano tutte le condizioni perché Strauss Kahn vi cadesse, dato che non era la prima volta &#8211; risulterebbe oggi &#8211; che prenotava una cameriera per la notte in albergo. Sostituire la cameriera “prenotata” con un’altra all’oscuro degli accordi non sarebbe stata impresa difficile per chi conosceva la viziosa abitudine del manager. L’esistenza di una trappola e’ ovviamente da verificare, ma sono da verificare anche i comportamenti di chi potevano farla scattare. Comportamenti ben lontani dalla nobile appartenenza di Strauss Kahn ad una elite culturale di fama mondiale. Insieme alla tristezza per un mito crollato avanza ora la soddisfazione per l’esistenza di un grande paese dove la giustizia è uguale per tutti e dove non si fanno sconti a nessuno. Conoscevamo la giustizia statunitense da molti film e racconti televisivi. L’abbiamo trovata più dura e priva di pietas, almeno nella prima fase, di quel che ci avevano fatto credere ma veramente uguale per tutti, noti e ignoti che siano, e ciò fa bene sperare in un paese  dove la giustizia, proprio sul punto decisivo dell’eguaglianza è messa in forse da leggi ad personam e da parentele, per di più false, con uomini potenti di altri paesi. L’uguaglianza può esistere ci dicono gli Stati Uniti, non è un vuoto miraggio. Purché ci sia una coscienza civile e non bigotta a proclamarla e a farla rispettare. Il tutto era in realtà molto semplice: non una trappola ma una macchinazione volta a far apparire una prostituta affittata per una notte come una giovine vergine violata da un erotomane. Non è certo il caso di chiedere scusa a Strass Khan ma forse una parte dei media dovrebbe scusarsi con i lettori. </p>
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		<title>Contro la guerra</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 17:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’art. 11 della Costituzione italiana non da scampo ai guerrafondai. Le parole dell’art. 11 della Costituzione non lasciano spazio al dubbio o a interpretazioni di bellicisti.”L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Le soluzioni vanno cercate su altri terreni. E’ su questi altri terreni che si misura dunque la capacità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">L’art. 11 della Costituzione italiana non da scampo ai guerrafondai. Le parole dell’art. 11 della Costituzione non lasciano spazio al dubbio o a interpretazioni di bellicisti.”L’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.” Le soluzioni vanno cercate su altri terreni. E’ su questi altri terreni che si misura dunque la capacità di governare di coloro cui le elezioni hanno affidato il potere. E non ci sono sviluppi logici o naturali di un intervento di emergenza volto a soccorrere i cittadini libici. C’è un punto al quale l’Italia deve fermarsi, quali che siano le opinioni di alcuni azionisti di maggioranza dell’ONU. Se il presidente Obama ha deciso di perdere le prossime elezioni presidenziali e combattere una “sua” guerra insieme a quelle che Bush gli ha lasciato in eredità, dopo averne addossato i costi su vari paesi, è un affare suo che non può in alcun modo modificare la legge suprema dell’Italia. E non c’è consigliere parlamentare che possa modificare questa mia convinzione di cittadino.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ inevitabile: guerra chiama guerra, bombardamento chiama bombardamento e uccisioni. Ma non li chiamerei sviluppi naturali necessari, altrimenti dovremo cambiare il codice penale italiano e fare dell’assassinio di un derubato lo sviluppo naturale del furto concedendo per esso attenuanti invece che aggravanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo tutti adulti e non stiamo facendo un gioco; stiamo distruggendo beni e vite in un paese che abbiamo già aggredito nel 1911 (mentre la Francia aggrediva il Marocco) e poi nel 1940. Occorre cambiare strada e individuare, così come in parte è stato fatto dal ministero della difesa, nuove strade per tutelare i cittadini di Bengasi e di Misurata e allargare i consensi al Consiglio democratico sorto in Cirenaica.<br />
L.B.</p>
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		<title>Un ponte sul nulla</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 19:42:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’inizio fu quasi un gioco. Berlusconi non aveva nel suo programma nulla. Così fece sua l’idea con la quale un gruppo di socialisti tirava avanti lussuosamente dal tempo di Craxy disegnando, cancellando e  ridisegnando un immaginario ponte che, scavalcando Reggio Calabria e Messina collegasse la Sicilia con il Continente. L’idea iniziale era maturata una sera [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">All’inizio fu quasi un gioco. Berlusconi non aveva nel suo programma nulla. Così fece sua l’idea con la quale un gruppo di socialisti tirava avanti lussuosamente dal tempo di Craxy disegnando, cancellando e  ridisegnando un immaginario ponte che, scavalcando Reggio Calabria e Messina collegasse la Sicilia con il Continente.<br />
L’idea iniziale era maturata una sera nella sala dell’albergo dove avevano l’abitudine di aspettare la notte dopo aver cenato a spese di un ministero di cui uno di loro era sottosegretario. Quando ascoltarono dal telegiornale che la loro burla per vivere era diventata l’idea capofila del cav. Silvio Berlusconi ordinarono champagne e pensarono di diventare ricchi. Poi capirono di essere stati usati come un paravento e nel giro di alcuni giorni rinsavirono, anche se dai biglietti calorosi di abituali vincitori di appalti capirono, a propria consolazione, di non essere stati i soli a credere nella befana. Vissero abbastanza serenamente l’arrivo della crisi economica perché tutti avevano studiato  Keynes e sapevano che in tempi di crisi deve diventare massimo l’impegno dei governi nei lavori pubblici. Non avevano purtroppo tenuto conto, così come non ne avevano tenuto conto milanesi e bergamaschi, che  Keynes è considerato di sinistra e che nel vangelo della destra non c’è posto per le sue idee. Tutto ciò che Berlusconi e Tremonti conoscono e apprezzano della teoria economica sono le idee di Rose e Milton Friedman e per ciò che riguarda la cultura economica italiana le idee di Quintino sella.  In Italia  non si fanno più neppure le strisce bianche per attraversare le strade. La città dell’Aquila ha avuto la solidarietà del mondo ma poiché ordinare e classificare le macerie del centro storico significherebbe fare lavori pubblici le macerie sono ancora là dove sono cadute. E se ne è accorta perfino la sonnolenta Confindustria italiana che sul proprio giornale ha scritto che le grandi opere sono state grandi delusioni e ha ricordato che si sono conclusi solo tre lavori dei 18 previsti dalla legge del 2005 .Tra gli obiettivi falliti c’è ancora quello dello della Salerno-Reggio Calabria. Il fallimento riguarda non solo opere non finanziate a causa della primazia data alla politica dei tagli ma anche opere regolarmente finanziate come le metropolitane,  le linee ferroviarie urbane ed altri settori nei quali l’Italia è in pauroso ritardo rispetto agli altri paesi europei.<br />
Il governo non racconta menzogne solo su settori dove una volta eravamo all’avanguardia e che garantirebbero molti posti di lavoro come le reti ferroviarie. Il ponte sullo stretto era veramente un ponte verso il nulla.<br />
In piena crisi economica non solo non c’è quel di più che sarebbe necessario per sostenere imprese e occupazione, ma non c’è neppure ciò per cui gli italiani hanno da tempo pagato le tasse né per cui è stato fatto da tempo il relativo stanziamento. Sarebbe bene che la Corte dei Conte diminuisse i controlli preventivi di routine e accertasse  perché tutto ciò accade e di chi sono le responsabilità personali in un governo molto  ricco di ministri e sottosegretari. Berlusconi cita spesso la  Merkel ma la Germania della Merkel è in testa a tutti per lavori pubblici e sta realizzando grandi opere per una migliore utilizzazione del trasporto sul Danubio e canali collegati. Il che significa che uscirà dalla crisi più forte di prima.</p>
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		<title>Una strana guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Jun 2010 19:08:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E’ veramente una strana guerra quella che alcuni paesi, autodefinitisi volenterosi, stanno combattendo da basi italiane contro la Libia. Sono passati alcuni giorni dal lancio delle prime bombe e ancora non si sa chi e’ il comandante delle operazioni, condotte nell’ambito di una Risoluzione dell’ONU. Qualcuno, che ha pur dato ordine di sganciare le bombe, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ veramente una strana guerra quella che alcuni paesi, autodefinitisi volenterosi, stanno combattendo da basi italiane contro la Libia. Sono passati alcuni giorni dal lancio delle prime bombe e ancora non si sa chi e’ il comandante delle operazioni, condotte nell’ambito di una Risoluzione dell’ONU. Qualcuno, che ha pur dato ordine di sganciare le bombe, manda messaggi di simpatia al capo degli avversari. Il suo alleato francese cerca invece di uccidere Gheddafi e la sua famiglia. Più penoso spettacolo l’Europa non poteva offrire ed è veramente un peccato che ciò rischi di rendere ridicolo un impegno giusto, certamente più giusto di quello assunto per uccidere Saddam Hussein. E’ in atto il tentativo di rendere responsabile di tale spettacolo la Francia e il suo presidente Sarkozy. Indubbiamente anche la Francia ha commesso errori ma non si può dimenticare che se Parigi non si fosse mossa con celerità non esisterebbe più il libero consiglio di Benghasi e forse non esisterebbe neppure Benghasi.</p>
<p style="text-align: justify;">Penso modestamente che se invece di fare infantili dispetti, questo riconoscimento fosse dato al presidente Sarkozy tutti gli altri problemi sarebbero risolti più rapidamente, con grande giovamento per il prestigio dell’Onu e dei paesi che ne hanno raccolto l’ordine. Il nodo del passaggio del comando alla Nato sembra ora risolto ma resta acuto il contrasto sulla presa d’atto dei limiti che la risoluzione dell’ONU pone all’azione bellica. Dobbiamo salvare vite e non sopprimerle, dobbiamo permettere che i cittadini possano manifestare anche con una rivolta la loro sete di libertà, democrazia e non essere utilizzati come scudi umani dai detentori del potere. E’ la prima volta che l’Onu scende in campo a difesa di una rivolta scoppiata in nome della libertà e della democrazia. L’occasione è preziosa e va colta in tutto il suo potenziale libertario, non avvilita in dispute di potere tra primi ministri e presidenti. L.B.</p>
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		<title>Riascoltando Cesare Romiti</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 17:39:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Mi chiedo se tutti  coloro che per un certo  periodo hanno identificato in Cesare Romiti il “nemico di classe”, hanno provato la mia stessa impressione nel ri-ascoltare in tv il vecchio amministratore delegato della Fiat. Ma era proprio quel distinto e saggio signore l’uomo che faceva da contrappeso alle aperture di Gianni Agnelli? Ascoltarlo oggi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi chiedo se tutti  coloro che per un certo  periodo hanno identificato in Cesare Romiti il “nemico di classe”, hanno provato la mia stessa impressione nel ri-ascoltare in tv il vecchio amministratore delegato della Fiat. Ma era proprio quel distinto e saggio signore l’uomo che faceva da contrappeso alle aperture di Gianni Agnelli? Ascoltarlo oggi in TV (La 7) mi ha fatto veramente impressione,e mi ha ricordato che una buona cultura e un forte senso della propria responsabilità e, insieme, della propria dignità, creano le condizioni per ripensare anche ai toni di certe asprezze del passato che pur nella durezza della contrapposizione appaiono oggi ben altra cosa del triste presente. Non è, del resto la prima volta, che gli italiani vengono indotti a riflettere sulla profonda differenza tra liberismo e liberalismo. L’Italia non ha una tradizione socialdemocratica, ma ha certamente una buona tradizione liberale che ha dato un contributo a tutte le altre scuole di pensiero e, per questa via, ha dato molto all’unità della nostra nazione. Cavour, Casati, Soleri, Gobetti, Scialoja, Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Mario Pannunzio, Ugo La Malfa, Raffaele Mattioli, Gigliola e Franco Venturi, Elvira Ajetta, don Giuseppe De Luca, Primo Levi, Massimo Mila, Franco Antonicelli, Gustavo e Paolo Boringhieri, Michele e Lisetta Giua sono stati maestri per giovani e meno giovani di opposte ideologie e diversi percorsi culturali e politici e ciò è stato importante nel determinare una comune cultura italiana. Che andava dal PLI al PCI e che, ascoltando dopo molti anni Cesare Romiti, abbiamo sentito improvvisamente tornare, a conforto di un’italia depressa e di un’etica laica.   l.b.<ins datetime="2011-03-04T10:21" cite="mailto:Luciano%20Barca"></ins></p>
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		<title>Royal Navy e Tricolore</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 18:23:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Eravamo arrivati a Malta il 17 settembre e da allora stavamo all’ancora nella marsa Matrouh. L’ammiraglio Biancheri comandante della flotta italiana raccolta a Malta non aveva proibito i rapporti con gli inglesi, ma ci aveva ricordato che eravamo una flotta in navigazione e che dovevamo contare solo su noi stessi – il che equivaleva in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Eravamo arrivati a Malta il 17 settembre e da allora stavamo all’ancora nella marsa Matrouh. L’ammiraglio Biancheri comandante della flotta italiana raccolta a Malta non aveva proibito i rapporti con gli inglesi, ma ci aveva ricordato che eravamo una flotta in navigazione e che dovevamo contare solo su noi stessi – il che equivaleva in linguaggio diplomatico alla proibizione e quindi continuavamo a girare sulla nostra ancora, facendo gare di tuffi e di nuoto. Ogni tanto per dare prova della nostra autonomia, e tenere l’equipaggio in allenamento, issavamo le bandierine di prova motori o prova timoneria e facevamo un giretto per poi calare nuovamente l’ancora. A fine ottobre arrivò finalmente dagli inglesi l’invito ad andare alla banchina sommergibili e tre giorni dopo ci fu annunciata per l’indomani l’ispezione del comandante del gruppo Midway II°. Alle 10 arrivò l’ammiraglio, ma iniziò l’ispezione dai sommergibili americani, cui fecero seguito il sommergibile francese e i due greci. Finalmente, accolto dai fischi ben modulati del nostro nostromo l’ammiraglio salì a bordo. Arrivato al limite della coperta si irrigidì sull’attenti e salutò il tricolore che, donatoci dal sarto maltese cui avevamo commissionato le nostre divise, garriva per la prima volta al vento. Vissi quel momento con emozione: eravamo tornati nel mondo civile e democratico. L’ammiraglio chiese di scendere in sala macchine. Risalì dopo dieci minuti con i guanti bianchi nella mano sinistra. Li mostrò, immacolati, al comandante e si complimentò. Era stato in sala macchine che – avevo controllato-  riluceva in tutto il suo splendore. I<em> </em>sommergibili tipo Holland<em> (</em>1916) – abbondavano di bronzo e di ottone che per tutta la notte erano stati lucidati, e non avevo dubitato dell’effetto. L’ammiraglio aveva anche fatto aprire la sentina e l’aveva esplorata con la mano &#8211; very very good &#8211; . Due ore dopo sulla porta dell&#8217;ammiragliato uscì il foglio d&#8217;ordini del comando: il sommergibile italiano H1 era al primo posto per ordine e pulizia. Così cominciò per noi la cobelligeranza. La mattina dopo eravamo finalmente in mare aperto.</p>
<p style="text-align: justify;">L.B.</p>
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		<title>Governabilità</title>
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		<pubDate>Sun, 23 May 2010 19:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>lbarca</dc:creator>
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		<category><![CDATA[L'angolo del direttore]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Qualcuno del primo piano di palazzo Chigi ha avvertito Berlusconi che il bollettino<span style="text-decoration: underline;"> </span>della Banca d’Italia aveva pubblicato alcune tabelle con i raffronti della crescita del pil nei vari paesi del mondo. Da tali tabelle risultava che sulla base del 2010 l’Italia era in coda a tutti con un misero 1,2 per cento annuo. Persino la Marcegaglia se ne era accorta. Berlusconi tranquillizzò l’araldo e gli disse che l’indomani tutto sarebbe stato risolto: aveva pronto un piano per l’economia ben più importante degli sgravi fiscali e agevolazioni attuate da Obama e l’indomani il consiglio dei Ministri già convocato lo avrebbe approvato. Detto e fatto l’indomani il Consiglio approvò il piano e così gli italiani appresero che entro due mesi il governo avrebbe redatto un documento per l’Unione Europea. Sarebbero stati anche modificati tre articoli della costituzione: l’art. 41, l’art. 97 e l’art.118, al fine di allargare la libertà degli imprenditori. Verrà in essi sancito esplicitamente che è loro permesso tutto ciò che non è espressamente vietato. E’ stato anche deciso che quando ci sarà la possibilità di spendere i soldi gli incentivi verranno organizzati in tre fasce. Inoltre il Ministro Tremonti sarebbe subito partito per un viaggio nel sud. Soddisfatto del “piano” – che secondo il governo dovrebbe assicurare una crescita dell’1,5% (Germania e Francia crescono già al ritmo del 2,5%) – Berlusconi è andato in videoconferenza ed ha attaccato la magistratura in modo più violento del solito. A nome degli imprenditori italiani la presidente della Confindustria ha manifestato la propria insoddisfazione.</p>
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